Glossario



Secondo Concerto in si minore, op. 7

Musica: Niccolò Paganini
  1. Allegro maestoso
  2. Adagio
  3. Rondò "La Campanella": Andantino
Organico: violino solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, fagotto, controfagotto, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, grancassa, campanella, archi
Composizione: 1826
Prima esecuzione: Napoli, Conservatorio San Sebastiano, 30 gennaio 1927
Edizione: Schonenberger, Parigi, e Schott, Magonza, 1851

Guida all'ascolto (nota 1)

L'uomo Paganini è misterioso e impenetrabile, per le contraddizioni dell'intricata personalità, la singolarità del comportamento, i molti amori attribuitigli ma non sempre accertabili, con l'aggravio del fatto che a lungo le sue biografie hanno riportato voci e leggende largamente inattendibili più che fatti documentati. Ma anche l'artista Paganini è un mistero. I contemporanei ne erano talmente abbagliati che nemmeno provavano a dare una spiegazione tecnicamente motivata delle sue esibizioni, ma preferivano piuttosto descriverne gli sconvolgenti effetti psichici sul pubblico o tesserne lodi entusiastiche ed iperboliche. C'è bisogno di ricordare ancora una volta la leggenda del patto col diavolo? Questa fantasiosa trovata giornalistica - forse avvalorata dall'interessato stesso, che aveva una modernissima capacità di usare i naenti mass media per farsi pubblicità - è meno risibile di quanto si sia portati a pensare oggi, perché rifletteva l'attrazione romantica per gli aspetti oscuri che si aggrovigliano nelle profondità dell'animo umano, per le forze sovrannaturali che irrompono nella normalità quotidiana, per le tentazioni faustiane che seducono i mortali: dal mitico Faust di Goethe ai personaggi in apparenza normali e grigi dei racconti di Hoffmann, sono molte le testimonianze di quest'attrazione.

Paganini ha affascinato col suo violino non soltanto i pubblici più suggestionabili ma anche grandi musicisti - Schumann e Liszt, per citarne solamente due - che vedevano nei suoi prodigi virtuosistici una sfida romantica ai limiti materiali della natura umana e soprattutto sapevano valutare concretamente le nuove possibilità aperte dal violinista genovese al suo strumento. Il virtuosismo di Paganini infatti consisteva non tanto nell'esibire una mano e un archetto più veloci, più precisi, più forti di qualsiasi altro violinista quanto nel dimostrare che nel violino erano racchiusi suoni che fino ad allora nessuno aveva neanche sospettato. Chi aveva mai osato far convivere sul violino la melodia suonata con l'archetto e l'accompagnamento in pizzicato della mano sinistra? E infiniti altri prodigi uscivano dal suo Guarneri del Gesù: i suoni armonici, i raddoppi, i bicordi, gli accordi, gli arpeggi, la varietà dei colpi d'arco, le spericolate arrampicate verso l'acuto, lo sfruttamento del registro grave della scomoda quarta corda, il caratteristico dialogo di timbri ottenuto passando repentinamente da un registro all'altro.

Il virtuoso Paganini è morto, ma restano le sue composizioni a testimoniare ciò che egli sapeva fare col violino, sebbene molti dei suoi prodigi - forse i più sbalorditivi - fossero legati all'estro momentaneo dell'improvvisazione. Ma non bisogna credere che il Paganini compositore sia interessante soltanto come eco del Paganini violinista, perché ha un suo autonomo valore. Purtroppo i posteri si sono accontentati di ascoltare sempre le stesse poche composizioni, con la "complicità" di Paganini stesso, che in vita pubblicò pochissimo - perché le sue composizioni erano prima di tutto una miniera cui attingere per le sue proprie esibizioni - e che lasciò i suoi manoscritti in estremo disordine.

Questa scarsa cura di Paganini stesso per le sue composizioni coinvolge anche i Concerti, alcuni dei quali sono andati perduti, mentre altri ci sono giunti incompleti, senza la partitura orchestrale. Questi problemi non toccano il Concerto n. 2 in si minore, op. 7, composto a Napoli nel 1826 in vista della grande tournée europea iniziata da Paganini nel 1828. L'orchestra è di ampie dimensioni: significativamente l'organico usuale dei concerti e delle sinfonie romantiche (due flauti, due oboi, due clarinetti, fagotto, due corni, due trombe, tre tromboni, timpani e archi) è arricchito con alcuni strumenti tipici di un'orchestra operistica (o d'una banda) quali il serpentone, il cimbasso, la grancassa e il campanello. Il Concerto stesso non ha molto della struttura classica. Il primo movimento, Allegro maestoso, dopo un'ampia introduzione orchestrale, è infatti formato da tre episodi quasi irrelati tra loro (ognuno presenta un tema diverso, subito seguito da una libera appendice virtuosistica), dove è il solista a far da mattatore. Un riepilogo orchestrale conclude il movimento.

L'Adagio centrale si apre con un'introduzione orchestrale dapprima cupa, poi maestosa, con alcuni bei tocchi strumentali (ma il passaggio iniziale dei corni è copiato quasi letteralmente dal Concerto n. 24 di Viotti). Con l'entrata in scena del solista queste premesse sinfoniche vengono a cadere: il carattere è infatti quello di un'aria operistica, ma la melodia è così pura e limpida, arricchita da abbellimenti rispondenti a precise esigenze espressive, da far apparire pedante ogni critica. (Nel manoscritto autografo esiste anche un altro tempo lento, alternativo a questo, che poi Paganini stesso accantonò).

Il finale è il celeberrimo Rondò (Andantino allegretto moderato), che ha dato il nome al Concerto e che è stato rielaborato da Liszt, da Busoni e da tanti altri compositori, grandi e piccoli. È caratterizzato dalla presenza in orchestra d'un campanello, che suona durante i "tutti" e soprattutto dialoga col solista, in una sorta di botta e risposta, in cui gli armonici del violino gareggiano coi suoi argentei tintinnii. Quest'effetto originale ed incantevole viene proposto nei tre refrain, interrotti da due couplet, dando vita a una parata di spunti virtuosistici, non privi d'una loro eleganza.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 ottobre 2000

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Ultimo aggiornamento 2 giugno 2017
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