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Quartetto per archi n. 3 in sol maggiore, K1 156 (K6 134b)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Presto (sol maggiore)
  2. Adagio (mi minore)
  3. Tempo di Minuetto (sol maggiore)
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Milano, 25 Dicembre 1772

Dell'Adagio centrale esistono due versioni

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il Quartetto in sol maggiore K. 156 appartiene a un gruppo di sei Quartetti (K. 155-160), detti "milanesi" perché scritti da Mozart - non ancora diciassettenne - durante il terzo e ultimo viaggio in Italia, che ebbe quale tappa principale Milano e venne intrapreso essenzialmente per mettere in scena l'opera Lucio Silla, eseguita al Teatro Regio Ducale di Milano il 26 dicembre 1772, come inaugurazione della stagione di carnevale 1773. In precedenza Mozart si era dedicato solo occasionalmente alla scrittura per soli archi, con il Quartetto K. 80 (scritto durante il primo viaggio in Italia) e i tre Divertimenti K. 136-138 (scritti in previsione del secondo viaggio).

Se, grazie alle partiture di Mozart, di Haydn e poi ai capolavori di Beethoven, il genere del quartetto per archi si è imposto presso i posteri come il genere più complesso, difficile, e anche elitario della letteratura cameristica, ben lontana era, intorno al 1770, la definizione della scrittura quartettistica "classica", per cui i quattro strumenti sono su un piano di ideale parità, scambiandosi vicendevolmente le funzioni di guida melodica ed accompagnamento. Al contrario, la scrittura per soli archi si era da pochi anni emancipata dalla schiavitù del basso continuo, ossia dal vincolo di una linea dello strumento grave su cui venivano costruite le armonie di riempitivo e la melodia dello strumento superiore.

Fondamentale, in questo periodo di transizione, l'opera del milanese Giovan Battista Sammartini, che seppe convertire la vecchia sonata a quattro nello stile arioso del gusto galante. Sotto il profilo della scrittura, la maggiore libertà e leggerezza degli strumenti di accompagnamento non faceva venir meno il principio del predominio del primo violino. Sotto il profilo dei contenuti, invece, il "quartetto" era sinonimo di "divertimento", dunque la destinazione agli strumenti ad arco non contemplava la nozione di musica "per intenditori", ma si assimilava perfettamente a tutti gli altri generi ed organici destinati all'intrattenimento.

Pensati per essere eseguiti nelle "accademie" date in onore del giovane compositore dalla nobiltà milanese, i sei Quartetti K. 155-160 recano la traccia evidente del gusto italiano; eppure non è difficile trovarvi una impronta autenticamente personale e anche il segno dell'influenza salisburghese. Le sei partiture si articolano ciascuna in tre movimenti, ma una sola di esse (il Quartetto K. 159) segue lo schema più antico che era tipico di Sammartini: lento-veloce-veloce; gli altri cinque lavori, invece, presentano il più moderno schema allegro-lento-allegro, con un minuetto finale.

Il Quartetto in sol maggiore K. 156 reca dunque il segno di un gusto disimpegnato tipicamente italiano, nella maniera di Sammartini; con il "Presto" che apre la composizione abbiamo tre agili temi nell'esposizione; e uno dei tratti "italianisti" consiste nel fatto che la sezione dello sviluppo non rielabora il materiale tematico già presentato in precedenza, ma si basa su un quarto tema del tutto nuovo, che presenta la caratteristica di un accompagnamento insistito del secondo violino. Dunque una abbondanza di melodie, che ritroviamo anche nel tempo conclusivo, un Tempo di minuetto pienamente cantabile, con due minuetti che si avvicendano: il secondo è più lungo del primo, come di consueto in quel periodo.

Il movimento più interessante è però quello centrale, per cui Mozart scartò un abbozzo scritto in un primo momento, rimpiazzandolo con un tempo del tutto nuovo; circostanza che indica come il compositore fosse insoddisfatto del contenuto espressivo della pagina. E in effetti la nuova stesura rivela una autentica crisi espressiva nel giovane Mozart, interessato a caricare i suoi tempi lenti di un pathos sentimentale e irrazionale che è stato spesso ricollegato all'atmosfera Sturm und Drang di quegli anni, e che segna una netta rottura rispetto al gusto italiano. Non a caso questo Adagio presenta una tonalità minore (mi minore) e una cantilena continua del primo violino, accompagnata intensamente dagli altri strumenti, con la definizione di un'atmosfera che - come osservarono Wyzewa e Saint-Foix - rimanda a un importante arioso di Giunia, la protagonista femminile del Lucio Siila.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

È di natura monotematica la forma di sonata del Presto che apre il Quartetto KV 156 (134b): arioso e leggero, il primo gruppo tematico presta al secondo il proprio profilo e la propria sostanza musicale; l'originale sviluppo è innervato da una figura di ostinato, assai incisiva, che dal violino II passa poi agli altri strumenti. Capolavoro in miniatura, l'Adagio è dominato dalla dolorosa e interrogativa intensità rivelata dal tema principale, che si stempera ma non si risolve nella maggiore distensione lirica, percorsa da fremiti di inquietudine, del tema secondario: il cupo tono di fondo si mantiene poi, come una tinta uniforme, nello sviluppo e nella ripresa. Il contrasto dell'Adagio con il Presto d'apertura non è minore di quello con il baldanzoso Menuetto finale, che reca al centro un Trio in minore, misterioso e pulsante.

Cesare Fertonani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 29 gennaio 1999, Quartetto Fiesole
(2) Testo tratto dallo speciale della rivista Amadeus, Ottobre 1995

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Ultimo aggiornamento 13 agosto 2014
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