Glossario
Guida all'ascolto



Il finto Arlecchino

Commedia musicale in due parti

Testo del libretto

PARTE PRIMA
Una sala veneziana del XVIII° secolo. Di fronte una grande finestra che dà su un balcone. A destra una porta, a sinistra due porte. Nel mezzo divani, poltrone e un tavolo con calamaio e fasci di carte. Donna Rosaura sdraiata su una poltrona guarda annoiata dinanzi a sé.
DON TRIFONIO
(pure seduto e tenendo aperto un foglio di carta, legge cantando)
Farfalletta
che in gran fretta
senza nulla aver che fare
ti dibatti,
t’arrabatti
sol pel gusto di volare:
quella rosa,
che si sposa
s’egli è ver quel che ognun crede,
domattina
tutta in brina,
della notte al ricco erede.
Dimmi un poco
così il foco
ti risparmi le bell’ale
che t’ha fatto
perché a un tratto
ten fuggisti come strale?
(a Donna Rosaura, parlato)
Che ve ne pare? sempre fervida la mia fantasia.
DONNA ROSAURA
(parlato)
Fervidissima!
DON TRIFONIO
Non più della vostra, Donna Rosaura.
Che avete composto di nuovo?
DONNA ROSAURA
(parlato)
Nulla.
DON TRIFONIO
Impossibile.
DONNA ROSAURA
La poesia è morta per me.
DON TRIFONIO
Impossibile!
(esaltandosi)
La Poesia! La Poesia!
La Poesia è regina del mondo!
La Poesia è un dono del cielo!
La Poesia! La Poesia!
Ah, i vostri occhi, i vostri piedi,
le vostre mani, quanti…
(Dalla porta di destra entra Colombina)
COLOMBINA
(interrompendolo. Parlato)
Signora è qui il sarto.
DONNA ROSAURA
(parlato)
Che venga
(Colombina esce e rientra subito col sarto e il garzone che porta due grandissime scatole, Donna Rosaura saluta Don Trifonio e si ritira, col sarto, dalla prima porta di sinistra)
DON TRIFONIO
(parlato)
Colombina, dimmi, che ha composto di nuovo
Donna Rosaura?
COLOMBINA
(parlato)
Nulla.
DON TRIFONIO
È vero che ha bandito una gara
fra cavalieri suoi amici,
ed avrà in dono la sua mano colui
che meglio canterà un suo madrigale?
COLOMBINA
(parlato)
Non è vero.
(Don Trifonio le mostra alcune monete)
COLOMBINA
Sì, sì, forse sarà vero.
DON TRIFONIO
Ah, Colombina, dammi, dammi quel madrigale.
COLOMBINA
(sempre parlato)
Non so dove sia.
(Don Trifonio estrae dalla tasca qualche altra moneta)
COLOMBINA
(raccogliendo un foglio dal tavolo)
Ah, eccolo, eccolo!

(Don Trifonio lo ghermisce, dà il denaro a Colombina ed esce, saltando gioiosamente, dalla porta di destra.
Entra il Maestro di ballo.
Colombina va a chiamare Donna Rosaura che, appena usciti il sarto e Colombina, inizia la lezione. Il Maestro di ballo le insegna i passi e le movenze, suonando un minuetto sul caratteristico «violino piccolo».
Il minuetto viene interrotto da Colombina che porge una lettera a Donna Rosaura. Brighella, servitore di Don Ottavio, rimane ad attendere la risposta fermo a due passi al di qua della porta di destra. Donna Rosaura, dopo aver aperto la lettera, prende un foglio dal tavolo, lo suggella e lo dà a Colombina. Questa lo passa a Brighella, che si inchina ed esce.
Donna Rosaura ricomincia la lezione di ballo.
Entra Colombina seguita dal parrucchiere. Donna Rosaura congeda il Maestro di ballo e si ritira dalla prima porta di sinistra, seguita dal parrucchiere.
Appare Arlecchino e consegna una lettera a Colombina.)
COLOMBINA
(parlato, ad Arlecchino)
Non dici nulla Arlecchin?
Non m’ami più?
ARLECCHINO
(con gesti rigidi e grotteschi. Canta)
Colombina, io t’amo!
io t’amo, Colombina,
io t’amo, Colombina.
COLOMBINA
(parlato)
Non ricordi, Arlecchin
la vecchia canzone per Colombina?
ARLECCHINO
(sempre gesticolando allo stesso modo. Canta)
Colombina, io t’amo!
Colombina, io t’amo,
io t’amo, Colombina.
COLOMBINA
(parlato)
Non ricordi più la vecchia canzone per Colombina?
(Canta)
Una breve lontananza
dall’oggetto del desir,
con l’aiuto di speranza
io credea poter soffrir.
Nol credetti gran martire,
Colombina, sai perché?
Non temeva l’avvenire
Arlecchin vicino a te.
(parlato, ad Arlecchino)
Continua, Arlecchin.
ARLECCHINO
Colombina, io t’amo!
Colombina, io t’amo,
io t’amo, Colombina.

