Glossario
Guida all'ascolto



L'Orfeo, SV 318

Favola pastorale in un prologo e cinque atti

Testo del libretto (nota 1)

Toccata

PROLOGO
La Musica
Dal mio Permesso amato à voi ne vegno,
Incliti Eroi, sangue gentil de’ Regi,
Di cui narra la Fama eccelsi pregi,
Né giunge al ver, perch’è tropp’alto il segno.

Ritornello

Io la Musica son, ch’ai dolci accenti
Sò far tranquillo ogni turbato core,
Et hor di nobil ira, et hor d’Amore
Poss’infiammar le più gelate menti.

Ritornello

Io su Cetera d’or cantando soglio,
Mortal orecchio lusingar talora;
E in questa guisa à l’armonia sonora
De la lira del ciel più l’alme invoglio.

Ritornello

Quinci à dirvi d’Orfeo desio mi sprona,
D’Orfeo che trasse al suo cantar le fère,
E servo fé l’Inferno à sue preghiere,
Gloria immortal di Pindo e d’Elicona.

Ritornello

Hor mentre i canti alterno, hor lieti, or mesti,
Non si mova Augellin fra queste piante,
Né s’oda in queste rive onda sonante,
Et ogni auretta in suo camin s’arresti.

Ritornello

ATTO PRIMO
Pastore
In questo lieto e fortunato giorno
C’hà posto fine à gl’amorosi affanni
Del nostro Semideo, cantiam, Pastori,
In sì soavi accenti,
Che sian degni d’Orfeo nostri concenti.
[Altro Pastore]
Oggi fatta è pietosa
L’alma già sì sdegnosa
De la bell’Euridice.
Oggi fatto è felice
Orfeo nel sen di lei, per cui già tanto
Per queste selve ha sospirato e pianto.
[Altro Pastore]
Dunque in sì lieto e fortunato giorno
C’ha posto fine à gl’amorosi affanni,
Del nostro Semideo, cantiam, Pastori,
In sì soavi accenti,
Che sian degni d’Orfeo nostri concenti.
Coro di ninfe e pastori
Vieni Imeneo, deh vieni,
E la tua face ardente
Sia quasi un sol nascente
Ch’apporti a questi amanti i dì sereni.
E lunge homai disgombre
Da gl’affanni e del duol gl’orrori e l’ombre.
Ninfa
Muse, onor di Parnaso, amor del Cielo,
Gentil conforto a sconsolato core,
Vostre cetre sonore
Squarcino d’ogni nub’il fosco velo:
E mentre oggi propizio al nostro Orfeo
Invochiam Imeneo,
Su ben temprate corde,
Sia il vostro canto al nostro suon concorde.

Balletto
Coro di ninfe e pastori
Lasciate i monti,
Lasciate i fonti,
Ninfe vezzos’e liete.
E in questi prati
Ai balli usati
Vago il bel piè rendete.
Qui miri il Sole vostre carole,
Più vaghe assai di quelle
Ond’a la Luna,
La notte bruna,
Danzano in ciel le stelle.

Ritornello

Lasciate i monti,
Lasciate i fonti,
Ninfe vezzos’e liete.
E in questi prati
Ai balli usati
Vago il bel piè rendete.
Poi di bei fiori
Per voi s’honori
Di questi amanti il crine,
C’hor dei martiri
Dei lor desiri
Godon beati al fine.

