Glossario
Guida all'ascolto



Lucio Silla

Dramma musicale in tre atti, K 135

Testo del libretto

ARGOMENTO

Son note nell’Istoria le inimicizie di L. Silla, e di C. Mario. È palese altresì il modo, con cui il primo trionfò del suo Emulo. Non può a Silla negarsi il vanto di gran Guerriero felice in tutte le sue marziali intraprese. Ma colla crudeltà, coll’avarizia, colla volubilità, e colle dissolutezze adombrò la gloria del proprio valore. I molti suoi amori lo caratterizzarono per uomo celebre nella galanteria, quanto glorioso nelle armi, e questa inclinazione, come ci assicura Plutarco, gli fu compagna fino all’età sua più avanzata. L. Cinna da esso innalzato a sommi onori colla promessa di secondarlo, e d’assisterlo, celò poi contro di lui sotto le sembianze dell’amicizia un odio il più implacabile. Aufidio, Tribuno menzognero adulatore, fu quello, che precipitar facea Silla negli eccessi i più vergognosi. Frà l’incostanza, l’avarizia, e la crudeltà, che lo dominavano, era soggetto talora a quei rimorsi, che non si allontanano da un core, in cui per anche non si sono affatto estinti i lumi della ragione, e gli impulsi della virtù. Odioso a tutta Roma lo resero le stragi, l’usurpatasi Dittatura, la proscrizione, e la morte di tanti Cittadini, ma degna fu d’ogni encomio la volontaria sua abdicazione, per cui cedette le insegne del Dittatore, richiamando in Roma tutti i proscritti, e anteponendo all’Impero, e alle grandezze la tranquillità d’una oscura vita privata. Dall’Istoria non meno rilevasi, che la Famiglia dei Cecilj fu sempre affezionatissima al partito di C. Mario. (Plutarc. in Syll.)

Da tali Istorici fondamenti è tratta l’azione di questo Dramma, la quale è per verità frà le più grandi, come ha sensatamente osservato il sempre celebre, e inimitabile Sig. Abate Pietro Metastasio, che colla sua rara affabilità s’è degnato di onorare il presente Drammatico Componimento d’una pienissima approvazione. Allorchè questa proviene dalla meditazion profonda, e dalla lunga, e gloriosa esperienza dell’unico Maestro dell’Arte, esser deve ad un giovine Autore il maggior d’ogni elogio.

ATTO PRIMO

Scena prima

Solitario recinto sparso di molti alberi con ampie rovine di edifizi diroccati. Riva del Tebro. In distanza veduta del Monte Quirinale con piccolo Tempio in cima.

Cecilio, indi Cinna.
CECILIO
Oh Ciel l’amico Cinna
Qui attendo invan. L’impazienza mia
Cresce nel suo ritardo. Oh come mai
È penoso ogn’istante
Al core uman se pende
Fra la speme, e il timor! I dubbj miei...
Ma non m’inganno. Ei vien. Lode agli Dei.
CINNA
Cecilio oh con qual gioja
Pur ti riveggio! A lascia,
Che un pegno io t’offra or che son lieto appieno,
D’amistade, e d’affetto in questo seno.
CECILIO
Quanto la tua venuta
Accelerò coi voti
L’inquieta alma mia. Quai non produsse
La tua tardanza in lei
Smanie, e spaventi, e quali
Immagini funeste
S’affollaro al pensier. L’alma agitata
S’affanna, si confonde...
CINNA
Il mio ritardo alto motivo asconde.
Tutto da me saprai.
CECILIO
Deh non t’offenda
L’intolleranza mia... Giunia... la cara,
La fida Sposa è sempre
Tutt’amor, tutta fè? Que’ dolci affetti,
Ch’un tempo a me giurò, rammenta adesso?
È ‘l suo tenero core anche l’istesso?
CINNA
Ella estinto ti piange...
CECILIO
Ah come?... Ah dimmi!
Dimmi: e chi tal menzogna
Osò d’immaginar?
CINNA
L’arte di Silla
Per trionfar del di lei fido amore.
CECILIO
A consolar si voli il suo dolore.
(in atto di partire)
CINNA
Deh t’arresta. E non sai,
Che ‘l tuo ritorno è così gran delitto,
Che guida a morte un Cittadin proscritto?
CECILIO
Per serbarmi una vita,
Ch’odio senza di lei.
Dunque lasciar potrei la Sposa in preda
A un ingiusto, a un crudel?
CINNA
M’ascolta. E dove
Di riveder tu speri
La tua Giunia fedel? nel proprio tetto
Silla la trasse...
CECILIO
E Cinna
Ozioso spettator s’offrì?...
CINNA
Che mai
Solo tentar potea? Pur troppo è vano
Il contrastar con chi ha la forza in mano.
CECILIO
Dunque, nemici Dei
Di riveder la Sposa
Più sperar non poss’io?
CINNA
M’odi. Non lungi
Da questa ignota parte
Il tacito Recinto
Ergesi al Ciel, che nelle mute soglie
De’ trapassati Eroi le tombe accoglie.
CECILIO
Che far degg’io?
CINNA
Passarvi
Per quel sentiero ascoso,
Che fra l’ampie rovine a lui ne guida.
CECILIO
E colà che sperar?
CINNA
Sai che confina
Col palagio di Silla. In lui sovente
Da fidi suoi seguita
Fra ‘l dì Giunia vi scende. Ivi dolente
Alla mest’urna accanto
Del Genitor, la suol bagnar di pianto.
Sorprenderla potrai. Potrai nel seno
Farle destar la speme,
Che già s’estinse, e consolarvi insieme.
CECILIO
Oh me beato!
CINNA
Altrove
Co’ molti Amici
In tua difesa uniti
Fra tanto io veglierò. Spera. Gli Dei
Oggi render sapran dopo una lunga
Vil servitù penosa
La libertade a Roma, a te la Sposa.
N° 1 - Aria di Cinna
Vieni ov’amor t’invita,
Vieni, che già mi sento
Del tuo vicin contento
Gli alti presagi in sen.
Non è sempre il mar cruccioso,
Non è sempre il Ciel turbato,
Ride alfin lieto, e placato
Fra la calma, ed il seren.
(Parte)

Scena seconda

Cecilio solo.
CECILIO
Dunque sperar poss’io
Di pascer gli occhi miei
Nel dolce Idolo mio? Già mi figuro
La sua sorpresa, il suo piacer. Già sento
Suonarmi intorno i nomi
Di mio Sposo, mia vita. Il cor nel seno
Col palpitar mi parla
De’ teneri trasporti, e mi predice...
Oh Ciel sol fra me stesso
Quì di gioja deliro, e non m’affretto
La Sposa ad abbracciar? Ah forse adesso
Sul morir mio delusa
Priva d’ogni speranza, e di consiglio
Lagrime di dolor versa dal ciglio!
N° 2 - aria di Cecilio
Il tenero momento
Premio di tanto amore
Già mi dipinge il core
Fra i dolci tuoi pensier.
E qual farà contento,
Ch’al fianco suo m’aspetta,
Se tanto ora m’alletta
L’idea del mio piacer?
(Parte)

Scena terza

Appartamenti destinati a Giunia con Statue della più celebri Donne Romane.