(Colombina ha uno scatto d’ira e parte con la lettera dalla prima porta di sinistra. Arlecchino si precipita sul tavolo e cerca fra le carte, finalmente trova il madrigale di Donna Rosaura, lo legge e poi lo intasca. Rientra Colombina, consegna ad Arlecchino la lettera di risposta per Don Florindo.
Arlecchino, dopo aver salutato Colombina con degli inchini ridicoli, se ne va cantando)
ARLECCHINO
Colombina, io t’amo!
Colombina, io t’amo,
io t’amo, Colombina.
(Colombina esasperata apre la finestra e sii affaccia al balcone.)

PARTE SECONDA
La stessa scena, però senza il tavolo. Colombina sta mettendo in ordine le sedie.
Entra Arlecchino.
ARLECCHINO
(piangendo)
Ah!
COLOMBINA
(parlato)
Che hai Arlecchino?
ARLECCHINO
(piangendo)
Ah!
COLOMBINA
Ma che hai, Arlecchino?
ARLECCHINO
(piangendo)
Ah! Ah!
(parlato)
Stasera vorrei sentir cantare il mio padrone.
Non potrei nascondermi qui vicino?
COLOMBINA
(parlato)
Impossibile!
ARLECCHINO
(piangendo)
Ah! Ah! Ah!
(parlato)
Stasera vorrei sentir cantare il mio padrone.
COLOMBINA
(parlato)
Impossibile!
ARLECCHINO
(canta)
Una breve lontananza
dall’oggetto del desir,
con l’aiuto di speranza
io credea poter soffrir.
Nol credetti gran martire,
Colombina, sai perché?
Non temeva l’avvenire
Arlecchin vicino a te.
COLOMBINA
(sottovoce, additando la seconda porta a sinistra. Parlato)
Forse dietro quella porta
potrai sentir cantare il tuo padrone.
Vieni, caro mio Arlecchin.
(Fanno per avvicinarsi alla porta, ma entra Donna Rosaura)
DONNA ROSAURA
(parlato, a Colombina)
Che fa costui in casa mia?
Colombina, meglio dovresti custodire la mia
porta.
ARLECCHINO
(ironico, canta)
È destin che Arlecchino ami Colombina,
fiuti le pentole e rubi in cantina.
Ma anche qualche bella dama
l’onora della mia stima
e…
(fa per baciare la mano di Donna Rosaura)
DONNA ROSAURA
(ritirando la mano, parlato)
Insolente! Che esca di casa mia.
ARLECCHINO
(gettandosi in ginocchio)
Perdono! Perdono! Perdono!
DON TRIFONIO
(entrando, parlato)
Si può? Si può?
(scorgendo Arlecchino inginocchiato)
Oh, anche Arlecchino ai piedi di Donna
Rosaura!
È il trionfo della Poesia.
(Arlecchino, dominando la rabbia, esce dalla porta di destra)
DONNA ROSAURA
(parlato. A Don Trifonio)
In questa casa entrano troppi importuni.
Colombina vigila male.
(Colombina aiutata da due domestici accende le candele e continua i preparativi per la festa.)
DON TRIFONIO
(parlato)
Forse presto avrete chi meglio vigilerà.
DONNA ROSAURA
Lo spero!
DON TRIFONIO
(sempre parlato)
Certo temete il genio d’Orfeo che in me risorto
ammirate.
DONNA ROSAURA
(parlato)
Perché?
DON TRIFONIO
Perché non mi avete parlato mai d’un certo
vostro bando?
DONNA ROSAURA
(parlato, esagerando)
La vostra età.
DON TRIFONIO
Ho capito,
ho capito. La vecchia canzone ve la dirò, la
canterò.
(cantando)
Passerà tua giovinezza
come cosa transitoria,
(Donna Rosaura non l’ascolta e sorveglia il lavoro dei domestici)
di quel ch’or vi è tanta boria
presto fia brutta vecchiezza.
Poco tempo può durare
questa tua felicità,
prò vuolsi accompagnare
la bellezza e la pietà,
sempre verde non sarà
com’è or tua giovinezza.
DONNA ROSAURA
(parlato, a Don Trifonio)
Siete Orfeo redivivo!
Rimanete, o ritornate.
Buona fortuna.
(Donna Rosaura si ritira dalla prima porta di sinistra. Don Trifonio da quella di destra. la voice di Don Trifonio che s’allontana.)
DON TRIFONIO
Passerà tua giovinezza
come cosa transitoria.