Ritornello
Pastore
Ma tu, gentil cantor, s’a tuoi lamenti
Già fésti lagrimar queste campagne,
Perch’hora al suon de la famosa cetra
Non fai teco gioir le valli e i poggi?
Sia testimon del core
Qualche lieta canzon che detti Amore.
Orfeo
Rosa del ciel, vita del mondo, e degna
Prole di lui che l’Universo affrena,
Sol, che’l tutto circondi e’l tutto miri
Da gli stellanti giri:
Dimmi, vedesti mai
Di me più lieto e fortunato Amante?
Fu ben felice il giorno,
Mio ben, che pria ti vidi,
E più felice l’hora
Che per te sospirai,
Poi ch’al mio sospirar tu sospirasti;
Felicissimo il punto
Che la candida mano
Pegno di pura fede a me porgesti.
Se tanti cori havessi
Quant’occhi ha il ciel eterno e quante chiome
Han questi colli ameni il verde maggio,
Tutti colmi sarieno e traboccanti
Di quel piacer ch’oggi mi fa contento.
Euridice
Io non dirò qual sia
Nel tuo gioir, Orfeo, la gioia mia,
Che non ho meco il core,
Ma teco stassi in compagnia d’Amore.
Chiedilo dunque à lui s’intender brami
Quanto lieta gioisca e quanto t’ami.

Balletto
Coro di ninfe e pastori
Lasciate i monti,
Lasciate i fonti,
Ninfe vezzose e liete.
E in questi prati
Ai balli usati
Vago il bel piè rendete.
Qui miri il Sole vostre carole,
Più vaghe assai di quelle
Ond’a la Luna,
La notte bruna,
Danzan’in ciel le stelle.

Ritornello

Vieni Imeneo, deh vieni,
E la tua face ardente
Sia quasi un sol nascente
Ch’apporti a questi amanti i dì sereni,
E lunge homai disgombre
Da gl’affanni e del duol gl’orrori e l’ombre.
Pastore
Ma s’il nostro gioir dal Ciel deriva,
Come dal ciel ciò che qua giù n’incontra,
Giust’è ben che devoti
Gl’offriam incensi e voti:
Dunqu’al tempio ciascun rivolga i passi,
A pregar lui ne la cui destra è il mondo,
Che lungamente il nostro ben conservi.

Ritornello
Pastori
Alcun non sia che disperato in preda
Si doni al duol, benché tall’hor si assaglia
Possente sì che nostra vita inforsa.

Ritornello

Che poi che nembo rio gravido il seno
D’atra tempesta inorridito il mondo,
Dispiega il Sol più chiaro i rai lucenti.

Ritornello

E dopo l’aspro gel del Verno ignudo,
Veste di fior la primavera i campi.
Coro di ninfe e pastori
Ecco Orfeo, cui pur dianzi
Furon cibo i sospir bevanda il pianto:
Oggi è felice tanto
Che nulla è più che da bramar gl’avanzi.

ATTO SECONDO

Sinfonia
Orfeo
Ecco pur ch’a voi ritorno,
Care selve e spiaggie amate,
Da quel sol fatte beate
Per cui sol mie nott’han giorno.

Ritornello
Pastore
Mira ch’a sé n’alletta
L’ombra, Orfeo, de’ que’ faggi,
Hor che’nfocati raggi
Febo dal ciel saetta.

Ritornello

Su quell’herbosa sponda
Posianci e in vari modi
Ciascun sua voce snodi
Al mormorio de l’onde.

Ritornello
Duoi Pastori
In questo prato adorno
Ogni selvaggio Nume
Sovente ha per costume
Di far lieto soggiorno.

Ritornello

Qui Pan,Dio de’ Pastori,
S’udì talhor dolente
Rimembrar dolcemente
Suoi sventurati Amori.

Ritornello

Qui le Napee vezzose,
Schiera sempre fiorita,
Con le candide dita
Fur viste a coglier rose.

Ritornello
Coro di ninfe e pastori
Dunque fa degno Orfeo
Del suon de la tua Lira
Questi Campi ove spira
Aura d’odor sabeo.

Ritornello
Orfeo
Vi ricorda, o bosch’ombrosi,
De miei lungh’aspri tormenti,
Quando i sassi ai miei lamenti
Rispondean fatti pietosi?
Vi ricorda, o bosch’ombrosi?

Ritornello

Dite all’hor non vi sembrai
Più d’ogn’altro sconsolato?
Hor fortuna ha stil cangiato
Et ha volto in festa i guai.
Dite all’hor non vi sembrai
Più d’ogn’altro sconsolato?

