Glossario



Venezia e Napoli. Supplément aux Années de pèlérinage, vol. II, S 162

Musica: Franz Liszt
  1. Gondoliera - Quasi allegretto (fa diesis minore)
    basato sulla canzone popolare "La Biondina in Gondoletta" di Giovanni Battista Perucchini
  2. Canzone - Lento doloroso (mi bemolle minore
    basato sulla canzone del Gondoliere nell’opera "Otello" di Gioacchino Rossini
  3. Tarantella - Presto (sol minore)
    basato su una tarantella di Guillaume Louis Cottrau
Organico: pianoforte
Composizione: 1859
Edizione: Schott, Magonza, 1860

I numeri 1 e 3 sono tratti da Venezia e Napoli R 10d

Guida all'ascolto (nota 1)

Bartók ha scritto nella sua autobiografia questo giudizio su Liszt: «Lo studio rinnovato di Liszt, soprattutto delle sue opere meno popolari, come le Années de pélerinage, le Harmonies poétiques et religieuses, la Faust-Symphonie, la Danse macabre e altre ancora mi condussero, a dispetto di certe apparenze esteriori che non amavo, in fondo alle cose e compresi infine l'autentico messaggio di questo artista. Per l'evoluzione futura della musica il peso delle sue opere mi parve molto più considerevole di quello, per esempio, delle composizioni di Wagner e di Richard Strauss». A parte il tono sottilmente polemico nei confronti di questi due ultimi musicisti (ma in precedenza il compositore ungherese non aveva nascosto la sua ammirazione per il sinfonismo straussiano), è evidente che anche un artista di tormentata e moderna sensibilità come Bartók ha riconosciuto l'importanza e il valore dell'insegnamento lisztiano, che il più delle volte restano circoscritti agli aspetti tecnici e virtuosistici, specie nel campo pianistico. Certamente, nessuno prima di Liszt ha potenziato, esaltato e dilatato in un verticalismo di titanica difficoltà l'esecuzione pianistica, riuscendo ad arricchire la gamma espressiva di questo strumento delle più spericolate e sorprendenti trovate: basti pensare alle poderose scale cromatiche di ottave, ai pirotecnici glissandi, ai salti a grandi intervalli, alle sovrapposizioni e agli incroci di mano, agli agili e slanciati arpeggi e agli inesauribili trilli, senza contare tutti gli effetti strumentali che ha saputo realizzare sulla tastiera.

Questa è soltanto una faccia del nostro musicista romantico e scapigliato, tutto proteso verso un sogno di grandezza e di glorificazione dell'Io, sospinto da un'ansia creativa e interpretativa senza confini; c'è anche l'altro Liszt che aprì la musica a nuovi e più larghi orizzonti e la svincolò dalla soggezione all'ordinamento classico, gettò le basi con il suo pianismo liquido e dai contorni sfumati per l'esperienza debussyana e in parte favorì con il discorso programmatico dei poemi sinfonici la forma ciclica franckiana, senza considerare naturalmente il suo rilevante contributo, ormai da tutti accettato, alla tecnica compositiva di Wagner centrata sulla concettualità del leitmotiv e sulla forza espressiva della «melodia infinita».

Un esempio del pianismo sottilmente raffinato di Liszt si trova nel brano intitolato Venezia e Napoli, che, in quanto suplemento delle Années de pélerinage (Secondo anno), può essere considerato un omaggio all'Italia. Il pezzo porta la data del 1859 (una prima versione del 1840 non è stata mai pubblicata) e si articola in tre movimenti: Gondoliera in fa diesis minore, che è una elegante variazione di un tema popolare veneziano; Canzone in mi bemolle minore, intrisa di un nostalgico canto; Tarantella in sol minore, dispiegantesi come un Allegretto costruito su una vivace e brillante tessitura ritmica.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 25 marzo 1973

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Ultimo aggiornamento 9 febbraio 2014
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