(Suonano le nove. Entra Colombina che, camminando sulla punta dei piedi, conduce Arlecchino verso la seconda porta di sinistra. L’apre, Arlecchino entra, Colombina la chiude a chiave. Giungono gli invitati (5 dame e 3 cavalieri) e gli aspiranti alla mano di Donna Rosaura.)
DON FLORINDO
(a Colombina, con molta enfasi, parlato)
Donna Rosaura dov’è? Dille che è qui Don Florindo.
DON OTTAVIO
(facendosi avanti, parlato)
E Don Ottavio.
DON TRIFONIO
(parlato)
E Don Trifonio.
DON PAOLUCCIO
(timido. Parlato)
E-e-e Don Pa-Pao-Pao-luc-cio.
(Entra Donna Rosaura che prende posto in una poltrona. Le dame e i cavalieri la salutano e pure si mettono a sedere. Gli aspiranti sospirano.)
DON FLORINDO
(sospira)
Ah!
DON OTTAVIO
(sospira)
Ah!
DON TRIFONIO
(sospira)
Ah!
DON PAOLUCCIO
(sospira)
Ah!
(Donna Rosaura tiene in mano un pacco di lettere e sfogliando legge. Parlato)
DONNA ROSAURA
Don Alessandro, Don Anselmo, Don Claudio,
Don Fabio, Don Filiberto, Don Flavio, Don Giacinto,
Don Giocondo, Don Pedro, rinunziano
alla gara.
DON TRIFONIO
(Parlato)
Tanto meglio.
DONNA ROSAURA
Don Florindo.
DON FLORINDO
(cantando)
Presente.
DONNA ROSAURA
Don Trifonio.
DON TRIFONIO
(parlato)
Presente.
DONNA ROSAURA
Don Ottavio.
DON OTTAVIO
(parlato)
Presente.
DONNA ROSAURA
Don Paoluccio
DON PAOLUCCIO
(timido)
Presente.
DONNA ROSAURA
Incominciamo.
(parlato)
Don Florindo, a voi.
(Don Florindo s’alza e con la sua consueta enfasi canta il madrigale di Donna Rosaura)
DON FLORINDO
(sempre esagerato)
Lacrime belle e care
voi da zaffiri orientali eletti
è ver stillate amare.
Ma pure a dubbi travagliati affetti
lacrime belle cristalline ardenti,
siete vene di dolci almi contenti.
La crime dolci amate,
voi dentro conche preziose e vive
di duolo e di pietate
fate mostra penosa in meste rive:
Ma il vostro bel ritorno al cor conquiso
poi per segrete vie rimena il riso.
Lacrime belle e liete
voi siete pioggia onde il più nobil seme
che nel mio cor si miete
vien tosto in fior della più cara speme,
che mai fiorisce a’ raggi di beltate;
ma di sì caro fior frutto è onestate.
Lacrime belle e oneste
balsami cari, onde talor distilla
questa pianta celeste
qualora il duol ferilla, voi siete scarso umor,
ma è in lui virtute
ond’eterna mie piaghe han la salute.
DONNA ROSAURA
(senza approvare né disapprovare. Parlato)
Don Ottavio, a voi,
DON OTTAVIO
(Canta lo stesso madrigale, ma dopo l’enfasi di Don Florindo contrasta maggiormente la sua interpretazione pedestre e prolissa.)
Lacrime belle e care
voi da zaffiri orientali eletti
è ver stillate amare.
Ma pure a dubbi travagliati affetti
lacrime belle cristalline ardenti,
siete vene di dolci almi contenti.
La crime dolci amate,
voi dentro conche preziose e vive
di duolo e di pietate
fate mostra penosa in meste rive:
Ma il vostro bel ritorno al cor conquiso
poi per segrete vie rimena il riso.
Lacrime belle e liete
voi siete pioggia onde il più nobil seme
che nel mio cor si miete
vien tosto in fior della più cara speme,
che mai fiorisce a’ raggi di beltate;
ma di sì caro fior frutto è onestate.
Lacrime belle e oneste
balsami cari, onde talor distilla
questa pianta celeste
qualora il duol ferilla, voi siete scarso umor,
ma è in lui virtute
ond’eterna mie piaghe han la salute.
DONNA ROSAURA
(parlato)
Don Florindo è un accademico inzuccherato.
Don Ottavio è un accademico diacciato. Ambedue
non mi amano. Don Paoluccio, a voi.
DON PAOLUCCIO
(Canta il madrigale ripetendo e precipitando le parole)
Lacrime, lacrime, lacrime, lacrime belle e care
voi da zaffiri orientali eletti eletti eletti
è ver stillate amare.
Ma pure a dubbi travagliati affetti
lacrime belle cristalline ardenti,
siete vene di dolci almi contenti.
La crime dolci amate,
voi dentro conche preziose e vive
di duolo e di pietate
fate mostra penosa in meste rive:
Ma il vostro bel ritorno al cor conquiso
