Glossario



Concerti, per orchestra

Musica: Gian Francesco Malipiero
  1. Esordio
  2. Concerto di flauti
  3. Concerto di oboi
  4. Concerto di clarinetti
  5. Concerto di fagotti
  6. Concerto di trombe
  7. Concerto di tamburi
  8. Concerto di contrabbassi
  9. Commiato
Organico: 3 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, castagnette, tamburo basco, tamburo militare, grancassa, archi
Composizione: 1931
Prima esecuzione: Filadelfia, Symphony Hall, 29 gennaio 1932
Edizione: Ricordi, Milano, 1931

Guida all'ascolto (nota 1)

I compositori italiani nati intorno agli anni Ottanta dell'Ottocento, come Alfredo Casella, Ildebrando Pizzetti e Gian Francesco Malipiero, furono definiti "generazione dell'Ottanta". Tale gruppo si impegnò con forza per dare alla musica italiana un respiro europeo in fatto di linguaggio e di stile. È necessario, però, sottolineare che l'esigenza di nuovo significò per questi compositori anche la riscoperta e la trasfigurazione del passato. Infatti, il patrimonio della nostra tradizione musicale andò a interagire con nuovi linguaggi sonori creando opere capaci di sommare l'intensità espressiva del passato con la sorpresa della novità. Ebbe origine quello che un po' genericamente si chiamò Neoclassicismo, un movimento d'inizio Novecento che è stato sia criticato per una supposta vena autoritaria di ritorno all'"ordine", sia accettato per essere, in quanto sistema di citazioni e ritorni alla tradizione, parte integrante della contemporaneità che si è espressa talvolta tramite una concezione riassuntiva, ciclica e non più lineare del tempo e dei suoi materiali.

Gian Francesco Malipiero, nato nel 1882, sentì il desiderio di approfondire lo studio dei maestri italiani del XVII e XVIII secolo già durante il suo apprendistato al Liceo musicale di Bologna. Il sinfonismo tardoromantico e l'elaborazione tematica, cardini della didattica di quegli anni, gli risultarono subito indigesti. Malipiero preferì, fin dalle sue prime composizioni, far scorrere tra le note l'aria libera del canto e fare uso di una libertà formale fantastica e anarchica. La musica strumentale del Settecento italiano, talvolta anche la dimensione spirituale del canto gregoriano, si combinano, nella creatività di Malipiero, con gli stimoli della modernità, per dare origine a un universo dove l'attualità gioca con il passato, ricuce i suoi frammenti originando figure sonore perturbanti, oniriche, dinamiche, curiose.

I Concerti per orchestra furono scritti nel 1931. La composizione si articola in un Esordio seguito da sette movimenti interni dedicati ciascuno a una specifica famiglia dell'orchestra (Concerto di flauti, Concerto di oboi, Concerto di clarinetti, Concerto di fagotti, Concerto di trombe, Concerto di tamburi, Concerto di contrabbassi) e conclusi da un Commiato. I Concerti si aprono dunque con un Esordio dal portamento solenne, ma nel quale si intrecciano subito numerose e festose linee melodiche, in ossequio alla concezione barocca del "concertare" ovvero del "suonare insieme".

Un rullo di tamburi annuncia il Concerto di flauti, arioso, luminoso, ornitologico per ricchezza di versi e movenze canore. I flauti giocano e combinano festosamente i vari ritmi che animano la compagine orchestrale, comunicando all'ascoltatore la ricca stratificazione delle linee come se egli contemplasse un volo d'uccelliche si intrecciano nel cielo. Segue una sezione più ombrosa nella quale andamenti melodici (che ricordano a tratti Debussy) si snodano con dolcezza sopra un discreto tessuto degli archi. Un rallentando generale è seguito da una sezione ancora diversa, più scura e pastosa: è il Concerto di oboi, che si annuncia inizialmente misterioso, ma che è presto rischiarato da una tenera cantabilità.

Un sapore antico, fatto anche di giochi ritmici che provengono da un lontano passato come i ravvicinati effetti d'eco, donano una prospettiva profonda e sognante ai Concerti. Talvolta un effetto di fanfara si combina a impasti armonici insoliti (questi sì tutti moderni) che colloca il materiale antico in una dimensione espressiva inusitata e perturbante. Il seguente Concerto di clarinetti è in apparenza più giocoso, ritmato. Vi si aprono però spazi di trasognata riflessione rischiarati da un improvviso raggio di sole che prelude al Concerto di fagotti, il quale sembra muoversi lentamente come una danza antica, venata, però, da una certa malinconia.

Un piglio ritmico riprende improvviso dando nuovo spazio ai fagotti che interagiscono talvolta allegramente, talvolta misteriosamente, con gli archi. Nel Concerto di fagotti sembra che la notte sia scesa per dare vita al mattino del successivo e squillante Concerto di trombe. Ben presto, però, un andamento di marcia avanza un poco minaccioso, ma solamente per annunciare una festosa collaborazione di tutti gli strumenti con i tamburi, ai quali è dedicato il concerto successivo, fatto di guizzi e rollate gioconde. Si giunge poi a una lunga pausa. Il suono dei contrabbassi pare fuoriuscirne, come emergesse da una magica lontananza, e gli altri strumenti sembrano accompagnarlo al centro della scena. Con delicatezza tutta la compagine strumentale pare avviarsi a un triste commiato. Ecco però la sorpresa: il Commiato è invece dinamico, allegro: gli strumenti marciano verso una chiusa scintillante nella quale il trionfo celebrato è quello del matrimonio tra sensibilità e intelletto.

Nel fantasioso tessuto orchestrale creato da Malipiero tutto è cantabile, nulla è imperioso o assertivo. Se Neoclassicismo c'è, vi manca il lato autoritario di ritorno all'ordine che in altri casi è stato reperito. La costruzione è basata sulla preponderanza del rapporto tra canto e timbro, che dona senso sia alla compresenza delle linee melodiche e ritmiche, sia al susseguirsi delle sezioni, alla loro cangiante e chiaroscurale differenza espressiva. La musica dei Concerti ha un alto potere immaginifico: sembra creare spazi e personaggi, talvolta possiede i colori di un dipinto, talaltra pare attraversata dall'aria e dal vento di una qualche precisa stagione. Tale musica non dà mai il senso dell'accademismo, della pura rievocazione, del chiuso e del claustrofobico: sembra invece entrare in rapporto con gli elementi naturali, con l'ombra della sera, col mezzogiorno.

La prima esecuzione dei Concerti si ebbe a Filadelfia, nella locale Symphony Hall, il 29 gennaio 1932.

Simone Ciolfi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorium Parco della Musica, 21 febbraio 2015

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Ultimo aggiornamento 1 aprile 2015
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