Glossario



I palpiti in la maggiore, op. 13

Introduzione e variazioni sul tema «Di tanti palpiti» dal Tancredi di Rossini

Musica:
Niccolò Paganini
  1. Introduzione: Larghetto cantabile
  2. Tema: Andantino
  3. Variazione I
  4. Variazione II: Un poco lento
  5. Variazione III: Quasi presto
Organico: violino solista, flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, trombone, timpani, banda turca, archi
Composizione: 1819
Prima esecuzione: Londra, King’s Theatre, 15 luglio 1831
Edizione: Schonenberger, Parigi, e Schott, Magonza, 1851

Guida all'ascolto (nota 1)

I rapporti musicali fra Paganini e Rossini sono piuttosto consistenti. E' rilevabile un'influenza di Paganini sullo stile strumentale di Rossini; ma è soprattutto rilevabile un'influenza dello stile vocale di Rossini su quello strumentale di Paganini (la melodica paganiana è, infatti, quasi totalmente condizionata da stilemi vocali propri all'opera italiana del primo Ottocento, e, in particolare, nettamente riferibili al compositore che di quel periodo fu l'assoluto dominatore). A questo globale condizionamento stilistico va poi aggiunta la spiccata propensione di Paganini per la musica rossiniana: documentata - anche sul piano dell'invenzione musicale - da lavori come le numerose variazioni su temi di Rossini («Non più mesta accanto al fuoco» da «La Cenerentola» op. 12; la preghiera del «Mosè» sulla quarta corda; e, infine, l'op. 13 programmata nel concerto odierno).

«Di tanti palpiti» (o «I palpiti», come si usa dire brevemente) apre con un'introduzione («Larghetto cantabile») durante la quale il violino solista espone il tema rossiniano, arricchito da numerose decorazioni virtuosistiche. All'Introduzione («Andantino») seguono tre Variazioni e una Cadenza conclusiva. La prima Variazione è nello stesso tempo dell'«Andantino» precedente; il carattere è nettamente virtuosistico. La seconda Variazione («Un poco lento») introduce una parentesi distensiva, ricca di raffinate preziosità timbriche dello strumento solista. La terza Variazione («Più mosso») ritorna agli splendori decorativi del virtuosismo strumentale, siglati da un'impetuosa «Cadenza» finale.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 30 ottobre 1966

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Ultimo aggiornamento 15 giugno 2017
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