Glossario



Sonata per violino e pianoforte n. 24 in fa maggiore, K1 376 (K6 374d)

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (fa maggiore)
  2. Andante (si bemolle maggiore)
  3. Rondò. Allegro grazioso (fa maggiore)
Organico: violino, pianoforte
Composizione: Vienna, aprile - luglio 1781
Edizione: Artaria, Vienna 1781
Dedica: Josepha Auernhammer

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nel novembre 1781 l'editore Artaria pubblicò per sottoscrizione sei Sonate per violino e pianoforte di Mozart, due delle quali erano state composte a Mannheim (K. 298 e K. 378) e le altre a Vienna (K. 376, K. 377, K. 379 e K. 380). Esse apparvero sotto l'unico titolo «Six Sonates pour le Clavecin ou Pianoforte, avec l'aceompagnement d'un Violon» e il loro valore non sfuggì all'ambiente musicale, tanto è vero che sull'autorevole periodico «Magazin der Musik» di quel periodo apparve il seguente commento: «Queste Sonate sono uniche nel loro genere. Sono ricche di nuove idee e mettono in evidenza il grande genio musicale del suo autore. Sono assai brillanti e adatte al pianoforte e nello stesso tempo l'accompagnamento del violino è così abilmente combinato con la parte pianistica, che entrambi gli strumenti mantengono viva la nostra attenzione. Queste Sonate richiedono un violinista esperto quanto il pianista. Non è possibile in questa occasione compiere una descrizione dettagliata di queste composizioni originali. Gli amatori e i conoscitori di musica potranno eseguirle per il proprio piacere e si renderanno conto che il nostro giudizio non è esagerato».

Sin dall'Allegro iniziale si avverte come la Sonata K. 376 rifletta lo stile brillante e ingegnoso del musicista salisburghese, che mirava a dare una buona reputazione di sé presso i circoli artistici viennesi. Il pianoforte espone per due volte il tema, cui risponde il violino, accompagnato dalle biscrome dello strumento a tastiera. Subentra un secondo tema in chiave di sol maggiore del pianoforte, seguito da un ritornello coinvolgente i due strumenti e sfociante in un terzo tema, ripreso dal violino. Lo sviluppo segue una linea melodica del tutto nuova, annunciata dal pianoforte nella tonalità di do maggiore e ampliata da una serie di imitazioni cui partecipano sia il pianoforte che il violino. Il discorso musicale scorre con molta naturalezza e morbidezza di fraseggio. L'Andante in si bemolle maggiore ha un andamento cantabile nel dialogo fra i due strumenti, fino a quando il tema sul tono della dominante viene rilanciato dal violino su un trillo persistente del pianoforte. Non manca la cadenza violinistica, ma tutto procede sino alla fine senza novità particolari e con la consueta abilità espositiva, tipica dell'invenzione mozartiana. Il tema del Rondò si richiama ad una di quelle marce tanto care al Settecento e utilizzate in più di un'occasione da Mozart. Il tema è annunciato prima dal pianoforte e passa poi al violino con un ritornello ricco di trilli e su armonie di segno contrastante. C'è una interruzione brusca in re minore, cui segue una frase più distesa in do maggiore, che, secondo il De Foix, riproduce testualmente il frammento di una Sonata per pianoforte in fa maggiore scritta da Mozart a Milano nel 1773. Il violino, quindi, sviluppa una cadenza sul tema del Rondò e si apre il sipario su un intermezzo in si bemolle maggiore, che si snoda con accenti variamente espressivi. La Sonata si conclude inaspettatamente, dopo tanta brillantezza di effetti, in un'atmosfera di delicata tenerezza poetica, nella linea della catarsi di derivazione aristotelica.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il 1781 è un anno molto importante per la vita di Mozart. Il suo Idomeneo viene eseguito a Monaco il 29 gennaio con trionfale successo e di lì a poco il Colloredo gli ordina di partire per Vienna. Purtroppo il passaggio dall'ambiente rilassante di Augusta, dove era stato ospite della cugina Maria Anna Thekla (la destinataria di tante sue lettere), all'ambiente viennese non è dei migliori, per le accoglienze umilianti riservategli dall'arcivescovo fino ad uno scontro diretto dopo il quale il musicista è definitamente scacciato per l'intervento personale del "gran maestro di cucina" conte Arco. Ma Vienna un po' alla volta sarà conquistata da Mozart, che si presenta come pianista e compositore attirando su di sé le attenzioni dell'aristocrazia e l'interesse particolare del conte Gottfried van Swieten. E' quest'ultimo che in un certo senso orienta il musicista verso un contatto più diretto con la musica barocca e i risultati si vedono in vari lavori scritti fra il 1781 e il 1782.

A Vienna diviene ricchissima, sin dall'inizio, la sua produzione pianistica e, per l'aspetto che ci interessa da vicino, anche quella violinistica. Basti pensare che nel solo 1781 nascono ben quattro sonate per violino e pianoforte (K. 376, 377, 379, 380); insieme a due precedenti (K. 296 e 378) esse vengono pubblicate da Artaria in una raccolta che otterrà straordinaria rispondenza. Dovremmo ancora ricordare in campo violinistico, sempre nello stesso anno, due frammenti (K. 372 e Anh. 46, quest'ultimo completato da O. Bach nel 1870) e soprattutto due serie di variazioni con finalità didattiche, per fornire agli allievi un repertorio adatto: le 12 variazioni in sol maggiore su "La Bergère Celimene" K. 359 e le 6 variazioni in sol minore su "Hélas, j'ai perdu mon amant". Per ultimo non dimenticherei il Concerto in do maggiore (Rondò) K. 373.

Mozart aveva iniziato a dedicarsi al violino all'età di sette anni, scrivendo la sua prima Sonata in do maggiore K. 6 e ritornerà a questo genere, che è fra i più importanti della sua produzione, fino agli ultimi anni, con la Sonata in fa maggiore K. 547 nel 1788. Il periodo viennese che abbiamo preso in considerazione è però fra i più intensi e nell'insieme le sonate scritte in questi anni, a partire dal 1781, possono considerarsi non solo tra le più belle di Mozart, ma tra le più significative di tutto il repertorio violinistico, per l'equilibrio raggiunto fra i due strumenti fra essenza musicale e virtuosismo, felicemente compenetrati con eccezionale fantasia.

La Sonata in fa maggiore K. 376 si apre con un delizioso Allegro; il primo tema viene proposto dal pianoforte nella parte iniziale e dal violino nella seguente con una diversa caratterizzazione creata prevalentemente dalle note ribattute. Il secondo tema, in do maggiore, si distacca per il maggior interesse contrappuntistico iniziale ma subito ritrova una limpida e felice leggerezza. Una breve zona di sviluppo (che si serve di due elementi della prima idea, il gruppetto e le note ribattute), porta alla ripresa regolare alla quale segue una breve coda, sempre tematica. L'Andante centrale è una pagina incantevole in si bemolle maggiore: in un fluire di linee e di intarsi, tra fioriture e trilli, la melodia cresce con estrema spontaneità dai due strumenti in assoluta armonia. Il Finale è un Rondò (Allegretto grazioso) nella tonalità di imposto, molto ricco e articolato, di una eccezionale freschezza, come del resto appare tutta la sonata.

Renato Chiesa


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Geci, 28 maggio 1982
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 19 aprile, 1989

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Ultimo aggiornamento 14 gennaio 2014
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