Glossario



Variations concertantes in re maggiore per violoncello e pianoforte, op. 17 (MWV Q19)

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Tema: Andante con moto
  2. ...
  3. ...
  4. Più vivace
  5. Allegro con fuoco
  6. L'istesso tempo
  7. L'istesso tempo
  8. Presto ed agitato
  9. Tempo I
Organico: pianoforte, violoncello
Composizione: Berlino, 30 Gennaio 1829
Prima esecuzione: Londra, 15 Giugno 1829
Edizione: Mechetti, Vienna, 1830
Dedica: P. Mendelssohn

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Scritte nel 1829, le Variations concertantes op. 17 sono molto brillanti e tecnicamente assai impegnative; testimoniano del gusto salottiero e raffinatissimo del Mendelssohn ventenne, già capace di dominare l'aspetto formale della composizione personalizzandola in chiave virtuoslstica. Il Tema, Andante con moto, ha un andamento pacato e presenta una struttura molto regolare; due parti di 16 battute ciascuna (8+8), nelle quali Mendelssohn segue il medesimo schema espositivo: il pianoforte propone il motivo e il violoncello lo riprende identico. La prima variazione vede il violoncello ripetere il tema, che viene ornato ora da un arabesco di semicrome staccate del pianoforte. Nella seconda variazione la prima parte è affidata ai delicati arpeggi del pianoforte, la seconda al violoncello che riprende il tema.

Il discorso si anima nella terza variazione per divenire quasi virtuoslstico nella quarta, Allegro con fuoco, una variazione di bravura affidata al pianoforte; solo nella seconda parte il tema riaffiora nel registro acuto del violoncello. La quinta variazione è rappresentata da una sorta di marcetta condotta in dialogo fra i due strumenti: il violoncello sempre pizzicato, il pianoforte sempre staccato. Nella sesta variazione il tema viene affidato al pianoforte, mentre il violoncello lo orna con un avvolgente disegno melodico costituito da semicrome legate. Poi la serenità del tema viene spezzata dal canto appassionato ed energico del solista; è la settima variazione, in tonalità minore: il pianoforte sostiene qui con un vibrante accompagnamento a due mani per poi lanciarsi in un passaggio solistico a doppie ottave. La ripresa del canto del violoncello conclude la pagina. Nell'ultima variazione torna il tema iniziale affidato al pianoforte, sopra una nota lungamente tenuta dal violoncello. Nella coda conclusiva il discorso musicale si anima e accelera poco a poco, divenendo quasi drammatico (accordi sforzando nel pianoforte, ampi e veloci arpeggi nel violoncello), La conclusione del brano è affidata al canto disteso e sereno del violoncello sostenuto dagli arpeggi del pianoforte.

Alessandro De Bei

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Le Variations concertantes per violoncello e pianoforte op.17 furono scritte da Mendelssohn nel 1829 - l'anno in cui il compositore ventenne promosse la storica ripresa della Passione secondo Matteo di Bach, e in cui iniziò il primo grande viaggio attraverso l'Europa - e vennero dedicate al fratello Paul, all'epoca sedicenne. La dedica non era solo dovuta a ragioni affettive; Paul era infatti un eccellente violoncellista, anche se in età adulta avrebbe coltivato la musica solo da "dilettante", diventando un importante banchiere.

Al fratello, Mendelssohn avrebbe dedicato ancora la prima delle due sonate per violoncello (op. 45 e op. 58) e certamente è una fortuna che il legame familiare abbia stimolato il compositore a dedicarsi allo strumento ad arco, che relativamente da pochi decenni aveva conquistato una sua autonomia all'interno della musica da camera. I problemi che il violoncello poneva erano soprattutto di equilibrio sonoro rispetto alla tastiera, e appunto verso questo aspetto si era rivolta la ricerca delle cinque sonate dedicate da Beethoven allo strumento. Il nome di Variations concertantes apposto da Mendelssohn alla composizione in programma è appunto indicativo prima di tutto dell'equilibrio assoluto fra i due strumenti, violoncello e pianoforte, e al loro continuo interscambio di ruoli, alla loro integrazione assoluta; il violoncello, quando non si impegna nella linea cantabile, sostiene la linea del basso pianistico.

Il genere del tema con variazioni, poi, seguiva di solito una traccia puramente decorativa ed intrattenitiva, ma nel caso di Mendelssohn si carica invece di una complessità progettuale assai più profonda, che punta proprio a una ricerca sulla scrittura. Dunque da una parte lo spartito segue le tracce consuete secondo le quali le variazioni si susseguono secondo un principio di progressiva intensificazione, per vedere trionfare alla fine il tema iniziale; dall'altra parte ogni variazione è un piccolo studio che sviluppa un preciso e particolare principio di scrittura.

Il tema vero e proprio viene diviso fra i due strumenti, poi viene intonato in pianissimo dal violoncello sugli staccati del pianoforte (I variazione), ripreso in terzine dal pianoforte (variazione II), intensificato dal violoncello (variazione III), trasformato dal pianoforte con sfumature cromatiche (variazione IV); segue un dialogo fra gli staccati della tastiera e i pizzicati dell'arco (variazione V), poi il pianoforte riprende il ritmo del tema cambiandone melodia e armonia (variazione VI), e quindi il violoncello affronta la melodia nel modo minore (variazione VII). Un recitativo del violoncello introduce alla ripresa del tema; ma la coda, pur brillantissima, si spegne in pianissimo, donando alle mirabili variazioni una conclusione sobria e antivirtuosistica.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 228 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 5 dicembre 2002

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Ultimo aggiornamento 19 aprile 2013
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