Silla, Celia, Aufidio, e Guardie.
SILLA
A Te dell’amor mio, del mio riposo
Celia, lascio il pensier. Rendi più saggia
L’ostinata di Mario altera Figlia,
E a non sprezzarmi alfin tu la consiglia.
CELIA
German sai, che finora
Tutto feci per te. Vuò lusingarmi
Di vederla cangiar.
AUFIDIO
Quella superba
Colle preghiere, e coi consigli in vano
Fia che si tenti. Un Dittator sprezzato,
Che da Roma, e dal Mondo inter s’ammira,
S’altro non vale, usi la forza, e l’ira.
SILLA
E la forza userò. La mia clemenza
Non mi fruttò che sprezzi,
E ingiuriose repulse
D’una Femmina ingrata. In questo giorno
Mi segua all’ara, e paghi
Renda gli affetti miei,
O ‘l novo Sol non sorgerà per lei.
CELIA
Ah Silla, ah mio Germano
Per tua cagione io tremo,
Se trasportar ti lasci a questo estremo.
Pur troppo, ah sì pur troppo
La violenza è spesso
Madre fatal d’ogni più nero eccesso.
SILLA
Da tentar che mi resta,
Se ostinata colei mi fugge, e sprezza?
CELIA
Adoprar tu sol devi arte, e dolcezza.
Se è ver, che sul tuo core
Vantai finor qualche possanza, ah lascia,
Che da Giunia men corra. Ella fra poco
Da te verrà. L’ascolta
Forse fia che una volta
Cangi pensier.
SILLA
Di mia clemenza ancora
Prova farò. Giunia s’attenda, e seco
Parli lo Sposo in me. Ma non s’abusi
Dell’amor mio, di mia bontade, e tremi,
Se Silla alfine inesorabil reso
Favellerà da Dittatore offeso.
CELIA
German di me ti fida. Oggi più saggia
Giunia sarà. Finora
Una segreta speme
Forse il cor le nutrì. Se cadde estinto
Lo Sposo suo, più non le resta omai
Amorosa lusinga. I prieghi tuoi
Cauto rinnova. Un Amator vicino,
Se d’un lontan trionfa, il trionfare
D’un amator, che già di vita è privo,
È più agevole impresa a quel, ch’è vivo.
N° 3 - aria di Celia
Se lusinghiera speme
Pascer non sa gli amanti,
Anche frà i più costanti
Languisce fedeltà.
Quel cor si fido, e tenero,
Ah sì quel core istesso
Così ostinato adesso,
Quel cor si piegherà.
(Parte)

Scena quarta

Silla, Aufidio, e Guardie.
AUFIDIO
Signor, duolmi vederti
Ai rifiuti, agl’insulti
Esposto ancor. Alle preghiere umìli
S’abbassi un cor plebeo. Ma Silla, il fiero
Terror dell’Asia, il Vincitor di Ponto,
L’arbitro del Senato, e che si vide
Un Mitridate al suo gran piè sommesso,
S’avvilirà d’una Donzella appresso?
SILLA
Non avvilisce amore
Un magnanimo core, o se ‘l fa vile,
Infra gli Eroi, che le provincie estreme
Han debellate, e scosse,
Un sol non vi saria, che vil non fosse.
In questo giorno, Amico,
Sarà Giunia mia Sposa.
AUFIDIO
Ella sen viene.
Mira in quel volto espresso
Un ostinato amore,
Un odio interno, un disperato duolo.
SILLA
Ascoltarla vogl’io. Lasciami solo.

Scena quinta

Silla, Giunia, e Guardie
SILLA
Sempre dovrò vederti
Lagrimosa, e dolente? Il tuo bel ciglio
Una sol volta almeno
Non fia che si rivolga a me sereno?
Cielo! Tu non rispondi?
Sospiri? ti confondi? ah sì, mi svela
Perchè così pensosa
T’agiti, impallidisci, e scansi ad arte
D’incontrar gli occhi tuoi negli occhi miei?
GIUNIA
Empio, perchè sol l’odio mio tu sei.
SILLA
Ah nò, creder non posso,
Che a danno mio s’asconda
Sì fiera crudeltà nel tuo bel core.
Hanno i limiti suoi l’odio, e l’amore.
GIUNIA
Il mio non già. Quant’amerò lo Sposo,
Tanto Silla odierò. Se fra gli estinti
L’odio giunge, e l’amor, dentro quest’alma,
Ch’ad onta tua non cangerà giammai,
Egli il mio amor, tu l’odio mio sarai.
SILLA
Ma dimmi: in che t’offesi
Per odiarmi così? che non fec’io,
Giunia, per te? La morte
Il Genitor t’invola, ed io ti porgo
Nelle mie mura istesse
Un generoso asilo. Ogni dovere
Dell’Ospitalità qui teco adempio,
E pur segui ad odiarmi, e Silla è un empio.
GIUNIA
Stender dunque dovrei le braccia amanti
A un nemico del Padre? E ti scordasti
Quanto contro di lui barbaro oprasti?
In doloroso esiglio
Fra i Cittadin più degni
Languisce, e more alfin lo Sposo mio,
E chi n’è la cagione amar degg’io?
Per tua pena maggior, di novo il giuro,
Amo Cecilio ancor. Rispetto in lui,
Benchè morto, la scelta
Del Genitor. Se l’inuman destino
Dal fianco mio lo tolse
Per secondare il tuo perverso amore,
Ah sì viverà sempre in questo core.
SILLA
Amalo pur superba, e in me detesta
Un nemico tiranno. Or senti. In faccia
Di tanti insulti io voglio
Tempo lasciarti al pentimento. O scorda
Un forsennato orgoglio,
Un inutile affetto, un odio insano,
O a seguir ti prepara
Nell’Erebo fumante, e tenebroso
L’Ombra del Genitore, e dello Sposo.
GIUNIA
Coll’aspetto di morte
Del gran Mario la Figlia
Presumi d’avvilir? Non avria luogo
Nell’alma tua la speme,
Che oltraggia l’amor mio,
Se provassi, inumano,
Di che capace è un vero cor Romano.
SILLA
Meglio al tuo rischio, o Giunia,
Pensa, e risolvi. Ancora
Un resto di pietade
Sol perchè t’amo ascolto.
Ah sì meglio risolvi...
GIUNIA
Ho già risolto.
Del Genitore estinto ognora io voglio
Rispettare il comando;
Sempre Silla aborrire,
Sempre adorar lo Sposo, e poi morire.
N° 4 - Aria di Giunia
Dalla sponda tenebrosa
Vieni o Padre, o Sposo amato
D’una Figlia, e d’una Sposa
A raccor l’estremo fiato...
Ah tu di sdegno, o barbaro,
Smanj fra te, deliri,
Ma non è questa o perfido,
La pena tua maggior.
Io sarò paga allora
Di non averti accanto,
Tu resterai frattanto
Co’ tuoi rimorsi al cor.
(Parte)

Scena sesta

Silla e Guardie.
SILLA
E tollerare io posso
Sì temerari oltraggi? A tante offese
Non si scote quest’alma? E chi la rese
Insensata a tal segno? Un Dittatore
Così s’insulta, e sprezza
Da folle donna audace?...
E pure, oh mio rossor! e pur mi piace!
Mi piace? E il cor di Silla
Della sua debolezza
Non arrossisce ancora?
Taccia l’affetto, e la superba mora.
Chi non mi cura amante
Disdegnoso mi tema. A suo talento
Crudel mi chiami. Aborra
La mia destra, il mio cor, gli affetti miei,
A divenir tiranno
In questo dì comincierò da lei.
N° 5 - Aria di Silla
Il desìo di vendetta, e di morte
Sì m’infiamma, e sì m’agita il petto,
Che in quest’alma ogni debole affetto
Disprezzato si cangia in furor.
Forse nel punto estremo
Della fatal partita
Mi chiederai la vita,
Ma sarà il pianto inutile,
Inutile il dolor.
(Parte con le Guardie)

Scena settima

Luogo sepolcrale molto oscuro co’ monumenti degli Eroi di Roma.

Cecilio solo.
CECILIO
Morte, morte fatal della tua mano
Ecco le prove in queste
Gelide Tombe. Eroi, Duci, Regnanti,
Che devastar la Terra,
Angusto marmo or qui ricopre, e serra.
Già in cento bocche, e cento
Dei lor fatti echeggiò stupido il mondo,
E or qui gl’avvolge un muto orror profondo.
Oh Dei!... Chi mai s’appressa?
Giunia... la cara Sposa?... Ah non è sola;
M’asconderò, ma dove? Oh stelle! in petto
Qual palpito!... qual gioja!... e che far deggio?
Restar?... partire?... oh Cielo!
Dietro a quell’Urna a respirar mi celo.
(Si nasconde dietro l’Urna di Mario)

Scena ottava

(S’avanza Giunia col seguito di Donzelle, e di Nobili al lugubre Canto del seguente)

N° 6 - Coro e arioso di Giunia
CORO
Fuor di queste Urne dolenti
Deh n’uscite alme onorate,
E sdegnose vendicate
La Romana Libertà.
GIUNIA
O del Padre Ombra diletta,
Se d’intorno a me t’aggiri,
I miei pianti, i miei sospiri
Deh ti movano a pietà.
CORO
Il superbo, che di Roma
Stringe i lacci in Campidoglio,
Rovesciato oggi dal Soglio
Sia d’esempio ad ogni età.
GIUNIA
Se l’empio Silla, o Padre,
Fu sempre l’odio tuo finchè vivesti,
Perchè Giunia è tua Figlia,
Perchè il sangue Romano ha nelle vene
Supplice innanzi all’Urna tua sen viene.
Tu pure Ombra adorata
Del mio perduto Ben vola, e soccorri
La tua Sposa fedel. Da te lontana
Di questa vita amara
Odia l’aure funeste...

