Glossario



Divertimento "Gran Trio", K 563

in mi bemolle maggiore per archi

Musica:
Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (mi bemolle maggiore)
  2. Adagio (la bemolle maggiore)
  3. Minuetto e trio. Allegro (mi bemolle maggiore)
  4. Andante (si bemolle maggiore)
  5. Minuetto e trio. Allegretto (mi bemolle maggiore)
  6. Allegro (mi bemolle maggiore)
Organico: violino, viola, violoncello
Composizione: Vienna, 27 settembre 1788
Edizione: Artaria, Vienna 1792

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nel genere del trio d'archi Mozart ha lasciato un'unica opera ed è il Divertimento in mi bemolle maggiore K. 563, scritto nel settembre del 1788 e dedicato al suo creditore, Michael Puchberg. Tutti i musicologi sono concordi nel ritenere questo Divertimento per trio d'archi un autentico capolavoro per la ricchezza del'invenzione armonica e contrappuntistica e per varietà espressiva del gioco tematico. Tale è l'opinione del De Saint-Foix, il quale nel suo libro su Mozart parla del Divertimento K. 563 come «de l'un grands chefs-d'oeuvre de la musique de chambre»; ma anche Aloys Greither e Charles Rosen sono dello stesso avviso e nelle loro monografie mozartiane dedicano parole elogiative alla qualità musicale dei sei tempi del Divertimento. In particolare l'americano Rosen nel suo recente volume sullo «Stile classico», concentrato sulla triade Haydn-Mozart-Beethoven, scrive testualmente: «Questo Trio di Mozart non è paragonabile a nessun'altra opera scritta per lo stesso organico e costituisce invece un interessante precursore degli ultimi quartetti di Beethoven, particolarmente per il trasferimento della forma del divertimento, con due movimenti di danza e due movimenti lenti uno dei quali è un tema con variazioni), nell'ambito della musica da camera, rendendo estremamente intimo ciò che vi era di più pubblico, e, come farà Beethoven in molti dei brevi movimenti lenti intermedi delle sue ultime composizioni cameristiche, trasfigurando l'elemento 'popolare' senza perderne di vista le origini. Nel Divertimento mozartiano la sintesi della scrittura 'dotta' a tre parti e la freschezza popolare si fondono senza ambiguità e senza sforzo ».

