Glossario



Quartetto per flauto n. 4 in la maggiore, K 298

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Andantino (la maggiore)
  2. Minuetto e trio (re maggiore)
  3. Rondò. Allegretto grazioso (la maggiore)
Organico: flauto, violino, viola, violoncello
Composizione: Parigi, 23 marzo - 31 agosto 1778
Edizione: Traeg, Vienna 1808

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nell'arco della vasta e cospicua opera mozartiana i Quartetti con uno strumento a fiato (flauto o oboe, violino, viola e clavicembalo) occupano un posto rilevante, in quanto non si distaccano da quello stile generico di musica di intrattenimento di gusto tipicamente settecentesco. Si tratta dei Quartetti contrassegnati dalle tonalità di re maggiore (K. 285), di sol maggiore, (K. 285a), di do maggiore (K. 285 b) e di la maggiore (K. 298), scritti (forse tranne l'ultimo) fra il 1777 e il 1778. I primi tre furono composti durante il soggiorno di Mozart a Mannheim, ridente città del Palatinato dove il musicista si era recato alla ricerca di una sistemazione dignitosa, dopo aver lasciato il soffocante ambiente della corte dell'arcivescovo di Salisburgo. L'artista rimase insieme alla madre a Mannheim per cinque mesi (26 ottobre 1777 - 14 marzo 1778), durante i quali contrasse una cordiale amicizia con alcuni rappresentanti della fiorente e stimata scuola musicale locale, quali il direttore d'orchestra e compositore Cannabich, l'oboista Ramm, il flautista Johann Baptiste Wendling e il cornista Lang. Attraverso la mediazione di Wendling, che ospitò il musicista nella sua casa, un olandese dilettante di flauto e ricco uomo d'affari, certo De Jean, soprannominato confidenzialmente "l'indiano", commissionò a Mozart "tre piccoli, facili e brevi concerti e due quartetti per flauto", per i quali avrebbe corrisposto al compositore 200 fiorini.

Mozart dapprima si mostrò entusiasta della proposta e nel giro di otto giorni annunciò al padre che «un quartetto per l'indo-olandese, per quel vero amico del genere umano è quasi pronto». In un secondo tempo il compositore lavorò a rilento, distratto anche da altri motivi, fra cui l'amore per la bella Aloysia Weber (cinque anni dopo avrebbe sposato la sorella Costanza), figlia di Fridolin Weber, cantante, copista e suggeritore al teatro di corte di Mannheim. Anche se in ritardo sugli impegni presi, Mozart scrisse di nuovo al padre il 14 febbraio 1788, dicendo di aver terminato due Concerti per flauto e orchestra (sono quelli indicati con il K. 313 e K. 314) e tre Quartetti per fiati e archi. Il De Jean non rimase del tutto soddisfatto, tanto da consegnare al compositore soltanto 96 fiorini al posto dei 200 promessi. Sembra che Mozart protestasse per l'atteggiamento poco corretto di De Jean e si giustificasse per non aver potuto lavorare serenamente, anche per la scarsa considerazione che aveva verso il flauto (le parole esatte riferite da Mozart suonano così: «Mi sento del tutto impotente quando sono obbligato a scrivere per uno strumento che non sopporto»).

Certo, è risaputo che Mozart prediligeva il clarinetto e il corno fra gli strumenti a fiato, ma questo non toglie che sapesse scrivere bene anche una parte di flauto, come dimostrano i quartetti già citati e in particolar modo il Quartetto K. 298, il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca nazionale di Vienna. La data di composizione di questo lavoro è controversa: qualcuno tra i musicologi parla del 1778, altri ritengono che sia più logico spostarne la data di nascita alla fine del 1786 o agli inizi del 1787, in quanto nel rondò si ascolta un'aria dell'opera buffa Le gare generose di Giovanni Paisiello, rappresentata a Vienna nel settembre del 1786 e poi a Praga l'anno successivo (ad una di queste recite assistette Mozart, secondo una lettera da lui inviata con la data del 15 gennaio 1787 al barone Gottfried von Jacquin). Nell'opera K. 298 sarebbero stati utilizzati anche temi altrui, come un Lied di Franz Anton Hoffmeister rielaborato nel primo movimento e un antico e popolare rondò francese nel trio del minuetto. La composizione si snoda con tono piacevole e brillante, sin dall'Andante cantabile e di delicato lirismo all'italiana, arricchito da una serie di spigliate variazioni, affidate volta per volta ai vari strumenti, prima di ritornare al bel tema del flauto. Da sottolineare l'eleganza melodica e armonica del Rondò e la fosforescente leggerezza dell'Allegretto conclusivo.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il Quartetto in la maggiore K 298, di cui esiste il manoscritto autografo recante in epigrafe l'indicazione spuria «Paris 1778», fu per lungo tempo annoverato nel gruppo delle composizioni scritte per Dejean, ma è stato reso palese che ciò non sia possibile, come anche non possa essere corretta l'indicazione spuria, apposta sul manoscritto originale, di data e luogo di composizione. L'opus K 298, secondo diversi studiosi, appartiene di diritto al genere del quartetto "d'airs dialogués" particolarmente in voga nell'ambiente viennese, che prevedeva l'utilizzo di melodie e temi tratti da brani celebri di estrazione popolare o operistica. E in effetti nel Quartetto K 298 il primo tempo, Tema con variazioni, si basa sul lied An die Natur di Franz Anton Hoffmeister; quello del Minuetto, ovvero del secondo tempo, invece su una canzone popolare francese, mentre il Rondò finale su un'aria di Paisiello tratta dall'opera Le gare generose, che venne rappresentata nel 1786 e che Mozart ascoltò a Praga nel 1787. Ed è grazie a queste informazioni che sia la data che il luogo di composizione del Quartetto K 298 possono essere motivatamente collocate al di fuori dei brani scritti per l'incarico ricevuto a Mannheim. Un altro aspetto, non marginale, relativo alla stesura del lavoro riguarda la strepitosa grafia del titolo e delle prescrizioni di andamento del terzo movimento: Mozart scrisse di suo pugno «Rondieaoux» e indica per il tempo «Allegretto grazioso ma non troppo presto, però non troppo adagio. Così-così-con molto garbo ed espressione». Potrebbe sembrare, e forse lo è, uno dei tanti scherzosi divertimenti di cui l'epistolario mozartiano è pieno, ma c'è chi, come Alfred Einstein, sostiene che «per mezzo della parodia Mozart sfogò l'ira e il disprezzo per quella musica sciocca e insipida con cui un musicista poteva conquistare fama e ricchezze».

Gian-Luca Petrucci


(1) Testo tratto dal progrmma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma Auditorio di Via della Concliazione, 24 febbraio 1989
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 270 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 2 febbraio 2017
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