Glossario



Andante in fa maggiore per organo meccanico, K 616

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
Composizione: Vienna, 4 maggio 1791
Edizione: Artaria, Vienna 1791

Guida all'ascolto (nota 1)

Nella vasta e multiforme attività musicale mozartiana non potevano mancare i pezzi per organo, o strumenti consimili, anche se queste composizioni, che sono soltanto tre non considerando il frammento dell'Adagio K. 617, non presentano elementi di grande importanza sotto il profilo dell'originalità creatrice. Infatti la Fantasia in fa minore K. 594, l'Andante in fa maggiore K. 616 e la Fantasia in fa minore K. 608, sono dettate da motivi contingenti e considerate dallo stesso Paumgartner, studioso e ammiratore di Mozart, come testimonianze drammatiche dello stato di miseria in cui versava tra la fine del 1790 e i primi mesi del 1791 il grande musicista, sempre più solo ed emarginato dalla società detentrice del potere. Oberato di debiti e in mezzo a difficoltà economiche di ogni genere (nell'ottobre del 1790 Mozart vendette tutta l'argenteria che gli era rimasta in casa per recarsi a Francoforte sul Meno in occasione della festa di incoronazione di Leopoldo II, il quale aveva invitato ufficialmente solo i musicisti Salieri e Umlauf) l'artista fu incaricato da un certo conte Deym, collezionista di oggetti preziosi e rari, di scrivere una serie di pezzi per organo meccanico, detto anche ad orologeria, che richiamava in quel tempo la curiosità della ricca borghesia viennese. Il musicista, che prorio in quel periodo era stato invitato dal direttore dell'Opera italiana di Londra, O' Reilly a recarsi per sei mesi in Inghilterra e a scrivere due opere con un compenso di 300 sterline (il viaggio e il progetto andarono in fumo), non ebbe difficoltà a soddisfare la bizzarra ordinazione di Deym. Sono pezzi scritti per necessità, ma vale la pena di ricordare che essi appaiono in un momento inventivo tutt' altro che in via di esaurimento, se si considera che il 1791 è l'anno di due opere teatrali, Il flauto magico e La clemenza di Tito, dei due Quintetti per archi K. 613 e K. 614, del Concerto per clarinetto K. 622, del mottetto Ave verum corpus per voci soliste, archi e organo e dell'ultima pagina della partitura del Requiem con le otto misteriose battute del "Lacrymosa", che troncano il respiro affannoso del musicista morente.

L'Andante K. 616, noto anche come Rondò, presenta un virtuosismo adatto ad uno strumento meccanico e si basa su un tema unico modulato nelle tonalità di si bemolle, la minore, fa minore, la bemolle, secondo una serie di variazioni che conferiscono una impronta patetica alla linea espressiva. Il pezzo si conclude con una stretta brillante, in cui il tema viene riesposto depurato di ogni suo ornamento e abbellimento, in un clima di dolcezza accordale.


(1) Testo tratto dal progrmma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma Auditorio di Via della Concliazione, 22 gennaio 1988

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Ultimo aggiornamento 22 maggio 2014
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