Scena nona

Cecilio, e detta.
CECILIO
Eccomi, o Cara.
GIUNIA
Stelle!... io tremo!... che veggio.
Tu sei?... forse vaneggio?
Forse una larva, o pur tu stesso...? Oh Numi!
M’ingannate, o miei lumi?...
Ah non sò ancor se a questa
Illusion soave io m’abbandono!...
Dunque... tu... sei...
CECILIO
Il tuo fedele io sono.
N° 7 - Duetto di Giunia e Cecilio
GIUNIA
D’Eliso in sen m’attendi
Ombra dell’Idol mio
Ch’a te ben presto, oh Dio!
Fia, che m’unisca il Ciel
CECILIO
Sposa adorata, e fida
Sol nel tuo caro viso
Ritrova il dolce Eliso
Quest’anima fedel.
GIUNIA
Sposo... oh Dei! tu ancora respiri?
CECILIO
Tutto fede, e tutto amor.
GIUNIA E CECILIO
Fortunati i miei sospiri,
Fortunato il mio dolor.
GIUNIA
Cara speme!
(Si prendon per mano)
CECILIO
Amato Bene.
GIUNIA E CECILIO
Or ch’al mio seno
Cara/o tu sei
M’insegna il pianto
Degl’occhi miei
Ch’ha le sue lagrime
Anche il piacer.

ATTO SECONDO

Scena prima

Portico fregiato di Militari Trofei

Silla, Aufidio, e Guardie
AUFIDIO
Tel predissi, o Signor, che la superba
Più ostinata sarìa quanto più mostri
Di clemenza, e d’amor?
SILLA
Poco le resta
Da insultarmi così. Decisi omai.
Morir dovrà. L’ho tollerata assai.
AUFIDIO
L’amico tuo fedele
Può libero parlar?
SILLA
Parla.
AUFIDIO
Tu sai,
Ch’Eroe non avvi al mondo
Senza gli emoli suoi. Gli Emilj, e i Scipj
N’ebbero anch’essi, e di sue gesta ad onta
Il glorioso Silla assai ne conta.
SILLA
Pur troppo il sò.
AUFIDIO
Tu porgi
Nella morte di Giunia a rei nemici
L’armi contro di te. D’un Mario è figlia,
E questo Mario ancor ne’ proprj amici
Vive a tuo danno.
SILLA
E che far deggio?
AUFIDIO
In faccia
Al Popolo, e al Senato
Sia Sposa tua l’altera. Un finto zelo
Di sopir gli odj antichi
La violenza asconda. Al tuo volere
Chi s’opporrà? Di numerose Schiere
Folto stuolo ti cinga. Ognun paventa
In te l’Eroe, ch’ogni civil discordia
Ha soggiogata, e doma,
E a un sguardo tuo trema il Senato e Roma.
Signor del comun voto
T’accetta il tuo voler. La ragion sempre
Segue il più forte, e chi fra mille squadre
A supplicar si piega?
Vuole, e comanda allorchè parla, e prega.
SILLA
E se la Donna ingrata
Mi sprezza, e mi discaccia
Al Popolo, al Senato, e a Roma in faccia?
Che far dovrò?
AUFIDIO
L’altera
Non s’opporrà. Quell’ostinato core
Ceder vedrai nel pubblico consenso
Del Popolo Roman.
SILLA
Seguasi, amico,
Il tuo consiglio. Oh Ciel! Sappi... io ti scopro
La debolezza mia. Quando le stragi,
Le violenze ad eseguir m’affretto
È il cor di Silla in petto
Da più atroci rimorsi
Lacerato, ed oppresso. In quei momenti
Fieri contrasti io provo. Inorridisco,
Voglio, tremo, detesto, amo, ed ardisco.
AUFIDIO
Quest’incostanza tua, lascia che ‘l dica,
I tuoi gran merti oscura. Ogni rimorso
Della viltade è figlio. Ardito, e lieto
Il mio consiglio abbraccia, e suo mal grado
La Femmina fastosa
Costretta venga a divenir tua Sposa.
N° 8 - Aria di Aufidio
Guerrier, che d’un acciaro
Impallidisce al lampo,
A dar non vada in campo
Prove di sua viltà.
Se or cede a un vil timore,
Se or cede alla speranza,
E qual sarà incostanza
Se questa non sarà?
(Parte)

Scena seconda

Silla, indi Celia, e Guardie.
SILLA
Ah nò mai non credea,
Ch’all’uom tra il fasto, e le grandezze imerso
Tanto costasse il divenir perverso.
CELIA
Tutto tentai finor. Preghi, promesse,
E minaccie, e spaventi al cor di Giunia
Sono inutili assalti. Ah mio Germano
Immaginar non puoi
Come per te...
SILLA
Sò quel, che dir mi vuoi.
Silla non è men grato a chi per lui
Anche inutil s’adopra. In man del caso
Se pende ogni successo, il proprio merto
All’opere non scema
Contrario evento. In questo dì mia Sposa
Giunia sarà.
CELIA
Giunia tua Sposa?
SILLA
Il come
Non ricercar. Ti basti,
Che pago io sia.
CELIA
Perchè l’arcan mi celi,
E perchè non rischiari
Un favellar sì oscuro?
SILLA
(Perchè in donna un arcano è mal sicuro.)
Il mio silenzio or non ti spiaccia, e m’odi.
Te pur sposa di Cinna
In questo giorno io bramo.
CELIA
(Oh me felice!)
Lascia, ah lascia, ch’al tuo
Fedele amico io rechi
Così lieta novella. Il labbro mio
Gli sveli alfin, ch’ei solo è il mio tesoro,
E che ognor l’adorai come l’adoro.
(Parte)
SILLA
Ad affrettar si vada in Campidoglio
La meditata impresa, e la più ascosa
Arte s’adopri, onde la mia Nemica
Al talamo mi segua. Ah sì conosco,
Ch’ad ogni prezzo io deggio
Il possesso acquistar della sua mano.
Rimorsi miei vi ridestate invano.
Aria di Silla (APOCRIFA)
Il timor con passo incerto
Mi s’appressa in smorta faccia.
E il rimorso, che vien seco
Smanioso, irato, e bieco
Crolla il capo, alto minaccia
Fier gridando: Arresta il piè.
Ma non vacilla il core,
Se il mio primier valore
Sempre sarà con me.
(Parte con le Guardie)

