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Serenata notturna n. 6 in re maggiore per due piccole orchestre, K 239

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Marcia. Maestoso (re maggiore)
  2. Minuetto (re maggiore)
  3. Rondò. Allegretto (re maggiore)
Organico: Orchestra A: archi; Orchestra B: archi, timpani
Composizione: gennaio 1776

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

È nel corso degli anni Settanta del Settecento, che il catalogo strumentale di Mozart si arricchisce di numerosi brani ascrivibili a generi "minori", che sono fra loro piuttosto assimilabili, nonostante le terminologie divergenti: Divertimento, Cassazione, Serenata, Notturno. Con questi nomi, nella civiltà musicale del secondo Settecento, si intendeva un genere compositivo di difficile definizione; non legato a precise regole costruttive e al rispetto di un determinato organico strumentale, poteva essere un brano di dimensioni impegnative o contenute, affidato a un solo esecutore o a un cospicuo ensemble da camera. Una distinzione più precisa separava il Divertimento - termine impiegato in genere per composizioni che mantenevano un organico cameristico, con un numero di esecutori piuttosto ridotto e con esecuzioni "in parti reali" - dalla Serenata, che implicava in genere maggiori ambizioni di organico e durata. In definitiva ciò che accomunava sotto uno stesso nome composizioni tanto dissimili era la loro particolare destinazione di intrattenimento; in una cittadina di provincia, come la Salisburgo dei Mozart, ogni famiglia aristocratica o alto borghese esercitava una piccola azione di mecenatismo - finalizzata a dare lustro alla propria casata - commissionando ai musicisti locali delle Serenate, appunto - o dei Divertimenti, Cassazioni, ecc, - che celebrassero particolari occasioni o ricorrenze, o anche semplicemente allietassero la vita di tutti i giorni.

Tutte nella tonalità di re maggiore, le numerose Serenate create, fra il 1773 e il 1779, per specifiche occasioni mondane e celebrative salisburghesi, di cui non sempre abbiamo notizia precisa, si delineano come lavori generalmente in sette o otto movimenti, preceduti da una Marcia introduttiva, che ha un numero di catalogo a parte.

Caso a sé stante è quello della Serenata notturna in re maggiore K. 239 - l'aggettivo "notturna" può essere correlato con l'orario dell'esecuzione, ma anche con il contenuto musicale. È possibile che il clima festoso della partitura sia da mettersi in relazione con il Capodanno 1776; ma la caratteristica che più contraddistingue la Serenata è quella di essere pensata per due gruppi strumentali contrapposti, che verosimilmente dovevano essere collocati a una certa distanza per sfruttare i calibrati effetti d'eco fra l'uno e l'altro gruppo. Ci troviamo così di fronte a un quartetto d'archi solista che si contrappone a una piccola orchestra d'archi con timpani. In questo caso la Marcia entra a far parte integrante della Serenata, come primo tempo; la pagina appare solenne e briosa, e sfrutta, con effetti d'eco sorprendenti, la contrapposizione fra i due gruppi strumentali, soprattutto nella sezione dello sviluppo. Segue un grazioso Menuetto e Trio; nel Menuetto le due orchestre si alternano in modo più marcato, mentre il Trio è affidato al solo quartetto d'archi. Infine il Rondò è caratterizzato da episodi diversificati, con un forte gusto del contrasto, che vede anche un episodio in minore e una nuova marcia viennese.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Serenata notturna in re maggiore K. 239 è stata composta da Mozart nel 1776. A giudizio dei più autorevoli esegeti dell'opera, si tratta di uno dei più squisiti lavori del periodo della prima maturità del compositore. La Serenata notturna è scritta per un complesso piuttosto insolito, o meglio per due complessi strumentali. L'uno si presenta come un «concertino» composto di due violini, viola e contrabasso. L'altro include il «ripieno» dato dalla massa degli archi con in più i timpani. Il lavoro si suddivide in tre parti: una Marcia che incede in tempo Maestoso; un Minuetto con un Trio affidato al solo «concertino»; un Rondò finale (Allegretto) in cui s'intrecciano come, «intermezzi» un espressivo Adagio e un motivo da Marcia viennese.

