Glossario



Die Trauergondel (La lugubre gondola), S 200/1

Seconda versione

Musica:
Franz Liszt
Organico: pianoforte
Composizione: 1882 - 1183
Edizione: Fritzsch, Lipsia, 1886

Vedi a S 134 la trascrizione per violoncello e pianoforte

Guida all'ascolto (nota 1)

L'ultima produzione pianistica di Liszt, così particolare e diversa da quanto precedeva, precorre la maniera, i caratteri del XX° secolo appartenendo di diritto alla coscienza musicale del nostro tempo. Con la sua musica Liszt esprime la sua autobiografica tristezza, l'amertume du coeur del viaggiatore solitario che cerca di fuggire se stesso e il proprio Weltschmerz. Ma coglie anche, con le antenne del genio, l'imminente fine di una civiltà: illustrazione di un mondo al suo declino, quindi, ma anche ricettacolo primario dei semi del decadentismo e del simbolismo musicale, questa musica fa scuola e prelude sia all'antiformalismo di un Satie, sia al colorismo di un Debussy e un Ravel, influendo direttamente sul giovane Bartók (ma anche un brano come la Barcarola di All'aria aperta del maturo Bartók ci pare chiaramente «previsto» dalla prima Lugubre gondola di Liszt).

Tra gli elementi tematici di una incessante ispirazione programmatica (la réminiscence, la rèverie, il misticismo, il titanico, il demonico, ecc.) la morte assume nel mondo poetico lisztiano - ed estremo in ispecie - la figura di protagonista. Nei grandi brani funeralizi di un tempo ormai lontano la morte è ribellione, o celebrazione retorica: trionfa il pittoresco. Adesso è invece contemplata spiritualisticamente con fiducia o dubbio, con speranza, disperazione o rassegnazione. E la musica che ne sorte, in sonorità scabre, violente, oppure estatiche, rarefatte, è spesso più un'idea di musica che musica in senso proprio. Appunto nell'ambito di questa ultima produzione di Liszt si collocano le due Trauergondel (più propriamente Lugubre gondola Ia e IIa) e i due brani in morte di Richard Wagner. Anche le prime due sono in un certo senso collegate al luttuoso evento: ispirate, qualche tempo prima della fine di Wagner, da un funerale su gondole nei canali veneziani, furono per Liszt - è sua stessa ammissione - «come una premonizione». Brani straordinari (il secondo esiste anche in una versione per violino o violoncello e pianoforte), sono specie di barcarole, dove però il clima sinistro è evidenziato dalla stessa concisione formale. Nella seconda, la più ampia, il recitativo, antico espediente espressivo, è reso con un senso nuovo, con eloquenza parlante. Una melodia di insostenibile tristezza è retta da un accompagnamento talmente efficace nella sua espressiva timbrica quale raramente si riscontra in questo Liszt così poco propenso ad affascinare ed emozionare.

Riccardo Risaliti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro Comunale, 14 giugno 1983

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Ultimo aggiornamento 7 maggio 2016
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