Glossario



Sinfonia n. 8 "Symphonia Brevis"

Musica: Gian Francesco Malipiero
  1. Piuttosto lento
  2. Allegro
  3. Lento, veloce
Organico: 3 flauti,  oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, grancassa, tambuto militare, tamburo basco, triangolo, xilofono, celesta, piaanoforte, arpa, archi
Composizione: Asolo, 25 agosto 1964
Prima esecuzione: Milano, Sede RAI, 11 marzo 1966

Guida all'ascolto (nota 1)

«II giorno in cui il ciclo delle Sinfonie mi parve chiuso, non volli darmi per vinto e in attesa che nella mia mente si annunziasse qualche per me nuova espressione musicale, quotidianamente appuntavo idee, temi, sviluppi». Così scriveva nel 1953 lo stesso Malipiero, accingendosi ad abbandonare la serie delle «Sinfonie» per passare a quelle «Fantasie concertanti» che meglio gli sembravano adeguarsi al suo modo d'intendere il discorso musicale svincolato da ogni procedimento anche soltanto apparentemente condizionato da un determinato schema formale.

In realtà poi Malipiero modificò questa drastica rinuncia alle Sinfonie e precisamente il 25 agosto 1964, portando a compimento la sua Ottava Sinfonia. Prova ne è, tra le altre, la Nona Sinfonia (dell'animé), a proposito della quale lo stesso Autore ebbe ad esprimere parole che corrispondono globalmente al suo modo di intendere la dialettica sinfonica: «E' sempre stato mio impegno conservare, nelle mie Sinfonie, la forma antisviluppo tematico che è squisitamente italiana, in quanto che si preferisce il linguaggio continuo, logico sì, ma non basato sulla preponderanza di un tema: le idee si seguono e devono ubbidire ad una logica che altrimenti la sinfonia non avrebbe il diritto di presentarsi ai più o meno pazienti ascoltatori».

* * *

Il primo movimento della Symphonia brevis è un Piuttosto lento, caratterizzato, all'inizio, da un ritmo incisivo dei legni. Dato l'intenzionale atematismo che struttura abitualmente i componimenti sinfonici di Malipiero, non mancano, già in questo primo tempo, delle diversificazioni che rendono vario e serrato il discorso musicale. Dopo la parte introduttiva, ad esempio, i primi violini espongono una concitata proposizione. Un nuovo episodio è costituito dal «Muovendo un poco e crescendo» che va a confluire in un ritorno al tempo originario (ovviamente questo ritorno al tempo originario non costituisce una vera e propria ripresa). L'ultima parte del Piuttosto lento, che contiene il momento più nutrito della dialettica musicale, si spegne, nelle ultime battute, sopra un graduale assottigliamento della dimensione fonica.

Il secondo movimento, Allegro, è caratterizzato dall'aspro disegno ritmico, al quale si alternano brevi e ossessive interiezioni dei vari strumenti. Il movimento chiude con «Un poco più mosso» che, brevemente, impone una vigorosa e dilatata dimensione sonora.

Il terzo movimento, Non troppo lento, appare come il più complesso della Sinfonia. L'esordio ha le caratteristiche di una struttura «fugata»; struttura che appare, tuttavia, sempre meno fedele ai canoni tradizionali della fuga classica. Una novità del tutto imprevedibile è costituita dall'accentuato disegno ritmico introdotto dagli archi. Un carattere d'apertura spetta alle poche battute dell'«Ancora un poco più mosso», che ha come immediata conseguenza un baldalzoso «Allegramente». Una meditata distensione figura ai successivi «Lento» e «Tranquillo». Una chiarificazione della prospettiva espressiva appare al «Sereno», destinato a contenere sempre più esplicitamente l'andatura agogica e la tensione sonora. Di questa progressiva chiarificazione si avvantaggia il concitato esordio del «Mosso (agitato)». Da qui in avanti la trama sinfonica acquista ancor maggiore varietà. Esauritosi il primo scatto iniziale del «Mosso (agitato)», il discorso musicale si scioglie in un «Lento», si anima di nuovo in un «Più mosso», ritorna alla pacata distenzione di un «Lento», confermata dal successivo «Più lento un poco». Da questo momento la Symphonia brevis riprende gradualmente il carattere della concitazione: prima con un introduttivo «Meno lento»; poi con un euforico «Più mosso, gaio»; infine, attraverso una rapida ma completa diversificazione strutturale, con un «Lento (quasi funebre)» che conclude, con tragici accenti la composizione.

Giovanni Ugolini


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 17 aprile 1968

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Ultimo aggiornamento 14 dicembre 2012
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