Glossario



Concerto n. 2 in mi bemolle maggiore per corno e orchestra, K 417

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro maestoso (mi bemolle maggiore)
  2. Andante (si bemolle maggiore)
  3. Rondò (mi bemolle maggiore)
Organico: corno solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: Vienna, 27 maggio 1783
Edizione: Andrè, Offenbach 1802
Scritto per il cornista Joseph Ignaz Leutgeb

Guida all'ascolto (nota 1)

Nel periodo viennese legato alla sua attività di virtuoso del pianoforte (tra il 1782 e il 1786 nascono non meno di quindici importanti «Concerti per pianoforte») Mozart scrisse i quattro «Concerti per corno e orchestra» e precisamente il K. 412 in re maggiore, il K. 417 in mi bemolle maggiore, il K. 447 in mi bemolle maggiore e il K. 495 in mi bemolle maggiore. Essi, insieme al Quintetto concertante per corno e archi K. 407 in mi bemolle, furono composti per Ignazio Leutgeb, che era un valente strumentista salisburghese che il padre di Mozart aveva aiutato finanziariamente «a comprare a credito una casetta, piccola come un guscio di chiocciola, con licenza di caseificio» in un sobborgo di Vienna. Leutgeb nutriva una profonda ammirazione per Mozart, ma questi, pur stimandolo come cornista, lo considerava un ignorante e un superficiale, come è documentato in alcune frasi scritte dallo stesso compositore sul frontespizio delle partiture dei Concerti per corno.

Ad esempio, proprio sul frontespizio del secondo concerto, che apparve il 27 maggio 1783 a Vienna, è scritto: «A. Mozart ha avuto pietà di quell'asino, bue e pazzo di Leutgeb». Mentre a margine del rondò del concerto in re maggiore sono così annotate le pene del povero cornista: «Adagio a lei signor asino, animo, presto, coraggio, oh che stonatura! oh che seccatura! respira un poco, avanti, avanti porco infame, oh maledetto! bravo, ah trillo di pecore, finisci?, grazie al ciel, basta, basta!». Leutgeb accettava di essere strapazzato in questo modo e tollerava docilmente gli scherzi di Mozart, contento di poter suonare quella musica scritta appositamente per lui, soprattutto perché si adattava in maniera superba al carattere dello strumento. Certo questi lavori non raggiungono il livello dei concerti per pianoforte, ma si lasciano ammirare per l'ampia linea melodica, il brio virtuosistico e la vivacità dei tempi finali, sul tipo delle cacce in sei ottavi. Per questa ragione tali concerti restano tra i pezzi fondamentali e più diffusi nel repertorio dei suonatori di corno.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Basilica di Massenzio, 22 agosto 1972

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Ultimo aggiornamento 24 aprile 2013
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