Glossario



Sinfonia n. 25 in sol maggiore, K1 183 (K6 173dB)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro con brio (sol minore)
  2. Andante (mi bemolle maggiore)
  3. Minuetto (sol minore)
  4. Allegro (sol minore)
Organico: 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, 5 Ottobre 1773
Edizione: GŘnther & B÷hme, Amburgo 1798

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Quella che per tutti i biografi di Mozart Ŕ la Sinfonia della svolta, il primo vero capolavoro del genere, un miracolo di compiuta bellezza, venne giudicata molto severamente dal padre Leopold, che in una lettera del 1778 scriveva: "Ci˛ che non ti fa onore Ŕ meglio che non venga conosciuto. Perci˛ io non ho dato a nessuno le tue Sinfonie, sapendo fin d'ora che tu stesso, per quanto potessi esserne soddisfatto quando le scrivesti, col passar degli anni, quando ti sarai maturato e avrai acquistato discernimento, sarai ben lieto che nessuno le abbia vedute. Si diventa sempre pi¨ esigenti". Ma quali erano gli elementi che turbavano tanto il padre di Wolfgang?

Perennemente in apprensione per la carriera artistica del figlio che non riusciva ancora a decollare, nonostante il suo portentoso talento, Leopold temeva che il carattere focoso di questa Sinfonia potesse infastidire l'animo compassato dell'Arcivescovo Colloredo, l'unico potente che ancora si degnasse, seppur stentatamente, di mantenere a corte il genio incontenibile di Mozart.

Per fortuna l'autore, che pure sulle prime sembr˛ rivolgersi a pi¨ miti consigli, tornando ad uno stile compositivo pi¨ ordinario, non rinneg˛ le vette artistiche raggiunte con questa Sinfonia, quando quindici anni dopo ebbe a misurarsi, per la seconda e ultima volta, con la espressiva tonalitÓ di sol minore, componendo la celeberrima Sinfonia n. 40 K. 550, strutturalmente affine alla giovanile K. 183.

La Sinfonia in sol minore K. 183, nota anche come la "Piccola", per distinguerla dalla "Grande" K. 550 nella stessa tonalitÓ, reca la data del 5 ottobre 1773: la leggenda tramanda ch'essa fu scritta in soli due giorni, ma Ŕ pi¨ plausibile che Mozart attendesse alla composizione di pi¨ opere contemporaneamente e questo spiega la distanza di soli due giorni dalla data posta in calce alla precedente Sinfonia K. 182.

L'autore, diciassettenne, era rientrato a Salisburgo dopo un'estate passata a Vienna; nei disegni del padre il soggiorno nella capitale austriaca, durato da luglio a settembre, avrebbe dovuto assicurare a Wolfgang un posto presso la corte di Maria Teresa, ma, ancora una volta, i Mozart tornarono a mani vuote nella provinciale Salisburgo, e con la sola prospettiva di continuare a proporre i loro servigi all'ottuso Arcivescovo. Tuttavia l'occasione era stata propizia per la crescita creativa di Mozart che ebbe modo di conoscere alcune Sinfonie StŘrmisch di Haydn, Vanhall e von Dittersdorf. Il contatto con queste composizioni (tutte in tonalitÓ minore) aveva suggestionato profondamente il giovane Mozart che, tornato a casa, dopo aver espletato l'obbligo della composizione di Sinfonie consone al gusto salisburghese, decise di mettere a frutto le sue nuove "conquiste". Questa Sinfonia Ŕ infatti comunemente associata all'atmosfera impulsiva e passionale dello Sturm una Drang, la corrente artistico letteraria che cominciava a diffondersi prepotentemente in Europa nella seconda metÓ del Settecento esaltando spontaneitÓ, bellezza e forza della natura e ribaltando le convenzioni del classicismo razionalista. Tuttavia, per dirla con Carli Ballola, "questi riferimenti appaiono pedanteschi e inadeguati", se si pensa all'immediatezza comunicativa di certe idee melodiche, al perfetto equilibrio formale che rende quest'opera l'unica pagina giovanile degna di un raffronto con le ultime grandi Sinfonie mozartiane.

