Glossario



Andante cantabile e Presto agitato per pianoforte, WoO 6 (MWV U141)

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Andante (si maggiore)
  2. Presto agitato (si minore)
Organico: pianoforte
Composizione: Berlino, 22 giugno 1838
Edizione: Schott, Magonza, 1841

Guida all'ascolto (nota 1)

Una Sonata, scritta a dodici anni nel 1821, aveva aperto il rapporto alquanto singolare tra Felix Mendelssohn e il pianoforte. Nato in una famiglia ricchissima, sia economicamente sia culturalmente, il piccolo Felix aveva dimostrato fin dalla prima infanzia doti musicali straordinarie; nel 1816, all'età di sette anni, era stato portato a Parigi insieme alla sorella maggiore Fanny per studiare con la celebre pianista Marie Bigot - prima interprete dell'Appassionata di Beethoven, secondo la tradizione - che gli aveva pronosticato un avvenire luminosissimo. Tornato in Germania, era stato affidato per il pianoforte alle cure di Ludwig Berger, allievo di Muzio Clementi, e meno di due anni dopo, nell'ottobre del 1818, si era esibito per la prima volta in pubblico come pianista. Intanto studiava violino con Carl Wilhelm Henning e composizione con Carl Zelter, iniziava a comporre sinfonie, quartetti e pezzi pianistici, completando la sua formazione culturale dedicandosi con particolare successo alla pittura e abituandosi, sotto la guida di Ludwig Heise, a leggere Shakespeare in inglese, Dante e Boccaccio in italiano, i classici greci e latini.

Forse a causa delle condizioni agiate della famiglia che rendevano del tutto inconcepibile ogni possibile sfruttamento economico delle sue capacità musicali, o forse proprio a causa della multiformità dei suoi talenti, i Mendelssohn non erano affatto convinti del fatto che Felix sarebbe stato un musicista di professione. Per questo, quando nell'autunno del 1824 il boemo Ignaz Moscheles, uno dei massimi pianisti del tempo, si trovò a soggiornare a Berlino, decisero di fargli ascoltare il loro ragazzo per avere un consiglio sul da farsi. Nel suo diario Moscheles ha lasciato un divertente resoconto di questo incontro, in cui non è chiaro se a stupirlo di più sia l'incredibile talento di Felix o la "stranezza" della sua famiglia: «Questa è una famiglia come non ne ho mai vista compagna. Felix, ragazzo di quindici anni, è un fenomeno. Che sono tutti i ragazzi prodigio, paragonati a lui? Fanciulli dotati, ma niente più. Felix Mendelssohn è quasi un maturo artista, eppure la sua età è di quindici anni! Ci siamo subito intrattenuti insieme per alcune ore, perché fui costretto a suonare molto, mentre in realtà volevo ascoltar lui e vedere le sue composizioni perché Felix mi aveva mostrato un Concerto in la minore, un doppio Concerto e alcuni mottetti; e tutto così pieno di genio, e allo stesso tempo così corretto e compiuto! La sorella maggiore Fanny, essa pure straordinariamente dotata, suonò a memoria, e con ammirevole precisione, Fughe e Passacaglie di Bach. Penso che si possa ben definirla un perfetto musicista. I genitori mi fecero l'impressione di gente della più elevata raffinatezza. Sono ben lungi dal sovrestimare i talenti dei loro ragazzi: in effetti, sono ansiosi sul futuro di Felix, e di sapere se i suoi doni si riveleranno sufficienti a garantirgli una nobile e veramente grande carriera. Non cederà d'improvviso, come tanti altri brillanti ragazzi? Ho esternato la mia coscienziosa convinzione che Felix diventerà alla fine un grande maestro, che non ho il più piccolo dubbio sul suo genio; ma più volte ho dovuto insistere sulla mia opinione prima che mi credessero. Questi non sono esempi di genitori di fanciulli-prodigio, come di frequente devo tollerarne». Pochi giorni dopo, il 22 novembre, al termine della prima lezione, Moscheles scrive: «Questo pomeriggio, dalle due alle tre, ho dato la prima lezione a Felix Mendelssohn, senza perder di vista per un solo momento il fatto che sedevo accanto ad un maestro, non ad un allievo. Mi sento fiero perché dopo una così breve conoscenza i suoi distinti parenti mi affidano il loro figlio, e mi congratulo con me stesso perché mi è permesso di dargli qualche suggerimento, che lui afferra al volo e su cui lavora con il genio che gli è proprio». Infine, il 28 novembre, Moscheles aggiunge: «Le lezioni di Felix Mendelssohn hanno luogo ogni due giorni, e sono per me oggetto di crescente interesse; ha giusto suonato con me i miei Allegri di Bravura, i miei Concerti e altre cose, e come suonava! Il più leggero suggerimento, e indovina subito la mia concezione».

Moscheles, che ripartì da Berlino il 15 dicembre, aveva visto giusto su quel giovanissimo «grande maestro» che da allora gli rimase amico per tutta la vita. Nel giro di pochi anni Mendelssohn, oltre che come compositore, si affermò in tutta Europa come uno dei più grandi pianisti dell'epoca; Clara Schumann, che addirittura lo preferiva a Liszt, scrisse di lui nel 1835 dopo averlo ascoltato per la prima volta al Gewandhaus di Lipsia: «Ha suonato in modo magistrale e con tanta foga che in certi momenti mi fu impossibile trattenere le lacrime. A mio avviso è il più straordinario dei pianisti». Tuttavia, rispetto agli altri grandi compositori romantici, Mendelssohn ebbe un rapporto controverso con il pianoforte. In una sua lettera del 1838 all'amico Ferdinand Hiller si legge: «I pezzi per pianoforte non sono certamente quelli che io scrivo con maggior soddisfazione, né forse con maggior successo, ma all'occasione mi fa piacere avere qualcosa di nuovo da suonare».

Composto nel 1838-39, e pubblicato da Schott a Magonza nel 1841, l'Andante cantabile e Presto agitato è fin troppo chiaramente modellato sul calco del Rondò capriccioso, di cui però rappresenta una sorta di parafrasi in tono drammatico. Immutata è la contrapposizione Andante/Presto, così come è immutata, ma capovolta, la contrapposizione maggiore/minore. La melodia che apre l'Andante cantabile in si maggiore addirittura cita quasi in modo letterale l'inizio dell'Andante premesso al Rondò capriccioso. Ma all'attacco del Presto l'atmosfera cambia completamente. La chiave di volta sta proprio nei due aggettivi scelti da Mendelssohn per i titoli: il «capriccio» del Rondò, quella stessa atmosfera che anima brani come il Capriccio op. 5, i Tre Capricci op. 33 e lo Scherzo a capriccio in fa diesis minore si trasforma nel Presto agitato in si minore in una concitata e febbrile «agitazione», dando vita a una sorta di strana tarantella dai toni tragici. Anche in questo caso, come già per il Rondò capriccioso, l'atmosfera generale riporta alla mente una pagina sinfonica di Mendelssohn, il Salterello che chiude la Sinfonia "Italiana".

Carlo Cavalletti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 21 nocvembre 1997

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Ultimo aggiornamento 26 marzo 2015
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