Glossario



Sonata n. 27 in sol maggiore per violino e pianoforte, K1 379 , K6 373a

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Adagio (sol maggiore) et Allegro (mi bemolle maggiore)
  2. Tema con 6 variazioni. Andantino cantabile (sol maggiore)
Organico: violino, pianoforte
Composizione: Salisburgo, 7 Aprile 1781
Prima esecuzione: Vienna, Kärntnertor Theater, 29 Aprile 1784
Edizione: Artaria, Vienna 1781
Dedica: Josepha Auernhammer

Guida all'ascolto (nota 1)

La grandezza di Mozart non è dovuta certamente alla quantità della musica scritta in un arco di vita di appena 34 anni (lo studioso Ludwig von Koechel riunisce nel suo catalogo ben seicentoventisei composizioni, cui vanno aggiunte altre cento, incompiute o di incerta attribuzione), quanto piuttosto alla straordinaria varietà dei generi musicali praticati e alla perfetta riuscita di ognuno di essi. Nella musica profana e sacra, strumentale e vocale, teatrale e da concerto, sinfonica e da camera, seria e buffa egli ha saputo lasciare il segno della sua genialità. Non per nulla il compianto Massimo Mila scrisse che l'arte di Mozart è «un mare dove confluiscono e convivono pacificamente le più disparate tendenze del suo secolo. Anche in questo egli rassomiglia a Raffaello, cui viene sempre paragonato per la levigata perfezione esteriore e per l'assoluta finitezza formale. Artisti compendiatori e coronatori di un'epoca, artisti la cui forza è forza di civiltà, non di primitiva barbarie: e civiltà è prima di tutto conservazione, religiosa pietà di ciò che è stato prima di noi e che ha contribuito a crescerci quali siamo. Vi sono artisti ribelli ed essenzialmente rivoluzionari che nelle epoche di lotta e di trasformazione svolgono un lavoro prezioso di demolizione delle vecchie sovrastrutture, dei pregiudizi ritardatori, e sbarazzano il terreno per la manifestazione di un ordine nuovo. E vi sono artisti, invece, i quali edificano la casa dell'uomo, cioè la civiltà, sopra quanto rimane dei vecchi edifici, utilizzando tutti i mattoni salvabili dalle rovine, trovando con naturale spontaneità la conciliazione e la continuità fra le testimonianze del passato e le esigenze del presente».

Mozart appartiene di sicuro a questa seconda categoria di compositori e la sua immensa produzione si distende idealmente fra i due estremi della facilità galante e dello stile severo dettato dalla polifonia strumentale, inglobando le posizioni intermedie comprese tra il linguaggio brillante ed eclettico delle opere teatrali e delle composizioni vocali e l'impegno rigoroso della struttura quartettistica. Ma, al di là di queste classificazioni tecniche, ciò che conta è la sigla espressiva della musica di Mozart, dove l'allegrezza si sposa alla malinconia, il sorriso spunta tra le lacrime e il senso di ilarità e di umorismo fa capolino tra le pieghe della tristezza. Un'arte semplice e lineare in apparenza, ma dai risvolti complessi e profondi, dove l'animo umano si specchia e si osserva alla ricerca della propria misteriosa identità.

Nel novembre del 1781 l'editore Artaria pubblicò per sottoscrizione sei Sonate per violino e pianoforte di Mozart, due delle quali erano state composte a Mannheim e Salisburgo (K. 296 e K. 378) e le altre appena terminate in quell'anno, e cioè K. 376, 377, 379, 380. L'annuncio apparve sul "Magazin der Musik" di Vienna, in cui era scritto il seguente giudizio: «Queste Sonate, uniche nel loro genere e ricche di nuove idee, recanti il segno del genio musicale dell'autore si adattano molto al violino. L'accompagnamento del violino è così artisticamente intrecciato con la parte pianistica che entrambi gli strumenti attrarranno continuamente l'attenzione dell'uditorio. Queste Sonate richiedono dunque pari grado di abilità dai due esecutori».

La Sonata in sol maggiore K. 379 si apre con un Adagio in 2/4 dall'espressione nobile e grandiosa, indicata prima dal pianoforte e poi ripresa dal violino. Ha il tono di un preludio introduttivo quanto mai vario nel gioco delle modulazioni fra i due strumenti, che passano dal do maggiore al sol minore. Ed ecco il tema dell'Allegro in 3/4 esposto dal pianoforte e rilanciato dal violino. Lo strumento a tastiera disegna una linea energica e volitiva e intreccia un dialogo sostenuto e robusto con il violino, tra imitazioni e figurazioni brillanti e di piacevole effetto. L'Andantino cantabile è formato da cinque variazioni, più la ripetizione del tema in tempo Allegretto e la chiusura con una coda dalle sonorità dolcemente sfumate. La prima variazione è affidata al pianoforte; la seconda al violino, che dispiega particolare energia nella terza; la quarta variazione in sol minore è molto appassionata, mentre l'Adagio della quinta, sorretta dai pizzicati del violino, si richiama allo stile iniziale della Sonata, secondo quel virtuosismo espressivo che è tipico della fantasia creatrice di Mozart.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 21 aprile 1989, Viktorija Mullova violino, Bruno Canino pianoforte

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Ultimo aggiornamento 3 giugno 2011
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