Le Sinfonie composte da Mozart in quegli anni sono per lo pi¨ ascrivibili allo stile dell'Ouverture italiana: tre movimenti con temi dal carattere leggero e frivolo, e con scarsa incidenza dello sviluppo tematico. La K. 183 si stacca nettamente dal complesso delle Sinfonie coeve e mostra sin dalle prime battute un carattere impetuoso. Ma lo stupore che quest'opera Ŕ capace di suscitare ancora ad ogni ascolto sta soprattutto nella profonda unitÓ formale, nella complessitÓ degli sviluppi tematici che percorrono l'intera partitura collegando fra loro, in un costante gioco di rimandi melodici, ritmici e armonici, i suoi quattro movimenti (tutti nella stessa tonalitÓ di sol minore), nella felicitÓ dell'invenzione melodica che arriva a pervadere persino le secondarie sezioni di passaggio, nel mirabile equilibrio di tonalitÓ minore e passaggi in maggiore, nella naturalezza del respiro melodico e ritmico.

Il carattere tormentato di questa Sinfonia ha indotto molti biografi a immaginare che essa sia legata ad una personale crisi romantica dell'autore, ma quest'ipotesi non trova alcuna conferma nelle vicende biografiche mozartiane; tuttavia la scelta della tonalitÓ e dell'atmosfera espressiva Ŕ indicativa dell'avvenuta crescita spirituale di Mozart, non a caso dunque questa partitura segna il passaggio dagli anni giovanili di apprendistato a quelli della compiuta maturitÓ artistica dell'autore. Il sol minore, sarÓ d'ora in poi la tonalitÓ ideale per l'espressione del proprio tormento interiore: "Non Ŕ ingiustificato definire il sol minore la tonalitÓ della tragica passionalitÓ mozartiana. La sua scelta provoca sempre una colorazione fortemente soggettiva dell'eloquio, una discesa nelle profonditÓ spirituali, una particolare intensitÓ espressiva e talvolta una malinconia che si scioglie in cantabilitÓ fervida e sognante... Tutte queste caratteristiche ardono, genuine e immediate, nella prima Sinfonia in sol minore K. 183". (Paumgartner)

GiÓ il primo tema dell'Allegro con brio, esposto dall'oboe e dagli archi, con i suoi ampi salti melodici, lo struggente intervallo di settima diminuita, le caratteristiche sincopi e le rapide scalette discendenti, ci trascina in un clima di grande drammaticitÓ, clic non viene alleggerito neanche dall'esposizione delle altre due idee musicali, meno significative. In particolare il tema con acciaccature di gusto tipicamente italiano perde il suo carattere leggero e mondano perchÚ accompagnato dall'inquieto pulsare dei bassi, che risulta assai pi¨ incisivo. La linea ferma dell'oboe viene talvolta isolata dando luogo a bruschi contrasti dinamici dal piano al forte. Anche gli episodi intermedi sono particolarmente geniali nell'invenzione melodica e densi di un'espressivitÓ personale e appassionata.

L'Andante, ancora nella stessa tonalitÓ di sol minore, non si configura come l'abituale momento di rasserenamento; Ŕ infatti animato da un ritmo singhiozzante e da melodie cariche di sospensione. Il Minuetto non ha nulla dell'atteggiamento galante della danza da cui trae spunto; per contrasto il Trio in sol maggiore, affidato ai soli fiati come nelle Serenate, Ŕ l'unico brano capace di evocare un'atmosfera di gioia e di pace. Si torna dunque all'energia rabbiosa del Finale, che mostra numerose affinitÓ con il primo tempo (i drammatici unisoni, le concitate sincopi, i forti contrasti dinamici) chiudendo il cerchio di una eccezionale unitÓ formale.