Ritornello

Vissi già mesto e dolente,
Hor gioisco e quegli affanni
Che sofferti hò per tant’anni
Fan più caro il ben presente.
Vissi già mesto e dolente.

Ritornello

Sol per te, bella Euridice,
Benedico il mio tormento;
Dopo’l duol vi è più contento,
Dopo’l mal vi è più felice.
Sol per te, bella Euridice.
Pastore
Mira, deh mira Orfeo, che d’ogni intorno
Ride il bosco e ride il prato.
Segui pur co’l plettro aurato
D’addolcir l’aria in sì beato giorno.
Messaggiera
Ahi caso acerbo, ahi fat’empio e crudele,
Ahi stelle ingiuriose, ahi ciel avaro.
Pastore
Qual suon dolente il lieto dì perturba?
Messaggiera
Lassa! dunque debb’io,
Mentre Orfeo con sue note il ciel consola
Con le parole mie passargli il core?
Pastore
Questa è Silvia gentile,
Dolcissima compagna
De la bella Euridice: ò quanto è in vista
Dolorosa. Hor che fia? Deh sommi Dei,
Non torcete da noi benigno il guardo.
Messaggiera
Pastor, lasciate il canto,
Ch’ogni nostr’allegrezza in doglia è volta.
Orfeo
Donde vieni? Ove vai? Ninfa, che porti?
Messaggiera
A te ne vengo Orfeo,
Messaggiera infelice,
Di caso più infelice e più funesto:
La tua bella Euridice…
Orfeo
Ohimè, che odo?
Messaggiera
La tua diletta sposa è morta.
Orfeo
Ohimè!
Messaggiera
In un fiorito prato
Con l’altre sue compagne
Giva cogliendo fiori
Per farne una ghirlanda à le sue chiome,
Quand’angue insidioso,
Ch’era fra l’erbe ascoso,
Le punse un piè con velenoso dente.
Ed ecco immantinente
Scolorirsi il bel viso e ne’suoi lumi
Sparir que’lampi, ond’ella al Sol fea scorno.
All’hor noi tutte sbigottite e meste
Le fummo intorno, richiamar tentando
Li spirti in lei smarriti
Con l’onda fresca e con possenti carmi,
Ma nulla valse, ahi lassa,
Ch’ella i languidi lumi alquanto aprendo,
E te chiamando: Orfeo, Orfeo.
Doppo un grave sospiro,
Spirò fra queste braccia; ed io rimasi
Piena il cor di pietade e di spavento.
Pastore
Ahi caso acerbo! Ahi fat’empio e crudele!
Ahi stelle ingiuriose!Ahi cielo avaro!
Pastore
A l’amara novella
Rassembra l’infelice un muto sasso,
Che per troppo dolor non può dolersi.
Pastore
Ahi, ben avrebbe un cor di Tigre ò d’Orsa
Chi non sentisse del tuo mal pietate,
Privo d’ogni tuo ben, misero Amante.
Orfeo
Tu se’ morta,mia vita, ed io respiro?
Tu se’ da me partita
Per mai più non tornare, ed io rimango?
Nò, nò, che se i versi alcuna cosa ponno,
N’andrò sicuro à più profondi abissi;
E intenerito il cor del Rè de l’ombre,
Meco trarrotti a riveder le stelle.
O se ciò negherammi empio destino,
Rimarrò teco in compagnia di morte.
A dio Terra, a dio Cielo e Sole, a dio.
Coro di ninfe e pastori
Ahi caso acerbo! Ahi fat’empio e crudele!
Ahi stelle ingiuriose! Ahi cielo avaro!
Non si fidi huom mortale
Di ben caduco e frale,
Che tosto fugge, e spesso
A gran salita il precipizio è presso.
Messaggiera
Ma io, ch’in questa lingua
Hò portato il coltello
C’ha svenata ad Orfeo l’anima amante,
Odiosa ai Pastori et alle Ninfe,
Odiosa a me stessa, ove m’ascondo?
Nottola infausta, il sole
Fuggirò sempre e in solitario speco
Menerò vita al mio dolor conforme.

