Glossario



Sinfonia n. 3 in la minore per orchestra "Scozzese", op. 56 (MWV N 18)

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Andante con moto (la minore). Allegro un poco agitato. Assai animato
  2. Vivace non troppo (fa maggiore)
  3. Adagio (la maggiore)
  4. Allegro vivacissimo (la minore). Allegro maesto assai (la maggiore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Berlino, 20 Gennaio 1842
Prima esecuzione: Lipsia, Gewandhaus Saal, 3 Marzo 1842
Edizione: Breitkopf & Hartel, Lipsia, 1842
Dedica: alla regina Vittoria

Guida all'ascolto (nota 1)

Dopo l'esecuzione della sua Sinfonia n. 1 (la sua prima Sinfonia per orchestra completa, trasformazione dell'ultima delle tredici Sinfonie giovanili per archi), Mendelssohn si recò in Scozia, in compagnia dell'amico di famiglia Carl Klingemann, scrittore, librettista e allora anche consigliere di legazione a Londra.

L'itinerario del viaggio condusse i due amici a Edimburgo, dove giunsero il 28 luglio del 1829 e dove rimasero particolarmente impressionati dall'Holyrood Palace. Il giovane Mendelssohn, ammiratore del teatro di Schiller, non poteva mancare di visitare i luoghi storici legati a Maria Stuarda, fra cui le rovine della cappella dove era stata incoronata la sventurata regina. Il 30 luglio il compositore poteva scrivere ai suoi familiari: «Oggi, in questa antica cappella, credo di avere trovato l'inizio della "Sinfonia scozzese"».

Mendelssohn avrebbe poi abbozzato il primo tempo della "Scozzese" nel corso del suo soggiorno romano del 1831, pressoché simultaneamente allo schizzo della Sinfonia "Italiana", ma quell'abbozzo doveva rimanere per il momento nel cassetto. L'ambiente romano rendeva incapace il compositore «di ritornare indietro coi sentimenti nel brumoso paesaggio scozzese». Quel germe originato dal viaggio scozzese del 1829 avrebbe dovuto aspettare oltre un decennio per essere completamente sviluppato; sì che la Sinfonia "Scozzese" sarebbe rimasta in realtà l'ultimo dei cinque lavori sinfonici del compositore (anche se le complesse vicende editoriali delle differenti Sinfonie hanno poi portato a un ordine di pubblicazione differente da quello di composizione, da cui la numerazione svincolata dalla cronologia; la "Scozzese" è nota infatti impropriamente come la terza delle cinque Sinfonie).

Di fatto la futura Sinfonia op. 56 sarebbe stata ripresa solamente nel 1841, in un momento di intensissima attività. Conclusa nel gennaio 1842, la "Scozzese" venne poi dedicata alla regina Vittoria ed eseguita in estate presso la Società Filarmonica di Londra, sotto la direzione dello stesso autore.

Colpisce, nella ricostruzione della lunga gestazione della partitura, la nitidezza dell'idea primigenia, la precoce e precisa determinazione di comporre una sinfonia "scozzese". Per un giovane compositore della nuova leva romantica l'approccio con il genere sinfonico comportava certamente delle difficoltà che la precedente generazione di autori non aveva conosciuto. Difficoltà di ordine innanzitutto concettuale. Se il genere sinfonico era stato per Haydn, Mozart, il giovane Beethoven ancora un genere di intrattenimento, i capolavori sinfonici beethoveniani avevano donato al genere uno spessore intellettuale per cui la forma in quattro movimenti doveva essere veicolo di forti tensioni ideali. Le partiture beethoveniane, considerate esempi di inattingibile perfezione, costituivano anche delle pietre di paragone difficilmente emulabili. Lo stesso Schubert si era dibattuto per anni nella creazione di una "grande" Sinfonia, che poi proprio Mendelssohn avrebbe portato alla prima esecuzione postuma nel 1839 a Lipsia.

Di qui la necessità di rendere il genere sinfonico l'espressione di un percorso ideale, i cui contenuti erano però tutti da definire. La sensibilità romantica di Mendelssohn doveva portare il compositore a trovare anche in una tipologia paesaggistica, naturalistica, la giusta risoluzione del problema. Di qui l'idea di una Sinfonia "Scozzese", come di una "Italiana", i cui obiettivi non sono però certo descrittivi, i cui esiti non sono folcloristici. Non a caso nel corso del suo viaggio scozzese Mendelssohn guardò con sufficienza e quasi con astio alle melodie popolari e alla musica etnica con cui ebbe occasione di venire in contatto - nonostante poi la "Scozzese" ricrei a suo modo degli echi popolari. Piuttosto, la finalità era quella di rievocare atmosfere e impressioni del viaggio giovanile in modo da donare unità concettuale e continuità narrativa ai quattro movimenti della forma sinfonica - indicativo che l'autore volesse i quattro movimenti eseguiti senza soluzione di continuità.

Ecco dunque che la Sinfonia "Scozzese" si presenta come fortemente unitaria e insieme diversificata al suo interno. Il primo tempo è introdotto da un Andante con moto di impostazione grave e solenne, in cui la sinuosità del fraseggio e la tonalità minore si riallacciano alle impressioni della cappella di Maria Stuarda. La stessa atmosfera si proietta sull'Allegro un poco agitato che completa il primo movimento, in cui si impongono l'intonazione drammatica e l'orchestrazione massiccia; non viene mai meno tuttavia il ferreo dominio della forma e infatti questo primo tempo appare frutto di una complessa scrittura; i temi principali sbocciano l'uno dall'altro in continuità, donando varietà coloristica all'idea di base, e la sezione dello sviluppo procede secondo una complessa elaborazione che avvicenda plasticamente situazioni differenti ma coerenti. Una procella sembra venire evocata dalla lunga coda, ricca di passaggi cromatici e di forti contrasti.

Rispetto ai consueti canoni sinfonici Mendelssohn inverte i due tempi centrali, premettendo lo Scherzo al tempo lento. E il Vivace non troppo - che inconsuetamente segue la forma-sonata - è uno dei tipici movimenti "magici" di Mendelssohn, filiazione diretta di quello del Sogno di una notte di mezza estate, nella agitazione perpetua come nella scrittura sussurrata, trasparente, nell'intreccio delle voci strumentali. Caratteristico è il motivo pentatonico del clarinetto, all'inizio, come anche la conclusione in pianissimo. Una sorta di recitativo dei violini immette nel tempo lento, in forma di Lied, un Adagio dove la melodia innodica, intensa e plastica, viene accompagnata da pizzicati e trova un netto contrasto nella seconda idea, in minore e esposta dai fiati, quasi marcia funebre. Le riprese del tema vedono poi una veste strumentale impreziosita dall'aggiunta di voci secondarie e dal passaggio del tema alle voci gravi o ai fiati.

Aperto da uno scoppio folgorante, il finale, Allegro vivacissimo, è un movimento di grande forza drammatica, internamente percorso da una straordinaria energia ritmica, che lascia comunque spazio alla seconda idea, nitidamente scandita dai fiati. Lo sviluppo appare assai variegato, con elaborazioni fugate del materiale, preziosi giochi strumentali, improvvisi contrasti e sfocia in una ripresa abbreviata, che prende l'avvio dal secondo tema. Interessante è che questo movimento subisce una subitanea conversione nella conclusione; subentra infatti un Allegro maestoso assai, con un tema innodico in maggiore che si eleva in apoteosi, ottenendo il doppio risultato di offrire una chiusa di grande effetto e di riaffermare quella logica di varietà nella continuità che è una delle principali ragioni d'essere della mirabile partitura.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 8 Novembre 2008

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.