Emanuela Floridia

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

╚ dopo un viaggio a Vienna compiuto nell'estate 1773 che lo stile sinfonico del diciassettenne Mozart - fino allora vincolato al semplice modello in tre movimenti e agli agili contrasti propri del gusto italiano, appresi attraverso lo studio delle partiture di Christian Bach, e poi sostanzialmente seguiti fino allora, sia pure con progressivi arricchimenti e con personali contaminazioni stilistiche - subisce un autentico rinnovamento. A Vienna, dove si trattenne due mesi e mezzo, Mozart era andato con il padre nella speranza di ottenere qualche incarico stabile che lo sottraesse al soggiorno salisburghese. Sotto questo profilo il viaggio fu deludente, ma il compositore trasse enormi stimoli dallo studio delle opere strumentali di Franz Joseph Haydn. L'influenza di quest'ultimo era giÓ avvertibile in alcune delle sinfonie degli anni precedenti. Al servizio dei nobili EsterhÓzy, splendidi mecenati che avevano al loro servizio una orchestra, una compagnia d'opera e una di teatro di prosa, Haydn lavorava in condizioni di splendido isolamento, attentissimo per˛ a quanto avveniva sulla scena europea, e soprattutto impegnato a portare a definizione un "proprio" stile sinfonico basato su sperimentalismi formali e su una ricchissima scrittura, animata da risorse ingegnose e sempre rinnovate. Che Mozart potesse trovare in questa straordinaria esperienza compositiva una pietra di paragone ineludibile Ŕ cosa che non pu˛ stupire.

Soprattutto al carattere dialettico del bitematismo haydniano, alla solida costruzione e ai raffinati impasti timbrici del maestro pi¨ anziano si ispir˛ Mozart nella ricerca di nuovi riferimenti stilistici. I risultati espressivi, tuttavia, mostrano una personalissima rielaborazione del modello, un'impronta soggettivistica che ha fatto spesso parlare - anche se in termini decisamente eccessivi - di una "crisi romantica" del compositore, di una sua adesione alla nascente poetica dello Sturm und Drang; comunque di un netto distacco dagli obiettivi decorativi e puramente intrattenitivi del genere sinfonico. Va osservato, d'altronde, che lo stesso Haydn nei primi anni Settanta attravers˛ un periodo Sturm und Drang, con la stesura di numerose sinfonie in minore, la pi¨ celebre delle quali Ŕ la n. 44 detta "Musica funebre".

Tornato dunque da Vienna a Salisburgo all'inizio dell'ottobre 1773, Mozart scrisse cinque nuove partiture sinfoniche - le Sinfonie K. 182, K. 183, K. 201, K. 202 e K. 200 - che, nella quasi totalitÓ, costituiscono il passo avanti decisivo nell'affrancamento dal gusto italiano. Forse la partitura pi¨ avveniristica del gruppo Ŕ proprio la Sinfonia n. 25 in sol minore K. 183, dell'ottobre 1773. Nel catalogo mozartiano le Sinfonie impostate nel modo minore sono appena due su quarantuno, le Sinfonie K. 183 e 550, entrambe nella medesima tonalitÓ di sol minore, impiegata da Mozart sempre con alte ambizioni drammatiche. GiÓ questa circostanza Ŕ emblematica della trasformazione che il genere sinfonico subisce ad opera del maestro salisburghese, da una destinazione cordiale e disimpegnata, di puro intrattenimento, a veicolo di complesse strutture ed elaborazioni che rispecchiano le riflessioni pi¨ profonde dell'autore.

La precisa scelta della tonalitÓ minore implica in sÚ un coacervo di inconsuete soluzioni espressive, che allontanano la composizione dalla funzione intrattenitiva e decorativa di cui si Ŕ detto. Con l'aggiunta del Minuetto, i movimenti sono ampliati da tre a quattro; i bruschi contrasti dinamici, le settime diminuite, i frequenti sincopati, il rilievo espressivo dei fiati caratterizzano la pregnante drammaticitÓ dell'iniziale Allegro con brio. L'Andante, nonostante la sua semplicitÓ di struttura e il modo maggiore, non crea una frattura espressiva con il resto della partitura. A un severo Minuetto all'unisono (con la serena pausa del Trio, affidato ai soli fiati), succede il finale, Allegro, che riprende ed esalta la drammaticitÓ iniziale, conferendo all'intera composizione una interna coerenza: non ultimo dei motivi che attribuiscono a questa Sinfonia la statura del capolavoro giovanile.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 7 Gennaio 2006
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 25 gennaio 2001

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Ultimo aggiornamento 22 novembre 2013
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