Glossario



Serenata n. 7 in re maggiore per orchestra "Haffner", K1 250 (K6 248b)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro maestoso (re maggiore)
  2. Andante (sol maggiore)
  3. Minuetto I (sol minore) - Trio (sol maggiore)
  4. Rondò. Allegro (sol maggiore)
  5. Minuetto II galante (re maggiore) - Trio (re minore)
  6. Andante (la maggiore)
  7. Minuetto III (re maggiore) - Trio I (sol maggiore) - Trio II (re maggiore)
  8. Adagio (re maggiore). Allegro assai (re maggiore)
Organico: 2 oboi o flauti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, archi
Composizione: Salisburgo, luglio 1776
Prima esecuzione: Salisburgo, Residenz-Theater, 21 luglio 1776
Edizione: Andrè, Offenbach 1792

Contiene un piccolo concerto in sol maggiore per violino ed orchestra

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Le Serenate, i Divertimenti, le Cassazioni e i pezzi che prendono il nome di musiche notturne sono legati al gusto settecentesco di far musica insieme e riflettono una identica struttura formale in cui si alternano movimenti di danza e passaggi solistici e virtuosistici, riservati ad esecutori bravi e di talento, ma non necessariamente eccezionali. Per questa ragione le Serenate e i Divertimenti per archi e per strumenti a fiato sono musiche di gradevole ascolto, dalla scrittura semplice e lineare e dai segni armonici chiari e precisi, che denotano un classicismo equilibrato e sereno. Si avverte certamente la presenza di uno stile cameristico di solida fattura e di illuministica intelligenza, ma si è ancora lontani dal grande Mozart caratterizzato da una inesauribile forza creativa e da una profonda personalità espressiva. Il dato rilevante delle Serenate e dei Divertmrenti è la limpidezza e la trasparenza quartettistica del suono e l'omogeneità e la fusione degli impasti strumentali, in ubbidienza alle regole di un discorso musicale accessibile a tutti e senza quei risvolti tragici e quei tormenti spirituali che pur esistono nell'arte mozartiana.

Un esempio tra i più riusciti e brillanti di Serenate mozartiane è la cosiddetta «Haffner» in re maggiore composta per le nozze della figlia del borgomastro di Salisburgo, Sigmund Haffner, ricco e munifico commerciante, al quale Mozart dedicherà anche la Sinfonia in re maggiore K. 385 per festeggiare l'ingresso nel circolo della nobiltà di tale personaggio. Questo delizioso carme nuziale venne eseguito per la prima volta il 21 luglio 1776 a Salisburgo, in occasione di una festa notturna che precedette il matrimonio. E' probabile, come scrive il Saint-Foix, che alla esecuzione partecipasse lo stesso Mozart nel ruolo di violinista, rendendo ancora più indimenticabile la serata.

La Serenata è articolata in otto tempi che si succedono con gustosa varietà melodica e tematica. Il primo tempo è un Allegro maestoso dal ritmo sostenuto e ben marcato, cui segue un Allegro molto affidato alla frase brillante degli archi, sostenuti dal colorito cadenzare dei corni e delle trombe. Non mancano momenti di più distesa cantabilità disegnata dai violini, ma si ritorna presto ad una figurazione ritmica vivace. Il secondo tempo è un Andante di straordinaria delicatezza espressiva nella tonalità di sol maggiore; protagonista è il violino solista, sorretto dagli accordi sincopati degli altri archi e a volte impegnato in passi virtuosistici. Ecco quindi il primo Minuetto in sol minore infiorato di eleganti modulazioni, in antitesi con il tono del Trio, dove ricompare la voce del violino solista. Il quarto tempo è un Rondò in sol maggiore, dal moto perpetuo scorrevole e scintillante e particolarmente vario nelle armonie e nei ritmi. Nel quinto tempo ritorna un Minuetto dalle garbate galanterie, cui segue un Trio segnato dal tema dei violini. Nel sesto tempo si ascolta un Andante in la maggiore increspato di dolci sonorità, senza troppo sentimentalismo. Il settimo tempo è di nuovo un Minuetto dal tema più frizzante che galante, integrato da due Trii, in cui si mettono in evidenza il flauto, il fagotto e i violini. Dopo un Adagio in re maggiore, la Serenata si conclude con un elegante e fosforescente Allegro assai, che sembra rievocare l'atmosfera danzante della festa nuziale, magari in giardino o sotto un pergolato illuminato dalle candele.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Della Serenata in re maggiore K 250 «Haffner» conosciamo, a differenza di altri lavori mozartiani dello stesso tipo, l'occasione per la quale fu composta. Per il matrimonio di Marie Elisabeth Haffner - figlia del facoltoso borgomastro salisburghese Siegmund Haffner - con Franz Xaver Spath, il fratello della sposa commissionò a Mozart una composizione musicale da eseguire, la sera prima delle nozze (il 21 luglio 1776) e in segno di omaggio, nel giardino di casa Haffner. Mozart offrì ai suoi committenti, per l'occasione, un prodotto molto particolare: un lavoro orchestrale ampio, articolato in molti movimenti e con un organico straordinario (che prevede, oltre agli archi, due flauti, due oboi, due fagotti, due corni, due trombe e un violino con funzione concertante); gli applicò inoltre un inconsueto livello di elaborazione tecnica e sfruttò una rosa molto ampia di registri espressivi, che vanno dal grazioso al patetico, all'umoristico, al confidenziale, senza escludere occasionali incursioni in quel lato tenebroso e pessimista che era altrettanto caratteristico della sua personalità. Con questo lavoro, insomma, Mozart innalzò il genere della serenata in una sfera artistica molto superiore a quella consueta.