poi per segrete vie rimena il riso.
Lacrime, belle e liete
voi siete pioggia onde il più nobil seme
che nel mio cor si miete
vien tosto in fior della più cara speme,
che mai fiorisce a’ raggi di beltate;
ma di sì caro fior frutto è onestate.
Lacrime, lacrime, lacrime, lacrime belle e
oneste
balsami cari, onde talor distilla
questa pianta celeste
qualora il duol ferilla,
voi siete scarso umor, ma è in lui virtute.
DON TRIFONIO
(vorrebbe interromperlo e grida. Parlato)
Basta! Basta! Silenzio!
DON PAOLUCCIO
Ond’eterna mie piaghe…
DON TRIFONIO
Basta! Silenzio!
DON PAOLUCCIO
…han la salute.
(Don Paoluccio suo malgrado arriva alla fine e Don Trifonio, senza attendere l’invito di Donna Rosaura, si alza e comincia il madrigale, sovrapponendolo però alla già udita «canzone della farfalletta».)
DON TRIFONIO
(canta)
Lacrime belle e care
voi da zaffiri orientali eletti
è ver stillate amare.
Ma pure a dubbi travagliati affetti
lacrime belle cristalline ardenti,
siete vene di dolci almi contenti.
La crime dolci amate,
voi dentro conche preziose
DONNA ROSAURA
(interrompendolo, parlato)
Ma questa è la vostra canzone della farfalletta;
siete un farfallone senz’ali.
Purtroppo nessuno…
(Dal fondo della sala improvvisamente s’ode la voce del Finto Arlecchino che pure intona il madrigale della contesa.)
LA VOCE DI ARLECCHINO
(canta)
Lacrime belle e care
voi da zaffiri orientali eletti
è ver stillate amare.
Ma pure a dubbi travagliati affetti
lacrime belle cristalline ardenti,
siete vene di dolci almi contenti.
(Man mano che il canto si sviluppa Donna Rosaura non sa trattenere il proprio entusiasmo)
ARLECCHINO
La crime dolci amate,
voi dentro conche preziose e vive
di duolo e di pietate
fate mostra penosa in meste rive:
Ma il vostro bel ritorno al cor conquiso
poi per segrete vie rimena il riso.
Lacrime belle e liete
voi siete pioggia onde il più nobil seme
che nel mio cor si miete
vien tosto in fior della più cara speme,
che mai fiorisce a’ raggi di beltate;
ma di sì caro fior frutto è onestate.
Lacrime belle e oneste
balsami cari, onde talor distilla
questa pianta celeste
qualora il duol ferilla, voi siete scarso umor,
ma è in lui virtute
ond’eterna mie piaghe han la salute.
(Donna Rosaura alla fine si alza in piedi. Tutti sono rapiti e trepidanti.)
DONNA ROSAURA
(esaltata)
Ecco colui che m’ama! Ecco lo sposo!
(ai servitori, indicando la seconda porta a sinistra. Parlato)
Aprite quella porta.
(Colombina va ad aprire, e appena Arlecchino esce, lo investe)
COLOMBINA
(parlato)
Ah, Arlecchino infedele, traditore.
DON FLORINDO
(pure va contro Arlecchino gridando. Parlato)
Che vuoi qui? va in cucina, va da Colombina.
Esci.
DONNA ROSAURA
(parlato)
Don Florindo qui non comandate voi. Sotto la
maschera di Arlecchino ho trovato chi mi ama.
Il suo canto non può tradire.
DON TRIFONIO
(scattando. Parlato)
È un inganno! Poco fa Arlecchino era là, là ai
piedi di Donna Rosaura.
(Il finto Arlecchino si toglie la maschera. Stupore generale.)
DONNA ROSAURA
(parlato)
Ah, siete voi, Don Ippolito!
IL FINTO ARLECCHINO
(inginocchiandosi, parlato)
Da voi respinto, per vedervi senz’essere veduto
mi nascosi dietro la maschera di Arlecchino ed
oggi il mio amore ha vinto cantando.
DONNA ROSAURA
(prendendolo per mano ed aiutandolo ad alzarsi, parlato)
Datemi la mano, e chi non vuole assistere alla
nostra festa di nozze, può uscire da questa
casa.
(Don Trifonio s’alza ed esce precipitosamente.)
(Al suono di un’orchestra invisibile Don Ippolito con Donna Rosaura danzano il minuetto, mentre tutti gli invitati sorridono, di più o meno buona voglia, e vanno formando le coppie che successivamente si mettono pure a danze.)

FINE DELL’OPERA

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Ultimo aggiornamento 23 maggio 2017
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