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Concerto n. 4 in re maggiore per violino e orchestra, K 218

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (re maggiore)
  2. Andante cantabile (la maggiore)
  3. Rondò. Andante grazioso (re maggiore)
Organico: violino solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, ottobre 1775
Edizione: Andrè, Offenbach 1807

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Mozart scrisse cinque Concerti per violino e orchestra, tutti nel periodo compreso fra l'aprile e il dicembre 1775, quando il musicista diciannovenne si trovava alla corte dell'arcivescovo di Salisburgo. Sono il Concerto in si bemolle maggiore K. 207 terminato il 14 aprile; in re maggiore K. 211 terminato il 14 giugno; in sol maggiore K. 216 terminato il 12 settembre; in re maggiore K. 218 terminato nell'ottobre; in la maggiore K. 219 concluso il 20 dicembre. Ciò che è più importante rilevare sta nel fatto che questi Concerti per violino e orchestra risentono l'influenza della musica italiana e di certi analoghi modelli che recano la firma di Nardini, Tartini e Boccherini, autori che Mozart certamente aveva ascoltato nel corso del suo viaggio in Italia avvenuto qualche anno prima e che avrebbe inciso profondamente sulla evoluzione dell'arte del musicista salisburghese. Infatti vi si notano uno stile virtuosistico particolarmente spiccato e una piena valorizzazione delle qualità timbriche del violino, che sono caratteristiche molto diffuse della scuola violinistica italiana del Settecento di derivazione barocca. Totalmente mozartiani sono però la fantasia, la scioltezza con cui si dispone la materia musicale, l'equilibrio formale che trova stimolo e ragione d'essere in un sottile gioco di variazioni sviluppate con magistrale mano di artista, capace di infondere il tocco della spontaneità a tutto quello che affronta. Il musicista dispiega sonorità squillanti, episodi di sottile umorismo e abbandoni sensuali, il tutto accompagnato da quell'ambiguo sorriso che distingue la creatività mozartiana sin dall'epoca giovanile.

Un esempio in tal senso è racchiuso nel Concerto in re maggiore, il cui Allegro iniziale costituisce come un preludio articolato in due temi ben distinti e seguiti dal ritornello. Il primo tema è ripreso.dal solista, che poi sviluppa una frase più propriamente violinistica con coloriture virtuosistiche. Dopo un richiamo al secondo tema si giunge alla prima cadenza dello strumento solista che utilizza, rielaborati e variati in diverse modulazioni, i frammenti tematici introduttivi sino alla ripresa del dialogo con l'orchestra, comprendente anche i due ritornelli del primo e del secondo tema, tra i quali si inserisce un'altra cadenza facoltativa. L'Andante in la poggia essenzialmente sull'a solo del violino solista, sorretto con discrezione dall'orchestra, quasi timorosa di sciupare la poetica espressività del canto melodico. Nel Rondò conclusivo il violino solista si espande con libertà di accenti e di movimenti e con suoni elegantemente arabescati: si passa da un Andante grazioso annunciato subito dal violino ad un Allegro ma non troppo dal ritmo leggero e scanzonato per giungere all'Allegretto, così piacevolmente gioioso e ricco di un charme musicale di straordinaria finezza tutta mozartiana. L'orchestra gioca un ruolo di semplice supporto, senza ombra di elaborazióne tematica e contrappuntistica.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Affine al precedente nell'impostazione formale e nell'ispirazione è il Concerto in re maggiore K. 218: anche questo s'impone per la bellezza delle idee melodiche e per lo sfruttamento sicuro e brillante delle possibilità tecniche ed espressive del violino.

Le numerose idee tematiche dell'Allegro, presentate già in parte nell'ampia Esposizione orchestrale, sembrano proliferare l'una dall'altra ininterrottamente. A un tema marziale ritagliato sui suoni della triade, dal taglio incisivo ed energico, fanno seguito motivi di diverso carattere: idee placidamente scorrevoli, oppure spigolose nei bruschi salti di registro, o ancora lineari ma increspate da inflessioni cromatiche.

Nobiltà d'ispirazione caratterizza il movimento centrale, un Andante cantabile in forma-sonata priva di Sviluppo: il movimento consiste in una melodia pressoché ininterrotta del solista, che si abbandona a una cantabilità pura e ispirata raggiungendo le vette di un altissimo lirismo.

Il terzo movimento è un Rondeau che alterna un ritornello in tempo Andante grazioso, una melodia elegante e garbata, a una serie di episodi in tempo Allegro ma non troppo dal carattere più brillante. Come nel Rondeau del Concerto K. 216, l'episodio centrale è imperniato su temi di sapore popolare: un primo motivo di danza e un secondo, una sorta di musette con tanto di bordone, che è anch'esso un ballo strasburghese.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 27 aprile 1990
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 100 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 10 febbraio 2014
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