Glossario



Concerto n. 1 in si bemolle maggiore per fagotto, K1 191 (K6 186e)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (si bemolle maggiore)
  2. Andante ma Adagio (fa maggiore)
  3. Rondò. Tempo di Minuetto (si bemolle maggiore)
Organico: fagotto solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, 4 giugno 1774
Edizione: Andrè, Offenbach 1805
Dedica: scritto per Melchior Sandmayr

Guida all'ascolto (nota 1)

Sull'autografo di questo concerto oggi andato perduto, un amico di Mozart affermò di aver letto queste parole di mano stessa del Maestro: «A Salisburgo il 4 giugno 1774»; e il carattere dell'opera sembra confermare questa attribuzione cronologica. Si tratta di un'opera che risale a quel periodo della vita mozartiana che si colloca tra l'aprile e il settembre 1774 durante il quale il musicista si soffermò nella sua città riprendendo il posto al servizio dell'arcivescovo Colloredo. Un periodo di cui i documenti dicono assai poco e che si concluse con il viaggio a Monaco dedicato alla prima rappresentazione della Finta Giardiniera e che Mozart trascorse, come narra il De Saint Foix, dedicandosi alle normali occupazioni professionali e dividendo il suo tempo tra la composizione e i doveri del suo ufficio. Si tratta è vero di un periodo biograficamente povero di avvenimenti, che però ebbe un peso non indifferente almeno nel senso della conquista di nuovi moduli linguistici, essendo stato dedicato all'apprendimento della lezione dei due grandi musicisti «galanti» contemporanei, Franz Joseph Haydn e Philipp Emmanuel Bach, le cui musiche giunsero a Mozart per il tramite del fratello di Haydn, Michele, che si trovava a Salisburgo anche lui al servizio dell'Arcivescovo.

«All'antico stile (quello nel quale si era espresso fino ad allora - NdR) preciso e serrato che aveva come elemento fondamentale la conquista dell'espressione fino nelle più riposte sfumature - scrive ancora il De Saint Foix - succede uno stile assai più largo e brillante dove l'espressione, in luogo di rifugiarsi nei particolari, si estende a tutto l'insieme dei pezzi dando loro, ad esempio, un senso generale di gaiezza, d'ardore vigoroso o di malinconia ma senza che questi sentimenti siano analizzati, approfonditi e interpretati con la penetrante esattezza di linguaggio delle sinfonie e delle sonate che pur li precedono di poco». Salvo, è necessario aggiungere, mescolare nei successivi altissimi esiti della maturità le scoperte linguistiche «galanti» di cui si parla con le reminiscenze ancora barocche della fanciullezza in una unità espressiva davvero ineguagliabile.

Ma fermiamoci a questo punto per dire come questo Concerto per fagotto e orchestra sia appunto un tipico concerto «galante» in stile concertante, nel quale l'elemento virtuosistico ha il sopravvento e nel quale sarebbe inutile ricercare la presenza di una particolarmente ricca problematica musicale od espressiva salvo forse «l'impressione - come nota l'Einstein - che le finestre siano state aperte all'improvviso e che un soffio d'aria pura inondi il locale». La composizione si suddivide nei tre tradizionali tempi del concerto con strumento solista. Il primo tempo si apre con un grande preludio nel quale vengono esposti i due soggetti dell'intero movimento seguiti da un lungo ritornello; due soggetti che in seguito passeranno, come vuole la tradizione, ad arricchire il dialogo tra il «solo» e i «tutti». Vi è da notare come in questo primo movimento sia presente una grande influenza di Joseph Haydn nella cura tutta particolare data alla elaborazione tematica ohe prende il posto di quella più libera fantasia che caratterizzava le opere mozartiane precedenti e nei numerosi pezzi in stile imitativo. L'Andante ma adagio si ricorda soprattutto per un'evidente intento di ricerca espressiva: si tratta di una delle tipiche malinconiche pagine mozartiane pure ancora una volta evidentemente influenzata dai moduli «galanti» ancora presentì nei numerosi passaggi «imitativi». Ancora «galante» il finale il cui tema più sviluppato è un vero e proprio minuetto in due parti.

Gian Filippo De' Rossi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 aprile 1971

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Ultimo aggiornamento 15 marzo 2013
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