Scena terza

Cecilio, senz’elmo, senza manto, e con spada nuda, che vuole inseguir Silla, e Cinna, che lo trattiene.
CINNA
Qual furor ti trasporta?
CECILIO
Il braccio mio
Non ritener. Su’ passi
Del Tiranno si voli. Il nudo acciaro
Gli squarci il sen...
(in atto di partire)
CINNA
T’arresta...
Ma donde nasce questa
Improvvisa ira tua?
CECILIO
Saper ti basti,
Che prolungar non deggio
Un sol momento il colpo...
(Come sopra)
CINNA
E il tuo periglio?
CECILIO
Non lo temo, e disprezzo ogni consiglio.
CINNA
Ah per pietà m’ascolta...
Svelami... dimmi... Oh Ciel! que’ tronchi accenti...
Que’ furiosi sguardi...
Le disperate smanie tue... gli sforzi
D’involarti da me... L’esporti ardito
A un cimento fatal... Mille sospetti
Mi fan nascere in sen. Parla. Rispondi...
CECILIO
Tutto saprai...
(Come sopra)
CINNA
Nò, non sarà giammai,
Ch’io ti lasci partir.
CECILIO
Perchè ritardi
La vendetta comun?
CINNA
Sol perchè bramo
Che dubbiosa non sia.
CECILIO
Dubbiosa non sarà...
(Come sopra)
CINNA
Dunque tu vuoi
Per un ardire intempestivo, e vano
Troncare il fil di tutti i meditati
Disegni miei? Giunia rivedi, e quando
Amar per lei di più devi la vita
Incauto corri ad un impresa ardita?
Più non tacer. Mi svela
Chi furioso a segno tal ti rende!
CECILIO
L’orrida rimembranza in sen m’accende
Novi stimoli all’ira. Odi, e stupisci.
Poichè quest’alma oppressa
Della mia Sposa al fianco
Trovò dolce conforto alla sua pena.
Dal luogo tenebroso
Allontanati appena
Avea Giunia i suoi passi, un legger sonno
M’avvolse i lumi. Oh Cielo!
D’orrore ancor ne gelo! Ecco mi sembra
Spalancata mirar la fredda tomba,
In cui l’estinte membra
Giaccion di Mario. In me le cavernose
Luci raccoglie, e ‘l teschio
Per tre volte crollando
Disdegnoso, e feroce
Sento, che sì mi sgrida in fioca voce:
“Cecilio a che t’arresti
“Presso la tomba mia? Vanne, ed affretta
“Della comun vendetta
“Il bramato momento. Ozioso al fianco
“Più l’acciar non ti penda. Ah se ritardi
“L’opra a compir, che l’ombra invendicata
“Di Mario oggi t’impone, e ti consiglia,
“Tu perderai la Sposa, ed io la Figlia.
Al fiero suon dei minacciosi accenti
L’alma si scosse. Il sonno
Da sbigottiti lumi
S’allontanò. M’accese
Improvviso furor. Strinsi l’acciaro,
Nè il timoroso piede io più ritenni
Ma ‘l reo Tiranno a trucidar qua venni.
Ah più non m’arrestar...
CINNA
Ferma. Per poco
Dell’ira tua raffrena
I feroci trasporti. Ah sei perduto,
Se in te Silla s’avvien...
CECILIO
Paventar deggio
D’un Tiranno gli sguardi? Un altra mano
Trucidarlo dovrà? Non mai. Mi veggio
Intorno ognor la bieca
Ombra di Mario a ricercar vendetta;
E degl’accenti suoi
Ad ogn’istante or ch’al tuo fianco io sono
Mi rimbomba all’orecchie il fiero suono.
Lasciami...
CINNA
Ah se disprezzi
Tanto i perigli tuoi, deh pensa almeno,
Che dalla vita tua pende la vita
D’una Sposa fedele. Oh stelle! E come
Per così cari giorni...
CECILIO
Oh Giunia!... oh nome!...
Il sol pensiero, amico,
Che perderla potrei, del mio furore
Ogn’impeto disarma. Ah corri, vola,
Per me svena il Tiranno... Oh Numi, e intanto
Al mio Nemico accanto
Resta la Sposa?... ahimè!... chi la difende?...
Ma s’ei qui giunge?... Oh Dio! Qual fier contrasto,
Qual pena eterni dei! Timore, affanno,
Ira, speme, e furor mi sento in seno,
Nè so di lor chi vincerà! che penso?
E non risolvo ancora?
Giunia si salvi, o al fianco suo si mora.
N° 9 - Aria di Cecilio
Quest’improvviso tremito,
Che in sen di più s’avanza,
Non so se sia speranza,
Non so se sia furor.
Ma frà suoi moti interni,
Frà le mie smanie estreme,
O sia furore, o speme
Paventi il traditor.
(Parte)

Scena quarta

Cinna, indi Celia.
CINNA
Ah sì, s’affretti il colpo. Il Ciel d’un empio
Se il gastigo prolunga, attenderassi,
Che de’ Tarquinj in lui
Gli scellerati eccessi
Sian rinnovati a’ nostri tempi istessi.
CELIA
Qual ti siede sul ciglio
Cura affannosa?
CINNA
Altrove
Celia passar degg’io.
Non m’arrestare...
CELIA
E ognor mi fuggi?
CINNA
Addio.
(In atto di partire)
CELIA
Per un istante solo
M’ascolta, e partirai.
CINNA
Che brami?
CELIA
(Oh Dei!
Parlar non posso, e favellar vorrei.)
Sappi che il mio German...
CINNA
Parla.
CELIA
Desìa...
(Ah mi confondo, e temo.
Che non mi ami il crudel?). Sì, sappi... (oh stelle!
In faccia a lui che adoro
Perchè mi perdo? Oggi sarà mio Sposo,
E svelarli non oso?...)
CINNA
Io non intendo
I tronchi accenti tuoi.
CELIA
(Finge l’ingrato.)
Or che dubbiosa io taccio
Non ti favella in seno
Il cor per me? Che dir poss’io? Pur troppo
Ne’ languidi miei rai
Questo silenzio mio ti parla assai.
N° 10 - Aria di Celia
Se il labbro timido
Scoprir non osa
La fiamma ascosa,
Per lui ti parlino
Queste pupille,
Per lui ti svelino
Tutto il mio cor.
(Parte)

Scena quinta

Cinna, indi Giunia.
CINNA
Di piegarsi capace
A un amorosa debolezza l’alma
Non fu di Cinna ancor. Ma se da folle
S’avvilisse così, nò, non avria
La Germana d’un empio usurpatore
Il tributo primier di questo core.
Giunia s’appressa. Ah ch’ella può soltanto
La grand’opra compir, che volgo in mente.
Agitata, e dolente immersa sembra
Frà torbidi pensier.
GIUNIA
Silla m’impone
Che al Popolo, e al Senato io mi presenti;
L’empio che può voler? Sai ciò, che tenti?
CINNA
Forse più, che non credi
È la morte di Silla oggi vicina
Per vendicar la libertà Latina.
GIUNIA
Tutto dal Ciel pietoso
Dunque speriam. Ma intanto
Alla tua cura io lascio
L’amato Sposo mio. Deh se ti degg’io
Il piacer di mirarlo,
Poichè lo piansi estinto, ah sì per lui
Veglia, t’adopra, e resti
Al Tiranno nascoso.
CINNA
A me t’affida.
Non paventar su giorni suoi. M’ascolta.
Ai Padri in faccia, e al Popolo Romano
Silla sai ciò, che vuol. Vuol la tua mano.
Con il consenso lor la violenza
Giustificar pretende. Il suo disegno
Tutto o Giunia, io prevedo.
GIUNIA
Io son la sola
Arbitra di me stessa. A un vil timore
Ceda il Senato pur, non questo core.
CINNA
Da te, se vuoi, dipende
Giunia un gran colpo.
GIUNIA
E che far posso?
CINNA
Al letto
Segui l’empio Tiranno ove t’invita,
Ma in quello per tua man lasci la vita.
GIUNIA
Stelle! che dici mai? Giunia potria
Con tradimento vil?...
CINNA
Folle timore.
Deh sovvienti, che ognora
Fu l’eccidio dei rei
Un spettacolo grato a’ sommi Dei.
GIUNIA
S’è d’un plebeo pur sacra
Frà noi la vita, e come
Vuoi, che in sen non mi scenda un freddo orrore
Nel trafiggere io stessa un Dittatore?
Benchè tiranno, e ingiusto,
Sempre al Senato, e a Roma
Silla presiede, e di sua morte invano
Farmi rea tu presumi.
Vittima ei sia, ma della man dei Numi.
CINNA
Se d’offender gli Dei
Avesse un dì temuto
La libertà non dovria Roma a Bruto.
GIUNIA
Ma Bruto in Campo armato,
Non con una viltade
Della Latina libertade infranse
La catena servil. Nò, non fia mai,
Ch’a’ dì futuri passi
Il nome mio macchiato
D’un tradimento vil. Serbami, Amico,
Serbami il caro ben. Deh sol tu pensa
Alla salvezza sua. Della vendetta
Al Ciel lascia il pensier. Vanne. T’affretta.
Forse lungi da te potria lo Sposo
Per un soverchio ardir... L’impetuosa
Alma sua ben conosci. Ah per pietade
Fa, che rimanga ad ogni sguardo ascoso.
Dilli, che se m’adora;
Dilli, che se m’è fido
Serbi i miei ne’ suoi giorni. A te l’affido.
N° 11 - Aria di Giunia
Ah se il crudel periglio
Del caro ben rammento
Tutto mi fa spavento,
Tutto gelar mi fa.
Se per sì cara vita
Non veglia l’amistà,
Da chi sperare aita
Da chi sperar pietà?
(Parte)

