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Se i languidi miei sguardi, SV 141

Lettera amorosa a voce sola in genere rappresentativo e si canta senza battuta

Musica:
Claudio Monteverdi
Testo: Claudio Achillini
Organico: soprano, basso continuo
Edizione: in Settimo libro de Madrigali, Bartolomeo Magni, Venezia, 1619
Dedica: Caterina de’ Medici, duchessa di Mantova e Monferrato

Testo (nota 1)

Se i languidi miei sguardi,
Se i sospir' interrotti,
Se le tronche parolle non han sin hor potuto,
O bel idolo mio, farvi de le mie fiamm'intera fede:
Leggete queste note, credete a questa carta,
A questa carta in cui sotto forma d'inchiostro il cor stillai.
Qui sotto scorgerete quell' interni pensieri
Che con passi d'amore scorron l'anima mia.
Anzi avampar vedrete
Com' in sua propria sfera nelle vostre bellezze
Il foco mio.

Non è già part'in voi che con forza invisibile
d'Amore tutt'a se non mi tragga.
Altro già non son io che di vostra beltà preda e troffeo.
A voi mi volgo o chiome, cari miei laci d'oro.
Deh, come mai potea scampar sicuro,
Se come lacci l'anima legaste,
Com'oro la compraste?
Voi, pur voi, dunque sete de la mia libertà
Catena e prezzo.
Stami miei pretiosi bionde fila divine,
Con voi l'eterna parca sovra'l fuso fatal mia vita torce.

Voi, voi, capelli d'oro, voi pur sete di lei,
Che è tutta foco mio, raggi e faville.
Ma se faville sete, on d'avien ch'ad ogn'
Hora contro l'uso del foco in giù scendete?
Ah, ch'a voi per salir scender conviene,
Ch'a la maggior celeste ove aspirate,
O sfera degl'ardori, o Paradiso,
È post'in quel bel viso.

Cara mia selva d'oro, richissimi capelli,
In voi quel labrinto Amor intesse,
Ond' uscir non saprà l'anima mia.
Tronchi pur mort'i rami del pretioso bosco,
E de la fragil carne scuota pur lo mio spirto:
Che tra fronde si belle anco recise rimarrò prigionero,
Fatto gelida polve e d'ombra ignudo.

Dolcissimi legami, belle mie pioggie d'oro,
Qual hor sciolte cadete da quelle ricche nubi,
Onde racolte sete, e cadendo formate
Pretiose procelle, onde con onde d'or
Bagnando andate scogli di latte e rivi d'alabastro,
More subitamente, O miracol' eterno d'amoroso desio,
Fra si belle tempest' arso il cor mio.
Ma già l'hora m'invita, o degli affetti miei
Nuntia fedele, cara carta amorosa,
Che dalla penna ti dividi omai.
Vanne, e s'Amor e'l Cielo cor tese ti
Concede che da begl'occhi non t'accenda il raggio,
Ricovra entro il bel seno.
Chi sa che tu non gionga da si felice loco
Per sentieri di neve a un cor di foco!


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 10 gennaio 1955

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Ultimo aggiornamento 13 dicembre 2015
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