Glossario



Concerto in mi maggiore per due pianoforti e orchestra, MWV O 5

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Allegro vivace
  2. Andante non troppo
  3. Allegro
Organico: 2 pianoforti, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Berlino, 17 ottobre 1823
Edizione: M.-Gesellschaft, Lipsia, 1960

Guida all'ascolto (nota 1)

Soltanto dopo la seconda guerra mondiale è stato possibile agli studiosi dell'opera di Mendelssohn prendere visione presso la biblioteca di Stato di Berlino dei manoscritti di due Concerti per due pianoforti e orchestra e di un Concerto in re minore per violino e orchestra, inseriti nel catalogo di questo musicista, ma raramente eseguiti dopo la sua morte. Fu proprio un discendente del compositore ad ottenere le fotocopie dei due Concerti per due pianoforti e orchestra, quello in mi maggiore datato 1823 e quello in la bemolle, risalente al 12 novembre 1824, scritti dal musicista rispettivamente all'età di 14 e 15 anni. Molto probabilmente i due lavori erano stati composti per essere suonati dallo stesso Mendelssohn e dalla sorella Fanny in una di quelle serate musicali organizzate in casa del compositore e in cui convenivano letterati e artisti illustri della cultura tedesca nella Berlino di quel tempo. Si ha notizia anche che il Concerto in mi maggiore era stato eseguito a Londra nel 1829 da Mendelssohn e dal famoso pianista e teorico Ignazio Moscheles, riscuotendo un buon successoci pubblico. Da allora questa partitura era quasi scomparsa dalla programmazione delle varie Istituzioni musicali e solo recentemente è stata riscoperta e riproposta, per merito soprattutto dei due pianisti che la eseguono stasera nel contesto della manifestazione monografica in onore di Mendelssohn.

In sostanza niente di nuovo e di diverso da quella che è la sigla espressiva del grande musicista amburghese, profondamente legata all'esperienza grammaticale bachiana e mozartiana e arricchita da una straordinaria facilità inventiva e da un gusto di classica perfezione formale. Il Concerto in mi maggiore, infatti, possiede un perfetto equilibrio tecnico nei suoi tre movimenti e rivela una sorprendente freschezza di idee in un ragazzo di soli 14 anni. Nell'Allegro vivace iniziale i due pianoforti, dopo un misurato attacco orchestrale, intervengono con slancio e decisione, sviluppando un fitto e brillante dialogo con gli strumenti e impostando un discorso musicale quanto mai vario e dagli accenti ora marcati e ora briosi, sul filo di un virtuosismo di piacevole effetto timbrico. Nell'Adagio non troppo è l'orchestra ad indicare il tema e a preparare la cantabilità dei pianoforti basata su una melodia delicatamente lirica e di sapore romantico. L'Allegro conclusivo rispetta in pieno le regole dei concerti pianistici; è agile, fresco ed elegante nel gioco tra gli strumenti solisti e tutta l'orchestra, secondo quel senso di cordiale e sereno divertissement mai smentito dal Mendelssohn pianistico.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Piazza del Campidoglio, 14 luglio 1983

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