Glossario



Concerto per pianoforte n. 12 in la maggiore, K1 414 (K6 385p)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (la maggiore)
  2. Andante (re maggiore)
  3. Allegretto (la maggiore)
Organico: pianoforte solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: Vienna, Ottobre 1782
Prima esecuzione: Vienna, Burgtheater, 22 Marzo 1783
Edizione: Artaria, Vienna 1785

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Secondo la tesi di Alfred Einstein, che ha trovato riscontro in altri illustri studiosi mozartiani, il Concerto in la maggiore K 414 venne scritto in realtà prima degli altri due: lo testimoniano tanto l'edizione di Artaria del 1785, che pubblicò il concerto come «primo dell'op. IV», quanto la data di composizione del Rondò K 386 (19 ottobre 1782), scritto da Mozart proprio per il Concerto K414 e poi sostituito dall'Allegretto. Si tratta in ogni caso di una delle pagine per le quali lo stesso Mozart nutriva particolare predilezione.

L'Allegro iniziale ha una ricca esposizione orchestrale della quale ricordiamo almeno tre motivi: il tema principale, un delicato "sorriso musicale" esposto dai violini, il tema secondario, reso marziale dal ritmo puntato in oboi e corni, e il secondo tema vero e proprio, timido ed esitante nei violini, sostenuti dal pizzicato di celli e bassi. Il solista conduce la sua esposizione con regolarità, senza strafare e senza particolari virtuosismi; la difficoltà tecnica di questa pagina infatti non va oltre quella richiesta a un ottimo dilettante (dell'epoca, naturalmente). Interessante invece è la sezione di sviluppo che si apre con un nuovo motivo, in note ribattute, elaborato dal pianoforte, culminante in un intenso episodio in fa diesis minore. La ripresa è regolare e culmina nella cadenza del solista.

Il tema principale dell'Andante è un ulteriore omaggio a Johann Christian Bach, del quale Mozart cita l'incipit dell'ouverture La calamità dei Cuori: il motivo, raccolto e solenne, viene esposto «sottovoce» dagli archi, in un clima musicale di ispirazione quasi religiosa. La seconda idea melodica viene presentata dai violini primi e sostenuta dalle note ribattute dei violini secondi e delle viole e dalle lunghe note dei fiati. Preceduto da una pausa generale, il pianoforte si appropria del tema e lo varia con sapienza e con gusto, prima di esporre un nuovo tema, dolcissimo e sognante, che ci sembra un'anticipazione di atmosfere musicali incantate proprie della maturità mozartiana. Dopo la ripresa della seconda idea melodica, un breve episodio di sviluppo motivico precede la ripresa del tema principale affidata al pianoforte e la consueta cadenza del solista.

Il carattere spensierato dell'Allegretto conclusivo è dovuto alla sua ricchezza tematica; il refrain è formato da tre idee melodiche distinte: uno spunto sbarazzino dei violini, una sinuosa linea degli archi all'ottava e una melodia cadenzante dei violini sopra il ribattuto dei bassi. Gli episodi solistici si alternano alle ripetizioni (parziali) del refrain con naturale scorrevolezza: il primo è brillante e ritmico, il secondo è interamente basato sull'elaborazione della seconda idea del tema principale, il terzo è costruito su un nuovo motivo presentato dal pianoforte e subito ripreso con gioia dai violini in re maggiore, il quarto, analogamente al secondo, prende spunto dalla seconda idea del tema principale.

Alessandro De Bei

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il vertice della produzione pianistica mozartiana degli anni di Vienna (1781-1791) è concentrato nei 17 concerti per pianoforte che restano uno dei momenti più significativi della personalità creatrice di questo straordinario compositore. Nei primi concerti per pianoforte Mozart tende ad evidenziare maggiormente il ruolo dello strumento solista, pur non trascurando la funzione dell'orchestra sotto il profilo timbrico e ritmico. Lo stesso musicista, in una lettera al padre del 28 dicembre 1782, scrisse in questi termini a proposito dei primi concerti viennesi: «I concerti sono una via di mezzo tra il troppo difficile e il troppo facile; sono molto brillanti e piacevoli all'udito, naturalmente senza cadere nella vuotaggine. Qua e là anche i conoscitori possono ricevere una soddisfazione, ma in modo che i non conoscitori devono essere soddisfatti, senza sapere perché». Negli anni successivi il linguaggio dei concerti per pianoforte si fa più intimo e riflessivo e il rapporto tra strumento solista e orchestra assume toni più elaborati e raffinati. Tale evoluzione si può cogliere nelle diverse fasi della produzione concertistica: nel 1782-'83 Mozart scrisse tre concerti per pianoforte (K. 413, K. 414, K. 415), nel 1784 ne compose sei (K. 449, K. 450, K. 453, K. 456, K. 459) nel 1785-'86 apparvero tre concerti per ciascun anno (K. 466, K. 467, K. 482, K. 488, K. 491 e K. 503). Negli ultimi cinque anni della sua vita Mozart scrisse soltanto due concerti per pianoforte, il K. 537, e K. 595, con cui il 4 marzo 1791 si congedò come pianista dal pubblico di Vienna.

Il Concerto in la maggiore K. 414 è articolato in tre tempi e per ognuno di essi Mozart scrisse la cadenza, improntata ad uno stile di misurato virtuosismo. L'Allegro iniziale viene esposto da un tema piacevolmente discorsivo degli archi, in preparazione dell'intervento del pianoforte in un ruolo elegantemente dialogante. Dopo lo sviluppo del primo tema e il ritornello si delinea una seconda frase e successivamente una variante di essa, nel contesto di un equilibrato accompagnamento orchestrale. L'Andante, delicato ed espressivo nella sua linea melodica, vuole essere un omaggio a Christian Bach, un autore molto stimato da Mozart: infatti sembra che il tema dell'Andante si richiami ad una figurazione musicale contenuta in una ouverture londinese del figlio di Bach. Anche in questo movimento c'è la cadenza solistica prima della ripresa del "tutti". L'Allegretto finale, o più esattamente rondò, è punteggiato da un discorso fresco e spigliato tra il pianoforte e il gruppo strumentale, sino a toccare quell'allure leggera e tonificante, tipica dell'inventiva mozartiana.


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 257 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 14 dicembre 1990

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Ultimo aggiornamento 25 novembre 2011
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