Scena sesta

Cinna solo.
CINNA
Ah sì, scuotasi omai
L’indegno giogo. Assai
Si morse il fren di servitù tiranna.
Se di svenar ricusa
Giunia quell’empio, un braccio
Non mancherà, che timoroso meno
Il ferro micidial l’immerga in seno.
N° 12 - Aria di Cinna
Nel fortunato istante,
Ch’ei già co’ voti affretta
Per la comun vendetta
Vuò, che mi spiri al piè.
Già và una destra altera
Del colpo suo felice,
E quella destra ultrice
Lungi da lui non è.
(Parte)

Scena settima

Orti pensili

Silla, Aufidio, e Guardie
AUFIDIO
Signore, ai cenni tuoi
Il Senato fia pronto. Egli frà poco
T’ascolterà. D’elette Squadre intorno
Numerosa corona
Ad arte io disporrò.
SILLA
L’amico Cinna
Non ignori l’arcano. Il suo soccorso
È necessario all’opra. Ah che me stesso
Più non ritrovo in me! Dov’io mi volga
Della crudel l’immagine gradita
Mi dipinge il pensier. Mi suona ognora
Il caro nome suo frà i labbri miei,
E tutto parla a questo cor di lei.
AUFIDIO
Io già ti vedo al colmo
Di tua felicità. Della possanza
Usa, che ‘l Ciel ti diè. Roma, il Senato,
E ogn’anima orgogliosa or che lo puoi
Fa, che pieghin la fronte a’ piedi tuoi.
(Parte)
SILLA
Ah sì, di civil sangue
Innonderò le vie, se Roma altera
Alle brame di Silla oggi s’oppone;
Ho nel braccio, ho nel cor la mia ragione.
Giunia?... Qual vista! In sì bel volto io scuso
La debolezza mia... ma tanti oltraggi?...
Ah che in vederla, oh Dei!
Il Dittatore offeso io più non sono;
De’ suoi sprezzi mi scordo, e le perdono.

Scena ottava

Giunia, Silla, e Guardie
GIUNIA
(Silla? L’odiato aspetto
Destami orror. Si fugga.)
SILLA
Arresta il passo.
Sentimi per pietade. Il più infelice
D’ogni mortal mi rendi,
Se nemica mi fuggi...
GIUNIA
E che pretendi?
Scostati Traditor. (Tremo, m’affanno
Per l’Idol mio.)
SILLA
Ah nò, non son tiranno
Come tu credi. È l’anima di Silla
Capace di virtù. Quel tuo bel ciglio
Soffrir più non poss’io così severo...
GIUNIA
Tu di virtù capace? Ah menzognero.
(in atto di partire)
SILLA
Sentimi...
GIUNIA
Non t’ascolto.
SILLA
E vuoi...
GIUNIA
Si voglio
Detestarti, e morir.
SILLA
Morir?
GIUNIA
La morte
Romano cor non teme.
SILLA
E puoi?...
GIUNIA
Sì, posso
Pria d’amarti, morir. Vanne, t’invola...
SILLA
Superba morirai, ma non già sola.
N° 13 - Aria di Silla
D’ogni pietà mi spoglio
Perfida Donna audace;
Se di morir ti piace,
Quell’ostinato orgoglio
Presto tremar vedrò.
(Ma il cor mi palpita...
Perder chi adoro?...
Trafigger barbaro,
Il mio tesoro?...)
Che dissi? Ho l’anima
Vile a tal segno?
Smanio di sdegno;
Morir tu brami,
Crudel mi chiami,
Tremane o perfida,
Crudel sarò.
(Parte con Guardie)

Scena nona

Giunia, indi Cecilio.
GIUNIA
Che intesi eterni Dei? Qual mai funesto
E spaventoso arcan ne’ detti suoi?
Sola non morirò? Che dir mi vuoi
Barbaro... Ahimè! Che vedo?...
Lo Sposo mio?... Che fu?... Che avvenne... Ah dove
Sconsigliato t’inoltri? In queste mura
Sai, che non è sicura
La tua vita, e non temi
Di respirar quest’aure
Comuni a tuoi nemici? In quest’istante
Il Tiranno partì. Tremo... Deh fuggi...
Ah se dell’empio il ciglio...
CECILIO
Giunia il tuo rischio è ‘l maggior mio periglio.
GIUNIA
Deh per pietà, se mi ami,
Torna, mio Bene, ah torna
Nel tenebroso asilo. Il rimirarti
Qual martirio è per me!
CECILIO
Non amareggi
Il tuo spavento, o cara
Il mio dolce piacer.
GIUNIA
Piacer funesto,
Se a un gelido spavento
Abbandona il mio cor. Se de’ tuoi giorni
Decider può. T’ascondi. Ah da che vivo
Nò, che angustia simìle...
CECILIO
Sola vuoi, ch’io ti lasci in preda a un vile?
Sò, ch’al Senato in faccia al reo Tiranno
Con violenza ingiusta
Al talamo vuol trarti, ed io, che t’amo
Restar potrò senza morir d’affanno
Lungi dal fianco tuo. Se invano un braccio,
Un acciar si cerca
Per svenare un crudel, ch’odio, e detesto,
Quell’acciaro, quel braccio eccolo è questo.
GIUNIA
Ahimè! Che pensi?... esporti?...
Correr tu solo a un periglioso estremo?...
CECILIO
Tu paventi di tutto, io nulla temo.
Frena il timor mia speme, e ti rammenta,
Ch’una soverchia tema in cor Romano
Esser puote viltà.
GIUNIA
Ma il troppo ardire
Temerità s’appella. Ah sì ti cela,
Nè accrescere, Idol mio, nel tuo periglio
Nove cagion di pianto a questo ciglio.
CECILIO
Eterni Dei! lasciarti,
Fuggire, abbandonarti
All’empie insidie, all’ira
D’un Traditor, ch’alle tue nozze aspira?
GIUNIA
E di che puoi temer, se meco resta
La mia costanza, e l’amor mio? Deh corri,
Corri d’onde fuggisti. Al suo dolore,
A suoi spaventi invola
Il cor di chi t’adora;
Se ciò non basta, io tel comando ancora.
CECILIO
E in questo giorno orrendo,
Se al Tiranno io mi celo,
Chi veglia, o Sposa, in tua difesa?
GIUNIA
Il Cielo.
CECILIO
Ah che talvolta i Numi...
GIUNIA
A che ti guida
Cieco furor? Ad onta
De’ miei timori ancor mi resti a lato?
Partir non vuoi? Corro a morire ingrato.
CECILIO
Fermati... senti... Oh Dei!
Così mi lasci, e brami?...
GIUNIA
I passi miei
Guardati di seguir.
CECILIO
Saprò morire,
Ma non lasciarti.
GIUNIA
(Oh Stelle!
Io lo perdo. Che fò?)
CECILIO
Cara, tu piangi?
Ah che il tuo pianto...
GIUNIA
Ah sì per questo pianto,
Per questi lumi miei di speme privi.
Parti, parti da me. Celati. Vivi.
CECILIO
A che mi sforzi!
GIUNIA
Alfine
Lusingarmi poss’io di questo segno
Del tuo tenero affetto.
Che rispondi Idol mio?
CECILIO
Sì tel prometto.
GIUNIA
Fuggi dunque mio Bene. Invan paventi,
Se di me temi. Ah pensa,
Pensa, che il Ciel difende i giusti, e ch’io
D’altri mai non sarò. Di mie promesse,
Dell’amor mio costante,
Ch’aborre a morte un Traditore indegno,
Sposo, nella mia mano eccoti un pegno.
CECILIO
Chi sà, che non sia questa
L’estrema volta, oh Dio! ch’al sen ti stringo
Destra dell’Idol mio, destra adorata,
Prova di fè sincera...
GIUNIA
Nò, non temere. Amami, Fuggi, e spera.
N° 14 - Aria di Cecilio
CECILIO
Ah se a morir mi chiama
Il fato mio crudele
Seguace Ombra fedele
Sempre sarò con te.
Vorrei mostrar costanza,
Cara nel dirti addio,
Ma nel lasciarti oh Dio!
Sento tremarmi il piè.
(Parte)

