Glossario



Concerto in re minore per violino, pianoforte e orchestra d'archi, MWV O 4

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Allegro
  2. Adagio
  3. Allegro molto
Organico: violino, pianoforte, archi
Composizione: Berlino, 6 Maggio 1823
Edizione: Deutscher Verlag für Musik, Lipsia, 1966

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il Concerto in re minore per violino, pianoforte e orchestra d'archi, scritto nel 1823, è articolato in tre movimenti; ma l'invenzione di Mendelssohn ne scardina le logiche costruttive interne. Gli interventi orchestrali sono lineari e «classici», mentre gli episodi solistici sono ondate dì energia vitale che travolgono ed entusiasmano l'ascoltatore.

Nell'Allegro iniziale l'esposizione orchestrale è molto regolare: dopo il serioso primo tema in re minore, quasi «beethoveniano» nel suo incedere, una transizione modulante porta al secondo tema in fa maggiore, dal carattere cantabile e disteso. Una breve coda, che riprende il primo tema, lascia sospeso il discorso armonico sulla dominante per preparare l'ingresso dei due solisti. L'episodio che segue apre un nuovo capitolo: l'atmosfera che vi si respira è tutt'altra cosa rispetto all'esposizione dell'orchestra. Gli eroici arpeggi del pianoforte anticipano la scrittura brillante dei due concerti per pianoforte e orchestra di Mendelssohn. I due solisti continuano il loro fitto dialogo riprendendo il primo tema e arricchendolo con figurazioni brillanti e virtuosistiche. Una transizione dominata dalle agilità del pianoforte conduce all'esposizione del secondo tema da parte del violino. Un breve episodio orchestrale, che ripropone elementi del primo tema, fa da preparazione a un brano solistico nel quale emerge la gioia del fare musica tipica di molte pagine mendelssohniane. Lo sviluppo si apre con l'orchestra che riprende il primo tema modulando in re bemolle maggiore, tonalità nella quale si apre quasi inaspettatamente un nuovo episodio orchestrale dal carattere lirico che presenta materiali tematici completamente nuovi. Il cuore dello sviluppo è costituito da una sezione Andante (Mendelssohn in partitura indica Recitativo) nella quale i due solisti dialogano fittamente in quello stile brillante e quasi salottiero che avevamo già udito nell'esposizione. Un lungo pedale di dominante, seguito da numerosi arpeggi del pianoforte, conduce alla ripresa orchestrale del primo tema, seguito da un nuovo ingresso dei solisti, dalla ripresa del primo tema e dalla ripresa del secondo tema, «cantato» ora dal violino solista in un dolcissimo re maggiore. La cadenza dei due solisti precede poi la fulminante coda orchestrale.

L'Adagio si apre con un tema raccolto, dalla scrittura quasi corale, presentato dall'orchestra e subito ripreso in successione prima dal pianoforte e infine dal violino. Anche qui, come già nell'Allegro iniziale, la parte centrale del movimento prende direzioni armoniche imprevedibili: la sezione successiva è infatti in do maggiore e viene introdotta da fluenti arpeggi del pianoforte, sui quali si leva il canto del violino che riprende il tema principale; un morbido trapasso armonico permette ai due solisti di ripetere nuovamente il tema di corale, ora in la maggiore. L'orchestra rientra nella sezione finale e dialoga serenamente coi due solisti, concludendo il movimento in una dolcissima atmosfera musicale.

L'Allegro molto è una pagina trascinante e brillante, dal piglio ritmico energico e dal misurato equilibrio fra scrittura virtuosistica e cantabilità. Formalmente è bipartito, senza un vero e proprio momento di sviluppo tematico. Si apre col pianoforte che espone il tema principale, un motivo in re minore irresistibile nella sua carica ritmica, fatto di un semplice arpeggio tonale discendente seguito da una cascata di brillanti e veloci figurazioni. L'intervento dell'orchestra rilancia la foga ritmica del discorso musicale e prepara il ritorno dei due solisti in una transizione che conduce al secondo tema, in fa maggiore, dolce e scattante al contempo. Un altro episodio solistico di transizione mette in luce la scrittura musicale scorrevole e brillante del giovane Mendelssohn e prepara il ritorno del tema principale, seguito da un breve intervento orchestrale. Alla ripresa del secondo tema segue un ultimo episodio virtuoslstico, caratterizzato dalle impetuose ottave a due mani del pianoforte e dai giochi imitativi fra l'orchestra e il violino solista. Prima della vibrante coda conclusiva, i solisti ci fanno ancora udire il secondo tema, ora reso ancor più cantabile dal suono del violino e dai morbidi arpeggi in re maggiore del pianoforte.

Alessandro de Bei

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Intelligenza vivace e aperta alle manifestazioni della bellezza nell'arte, Mendelssohn ha mostrato le proprie caratteristiche musicali sin dalle prime composizioni, alle quali appartengono le dodici sinfonie per l'orchestra d'archi, scritte fra gli undici e i quindici anni, dal 1820 al 1824, il Concerto in mi maggiore per due pianoforti (1823) e il Concerto in re minore per pianoforte, violino e orchestra d'archi, elaborato nel 1823. Tali lavori, destinati ai concerti privati che si davano tutti i sabati nella ricca e accogliente casa berlinese dell'artista per dilettare i familiari e gli amici, rispecchiano più che altro la forma delle "sonate per orchestra d'archi" e testimoniano la pronta ed estroversa inventiva di un adolescente educato, oltre che a severi studi musicali, alla conoscenza approfondita della letteratura classica, delle lingue straniere e del disegno (diverrà anche un acquarellista di talento). Ciò che risalta in questi componimenti è la misurata eleganza melodica, unita ad una brillante e piacevole scorrevolezza ritmica, espressione di un animo aperto alla gioiosa felicità della vita. È vero che in queste composizioni non mancano le influenze mozartiane e beethoveniane (cosa del resto comprensibile e giustificabile), ma non si può negare ad esse una spigliatezza e freschezza di tono nel modo di condurre il discorso melodico, in linea con le regole classiche, ma già tendenzialmente protese verso la forma romantica.

Ciò si avverte anche nel Concerto in re minore per pianoforte, violino e orchestra d'archi, il cui primo tempo (Allegro) si apre con la esposizione dei due temi principali da parte degli archi: il primo è contrappuntistico e il secondo cantabile e di gusto quasi teatrale. Interviene quindi il pianoforte su un accordo arpeggiato, cui segue il violino in un ruolo di più spiccato virtuosismo. Il discorso si arricchisce con varietà di modulazioni, sino alla ripresa con maggiore vigore e slancio della vivace atmosfera musicale iniziale.

Ancora il gruppo degli archi introduce il tema sereno dell'Adagio del secondo tempo in la maggiore, ripreso in forma di variazione sia dal pianoforte che dal violino e concluso con delicatezza di accenti.

Nell'Allegro molto finale tocca al violino e al pianoforte avviare con fresca e spigliata animazione il gioco brillante delle progressioni, rimbalzanti in un caleidoscopico quadro sonoro. È una pagina dove si dispiega emblematicamente la sensibilità cordialmente umana e ottimistica del compositore di Amburgo.


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 186 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 11 gennaio 1991

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Ultimo aggiornamento 25 Agosto 2011
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