Glossario
Guarda il video



Sinfonia n. 10 in si minore per archi, MWV N 10

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Adagio
  2. Allegro
Organico: violino, viola e basso continuo (violoncello e cotrabbaso)
Composizione: Berlino, 18 Maggio 1823

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Goethe ebbe una profonda e duratura simpatia per Mendelssohn, sin da quando gli fu presentato ancora ragazzo dal fidatissimo e solerte Carl Friedrich Zelter, suo consigliere musicale e già insegnante di armonia del precocissimo Felix a Berlino. I rapporti tra l'ottuagenario poeta, nume tutelare dell'arte tedesca, e il giovanissimo musicista (il primo incontro avvenne nel 1821) furono sempre molto cordiali e improntati a quel vivissimo e comune interesse per i problemi della vita culturale, specialmente tedesca. Più volte Mendelssohn si recò in casa di Goethe e fu invitato a suonare al pianoforte musiche sue e di diversi autori, commentandole con osservazioni estetiche e filosofiche, con sortite in campo letterario (in una di queste amabili occasioni Goethe espresse il suo turbamento psicologico pieno di ammirazione per il possente e aggressivo primo tempo della Quinta Sinfonia di Beethoven).

Goethe non nascose mai la sua soddisfazione per questi proficui incontri musicali (una volta disse esplicitamente al musicista, dopo aver ascoltato alcune sue eleganti e poetiche ouvertures: «Ho ancora molto da imparare da te e dal tuo talento») perché gli permisero di conoscere tante composizioni dell'antica e della nuova Germania e soprattutto di rendersi conto in modo diretto e quasi familiare del carattere e dello stile della musica mendelssohniana, in cui classicismo e romanticismo si integrano e si compenetrano in una perfetta simbiosi ideale. L'artista, secondo la ben nota concezione goethiana, è espressione di chiarezza e di solarità in una visione trascendente del reale, anche quando deve comunicare gli impetuosi e appassionati sentimenti del mondo romantico, sollecitati e sospinti da una fantasia accesamente lirica ed esaltante, sempre pronta a cogliere gli aspetti più appariscenti e seducenti della natura circostante. Sotto questo profilo Mendelssohn risponde in pieno alla ideologia goethiana, in quanto è il musicista più romanticamente classico che sia esistito, perché ogni elemento armonico e ritmico del disegno musicale è al suo posto preciso e si inquadra dentro lo schema della forma-sonata, quasi a rispecchiare fedelmente nelle architetture sonore l'ordine e la nobile compostezza degli affetti dell'autore. Questo gusto sostanzialmente classicheggiante si ritrova in tutta la produzione di Mendelssohn: da quella pianistica e cameristica alla sinfonica e ai grandi affreschi oratoriali del Paulus e dell'Elijah, giunto quest'ultimo a chiusura di una intensa attività compositiva.

Al di là della sua opera creativa, non va dimenticata la notevole influenza sulla vita musicale europea esercitata da Mendelssohn come pianista e direttore d'orchestra del Gewandhaus di Lipsia. A lui si debbono i concerti per far conoscere in Germania Orlando di Lasso, Victoria, Palestrina, Leo, Lotti, Durante; fu suo il merito di riesumare importanti lavori di Haendel, Schubert e Bach (di quest'ultimo diresse la Passione secondo San Matteo il 10 marzo 1829 a Berlino, in un'esecuzione  rimasta  storica nel quadro  della Bach-Renaissance sviluppatasi gradatamente nell'epoca romantica). Interpretò e diffuse le sinfonie di Beethoven e le opere strumentali e sceniche di Mozart, favorì la carriera di Schumann, che gli dedicò i suoi tre Quartetti nel 1842, e di Chopin. Il che non è poco e sta a dimostrare oltre tutto il temperamento generoso ed entusiasta di questo musicista intelligente, colto dotato di straordinario fascino personale.

La Sinfonia in si minore per archi, inclusa nel programma odierno, fa parte delle dodici sinfonie per orchestra d'archi scritte da Mendelssohn fra gli undici e i quattordici anni, dal 1821 al 1823, e destinate ad eseguirsi nei concerti privati che si davano ogni sabato sera nella sua ricca casa berlinese. Essa si distingue per la chiarezza e la scorrevolezza melodica e per la serenità spirituale, caratteristiche sin da allora della sensibilità inventiva del musicista. La forma è perfettamente classicheggiante e la scrittura molto curata e precisa nei rapporti sonori. L'Adagio è una pagina meditativa e misuratamente cantabile, mentre l'Allegro mostra una fantasia precocemente spigliata e brillante e un taglio ritmico deciso e sicuro, davvero sorprendenti in un ragazzo non ancora adolescente, che sembra ripetere il "miracolo" mozartiano.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Già Schumann aveva detto di Felix Mendelssohn-Bartholdy che «il caso l'aveva dotato fin dalla nascita d'un giusto nome». Sereno nella pur breve vita, ricco, artista di immediato successo, di facile e brillante vena, Mendelssohn è senza dubbio creatura del Romanticismo, pur non vivendo e non soffrendo le famose tristezze ed infelicità romantiche. Pianista molto abile, direttore d'orchestra di alte capacità, meritevole tra l'altro d'una per allora coraggiosa rivalutazione di Bach, il Mendelssohn compositore è, appunto, felicemente fantasioso da un lato, e dall'altro talora alquanto accademicamente legato al classicismo. Proprio a Schumann, che fu il primo a riconoscerne le doti eccezionali, egli apparve come «il Mozart del secolo XIX, il più limpido musicista, che primo ha chiaramente viste e riconciliate le contraddizioni dell'epoca». E se del Romanticismo Mendelssohn non condivide i dolori, reali ed estetici, ne rappresenta però in sommo grado il clima fiabesco.

Anche per Mendelssohn, come per il più grande miracolo di Mozart, non sì può parlare strettamente di «precocità». Fatto sta però che a quattordici anni Mendelssohn aveva già composto quattro opere comiche (rimaste inedite; alla quarta delle quali, Der Onkel aus Boston, il suo maestro Zelter lo aveva dichiarato ormai non più allievo, ma «indipendente, nel nome di Mozart, di Haydn e del gran padre Bach»); vari Preludi e Fughe per organo (nelle Fughe, «gioca con le catene come se fossero ghirlande di fiori»: è ancora Schumann); e dodici Sinfonie per archi. Nessuna di queste, composte tra il 1820 e il 1824, ha un numero d'opus; e, ufficialmente riconosciute e ben note le cinque maggiori Sinfonìe mendelssohniane, dall'op. 11 (quella detta normalmente la Prima) all'op. 107 «Della Riforma», scritte fra il 1824 e il 1840, queste prime si stanno via via scoprendo in epoca recentissima: destinate dall'autore, allora, soltanto ad esecuzioni private e familiari. La Sinfonia n. 10 in si minore è molto semplice: condensata - al contrario delle altre - in un solo movimento in forma-sonata, preceduto da un Adagio di puro carattere introduttivo. Molto espressivo, e lievemente da «musica di scena» tale Adagio, l'Allegro giunge subito spontaneo e spigliato, pur in tutto il rispetto degli sviluppi e dei contrasti tematici, e chiude con una «coda» in cui il tema viene trattato in una «stretta» finale più mossa e brillante.

Angiola Maria Bonisconti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 11 Maggio 1990
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 21 gennaio 1971

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.

Ultimo aggiornamento 15 luglio 2013
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.