Glossario



Sonata per pianoforte n. 9 in re maggiore, K1 311 (K6 284c)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro con spirito (re maggiore)
  2. Andante con espressione (sol maggiore)
  3. Rond˛. Allegro (re maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: Mannheim, inizio novembre 1777
Prima esecuzione: Parigi, Salle des Machines du Palais des Tuileries, 8 settembre 1778

Guida all'ascolto (nota 1)

Il corpus delle sonate per pianoforte di Mozart, una ventina in tutto, si presenta diviso in alcuni gruppi, evidentemente per un'esigenza concertistica pratica del compositore, ad eccezione degli ultimi lavori, che appaiono pi¨ meditati. Dopo il primo gruppo giovanile di quattro sonate nel 1766, pi¨ consistente risulta il secondo, che si compone di cinque sonate scritte a Salisburgo nella seconda metÓ del 1774; ad esse si pu˛ collegare la DŘrnitz-Sonate, stesa a Monaco nei primi mesi dell'anno successivo. Un capitolo a parte, anche per le caratteristiche compositive, Ŕ quello delle due sonate scritte a Mannheim nel 1777, la seconda delle quali (in re magg. K. 311) apre il programma di questo concerto. Seguono quindi le cinque sonate di Parigi (1778), il caso isolato della K. 437 (Vienna, 1784) e le ultime quattro (fra il 1788 e il 1789).

L'importanza di questo settore mozartiano Ŕ pi¨ forte di quanto possa sembrare, sia per la parabola creativa del Salisburghese, sia per la definizione architettonica della sonata per pianoforte, che per la prima volta risulta strutturata con grande equilibrio formale ma anche con eccezionale libertÓ interna; rapporti empatici e dialettici vivono in perfette simmetrie che disdegnano ogni soluzione scolastica troppo scontata e che ancora non conoscono l'urgenza del contrasto romantico e degli schematismi ad esso collegati. La transizione da un tema all'altro, come quella da un tempo all'altro, avviene spesso nella maniera pi¨ spontanea, senza timori di rimanere in un sostanziale monotematismo, con un gioco di richiami che potrebbe anche far pensare in qualche caso ad una impostazione ciclica.

Nella sonata in programma, come nella precedente (K. 309) si ritrova un po' tutta l'esperienza di Mannheim: la dinamica Ŕ molto ricca, i contrasti espressivi sono sempre molto evidenti, la forma Ŕ ampia e complessa. Dedicata all'allieva Rose Cannabich, Ŕ stata considerata quasi un ritratto della ragazza, ma la finalitÓ didattica potrebbe anche non essere avvertita dall'ascoltatore e in ogni caso essa non Ŕ certo un elemento pregiudiziale per uno dei lavori pi¨ freschi e ispirati del catalogo mozartiano.

L'Allegro con spirito, con il quale si inizia la Sonata in re maggiore, Ŕ una pagina di intensa evidenza melodica: i due temi sono bene evidenziati ma quello che pi¨ attrae Ŕ il tessuto nel quale si inseriscono, una fluida materia di suture e di codette, giÓ nella zona espositiva. La parte elaborativa si divide in due sezioni: la prima, derivata tematicamente dal capo del tema iniziale, Ŕ quasi una parentesi sinfonica giocata tutta sull'appoggiatura, mentre l'altra si rifa al secondo tema. La ripresa Ŕ anomala, imprevedibile: compare dapprima il secondo tema (questa volta nella tonalitÓ d'imposto) e la conclusione, breve e priva di una vera coda, consiste semplicemente nella ripresa del primo tema. Accattivante, forse un po' lezioso, Ŕ l'Andantino con espressione, la cui forma sta fra il tema variato e il rond˛. Un Rond˛ dichiarato Ŕ il tempo conclusivo, brillante e vistoso, con certe pretese virtuosistiche in primo piano. La ripresa, del tutto regolare, Ŕ preceduta da una breve cadenza e da una misura esitante che Ŕ quasi un riflesso di memoria del tempo centrale.

Renato Chiesa


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 6 febbraio 1992

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Ultimo aggiornamento 23 maggio 2014
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