La Serenata K 250 rientra nella tipologia delle serenate salisburghesi, che contano da sette a nove brani musicali, fra i quali figurano sino a tre minuetti, ciascuno dotato di un trio fortemente contrastante; il genere prevede anche due-tre pezzi concertanti, una scrittura prevalentemente cameristica, arricchita da preziosi contrasti timbrici. Non poteva mancare, inoltre, una marcia, un brano indipendente che i musicisti salisburghesi eseguivano camminando, mentre si recavano sul luogo in cui avrebbero eseguito la serenata. La Marcia K 249, che Mozart compose espressamente per quell'occasione e che terminò di scrivere solo il giorno prima, venne suonata all'inizio e alla fine della Serenata «Haffner». È caratterizzata da una gestualità imperiosa e solenne, da ritmi puntati che richiamano un'ouverture francese; la forma acquista una certa ampiezza grazie alla ripresa (seppur incompleta) della prima parte.

Il primo movimento della Serenata in re maggiore K 250 «Haffner» inizia con un'introduzione in tempo Allegro maestoso, ampia e ricca di contrasti; vi compaiono anticipazioni tematiche dell'Allegro molto successivo (in particolare, il tema della transizione), oltre che del Rondò. L'Allegro molto segue il consueto schema della forma sonata. Il tema principale, scattante, propaga la sua energia a tutto il movimento; ma è anche lo sfarzo sonoro che dà a questa pagina un'impronta tipicamente sinfonica, accresciuta anche dalla teatralizzazione del contrasto tematico pronunciato (il secondo tema è fortemente antitetico al primo).

Elementi assai tipici della serenata, quali una cantabilità espansiva e facilmente comunicativa, emergono nell'Andante. Il brano prevede un «violino principale» ed è strutturato come un tempo di concerto solistico, nel quale al tutti orchestrale si alternano episodi condotti dal violino solo; la musica è dolce e intima, mai offuscata da increspature di sorta.

Un radicale rovesciamento d'atmosfera avviene con il primo Menuetto della Serenata. Il modo minore, le tensioni ritmiche e armoniche introducono un elemento di efficace contrasto - quasi un ospite che, indesiderato, si intrufola tra i convitati - nel clima festoso del lavoro mozartiano. Spicca ancor più, in un contesto così scuro, l'atmosfera distesa del Trio, nel quale il violino solista resta in compagnia unicamente di flauti, fagotti e corni.

Il Rondeau (Allegro), dal tema giocoso, è caratterizzato anch'esso da una scrittura concertante: passi solistici del violino si alternano al tutti orchestrale. Mozart vi applica lo schema formale, prediletto, del cosiddetto «rondò-sonata»: un tema principale funge da ritornello e si alterna ad alcuni episodi; ma il primo di essi, nella tonalità della dominante, è ripreso poco prima della conclusione e ricondotto alla tonica.

Il secondo minuetto della Serenata porta il titolo di Menuetto galante: probabilmente per differenziarsi dal primo minuetto, così cupo e patetico. Il brano assume, infatti, un tono piacevole e grazioso. Anche in questo caso, il Trio porta con sé un cambiamento di atmosfera: il modo muta in minore, la sonorità si riduce, mantenendosi nel piano, l'orchestra si limita ai soli archi.

L'Andante, un brano ricco di grazia e amabilità, dalla scrittura cameristica, mostra una soluzione formale fantasiosa e finemente raffinata. Lo schema utilizzato è, sostanzialmente, quello del rondò, con un tema principale costituito da tre distinti motivi che vengono variamente ricombinati nei successivi ritornelli. Mozart applica, al tempo stesso, il principio sonatistico, dal momento che imposta il primo episodio nel tono della dominante e lo riprende, riconducendolo alla tonica, prima dei ritornelli conclusivi. Ma non è tutto: un terzo principio formale, qui messo in opera, è quello della variazione. Il motivo A, infatti, non si ripresenta mai uguale a se stesso; i ritornelli, che lo riprendono, sottopongono il motivo a una variazione vera e propria. L'Andante è dunque ispirato a un gioco formale estremamente sofisticato, nel quale princìpi diversi e apparentemente incompatibili vengono sottilmente intrecciati.

La successione dei brani prevede ancora un terzo Menuetto, dall'atmosfera festosa, più ampio dei precedenti perché presenta un doppio Trio. Nel primo di essi la sonorità si riduce, affidando il gioco delicatamente concertante al flauto e al fagotto con il discreto sostegno degli archi. Al secondo Trio, nel quale la melodia principale è condotta dai flauti, dà la sua impronta particolare il timbro degli ottoni, con i corni e un caratteristico profilo ritmico della tromba.

Il movimento conclusivo della Serenata segna il ritorno alla scrittura sinfonica del primo movimento, del quale riprende anche l'impianto formale: un'introduzione in tempo lento (Adagio) seguita da un movimento in forma sonata (Allegro assai). L'Adagio attacca piano, con una melodia trasognata, quasi nostalgica; l'Allegro assai porta invece a un mutamento radicale d'atmosfera. Già a partire dal tema principale, ridotto ai minimi termini melodici, mobile e nervosamente ritmico, il movimento si sviluppa nel segno di una straordinaria, festosa irruenza.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 5 febbraio 1978
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al numero speciale AMS 098 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 17 febbraio 2017
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