Glossario



Piccola giga in sol maggiore per pianoforte, K 574

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
Organico: pianoforte
Composizione: Lipsia, 16 Maggio 1789
Edizione: Artaria, Vienna 1792

Guida all'ascolto (nota 1)

Di gran lunga più importante, nella sua brevità, la Piccola Giga in sol maggiore K. 574, pagina che si riallaccia al grande interesse di Mozart, nei suoi ultimi anni, verso lo stile "antico" di Sebastian Bach e di Händel. Mozart aveva imparato a conoscere e ad ammirare la musica di questi autori grazie alla frequentazione del salotto del barone Gottfried van Swieten che, come diplomatico, aveva risieduto lungamente a Berlino, dove la musica di Bach era conosciuta e diffusa nei circoli legati al figlio Carl Philipp Emanuel. Al suo ritorno a Vienna, nel 1777, van Swieten doveva diventare un autentico mecenate, volto al culto di quella che era considerata la "musica antica", attraverso un circolo intellettuale che promuoveva molte esecuzioni. È per i concerti promossi da van Swieten che a Mozart venne richiesto di trascrivere quattro Oratori di Händel. All'ombra degli studi di questo stile "antico" nascono anche parecchi lavori pianistici segnati dal gusto arcaicizzante per il contrappunto.

La Piccola Giga K. 574 venne scritta a Lipsia, tappa del già citato viaggio compiuto a Berlino nella primavera 1789 insieme al principe Karl Lichnowsky. La composizione rappresenta un piccolo dono vergato da Mozart, con la data del 16 maggio 1789, insieme a una sincera dedica, sul quaderno personale dell'organista della corte lipsiense, Karl Immanuel Engel. Insomma un omaggio musicale a uno stimato collega. Nonostante Lipsia fosse la città nella quale aveva svolto il proprio magistero Sebastian Bach, la Piccola Giga ha un modello diverso, quello di Händel, e precisamente della Suite n. 8 in fa minore, tratta dalla raccolta del 1722. Il contrappunto impeccabile delle tre voci della Giga ricalca da vicino quello händeliano, seguendo però un percorso armonico non prevedibile, che rivela molto nitidamente la mano di Mozart.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 20 Febbraio 2009

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