Sinfonia
Coro de pastori
Chi ne consola, ahi lassi?
O pur, chi ne concede
Ne gl’occhi un vivo fonte
Da poter lagrimar come conviensi
In questo mesto giorno,
Quanto più lieto già tant’hor più mesto?
Oggi turbo crudele
I due lumi maggiori
Di queste nostre selve,
Euridice ed Orfeo,
L’una punta da l’angue,
L’altro dal duol trafitto, ahi lassi, ha spenti.
Coro di ninfe e pastori
Ahi caso acerbo! Ahi fat’empio e crudele!
Ahi stelle ingiuriose! Ahi cielo avaro!
Duoi pastori
Ma dove, ah dove hor sono
De la misera Ninfa
Le belle e fredde membra,
Dove suo degno albergo
Quella bell’alma elesse,
Ch’oggi è partita in su’l fiorir de’giorni?
Andiam Pastori, andiamo
Pietosi a ritrovarle
E di lagrime amare
Il dovuto tributo
Per noi si paghi almeno al corpo esangue.
Coro di ninfe e pastori
Ahi caso acerbo! Ahi fat’empio e crudele!
Ahi stelle ingiuriose! Ahi cielo avaro!

Ritornello

ATTO TERZO

Sinfonia
Orfeo
Scorto da te, mio Nume,
Speranza, unico bene
De gl’afflitti mortali, homai son giunto
A questi mesti e tenebrosi regni
Ove raggio di Sol già mai non giunse.
Tu,mia compagna e duce,
In così strane e sconosciute vie
Reggesti il passo debole e tremante,
Ond’oggi ancora spero
Di riveder quelle beate luci
Che sol’a gl’occhi miei portan il giorno.
Speranza
Ecco l’atra palude, ecco il nocchiero
Che trae l’ignudi spiriti à l’altra riva,
Dove hà Pluton de l’ombr’il vasto impero.
Oltre quel nero stagn’, oltre quel fiume,
In quei campi di pianto e di dolore,
Destin crudele ogni tuo ben t’asconde.
Hor d’uopo è d’un gran core e d’un bel canto.
Io sin qui t’ho condotto, hor più non lice
Teco venir, ch’amara legge il vieta,
Legge scritta col ferro in duro sasso
De l’ima reggia in sù l’orribil soglia,
Ch’in queste note il fiero senso esprime:
“Lasciate ogni speranza, ò voi ch’entrate.”
Dunque se stabilito hai pur nel core
Di porre il piè ne la Città dolente,
Da te me’n fuggo e torno
A l’usato soggiorno.
Orfeo
Dove, ah, dove te’n vai,
Unico del mio cor dolce conforto?
Poiché non lunge homai
Del mio lungo cammin si scopr’il porto?
Perché ti parti e m’abbandoni, ahi, lasso,
Su’l periglioso passo?
Qual bene hor più m’avanza
Se fuggi tu, dolcissima Speranza?
Caronte
O tu ch’innanzi a mort’a queste rive
Temerario te’n vieni, arresta i passi;
Solcar quest’onde ad uom mortal non dassi,
Né può co’morti albergo aver chi vive.
Che? Vuoi forse, nemico al mio signore,
Cerbero trar da le tartaree porte?
O rapir brami sua cara consorte,
D’impudico desire acceso il core?
Pon freno al folle ardir, ch’entr’al mio legno
Non accorò più mai corporea salma
Sì de gl’antichi oltragg’ancor ne l’alma
Serbo acerba memoria e giusto sdegno.