Scena decima

Giunia, indi Celia.
GIUNIA
Perchè mi balzi in seno
Affannoso cor mio! Perchè sul volto,
Or che lo Sposo io non mi vedo accanto,
Cade da’ rai più copioso il pianto?
CELIA
Oh Ciel! sì lagrimosa,
Sì dolente io t’incontro. Al suo destino
Quell’anima ostinata alfin deh ceda,
E sposa al Dittator Roma ti veda.
GIUNIA
T’accheta per pietà.
CELIA
Se in duro esiglio
Cadde estinto Cecilio, a lui che giova
Un inutil costanza?
GIUNIA
(A questo nome
S’agghiaccia il cor.)
CELIA
Tu non mi guardi, e il labbro
Fra i singhiozzi, e i sospir pallido tace?
Segui i consigli miei.
GIUNIA
Lasciami in pace.
CELIA
Bramo lieta vederti. Il mio Germano
Oggi me pur felice
Render saprà. La mano
Mi promise di Cinna. Ah tu ben sai,
Ch’io l’adoro fedel. Più non rammento
I miei sofferti affanni,
Se si cangiano alfin gli astri tiranni.
N° 15 - Aria di celia
Quando sugli arsi campi
Scende la pioggia estiva,
Le foglie, i fior ravviva,
E il bosco, il praticello
Tosto si fa più bello,
Ritorna a verdeggiar.
Così quest’alma amante
Frà la sua dolce spene
Dopo le lunghe pene
Comincia a respirar.
(Parte)

Scena undicesima

Giunia Sola.
GIUNIA
In un istante oh come
S’accrebbe il mio timor! Pur troppo è questo
Un presagio funesto
Delle sventure mie! L’incauto Sposo
Più non è forse ascoso
Al reo Tiranno. A morte
Ei già lo condannò. Frà i miei spaventi,
Nel mio dolor estremo
Che fo? Che penso mai? Misera io tremo!
Ah nò, più non si tardi.
Il Senato mi vegga. Al di lui piede
Grazia, e pietà s’implori
Per lo Sposo fedel. S’ei me la nega,
Si chieda al Ciel. Se il Ciel l’ultimo fine
Dell’adorato Sposo oggi prescrisse,
Trafigga me chi l’Idol mio trafisse.
N° 16 - Aria di Giunia
Parto, m’affretto. Ma nel partire
Il cor si spezza. Mi manca l’anima,
Morir mi sento. Nè sò morire,
E smanio, e gelo. E piango, e peno,
Ah se potessi. Potessi almeno
Frà tanti spasimi. Morir così.
Ma per maggior mio duolo
Verso un amante oppressa
Divien la morte istessa
Pietosa in questo dì.
(Parte)

Scena dodicesima

Campidoglio.

S’avanza Silla, ed Aufidio seguito dai Senatori, dal Popolo, e dalle Squadre: al lieto canto del seguente.

N° 17 - Coro
CORO
Se gloria il crin ti cinse
Di mille Squadre a fronte
Or la temuta fronte
Qui ti coroni Amor
PARTE DEL CORO
Stringa quel braccio invitto
Lei, che da te s’adora.
CORO
Se con i mirti ancora
Cresce il guerriero allor.
(Compare Giunia frà i Senatori)
SILLA
Padri Coscritti io che pugnai per Roma,
Io, che vinsi per lei. Io che la face
Della Civil discordia
Col mio valor estinsi. Io che la pace
Per opra mia regnar sul Tebro or vedo
D’ogni trionfo mio premio vi chiedo.
GIUNIA
(Soccorso eterni Dei!)
SILLA
Non ignorate
L’antico odio funesto
E di Mario e di Silla. Il giorno è questo
In cui tutto mi scordo. Alla sua Figlia,
Sacro laccio m’unisca, e il dolce nodo
Plachi l’ombra del Padre. Un Dittatore,
Un Cittadin frà i gloriosi allori
Altro premio non cerca a suoi sudori.
GIUNIA
(Tace il Senato, e col silenzio approva
D’un Tiranno il voler?)
SILLA
Padri già miro
Ne’ volti vostri espresso
Il consenso comun. Quei, che s’udiro
Festosi gridi risuonar d’intorno
Son del pubblico voto un certo segno.
Seguimi all’ara omai...
GIUNIA
Scostati indegno.
A tal viltà discende
Roma, e ‘l Senato? Un oltraggioso, un folle
Timor l’astringe a secondar d’un empio
Le violenze infami? Ah che frà voi
Nò, che non v’è chi in petto
Racchiuda un cor Romano...
SILLA
Taci, e più saggia a me porgi la mano.
AUFIDIO
Così per bocca mia
Tutto il Popol t’impon.
SILLA
Dunque mi segui...
GIUNIA
Non appressarti, o in seno
Questo ferro m’immergo.
(in atto di ferirsi)
SILLA
Alla superba
L’acciar si tolga, e segua il voler mio.

Scena tredicesima

Cecilio con Spada nuda, e detti
CECILIO
Sposa ah nò, non temer.
SILLA
(Chi vedo?)
GIUNIA
(Oh Dio!)
AUFIDIO
(Cecilio?)
SILLA
In questa guisa
Son tradito da voi? Del mio divieto,
E delle leggi ad onta
Tornò Cecilio, e seco Giunia unita
Di toglier osa al Dittator la vita?
Quell’audace s’arresti.
GIUNIA
(Incauto sposo!)
Signor...
SILLA
Taci, ch’omai
Solo ascolto il furore. Al novo Sole
Per mia vendetta, o Traditor, morrai.
(a Cecilio)

Scena quattordicesima

Cinna, con Spada nuda, e detti.
SILLA
Come? D’un ferro armato,
Confuso, irresoluto
Cinna tu pur?...
CINNA
(Oh Ciel tutto è perduto;
Qualche scampo ah si cerchi
Nel cimento fatal!) Con mio stupore
Col nudo acciaro io vidi
Cecilio infra le schiere
Aprirsi un varco. La sua rabbia, i fieri
Minacciosi occhi suoi d’un tradimento
Mi fecero temer. Onde salvarti
Da quella destra al parricido intesa
Corsi, e ‘l brando impugnai per tua difesa.
SILLA
Ah vanne; Amico, e scopri
Se altri perfidi mai...
CINNA
Sulla mia fede
Signor riposa, e paventar non dei.
(Quasi nel fiero incontro io mi perdei.)
(Parte)
SILLA
Olà quel Traditore,
Aufidio, si disarmi.
GIUNIA
Oh Dio! fermate!
CECILIO
Finchè l’acciar mi resta
Saprò farlo tremare.
SILLA
E giunge a tanto
La tua baldanza?
GIUNIA
(Oh Dei!)
SILLA
Cedi l’acciaro.
O ch’io...
CECILIO
Lo speri invan.
GIUNIA
Cedilo, o caro.
CECILIO
Ad esser vil m’insegna
La Sposa mia?
GIUNIA
Deh non opporti!
CECILIO
E vuoi?...
GIUNIA
Della tua tenerezza
Una prova vogl’io.
CECILIO
Dovrò?...
GIUNIA
Dovrai
Nella mia fede, e nel favor del Cielo
Affidarti, e sperar. Se ancor mio Bene
Dubbioso ti mostri, i giusti Numi,
E la tua Sposa offendi.
CECILIO
(Fremo.) T’appagherò.
(a Giunia)
Barbaro, prendi.
(Getta la spada)
SILLA
Nella prigion più nera
Traggasi il reo. Per poco
Quest’aure a te vietate
Respirar ti vedrò. Frà le ritorte
Del tradimento audace
Tu pur ti pentirai Donna mendace.
N° 18 - Terzetto Silla, Giunia e Cecilio
Quell’orgoglioso sdegno
Oggi umiliar saprò.
CECILIO
Non lo sperare, indegno,
L’istesso ognor farò.
GIUNIA
Eccoti, o Sposo, un pegno,
Ch’al fianco tuo morrò.
SILLA
Empi la vostra mano
Merita sol catene.
CECILIO E GIUNIA
Se mi ama il caro Bene
Lieto/a a morir men vò.
SILLA, GIUNIA E CECILIO
Questa costanza intrepida,
Questo sì fido amore
Tutto mi strazia il core,
Tutto avvampar mi fà.
La mia costanza intrepida,
Il mio fedele amore,
Dolce consola il core,
Nè paventar mi fà.

