Glossario
Guarda il video



Die Hebriden "Fingals Höhle" (Le Ebridi "La grotta di Fingal")

Ouverture da concerto in si minore per orchestra, op. 26 (MWV P7)

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Roma, 30 Dicembre 1830
Prima esecuzione: Londra, Philharmonic Society, 14 Maggio 1832
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1833

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nel 1829, all'età di vent'anni, Felix Mendelssohn abbandonava Berlino per affrontare un lungo viaggio europeo che completasse la sua formazione musicale e consolidasse la sua notorietà al di fuori della sua città di residenza dove aveva colto, nel maggio dello stesso anno, una clamorosa affermazione dirigendo una feconda riesumazione della Passione secondo Matteo di Bach. Nel corso del viaggio il giovane avrebbe visitato Austria, Italia e Svizzera, ma la prima tappa fu la Gran Bretagna; conquistata Londra con l'esecuzione della sua Sinfonia in do minore, il compositore si concesse un periodo di vacanza in Scozia e ai primi d'agosto raggiunse le isole Ebridi, in una delle quali, Staffa, ebbe modo di visitare la celebre grotta di Fingal, splendido paesaggio favolistico per i colori, i riflessi, gli echi irreali.

L'impressione riportata da questa visita fu enorme: «Per farvi comprendere come mi sia sentito strano alle Ebridi, mi è venuto in mente quello che vi mando...», scriveva ai familiari, accludendo uno schizzo di venti battute; da quell'abbozzo sarebbe nata l'Ouverture nota sotto il doppio nome di Le Ebridi o La grotta di Fingal. La partitura subì una gestazione piuttosto complessa tanto che se ne contano almeno tre redazioni (secondo alcuni studiosi quattro, le ultime due estremamente simili). La prima versione fu ultimata oltre un anno dopo la visita alle Ebridi, nel settembre 1830, a Venezia, con il nome di L'isola solitaria (Die einsame Insel), e parve all'amico Moscheles così mirabile da non meritare alcuna modifica; quasi altri due anni sarebbero trascorsi prima dell'esecuzione della versione definitiva, avvenuta a Londra nel maggio 1832 e accolta con grande entusiasmo.

Entusiasmo che non si è mai affievolito; anche oggi La grotta di Fingal è considerata una delle migliori partiture sinfoniche del compositore amburghese, felicemente riassuntiva del suo stile giovanile. Già il genere dell'Ouverture, ormai autonomo rispetto alla funzione teatrale e destinato all'esecuzione concertistica, assume in Mendelssohn un'importanza particolare, rivestendosi di un contenuto programmatico e anticipando così sotto alcuni aspetti il Poema sinfonico. Nell'op. 26 Mendelssohn fece convogliare tematiche di differente estrazione, come l'epos delle leggende gaeliche e le impressioni paesaggistiche che così tanto lo avevano colpito; il risultato può essere considerato uno splendido, suggestivo bozzetto, dove il movimento delle onde e gli echi della grotta trovano una viva raffigurazione.

Tale interpretazione, di cui si compiacque ovviamente il secolo passato, ha lasciato il posto in tempi più recenti a una più attenta indagine sulla scrittura mendelssohniana; costruita in forma-sonata, l'Ouverture si basa su un breve tema principale fortemente caratteristico; davvero magistrale è il lavoro di elaborazione tematica, che con ampie modulazioni, trasformazioni del tema, comparsa di idee secondarie contrastanti, si lascia ammirare in sé e per sé, come affresco sinfonico, al di fuori di implicazioni contenutistiche.

E dell'ambivalenza interpretativa di cui può essere oggetto la partitura sono testimonianza gli entusiastici apprezzamenti di due compositori dall'estetica nettamente contrapposta, Johannes Brahms e Richard Wagner.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Composta nel 1829 con l'intento di trasporre in musica le impressioni ricavate dal suo recente viaggio in Scozia, l'Ouverture Le Ebridi, conosciuta anche con il nome di La grotta di Fingal, è considerata una delle migliori composizioni scritte da Mendelssohn in questo genere: Wagner la considerava la miglior ouverture di tutta la musica romantica. Articolata nella forma tipica del primo tempo di sinfonia (con un'Esposizione in cui compaiono i due temi principali, un ampio Sviluppo, una Ripresa e una Coda conclusiva), l'Ouverture si distingue per due aspetti: da un lato l'impressione di crescita organica che caratterizza l'Esposizione, fatta di una continua apertura ed espansione più che di un contrasto tra due temi differenti; dall'altro l'estrema coerenza del materiale tematico, fatto in sostanza di poche ed elementari cellule melodico-ritmiche, elaborate continuamente per generare i diversi temi della composizione. Esaminare da vicino quest'ultimo aspetto, naturalmente, non è cosa da "ascoltatori, ma da musicologi; ne resta comunque sempre percepibile il risultato, e cioè l'impressione di coerenza, di «spontaneità» che se ne ricava all'ascolto. Chi poi volesse toccare con mano più da vicino ciò di cui stiamo parlando, può provare ad ascoltare con attenzione la conclusione dell'Ouverture, dove Mendelssohn ha in un certo senso dichiarato i suoi procedimenti costruttivi: un attimo prima degli accordi conclusivi, infatti, si possono ascoltare i due temi principali della composizione sovrapposti l'uno all'altro, quasi a svelare programmaticamente il rapporto strettissimo che fin dall'inizio li legava.

Franco Sgrignoli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 8 Novembre 2008
(2) Testo tratto dal n. 68 (Luglio 1995) della rivista Amadeus

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.