Sinfonia
Orfeo
Possente spirto, e formidabil nume,
Senza cui far passaggio a l’altra riva
Alma da corpo sciolta invan presume;
Non vivo io, nò, che poi di vita è priva
Mia cara sposa, il cor non è più meco,
E senza cor com’esser può ch’io viva?
A lei volt’ho il camin per l’aer cieco
Al inferno non già, ch’ovunque stassi
Tanta bellezza il Paradiso ha seco.
Orfeo son io, che d’Euridice i passi
Segue per queste tenebrose arene,
Ove già mai per huom mortal non vassi.
O de le luci mie luci serene,
S’un vostro sguardo può tornarmi in vita,
Ahi chi niega il conforto a le mie pene?
Sol tu, nobile Dio, puoi darmi aita,
Né temer dei ché sopr’ un aurea Cetra
Sol di corde soavi armo le dita
Contra cui rigid’alma invan s’impetra.
Caronte
Ben mi lusinga alquanto
Dilettandomi il core,
Sconsolato Cantore,
Il tuo piant’e ’l tuo canto.
Ma lunge, ah, lunge sia da questo petto
Pietà, di mio valor non degno effetto.
Orfeo
Ahi, sventurato amante,
Sperar dunque non lice
Ch’odan miei prieghi cittadin d’Averno?
Onde, qual ombra errante
D’insepolto cadavero e infelice,
Privo sarò del Cielo e de l’Inferno?
Così vol empia sorte
Ch’in questo orror di morte
Da te, cor mio, lontano,
Chiami tuo nome invano,
E pregando e piangendo io mi consumi?
Rendetemi il mio ben, tartarei Numi!

Sinfonia

Ei dorme, e la mia cetra,
Se pietà non impetra
Nel indurato core, almen il sonno
Fuggir al mio cantar gl’occhi non ponno.
Su, dunque, a che più tardo?
Temp’è ben d’approdar su l’altra sponda,
S’alcun non è ch’il nieghi,
Vaglia l’ardir se foran van’i prieghi.
È vago fior del tempo
L’occasion, ch’esser dee colta a tempo.

(Qui entra nella barca, e passa cantando)

Mentre versan quest’occhi amari fiumi,
Rendetemi il mio ben, tartarei Numi!

Sinfonia
Coro di spiriti infernali
Nulla impresa per huom si tenta invano,
Né contro a lui più sà Natura armarse:
Ei de l’instabil piano
Arò gl’ondosi campi e’l seme sparse
Di sue fatiche, ond’aurea messe accolse.
Quinci, perché memoria
Vivesse di sua gloria,
La Fama a dir di lui sua lingua sciolse,
Ch’ei pose freno al mar con fragil legno,
Che sprezzò d’Austr’ e d’Aquilon lo sdegno.

Sinfonia

ATTO QUARTO
Proserpina
Signor, quel infelice
Che per queste di morte ampie campagne
Va chiamando Euridice,
Ch’udit’hai pur tu dianci
Così soavemente lamentarsi,
Moss’ha tanta pietà dentr’al mio core
Ch’un’altra volta io torno a porger preghi
Perché il tuo Nume al suo pregar si pieghi.
Deh, se da queste luci
Amorosa dolcezza unqua trahesti,
Se ti piacqu’il seren di questa fronte
Che tu chiami tuo cielo, onde mi giuri
Di non invidiar sua sorte à Giove,
Pregoti per quel foco
Con cui già la grand’alm’Amor t’accese,
Fa ch’Euridice torni
A goder di quei giorni
Che trar solea vivend’in fest’e in canto,
E del miser’Orfeo consola’l pianto.
Plutone
Benché severo ed immutabil fato
Contrasti, amata sposa, i tuoi desiri,
Pur null’homai si nieghi
A tal beltà congionta a tanti prieghi.
La sua cara Euridice
Contra l’ordin fatale Orfeo ricovri.
Ma pria che tragga il piè da questi abissi
Non mai volga ver lei gli avidi lumi,
Che di perdita eterna
Gli fia certa cagion un solo sguardo.
Io così stabilisco. Hor nel mio regno
Fate, ò Ministri, il mio voler palese,
Sì che l’intenda Orfeo
E l’intenda Euridice,
Né di cangiarl’altrui sperar più lice.
Un spirito del coro
O degli abitator de l’ombre eterne
Possente Rè, legge ne fia tuo cenno.
Che ricercar altre cagioni interne
Di tuo voler nostri pensier non denno.
Un altro spirito del coro
Trarrà da quest’orribili caverne
Sua sposa Orfeo, s’adoprerà suo ingegno
Sì che no’l vinca giovenil desio,
Nei gravi imperi suoi sparga d’oblio.
Proserpina
Quali gratie ti rendo
Hor che sì nobil dono
Concedi a preghi miei, Signor cortese?
Sia benedetto il dì che pria ti piacqui,
Benedetta la preda e’l dolc’inganno,
Poi che, per mia ventura
Feci acquisto di te perdendo il sole.
Plutone
Tue soavi parole
D’amor l’antica piaga
Rinfresca nel mio core.
Così l’anima tua non fia più vaga
Di celeste diletto,
Sì ch’abbandoni il marital tuo letto.
Coro di spiriti
Pietade, oggi, et Amore
Trionfan nel’Inferno.
Un spirito del coro
Ecco il gentil cantore
Che sua sposa conduce al ciel superno.