ATTO TERZO

Scena prima

Atrio che introduce alle Carceri.

Cecilio incatenato, Cinna, e Guardie a vista.
CINNA
Ah sì tu solo, Amico,
Ritenesti il gran colpo. Eran non lungi
Al Campidoglio ascosi
Gli Amici tuoi, gli amici miei. Seguito
Volea da questi intra le schiere aprirmi
Sanguinoso sentier. Ma la prudenza
Il furor moderò. Di tanti a fronte
Che far potea cinto da pochi? Il Cielo
Novo ardir m’ispirò. Gli amici io lascio.
Tacito il ferro io stringo, e in Campidoglio
M’avanzo. Allorchè voglio
Vibrare il colpo, in te m’affiso. Il ferro
Nella man mi tremò. Nel tuo periglio
Gelossi il cor. M’arresto, mi confondo,
Non sò che dir. Quasi il segreto arcano
Il Tiranno svelò. Ma il suo comando,
Che di partir m’impose
La confusione, e il mio dolore ascose.
CECILIO
Giacchè morir degg’io
Morasi alfin. Sol mi spaventa, oh Dei!
La Sposa mia...
CINNA
Non paventar di lei,
Entrambi io salverò.

Scena seconda

Celia, e detti.
CELIA
D’ascoltar Giunia
Men sdegnoso, e men fiero
Mi promise il German.
CECILIO
Giunia al suo piede?
E perchè mai?
CELIA
Desìa
Di placarne lo sdegno.
CECILIO
Invan lo brama.
CINNA
Odimi Celia. È questo
Forse il momento, ond’illustrar tu puoi
Con un’opra sublime i giorni tuoi.
CELIA
Che far degg’io?
CINNA
M’è noto
A prova già tutto il poter, che vanti
Sul cor di Silla. A lui t’affretta, e dilli
Che aborrito dal Cielo, in odio a Roma,
Se in se stesso non torna, e se non scorda
Un cieco amore insano
L’eccidio suo fatal non è lontano.
CELIA
Dunque il German...
CINNA
Incontrerà la morte
Se non s’arrende a un tal consiglio.
CECILIO
Ah tutto,
Tutto inutil sarà.
CELIA
Tentare io voglio
La difficile impresa, e se aver ponno
Le mie preghiere il lor bramato effetto?
CINNA
La destra in guiderdone io ti prometto.
CELIA
Un così dolce premio
Più animosa mi fà. Me fortunata,
Se frà un orror sì periglioso, e tristo
Salvo il German, e ‘l caro Amante acquisto.
N° 19 - Aria di Celia
Strider sento la procella,
Nè risplende amica stella
Pure avvolta in tanto orrore
La speranza coll’amore
Mi sta sempre in mezzo al cor.
(Parte)

Scena terza

Cecilio, e Cinna.
CECILIO
Forse tu credi, Amico,
Che Celia giunga a raddolcire un core
Uso alla stragi, e che talor di sdegno
Ingiustamente furibondo, ed ebro
Fè rosseggiar di civil sangue il Tebro?
CINNA
Sò quanto Celia puote
Sù quell’alma incostante, e Giunia ancora
Forse placar potria
Colle lagrime sue...
CECILIO
La Sposa mia
A qualche insulto amaro
In van s’espone. Un empio, un inumano
Non si cangia sì presto. Onde abbandoni
Il sentier del delitto,
Ch’ei suol calcar per lungo suo costume,
Vi volle ognor tutto il poter d’un Nume.
Ah nò più non mi resta
Nè speme, nè pietà. L’afflitta Sposa
Ti raccomando, amico. In prò di lei
Vegli la tua amistà. Del mio nemico
Vittima, ah nò, non sia. Nel di lui sangue
Vendica la mia morte,
E ‘l mio spirto sdegnoso
Nel regno degl’estinti avrà riposo.
CINNA
Ogni pensier di morte
Si allontani da te. Se il cor di Silla
Contro al dovere, e alla ragion s’ostina,
Sulla propria rovina,
Ne’ suoi perigli estremi
Quell’empio solo impallidisca, e tremi.
N° 20 - Aria di Cinna
De’ più superbi il core,
Se Giove irato fulmina,
Freddo spavento ingombra,
Ma d’un alloro all’ombra
Non palpita il Pastor.
Paventino i Tiranni
Le stragi, e le ritorte,
Sol rida in faccia a morte
Che ha senza colpe il cor.
(Parte)

Scena quarta

Cecilio, indi Giunia.
CECILIO
Ah nò, che il fato estremo
Terror per me non ha. Sol piango, e gemo
Fra l’ingiuste catene
Non per la morte mia, per il mio Bene.
GIUNIA
Ah dolce Sposo...
CECILIO
Oh Stelle!
Come tu qui?
GIUNIA
M’aperse
La via fra quest’orrore
La mia fede, il mio pianto, il nostro amore.
CECILIO
Ma Silla... Ah parla. E Silla...
GIUNIA
L’empio mi lascia... Oh Dio!
Mi lascia, ch’or ti dia... l’ultimo... addio.
CECILIO
Dunque non v’è per noi
Nè pietà, nè speranza?
GIUNIA
Al fianco tuo sol di morir m’avanza.
Che non tentai finor? Querele, e pianti,
Sospiri, affanni, e prieghi
Sono inutili omai
Per quel core inumano,
Che chiede o la tua morte, o la mia mano.
CECILIO
Della mia vita il prezzo
Esser può la tua mano. Giunia frattanto
Che mai risolverà?
GIUNIA
Morirti accanto.
CECILIO
E tu per me vorrai
Troncar di sì bei giorni...
GIUNIA
E deggio, e voglio
Teco morir. A questo passo, o caro,
M’obbliga, mi consiglia
L’amor di Sposa, e il dover di Figlia.

Scena quinta

Aufidio con Guardie, e detti.
AUFIDIO
Tosto seguir tu dei
Cecilio i passi miei.
GIUNIA
Forse alla morte...
Parla... dimmi...
AUFIDIO
Non sò.
CECILIO
Prendi, mia speme,
Prendi l’estremo abbraccio...
GIUNIA
Rispondi... Oh Ciel!
(ad Aufidio)
AUFIDIO
Sempre obbedisco, e taccio.
CECILIO
Ah non perdiam, mia vita,
Un passeggero istante,
Che ne porge il destin. Parto, ti lascio,
E in sì tenero amplesso
Ricevi, anima mia, tutto me stesso.
GIUNIA
Ah caro Sposo... Oh Dei!
Se uccider può il martoro,
Perchè vicina a te, perchè non moro?
CECILIO
Quel pianto oh Dio! A sì quel pianto, o cara
Non sai come nel seno... Ahimè! ti basti...
Sì ti basti il saper, che in questo istante
Più d’un morir tiranno
Quelle lagrime tue mi son d’affanno.
N° 21 - Aria di Cecilio
Pupille amate
Non lagrimate
Morir mi fate
Pria di morir.
Quell’alma fida
A voi d’intorno
Farà ritorno
Sciolta in sospir.
(Parte con Aufidio, e Guardie)

Scena sesta

Giunia sola.
GIUNIA
Sposo... mia vita... Ah dove,
Dove vai? Non ti seguo? E chi ritiene
I passi miei? Chi mi sà dir?... Ma intorno
Altro, ahi lassa non vedo
Che silenzio, ed orror! l’istesso Cielo
Più non m’ascolta, e m’abbandona. Ah forse,
Forse l’amato Bene
Già dalle rotte vene
Versa l’anima, e ‘l sangue... Ah pria ch’ei mora
Su quella spoglia esangue
Spirar vogl’io... Che tardo?
Disperata a che resto? Odo, o mi sembra
Udir di fioca voce
Languido suon, ch’a se mi chiama? Ah Sposo
Se i tronchi sensi estremi
De’ labbri tuoi son questi,
Corro, volo a cader dove cadesti.
N° 22 - Aria di Giunia
Frà i pensier più funesti di morte
Veder parmi l’esangue Consorte,
Che con gelida mano m’addita
La fumante sanguigna ferita,
E mi dice: Che tardi a morir?
Già vacillo, già manco, già moro
E l’estinto mio Sposo, ch’adoro
Ombra fida m’affretto a seguir.
(Parte)

