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Quartetto per archi n. 2 in re maggiore, K1 155 (K6 134a)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
   1. Allegro (re maggiore)
   2. Andante (la maggiore)
   3. Allegro molto (re maggiore)
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Bolzano (o Verona), ottobre - novembre 1772

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

L'Allegro iniziale del Quartetto KV 155 (134a) delinea una ben organizzata forma di sonata senza ritornelli. Nell'esposizione si distinguono il brillante primo gruppo tematico, la transizione, il secondo gruppo tematico, più cantabile, il gruppo cadenzale conclusivo con un passaggio virtuosistico per il violino I; lo sviluppo, di sostanza tematica indipendente rispetto all'esposizione è avviato da una serie di entrate in canone. L'Andante è invece in forma di sonata con ripresa incompleta: elementi del tema principale sono riutilizzati nello sviluppo, e la ripresa coincide con il tema secondario, costruito con incisi distribuiti tra i violini; soltanto per la chiusa ricompare la frase iniziale del tema principale. Il Molto allegro finale è un vivace rondò con due episodi.

Cesare Fertonani

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

In data 25 ottobre 1772 da Botzen - ossia Bolzano -, scrìveva Leopoldo .Mozart come durante quella tappa di viaggio suo figlio stesse scrivendo un quattro pei disannoiarsi. Svago che gli zelantissimi mozartiani Thédore de Wyzewa e Gaston de Saint-Foix non hanno avuto difficoltà ad identificare col Quartetto in re maggiore che apre il programma odierno. Si trattava del secondo caso del genere, giacché a Lodi, in condizioni simili, egli aveva composto un anno prima il Quartetto in sol K. 80. E fu probabilmente per i benefici effetti ottenuti allora che il giovanissimo viaggiatore ricorreva ancora una volta allo stesso rimedio. D'altronde, trattandosi di Mozart niente da stupire. Fra i tanti miracoli della sua realtà, quello di più immediato effetto -che è il modo della sua creazione, il suo elaborarsi in mente l'idea come il baco fila invisibile la seta - si accorda ottimamente anche con una maniera così fuori dell'ordinario di ingannare l'uggia di un posto straniero e senza interessi. E' vero che, alla sorellina Nannerl confidava esultante «Come è gaio viaggiare! Ho il cuore pieno di gioia, tanto mi diverto in viaggio!». Ma si trattava pure di sgranare il paziente rosario delle stazioni di posta. Eppoi c'è da tener conto di tutti gli obblighi di una tournée musicale di giovane prodigio organizzata da uno zelantissimo mentore e impresario come era Leopoldo. Bolzano costituiva una sosta lungo la via che da Salisburgo li riconduceva in Italia, dove li attendeva questa volta la lusinghiera commissione dell'Ascanio in Alba, per le nozze dell'Arciduca Ferdinando. Di tali circostanze il Quartetto sembra il carnet musicale, dove i ricordi di Salisburgo, lasciata alle spalle, si mescolano a quelli dell'Italia che torna incontro all'adolescente, con una particolare levità e spensieratezza. Al modo italiano, che egli aveva già appreso l'anno precedente, i due violini procedono di buono accordo, opponendosi alla viola e al violoncello. Nel primo tempo la seconda idea si sviluppa con una primaverile esuberanza che dichiara i suoi modelli nella fantasia continuamente rinnovantesi dei nostri strumentisti. Così pure l'Andante vagheggia la loro cantabilità e soprattutto il finale a rondò, con piccoli intermezzi, è schiettamente importato dal Sud anche se già a quel modo ricreatore che darà presto al Rondò mozartiano un'originalità inconfondibile: Ma a parte alcuni innegabili stilemi dei due Haydn, proprio lo spirito del lavoro, è ancora salisburghese. Vi si respira un misto di sentimentalismo e di cordialità semplice e confidenziale, di eleganza e di villereccio, in un tono generale di divertimento a cuore aperto dal quale è lontana l'ondata di liricità romantica che Mozart presto riberrà con gioia dalle musiche dei «moderni» italiani e specialmente da quelle di Sammartini impregnandone dichiaratamente i Quartetti immediatamente successivi.

Emilia Zanetti


(1) Testo tratto dallo speciale della rivista Amadeus, Ottobre 1995
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 31 gennaio 1949

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Ultimo aggiornamento 28 settembre 2016
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