Ritornello
Orfeo
Qual honor di te sia degno
Mia cetra onnipotente,
S’hai nel Tartareo regno
Piegar potuto ogni indurata mente?

Ritornello

Luogo havrai fra le più belle
Imagini celesti,
Ond’al tuo suon le stelle
Danzeranno co’ gir’ hor tard’or presti.

Ritornello

Io per te felice à pieno,
Vedrò l’amato volto,
E nel candido seno
De la mia Donn’ oggi sarò raccolto.
Ma mentre io canto, ohimè, chi m’assicura
Ch’ella mi segua? Ohimè, chi mi nasconde
De l’amate pupille il dolce lume?
Forse d’invidia punte
Le deità d’Averno,
Perch’io non sia qua giù felice à pieno
Mi tolgono il mirarvi,
Luci beate e liete,
Che sol col sguardo altrui bear potete?
Ma che temi, mio core?
Ciò che vieta Pluton, comanda Amore.
A Nume più possente,
Che vince huomini e Dei,
Ben ubidir dovrei.

(Qui si fa strepito dietro la tela.)

Ma che odo? Ohimè lasso!
S’arman forse a miei danni
Con tal furor le furie innamorate
Per rapirmi il mio ben, ed io’l consento?

(Qui si volta Orfeo)

O dolcissimi lumi, io pur vi veggio,
Io pur…Ma qual eclissi, ohimè, v’oscura?
Spirito
Rott’hai la legge, e se’ di grazia indegno.
Euridice
Ahi, vista troppo dolce e troppo amara:
Così per troppo amor dunque mi perdi?
Ed io,misera, perdo
Il poter più godere
E di luce e di vita, e perdo insieme
Te, d’ogni ben più caro, o mio consorte.
Un spirito del coro
Torna a l’ombre di morte,
Infelice Euridice,
Né più sperar di riveder le stelle,
Ch’omai fia sordo a preghi tuoi l’Inferno.
Orfeo
Dove te’n vai, mia vita? Ecco, io ti seguo,
Ma chi me’l nieg’ ohimè? Sogno, ò vaneggio?
Qual occulto poter di questi orrori,
Da questi amati orrori
Mal mio grado mi tragge e mi conduce
A l’odiosa luce?

Sinfonia
Coro di spiriti
È la virtute un raggio
Di celeste bellezza,
Preggio de l’alma ond’ella sol s’apprezza:
Questa di tempo oltraggio
Non tem’ anzi maggiore
Nel’huom rendono gl’anni il suo splendore.
Orfeo vinse l’Inferno e vinto poi
Fù da gl’affetti suoi.
Degno d’eterna gloria
Fia sol colui ch’avrà di sé vittoria.