Roman Vlad

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

«Un canto semplice e fluente, armonizzato nel modo più consonante»: questa la raccomandazione del teorico Johann Georg Sulzer, nel suo trattato di estetica (1774), a chi voglia scrivere una serenata. La musica che appartiene a questo genere, dunque, deve essere in primo luogo piacevole, eufonica e accattivante; e infatti si serve spesso, a questo scopo, di motivi popolari come danze, lieder, melodie alla moda provenienti dal teatro musicale. All'epoca di Mozart, la serenata - o Nachtmusik, che è il termine tedesco equivalente - è nella fase della sua massima fortuna e incontra il favore di diversi ceti sociali e diverse culture. «Nelle belle notti d'estate ci si può imbattere in serenate nelle strade a tutte le ore. [...] Appena viene intonata una serenata, tutte le finestre si riempiono e in pochi minuti i musicisti sono sovrastati da una corona plaudente», scriveva nel 1794 un foglio viennese, il Wiener Theater-Almanach, parlando di un genere in gran voga nella capitale asburgica. Le musiche da suonare all'aria aperta - cassazioni, divertimenti, notturni, serenate - composte dai musicisti viennesi, e la loro popolarità, sono la testimonianza tangibile di un fenomeno lentamente verificatosi nel corso del Settecento: il riavvicinamento tra musica di strada e musica colta. A Vienna s'era avviato un proficuo processo di contaminazione, o meglio di osmosi: da una parte la musica d'arte accoglieva temi di lieder e canzoni popolari, dall'altra melodie «colte» - provenienti soprattutto dal teatro musicale - conoscevano adattamenti d'ogni sorta per i complessi che si esibivano nelle strade, nei cortili, nelle case private.

La prassi era diffusa anche altrove, nei paesi di lingua tedesca. Ogni città aveva le proprie tradizioni. A Salisburgo, per esempio, l'evento annuale che forniva l'occasione per eseguire serenate notturne all'aperto era la fine degli esami all'università, nel mese di agosto, quando gli studenti attraversavano la Salzach, accompagnati da un complesso che suonava una marcia, per recarsi nei giardini di Palazzo Miraceli, residenza estiva dell'arcivescovo. Qui venivano eseguiti in suo onore vari brani musicali; poi tutti facevano ritorno al collegio universitario, dove si suonava una serenata in onore dei professori (anche Mozart scrisse tre cassazioni a questo scopo, nell'estate del 1769).

Anche se la tradizione è molto più antica, è negli ultimi decenni del Settecento che il genere della serenata strumentale si codifica, nei paesi danubiani, in una forma determinata. Indossa allora una veste autonoma, articolata in diversi movimenti, alcuni dei quali possono assumere dimensioni ampie e un grado maggiore di elaborazione, altri possono ispirarsi a semplici schemi di danza. Tutti, in ogni caso, sono contraddistinti da un carattere di facile comunicativa, di piacevole colloquialità.

La Serenata in re maggiore K 239, detta «Serenata notturna», fu scritta nel gennaio 1776 a Salisburgo, per un'occasione che ci è ignota. Presenta almeno due vistose anomalie per il genere cui appartiene: in primo luogo non è costituita dalla consueta, ampia successione di brani, poiché si esaurisce in tre soli movimenti. In secondo luogo prevede due distinti gruppi di archi (che durante l'esecuzione erano probabilmente collocati in luoghi diversi), con l'aggiunta di una coppia di timpani. Non conosciamo il motivo di una scelta così insolita. Ci limitiamo a osservare che essa ricorda la tecnica barocca del concerto grosso e attesta la sopravvivenza, in un'età forse inattesa, di una prassi ben più antica. Le parti del primo gruppo strumentale vengono realizzate da quattro archi solisti, quelle della seconda orchestra da un gruppo più nutrito: come in un concerto barocco, il concertino si oppone al tutti di ripieno. I due gruppi si differenziano anche per il tipo di scrittura, che per i solisti è più galante e raffinata.

La Serenata inizia con la Marcia di prammatica (Maestoso); segue poi un Menuetto, nel quale la sonorità piena ed enfatica del minuetto si contrappone a quella più sottile del Trio, affidato agli archi solisti. In chiusura è collocato un Rondeau (Allegretto) dalle ampie dimensioni. Il tema principale è articolato in quattro sezioni distinte e ritornellate; anche qui imperversa il gioco dell'alternanza sonora, con l'orchestra di ripieno che interviene a sottolineare ogni volta la conclusione delle sezioni con una fanfara ironica e inaspettata. Un'altra singolarità è costituita dal primo episodio, in tempo Allegro: Mozart introduce a questo punto, a sorpresa, un tema dal carattere molto spiccato e dalle inflessioni vagamente popolaresche. Ma è tutto il movimento, in generale, a essere dominato da quella giocosa ironia che sappiamo essere un tratto fra i più caratteristici della personalità mozartiana.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 7 aprile 2006
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 28 novembre 1968
(3) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al numero speciale AMS 096 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 16 febbraio 2017
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