Glossario



Concerto per due pianoforti n. 10 in mi bemolle maggiore, K1 365 (K6 316a)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (mi bemolle maggiore)
  2. Andante (si bemolle maggiore)
  3. Rondò. Allegro (mi bemolle maggiore)
Organico: 2 pianoforti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, 15 Gennaio - 23 Marzo 1779
Prima esecuzione privata: Vienna, casa Auernhammer, 23 Novembre 1781
Prima esecuzione pubblica: Vienna, nell'Augarten Theater, 26 Maggio 1782
Edizione: Andrè, Offenbach 1800

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Mozart scrisse il doppio Concerto in mi bemolle per sé e la sorella Nannerl nel marzo 1779, poco dopo il suo ritorno da Parigi. Il lavoro, unico del genere, è accostabile alle Sonate per due pianoforti o per pianoforte a quattro mani, per lo spiccato carattere di virtuosismo competitivo che lo anima, per la sensualità e brillantezza sonora della scrittura, per l'intensa vitalità concertante che circola nei rapporti tra i due strumenti solisti e tra questi e l'orchestra. L'imponenza del primo movimento, che nello sviluppo si colora di tinte cupe, dovette risuonare esaltata agli orecchi degli ascoltatori viennesi grazie a una successiva, e purtroppo perduta, rielaborazione della partitura, arricchita di clarinetti, trombe e timpani. Ma anche nella sua più dimessa veste orchestrale originaria, il Concerto appare come un prodigio di sensibilità timbrica, soprattutto nelle introduzioni al primo e al secondo tempo, dove il modesto schieramento dei fiati, tipico del normale organico settecentesco (oboi, fagotti e corni in coppie) non potrebbe venire utilizzato con varietà e fantasia maggiori. Come spesso, anche qui Mozart sembra giocare le sue carte migliori nel Rondò finale, strutturato su un tema ricorrente dall'incipit in "levare" (insolita e in verità poco mozartiana civetteria ritmica: Wolfgang evidentemente respirava ancora l'aria di Parigi) e dalle mosse d'una disinvolta eleganza mondana che tuttavia non riesce a dissimulare un tenero empito lirico: il quale traboccherà nella conciliazione degli episodi secondari e in tutta la parte conclusiva, dove il motivo, prima di sfociare nella cadenza e nell'ultima, squillante ripresa, si discioglie in progressioni cariche di intenso pathos.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Fu composto nel marzo 1779 a Salisburgo, poco dopo il rientro dal lungo viaggio che aveva portato Mozart a Mannheim, a Parigi e a Monaco. Destinatari del concerto la sorella Nannerl e l'autore stesso che lo eseguirono spesso insieme. Mozart tornò a suonarlo anche dopo il trasferimento a Vienna aggiungendovi clarinetti, trombe e timpani (la partitura riveduta è oggi perduta). Opera di notevole freschezza, ma anche profondamente matura, è di grande interesse per il rapporto che stabilisce fra i due solisti e fra questi e l'orchestra. È un problema che Mozart affrontò una seconda volta subito dopo, con la Sinfonia concertante K. 364 per violino e viola, scritta in estate. Forse nel Concerto per due pianoforti non si giunge ancora alla approfondita distinzione di ruoli della Sinfonia concertante, ma il dialogo fra i due pianoforti è vivacissimo e ricco di fantasia, portando su un piano assai elevato lo stile piacevolmente mondano proprio delle composizioni del periodo salisburghese. L'Andante è simile a un duetto operistico delicatamente ornato col da capo. Il Rondò include un drammatico passaggio nei modi minori, uno sviluppo sinfonicamente impegnato del tema principale e una elaborata cadenza.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

La letteratura per due o più strumenti a tastiera (cembalo, organo e infine pianoforte) con o senza accompagnamento orchestrale, fiorisce in tutt'Europa in coincidenza con la stagione alta dello stile galante, che fa esplodere la vecchia struttura del concerto grosso utilizzandone gli elementi concertanti in un nuovo spirito di amabile e piana "conversazione" contenente in sé i germi dell'imminente antagonismo drammatico, proprio allo "stile classico" di Vienna. Intorno agli anni 70, compositori e cembalisti alla moda come J. Ch. Bach, Wagenseil, Schubert, Schröter e altri erano affaccendati a produrre concerti per due o più strumenti, richiestissimi dagli editori e dai dilettanti.

Il passo decisivo in questo senso verrà compiuto da Mozart col secondo concerto in mi bemolle. Nessuna remora di natura tecnica intralciò il compositore, che destinò espressamente il lavoro alla propria attività di concertista virtuoso in duo con la sorella Nannerl, che non gli era da meno. Invero il K. 365 sta al precedente fratello K. 242, come la sgargiante corolla sta al fiore in boccio: i limiti spirituali e strutturali determinati da un genere musicale di "consumo" vengono qui travolti da una grandiosità di concezione, da una ricchezza inventiva, da una serietà d'impegno creativo che apparentano il concerto alle ancora più grandi Sinfonie concertanti per violino e viola (K. 364) e per quattro fiati (K. Ann. 9) entro le quali cronologicamente è situato. L'assoluta parità di trattamento di cui beneficiano i due pianisti, dopo il brillante "exploit" del primo tempo s'intensifica con l'Andante nel fine cesello di un colloquio tanto intimo e delicato da postulare quella profonda affinità di attitudine interpretativa che in effetti sussisteva tra Wolfgang e Nannerl. Anche nel Finale la festevolezza suona tutta interiorizzata in virtù della sottile malinconia che s'insinua nel motivo principale facendone un tipico "tema di congedo" mozartiano, nonché della drammatica concitazione dell'episodio centrale in do minore.

Giovanni Carli Ballola


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 2 Aprile 1989
(2) Testo tratto dal Repertorio di musica sinfonica a cura di Piero Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 25 febbraio 1981

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Ultimo aggiornamento 1 luglio 2016
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