Glossario



Das Veilchen (La violetta), K 476

Lied in sol maggiore per soprano e pianoforte

Musica:
Wolfgang Amadeus Mozart
Testo: Johann Wolfgang von Goethe
Organico: soprano, pianoforte
Composizione: Vienna, 8 giugno 1785
Edizione: Artaria, Vienna 1789

Guida all'ascolto (nota 1)

Il Lied Das Veilchen possiede uno dei requisiti prìncipi della storia del genere, un testo letterario tedesco e per di più del sommo poeta tedesco, Goethe, benché Mozart ne fosse all'oscuro. Composto a Vienna nel giugno del 1785 e divenuto il più famoso brano da camera di Mozart, è un bozzetto a metà fra l'idillio e la piccola scena, che s'intorbida quando la ragazza calpesta inavvertitamente nel prato la violetta, la quale pur avrebbe voluto esser colta per venir amorosamente stretta al petto, ma non si dispera di morire perché questo almeno accade ai piedi della fanciulla. Di ciò che sarà caratteristico nel Lied romantico abbiamo qui, al pianoforte, il ritmo leggiadro evocante il passo della ragazza, la trasposizione del suo canto spensierato nonché il ripiegamento dell'armonia nel fatale attimo in cui la violetta è calpestata: ma sono requisiti, pur nella concentrata ricchezza dell'invenzione mozartiana, che troveranno il loro pieno dispiegamento soltanto con Schubert.

Giangiorgio Satragni

Testo (nota 2)

Das Veilchen

Ein Veilchen auf der Wiese stand
Gebückt in sich und unbekannt;
Es war en herzigs Veilchen!
Da kam ein' junge Schäferin
Mit leichtem Schritt und munterm Sinn
Daher, daher,
Die Wiese her, und sang.

Ach! denkt das Veilchen, war ich nur
Die schönste Blume der Natur,
Ach! nur ein kleines Veilchen,
Bis mich das Liebchen abgepflückt
Und an dem Busen matt gedrückt,
Ach nur, ach nur
Ein Viertelstündchen lang!

Ach, aber ach! das Mädchen kam
Und nicht in acht das Veilchen nahm,
Ertrat das arme Veilchen.
Es sank und starb und freut sich noch:
Und sterb ich denn; so sterb ich doch
Durch sie, durch sie,
Zu ihren Füssen doch!
La violetta

Una violetta stava sul prato
ignota e con il capo reclinato,
era una graziosa violetta.
Veniva una pastorella
il passo lieve, l'anima serena,
per la sua strada
già per il prato, cantando.

Ah, pensa la violetta, vorrei tanto
essere il fiore più bello del creato,
ah, solo per un istante,
fino a che mi ha colto il mio amore
e mi ha stretto languida sul cuore!

Ah, soltanto, soltanto
per un breve quarto d'ora!
Ahimè, ahimè, venne la giovinetta
e non si diede cura della violetta,
anzi calpesta l'infelice.
Era lieta anche se cadeva e moriva:
se muoio, muoio tuttavia,
per causa sua, per causa sua,
qui ai suoi piedi almeno.

(1) Testo tratto dal progrmma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma Auditorium Parco della Musica, 16 maggio 2008
(2) Testo tratto dal progrmma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 27 febbraio 1985

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Ultimo aggiornamento 18 dicembre 2014
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