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Ricercari per undici strumenti

Musica: Gian Francesco Malipiero
  1. Allegro, marcato il ritmo
  2. Andante, alquanto mosso
  3. Allegro, un poco rude
  4. Lento
  5. Allegro, molto vivo
Organico: flauto, oboe, fagotto, clarinetto, corno, 4 viole, violoncello, contrabbasso
Composizione: Asolo, 23 ottobre 1925
Prima esecuzione: Washington, Auditorium della Library of Congress, 7 ottobre 1926
Edizione: Universal, Vienna, 1925

Nota dell'Autore: Difatti son quattro viole che cantano, cioè sostengono la costruzione di questi Ricercari. Il «ricercare» era una specie di improvvisazione sull'organo; qui la forma è la stessa dei Rispetti e Strambotti (il I quartetto) e se ricerca c'è, la si deve trovare nella sonorità e nel colore strumentale. Una nota in testa alla prima edizione dice: «Questi Ricercari per la scelta degli istrumenti e le sonorità che ne risultano, si possono considerare tanto musica da camera che musica sinfonica». La nota ha ottenuto il suo effetto: raramente i Ricercar! si eseguiscono nei concerti da camera, molto invece nei concerti sinfonici.

Guida all'ascolto (nota 1)

«Ricercare: denominazione adottata al principio del secolo XVI in Italia per composizioni strumentali di forma libera imitate dal mottetto polifonico e scritte in imitazione contrappuntistica. Benché il termine si applichi solamente ai procedimenti di composizione e di conseguenza possa essere attribuito a composizioni per ogni sorta di strumenti, ben presto fu usato unicamente per designare composizioni per strumenti a tastiera o per liuto».

Cosi, o press'a poco, si legge in quasi tutti i dizionari di musica alla voce Ricercare. Qualcuno aggiunge che il termine si riferiva anche alla «ricerca di un'unità» nella composizione, dato che qui non v'era un testo che ne assicurasse la coesione.

Facendo rivivere l'antica forma (si l'on peut dire) del Ricercare, Malipiero non s'è lasciato guidare da nessuna velleità archeologica: gli piacque l'idea della libertà formale, della ricerca - di una forma o di un colore -, e dell'antica composizione non conservò che lo spirito, tanto più che il carattere di essa si adattava mirabilmente a quel suo criterio di «composizione a pannelli» (derivata anch'essa dallo spirito del «mottetto» trasposto nel campo strumentale) che rispondeva tanto bene al suo temperamento.

Anche per la formazione strumentale conservò la propria libertà: niente strumenti a tastiera: il quartetto dei legni solisti, un corno, quattro viole, un violoncello e un contrabasso. Cinque episodi che si seguono senza interruzione: tre Allegri che inquadrano due Adagi, Una nota dell'autore avverte che questa musica, tanto per la sua formazione strumentale quanto per il carattere, può essere considerata sia come musica da camera che come musica sinfonica.

Quanto al carattere della musica stessa, lo si può giudicare dai versi di F. Redi (dal «Bacco in Toscana») che il musicista ha messo come epigrafe alla partitura:

Cantanti  un  poco,  ricantami  tu
Su la viò,
Su la viola la cuccurucù,
La cuccurucù,
Su la viola la cuccurucù!

cioè quello di una estrosa improvvisazione, almeno per i tre movimenti Allegro, che i due Adagi restano ancora fra le pagine più espressive del compositore veneziano.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 30 dicembre 1962

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Ultimo aggiornamento 5 giugno 2013
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