Sinfonia

Ritornello

ATTO QUINTO
Orfeo
Questi i campi di Tracia, e quest’ è il loco
Dove passomm’ il core
Per l’amara novella il mio dolore.
Poi che non hò più speme
Di ricovrar pregando,
Piangendo e sospirando
Il perduto mio bene,
Che posso io più se non volgermi à voi,
Selve soavi, un tempo
Conforto a miei martir, mentr’ al ciel piacque,
Per farvi per pietà meco languire
Al mio languire?
Voi vi doleste, o monti, e lagrimaste,
Voi sassi, al dipartir del nostro sole,
Et io con voi lagrimerò mai sempre,
E mai sempre darommi, ahi, doglia, ahi, pianto!
Eco
… hai pianto!
Orfeo
Cortese Eco amorosa,
Che sconsolata sei,
E consolar mi voi ne dolor miei,
Benché queste mie luci
Sien già per lagrimar fatte due fonti,
In così grave mia fera sventura
Non ho pianto però tanto che basti.
Eco
… basti!
Orfeo
Se gl’occhi d’Arg’ havesti,
E spandessero tutti un mar di pianto,
Non fora il duol conforme a tanti guai.
Eco
… ahi!
Orfeo
S’hai del mio mal pietade, io ti ringrazio
Di tua benignitade.
Ma mentr’ io mi querelo,
Deh, perché mi rispondi
Sol con gl’ultimi accenti?
Rendimi tutti intègri i miei lamenti.
Ma tu, anima mia, se mai ritorna
La tua fredd’ ombra à quest’ amiche piaggie,
Prendi da me queste tue lodi estreme,
C’hor a te sacro la mia cetra e’l canto,
Come a te già sopra l’altar del core
Lo spirto acceso in sacrifizio offersi.
Tu bella fusti e saggia, e in te ripose
Tutte le gratie sue cortese il Cielo,
Mentre ad ogn’altra de suoi don fu scarso.
D’ogni lingua ogni lode a te conviensi,
Ch’albergasti in bel corpo alma più bella,
Fastosa men quanto d’honor più degna.
Hor l’altre donne son superbe e perfide
Vêr chi le adora, dispietate, instabili,
Prive di senno e d’ogni pensier nobile,
Ond’a ragion opra di lor non lodasi.
Quinci non fia già mai che per vil femina
Amor con aureo stral il cor trafiggami.

Sinfonia
Apollo
(discende in una nuvola cantando)
Perch’ a lo sdegno e al dolor in preda
Così ti doni, ò figlio?
Non è, non è consiglio
Di generoso petto
Servir al proprio affetto.
Quinci biasmo e periglio
Già sovra star ti veggio,
Onde movo dal Ciel per darti aita.
Hor tu m’ascolta e n’havrai lode e vita.
Orfeo
Padre cortese, al maggior uopo arrivi,
Ch’a disperato fine
Con estremo dolore
M’havean condotto già sdegn’ ed Amore.
Eccomi dunque attento a tue ragioni,
Celeste padre, hor ciò che vuoi m’imponi.
Apollo
Troppo, troppo gioisti
Di tua lieta ventura,
Hor troppo piagni
Tua sorte acerba e dura. Ancor non sai
Come nulla qua giù diletta e dura?
Dunque se goder brami immortal vita,
Vientene meco al Ciel, ch’a sé t’invita.
Orfeo
Sì, non vedrò più mai
De l’amata Euridice i dolci rai?
Apollo
Nel Sole e nelle stelle
Vagheggerai le sue sembianze belle.
Orfeo
Ben di cotanto padre sarei non degno figlio
Se non seguissi il tuo fedel consiglio.
Apollo e Orfeo
Saliam cantando al cielo
Dove ha virtù verace
Degno premio di sé, diletto e pace.

Ritornello
Coro di ninfe e pastori
Vanne Orfeo, felice a pieno,
A goder celeste honore
Là ’ve ben non mai vien meno,
Là ’ve mai non fù dolore,
Mentr’ altari, incensi e voti
Noi t’offriam lieti e devoti.

Ritornello

Così và chi non s’arretra
Al chiamar di Nume eterno,
Così gratia in Ciel impetra
Chi qua giù provò l’Inferno;
E chi semina fra doglie
D’ogni gratia il frutto coglie.

Ritornello

Moresca


(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro all Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 19 settembre 2009

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