Scena settima

Salone

Silla, Cinna, Celia, Senatori, Popolo, e Guardie.
SILLA
Celia, Cinna non più. Roma, e ‘l Senato
Di mia giustizia, e del delitto altrui
Il Giudice sarà.
CINNA
Più che non credi
Di Cecilio la vita
Necessaria esser puote.
CELIA
I giorni tuoi...
La disperata Giunia... il suo Consorte
Creduto estinto, e alle sue braccia or reso.
SILLA
Sò, ch’ognor più l’odio comun m’han reso.
Ma un Dittator tradito
Vuol vendetta, e l’avrà. Stanco son’io
Di temer sempre, e palpitar. La vita
Agitata, ed incerta
Fra un barbaro spavento
È un viver per morire ogni momento.
CELIA
Ah speri invan, se speri
Fra un eccidio funesto, e sanguinoso
Trovar la sicurezza, ed il riposo.
CINNA
La furiosa Giunia
Correre tu vedrai
Ad assordar le vie
Di querele, e di lai. Destare in petto
Può de’ nemici tuoi
Quel lagrimoso ciglio...
SILLA
Vedo più che non pensi il mio periglio.
Amor, gloria, vendetta,
Sdegno, timore, io sento
Affollarmisi al cor. Ognun pretende
D’acquistarne l’impero. Amor lusinga.
Mi rampogna la gloria. Ira m’accende.
Freddo timor m’agghiaccia.
M’anima la vendetta, e mi minaccia.
De’ fieri assalti in preda
Alla difesa accinto
Di Silla il cor fia vincitore, o vinto?
Ma l’atto illustre alfine
Decider dee, s’io merto
Quel glorioso alloro,
Che mi adombra la chioma,
E giudice ne voglio il Mondo e Roma.
Aria di Silla (APOCRIFA)
Se al generoso ardire
Propizj son gli Dei,
Questo de’ giorni miei
Questo il più bel sarà.
Vedrassi allor quel raggio
Splender sul viver mio,
Che dell’oscuro oblìo
Trionfator si fà.

Scena ottava

Giunia con Guardie, e detti.
GIUNIA
Anima vil, da Giunia
Che pretendi? Che vuoi? Roma, e ‘l Senato
Nel tollerare un Traditore indegno
È stupido e insensato a questo segno?
Padri Coscritti innanzi a voi qui chiedo
E vendetta, e pietà. Pietade implora
Una Sposa infelice, e vuol vendetta
D’un Cittadino, e d’un Consorte esangue
L’Ombra, che nuota ancora in mezzo al sangue.
SILLA
Calma gli sdegni tuoi, tergi il bel ciglio.
Inutile è quel pianto,
E vano il tuo furor. De’ miei delitti,
Della mia crudeltade a Roma in faccia
Spettatrice ti voglio, e in questo loco
Di Silla il cor conoscerai frà poco.

Scena Ultima

Cecilio, Aufidio, Guardie, e detti.
GIULIA
(Lo Sposo mio?)
CINNA
(Che miro?)
CELIA
(E quale arcan?)
CECILIO
(Che fia?)
SILLA
Roma, il Senato,
E ‘l Popolo m’ascolti. A voi presento
Un Cittadin proscritto,
Che di sprezzar le leggi
Osò furtivo. Ei, che d’un ferro armato
In Campidoglio alle mie Squadre appresso
Tentò svenare il Dittatore istesso
Grazia ei non cerca. Anzi di me non teme
E m’oltraggia, e detesta. Ecco il momento,
Che decide di lui. Silla qui adopri
L’autorità, che Roma
Al suo braccio affidò. Giunia mi senta
E m’insulti se può. Quell’empio Silla,
Quel superbo Tiranno a tutti odioso
Vuol che viva Cecilio, e sia suo Sposo.
(lo presenta a Giunia)
GIUNIA
E sarà ver?... mia vita...
CECILIO
Fida Sposa... qual gioja...
Qual cangiamento è questo?
AUFIDIO
(Che fu?)
CELIA
(Lode agli Dei.)
CINNA
(Stupido io resto.)
SILLA
Padri Coscritti, or da voi cerco, e voglio
Quanto vergò la mano in questo foglio.
(lo presenta a uno de’ Senatori)
De’ Cittadin proscritti
Ei tutti i nomi accoglie;
Ciascun ritorni alle paterne soglie.
CECILIO
Oh come degno or sei
Del supremo splendor frà cui tu siedi.
GIUNIA
Costretta ad ammirarti alfin mi vedi.
AUFIDIO
(Ah che la mia rovina
Certa prevedo.)
SILLA
In mezzo
Al pubblico piacer, frà tante lodi,
Ch’ogni labbro sincer prodiga a Silla,
E perchè Cinna è il solo,
Che infra occulti pensier confuso giace,
E diviso da me sospira, e tace?
Fedele amico...
(vuol abbracciarlo)
CINNA
Ah lascia
Di chiamarmi così. Sappi, ch’ognora
Contro di te nel seno
L’odio il più fier celai. Per opra mia
Tornò Cecilio a Roma. In Campidoglio
Per trucidarti io corsi, e armai non lungi
Di cento anime audaci
E la mano, e l’ardir. Io sol le faci
A danni tuoi della discordia accesi...
SILLA
Tu abbastanza dicesti, io tutto intesi.
CELIA
(Dolci speranze addio.)
SILLA
La pena or senti
D’ogni trama nascosa,
Celia Germana mia sarà tua Sposa.
GIUNIA
(Bella virtù!)
CECILIO
(Che generoso core!)
CINNA
E quale oh giusto Cielo
Mi s’accende sul volto
Vergognoso rossor? Come poss’io...
SILLA
Quel rimorso mi basta, e tutto oblio.
CELIA
(Me lieta!) Ah premia alfine
(a Cinna)
Il mio costante amor. Della clemenza
Mostrati degno, e di quel core umano
La virtù, la pietade...
CINNA
Ecco la mano.
SILLA
Qual de’ trionfi miei
Eguagliar potrà questo, eterni Dei?
AUFIDIO
Lascia, ch’a piedi tuoi
Grazia implori da te. De’ miei consigli,
Delle mie lodi adulatrici or sono
Pentito...
SILLA
Aufidio sorgi. Io ti perdono.
Così lodevol opra
Coronisi da me. Romani, Amici
Dal capo mio si tolga
Il rispettato alloro, e trionfale;
Più Dittator non son. Son vostro uguale.
(depone l’alloro)
Ecco alla Patria resa
La libertade. Ecco - asciugato alfine
Il civil pianto. Ah nò, che ‘l maggior bene
La grandezza non è. Madre soltanto
È di timor, di affanni,
Di frodi, e tradimenti. Anzi per lei
Cieco mortal dalla calcata via
Di giustizia, e pietà spesso travìa.
Ah sì conosco a prova,
Che assai più grata all’alma
D’un menzogner splendore
È l’innocenza, e la virtù del core:
N° 23 - Finale
CORO
Il gran Silla a Roma in seno,
Che per lui respira, e gode
D’ogni gloria, e d’ogni lode
Vincitore oggi si fa.
CECILIO E GIULIA
Sol per lui l’acerba sorte
È per me felicità.
SILLA E CINNA
E calpesta le ritorte
La Latina libertà.
CORO
Il gran Silla d’ogni lode
Vincitore oggi si fa.
CECILIO E GIUNIA
Trionfò d’un basso amore
CECILIO, GIUNIA, CINNA, CELIA, SILLA E AUFIDIO
La virtude e la pietà.
SILLA E AUFIDIO
Il Trofeo sul proprio core
Qual trionfo uguaglierà?
CORO
Se per Silla in Campidoglio
Lieta Roma esulta, gode,
D’ogni gloria, e d’ogni lode
Vincitore oggi si fa.
FINE DELL’OPERA


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Ultimo aggiornamento 30 luglio 2014
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