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Concerto per pianoforte n. 26 in re maggiore, K. 537 "Krönungs-Konzert"

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (re maggiore)
  2. Larghetto (la maggiore)
  3. Allegretto (re maggiore)
Organico: pianoforte, flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Vienna, 24 febbraio 1788
Prima esecuzione: Dresda, Redoutensaal, 14 aprile 1789
Edizione: Andrè, Offenbach 1794

Guida all'ascolto (nota 1)

Ventuno concerti per pianoforte e orchestra, più uno per tre pianoforti e orchestra, un altro per due pianoforti e orchestra e un rondò per pianoforte e orchestra, rispettivamente K. 242, 365 e 352, rappresentano la summa della produzione strumentale e pianistica di Mozart e in essi si avverte l'evoluzione dello stile da concerto del salisburghese, che passa da una libera forma sinfonica, dove lo strumento solista svolge un ruolo brillante e virtuosistico, ad un linguaggio sonoro più intimo e raccolto nell'ambito di un rapporto più misurato ed equilibrato tra il pianoforte e l'accompagnamento orchestrale. Del resto lo stesso Mozart espresse in una lettera che porta la data del 28 dicembre 1782 le sue idee sul modo di concepire i concerti per pianoforte e orchestra della prima maniera. «I concerti - egli scrive a suo padre - sono una via di mezzo fra il troppo difficile e il troppo facile, sono molto brillanti e piacevoli all'udito, naturalmente senza cadere nello stravagante e nella vuotaggine! Qua e là anche gli intenditori possono ricevere una soddisfazione, ma in modo che i non intenditori devono rimanere soddisfatti, senza sapere perché». Negli anni successivi egli approfondì e arricchì la struttura tecnica del concerto, conferendo all'orchestra una personalità timbrica più spiccata, pur lasciando intatte allo strumento solista le fioriture, le variazioni e le cadenze tipiche della parte pianistica. In tal modo l'antico concerto da salotto cambia non tanto nella forma, quanto nello spirito della musica in esso racchiuso. A questa linea espressiva si attengono i Concerti in la maggiore K. 488, in do minore K. 491 e in do maggiore K. 503, scritti tutti e tre nel 1786, nello stesso periodo in cui l'autore era alle prese con la composizione delle Nozze di Figaro (non per nulla il Concerto in do minore, completato il 24 marzo 1786 ed eseguito per la prima volta a Vienna dallo stesso Mozart il 7 aprile successivo reca il numero Kòchel immediatamente precedente a quello delle "Nozze").

Non meno indicativi dello stile mozartiano sono i due concerti per pianoforte e orchestra scritti dal musicista negli ultimi cinque anni di vita: il Concerto in re maggiore K. 537, composto nel 1788 per l'incoronazione di Leopoldo II a Francoforte e il Concerto in si bemolle maggiore K. 595, eseguito in pubblico a Vienna il 4 marzo 1791, con lo stesso autore al pianoforte, in una inconsapevole serata di addio come virtuoso del suo strumento prediletto. Il Concerto K. 537, conosciuto anche come "Concerto dell'incoronazione", è tra i più brillanti e imprevedibili per la varietà delle invenzioni tematiche. Ad esempio, il primo movimento (Allegro) è costituito da tre temi ben distinti, enunciati dai violini: il primo spigliato, il secondo spiritoso e il terzo molto cantabile. Con l'entrata del solista, che ripropone il primo tema, ci si aspetta di riascoltare gli altri temi; invece il pianoforte indica una nuova frase, fertile di cromatismi in un gioco di modulazioni. È interessante osservare come nello sviluppo Mozart punti la sua attenzione su un piccolo inciso secondario, ritmicamente vivace, con cui si era chiusa l'esposizione orchestrale. Solo nella successiva riesposizione si avrà l'allineamento ordinato dei vari temi.

Regolare nella sua impostazione classicistica è il Larghetto in la maggiore, diviso in tre parti: una prima esposta in prevalenza dal pianoforte; una seconda intrisa di lirismo sulle tranquille punteggiature dei soli archi, ai quali si aggiunge alla fine il fagotto; una terza parte intesa come ripetizione della prima. L'Allegretto finale raggruppa tre temi (i primi due enunciati dal pianoforte), collegati fra di loro secondo la tecnica dei rondò e dell'allegro di sonata. L'Allegretto si distingue per lo stile e per la scrittura tendente ad evidenziare le qualità del solista, lontano da ogni ombra preromantica e da certi slanci passionali, pur presenti in altri Concerti per pianoforte e orchestra e nella coeva Sinfonia in sol minore.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Piazza del campidoglio, 11 luglio 1986

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Ultimo aggiornamento 10 gennaio 2013
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