Il primo Allegro inizia sotto voce su un unisono dei tre strumenti; alla terza misura si apre un gioco di imitazioni, prima tra violino e violoncello e poi tra viola e violino, con un brillante ritornello ccncertante, al quale prendono parte tutti e tre gli strumenti. L'intero movimento, quindi, si snoda con ampiezza di sviluppo e tra modulazioni armonicamente e ritmicamente ardite, con cambiamento di tonalità e inserimento anche di un tempo fugato, in attesa che l'Allegro si concluda con delicatezza di accenti, su disegni melodici del violino. Segue l'Adagio in la bemolle, contrappuntato da passaggi ornamentali di sorprendente gusto armonico, in una visione di equilibrata concertazione tra violino, viola e violoncello e improntato ad un sentimento meditativo, quasi religioso. Il primo Minuetto è un allegro motivo di danza di derivazione popolaresca e contadina; non manca il trio indicato tematicamente dal violino e ripreso dal violoncello, su una scala discendente della viola. Ed eccoci all'Andante in si bemolle, considerato il movimento più originale del Divertimento K. 563 e costruito su un tema con variazioni di magistrale inventiva e di penetrante forza espressiva, tale da aprire la strada all'arte della variazione beethoveniana. Tutta la genialità creatrice di Mozart si rivela pienamente nell'ultima variazione, intesa come un possente cantus firmus della viola; il senso di fiducia che da essa promana è come un saldo promontorio nella risacca dei passaggi del violino e del violoncello. Il secondo Minuetto è in tempo Allegretto e inizia piano nella tonalità di mi bemolle, secondo uno stile delicatamente cameristico. Ci sono poi due Trii in la bemolle, un vero e proprio Laendler di carezzevole fattura, e in si bemolle, più semplice e lineare, anche se non privo di eleganza cantabile. L'Allegro finale somiglia ad un rondò e il tema, indicato dal violino e ripreso dalla viola e dal violoncello, è seguito da un refrain o ritornello a mò di soneria di carillon. Non manca il gioco delle imitazioni in una varietà di tonalità e di passaggi di sonorità di pungente e divertente effetto strumentale, a conferma dell'abilità tecnica e della inesauribile fantasia creatrice del compositore anche in questa difficile specializzazione della musica da camera, sia per trio che per quartetto, con gli archi e con i fiati.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Nel generale sommovimento provocato dall'affermazione dello "stile galante", tra il 1750 e il 1770, non pochi generi musicali decaddero o furono sostituiti da altri che meglio rispondevano alle mutate esigenze del nuovo pubblico degli amatori. La Sonata a Tre, in particolare, dominatrice incontrastata della musica da camera per quasi un secolo, subì una sorta di interna evoluzione che ne alterò sensibilmente le caratteristiche originarie. Innanzitutto, la diffusione della musica presso categorie sempre più ampie di dilettanti portò all'abbandono della pratica della realizzazione del basso numerato sul cembalo, ormai troppo complicata per esecutori non professionisti, e alla conseguente esclusione del cembalo dall'organico della Sonata a Tre. D'altro canto, le nuove esigenze di "clarté" propugnate dallo stile galante condussero ad una progressiva semplificazione della scrittura contrappuntistica. Anziché far dialogare i due solisti sulla cangiante base armonica del basso continuo, i compositori galanti preferirono affidare lo sviluppo del discorso musicale al primo violino, assegnando al secondo un modesto ruolo di comprimario, quando non addirittura di semplice riempitivo armonico. Costretto a vagare perlopiù nel registro medio, il violino secondo finì così per essere poi sostituito - assai opportunamente - dalla viola. A questo punto, la vecchia e gloriosa Sonata a Tre era ormai morta ed era nato il moderno Trio per Archi; il quale però ebbe subito un temibile concorrente nel neonato Quartetto e non riuscì più a rinverdire gli allori della Sonata a Tre, finendo anzi per diventare l'ensemble strumentale prediletto per Serenate e Divertimenti.

Oltre che per la trascrizione di alcune Fughe di Johann Sebastian Bach (talvolta fatte precedere da Adagi di sua composizione), Mozart utilizzò il Trio d'archi in una sola opera originale, il Divertimento in mi bemolle maggiore K. 563. Questo lavoro, portato a termine il 27 settembre 1788, fu dedicato al "fratello massone" Michael Puchberg, il ben noto destinatario di tante lettere mozartiane che si concludevano invariabilmente con la richiesta di un prestito o di una dilazione. Mozart, probabilmente, scrisse questo Divertimento per riconoscenza verso il suo comprensivo protettore o forse, più probabilmente ancora, per estinguere un debito che non avrebbe potuto onorare in altro modo.

Articolato nei caratteristici sei tempi, con due minuetti e due movimenti lenti, il Divertimento K. 563 è però opera insolitamente seria; si può anzi dire che il suo fascino irripetibile stia proprio nella felice, straordinaria fusione di serietà e leggerezza, ricchezza di sviluppi e sovrana semplicità di eloquio. In effetti, se si fa eccezione per i due Minuetti, dalle inflessioni popolareggianti, i restanti movimenti rivelano una struttura assai complessa: l' "Alle¬gro" iniziale contiene uno sviluppo particolarmente elaborato, l' "Andante" è un tema con variazioni che si susseguono senza apparente soluzione di continuità, il "Finale" è un Rondò-Sonata in piena regola. Il trattamento dei tre strumenti è ovunque assolutamente paritetico e, insieme, squisitamente cameristico, senza concessioni allo stile concertante; che anzi un'intensa, sublime spiritualità pervade l'intera composizione, toccando forse il suo vertice nell'estatico "Adagio" in la bemolle maggiore, una pagina che sembra riecheggiare il commosso sentimento di umana partecipazione delle opere massoniche.

Danilo Profumo


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 6 maggio 1983
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 2 dicembre 1981

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Ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016
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