Glossario



Aida. Danza sacra e duetto finale, S 436

Musica: Franz Liszt
Organico: pianoforte
Composizione: 1876 circa
Edizione: Ricordi, Milano, 1879
Dedica: Toni Raab

Basato su parti dell’opera Aida di Giuseppe Verdi

Guida all'ascolto (nota 1)

Le trascrizioni, le parafrasi e le fantasie da melodrammi assicurarono in primis il successo di una iniziativa rivoluzionaria, il recital, perché fino al 1839 non era stato concepibile che un pianista si presentasse da solo di fronte ad un pubblico pagante. Anche se decideva di suonare in una sala non grande (400-500 posti) il pianista si faceva affiancare da un cantante o da uno strumentista, e se suonava in un teatro non poteva far a meno dell'orchestra. Liszt si presentò invece nel giugno del 1839, da solo, di fronte ad un pubblico pagante che era convenuto nel palazzo dell'ambasciata di Russia a Roma e, scrivendo alla principessa di Belgiojoso, parafrasò orgogliosamente il motto di Luigi XIV: "Il concerto son io". L'anno dopo, a Londra, inventò anche il termine nuovo, recital, anzi recitals on the piano, recitazioni al pianoforte, mettendo in programma musiche originali per pianoforte, trascrizioni da pezzi sinfonici, trascrizioni da Lieder e parafrasi da melodrammi. Il suo intento era chiarissimo: il suo programma era simile a quello dei concerti che si tenevano in teatro, ma invece di un centinaio di esecutori c'era sul palco un solo eroe che sfidava il drago, il Pubblico.

I successori mantennero nei loro repertori le fantasie drammatiche di Liszt. Ma quando il recital era ormai diventato un'istituzione permanente della vita musicale i critici cominciarono a borbottare che Liszt, sì, che Liszt era in fondo in fondo scusabile perché aveva seminato in un terreno incolto, ma che quando il terreno era stato ormai dissodato e cominciava a dar frutti copiosi non c'era alcun bisogno di far ancora ricorso a triti espedienti come le trascrizioni, le parafrasi, le fantasie drammatiche. E per una buona parte del Novecento tutto questo ampio settore del catalogo di Liszt andò in disuso o, meglio, fu tenuto stentatamente in vita nella discografia a scopo documentario, mentre i pochi pianisti - Cherkassky, Wild, Bolet - che si ostinarono a non separarsene del tutto fecero la figura dei nostalgici e degli incolti.

La Danza sacra e Duetto finale dell'"Aida" venne composto negli anni settanta e fu pubblicato nel 1879. Questa nuova parafrasi verdiana, essendo posteriore al 1861, data in cui Liszt si stabilisce a Roma, appartiene ad un momento creativo diverso da quello delle altre. In senso lato si può dire che l'Aida vista da Liszt sia preraffaellita: tutta l'ambientazione sonora dell'ultima scena dell'opera è sottile, trasparente, casta. Siamo ancora lontani dal radicalismo dell'ultima parafrasi verdiana di Liszt, quella sul Simon Boccanegra (1882), e tuttavia siamo anche lontani dal Rigoletto e dal Trovatore. Ed è questa la più chiara dimostrazione del fatto che in Liszt l'accostamento al melodramma nasceva da un forte stimolo creativo che andava ben al di là dello sfruttamento concertistico di musiche teatrali molto popolari.

Piero Rattalino


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 10 maggio 2007

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Ultimo aggiornamento 20 settembre 2014
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