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Sonata n. 28 in mi bemolle maggiore per violino e pianoforte, K1 380 , K6 374f

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (mi bemolle maggiore)
  2. Andante con moto (sol minore)
  3. Rondò. Allegro (mi bemolle maggiore)
Organico: violino, pianoforte
Composizione: Salisburgo, Aprile - Luglio 1781
Edizione: Artaria, Vienna 1781
Dedica: Josepha Auernhammer

Guida all'ascolto (nota 1)

La Sonata in mi bemolle maggiore K. 380 fu composta da Mozart nel periodo compreso tra aprile e luglio 1781 e l'editore Artaria di Vienna la pubblicò nel novembre dello stesso anno, insieme alle altre indicate nel catalogo Koechel con i numeri 376, 377, 379, alle quali si aggiunsero le Sonate K. 296 e 375, scritte in precedenza a Mannheim e a Salisburgo. La rivista "Magazin der Musik" diede l'annuncio della pubblicazione, sottolineando come queste composizioni racchiudessero sia gli aspetti strettamente musicali che quelli virtuosistici. «Le Sonate - diceva la rivista - sono uniche nel loro genere e recano il segno dell'inventiva creatrice dell'autore. Le voci del violino e del pianoforte si intrecciano artisticamente fra di loro, così da suscitare continuamente l'attenzione del pubblico. Esse richiedono pari grado di abilità da parte dei due esecutori».

Gli accordi iniziali dell'Allegro sono caratterizzati da un sentimento di spigliata serenità, con modulazioni e imitazioni nel dialogo fra i due strumenti. Mentre il secondo tema viene esposto dal pianoforte su accompagnamento del violino, il terzo tema è affidato prima al violino e poi al pianoforte. Su questo impianto si snoda uno sviluppo armonico molto espressivo, sino a giungere ad un accordo di dominante in do minore, da cui si ritorna al primo ritornello dell'Allegro, contrassegnato ancora da modulazioni di piacevole effetto. Una nuova cadenza fa seguito al terzo tema e il ritornello conclusivo si presenta leggermente modificato e variato. Un tema cantabile in sol minore viene indicato dal pianoforte nell'Andante con moto; interviene il violino, questa volta nella tonalità di si bemolle e con accenti delicatamente elegiaci. Sia il pianoforte che il violino intessono un discorso punteggiato da modulazioni e passaggi cromatici, che rendono più incisiva e penetrante la linea del fraseggio musicale, secondo la tonalità di base di sol minore. È il pianoforte ad avviare il tema brillante del Rondò, ripreso subito dal violino e intrecciato con variazioni e domande e risposte fra i due strumenti. Dopo un intermèzzo in do minore del violino tocca al pianoforte assumere il ruolo di guida, fino a quando riappare il tema già annunciato nell'intermezzo. Una coda frizzante e un ritornello non meno vivace concludono la Sonata in mi bemolle maggiore, considerata tra le più esemplari nel suo classicismo musicale.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 13 Gennaio 1989, Salvatore Accardo violino, Bruno Canino pianoforte

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Ultimo aggiornamento 1 giugno 2011
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