Glossario
Guida all'ascolto



Assassinio nella cattedrale

Tragedia musicale in due atti e un intermezzo

Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO

Uno spiazzo fra la Cattedrale e l’Arcivescovado. Pomeriggio invernale, grigio. – Dalla strada a sinistra della Cattedrale avanza il Coro delle Donne di Canterbury. – Campane dalla cattedrale.
La Seconda Corifea
Fermiamoci qui, presso
la Cattedrale, ed attendiamo qui.
Il Coro
Siamo noi trascinate dal pericolo,
e dal senso che qui siamo al sicuro?
Ma quale mai pericolo può esservi
per noi, povere donne, noi, le povere
Donne di Canterbury?...
Solo il presagio certo d’un evento
che i nostri occhi dovran testimoniare
forzato ha i nostri piedi...
La Prima Corifea
Da che l’Ottobre d’oro declinò
nello smorto Novembre paludoso,
l’Anno Novello attende, respirando
e bisbigliando nell’oscurità...
Chi steso ha la sua mano sopra il fuoco,
rammemorando ad Ognissanti i santi
e i martiri che attendono?
E chi, scaldando le sue mani al fuoco,
rinnegherà il suo Signore?
Il Coro
Sette anni, e un’altra estate è ormai trascorsa,
sette anni, da che ci lasciò
l’Arcivescovo nostro, l’Arcivescovo
che sempre buono fu per il suo popolo...
Ma se tornasse, oh!, non sarebbe bene!
Tante oppressioni abbiamo sopportato,
lasciate sempre alle nostre risorse:
siamo contente se ci lascian sole.
Temiamo sian turbate le stagioni...
Qualche malanno è sopra noi... E noi
attendiamo, attendiamo... E i santi e i martiri
attendono per coloro
che saran santi o martiri...
La Seconda Corifea
Il Destino,
formando ciò che ancora è informe, attende
nelle mani di Dio, non nelle mani
degli uomini di stato...
Il Coro
O Dicembre felice, vieni, vieni!
La Seconda Corifea
Chi ti celebrerà?
La Prima Corifea
Di nuovo il Figlio nascerà dell’Uomo
nel giaciglio di scherno?
Il Coro
Per noi, povere donne,
non v’è razione, solo v’è l’attendere
ed il testimoniare...

(Usciti dalla Cattedrale, avanzano i Tre Sacerdoti.)
Il Terzo Sacerdote
Trascorsa ormai l’estate, fan sett’anni
da che ci lasciò l’Arcivescovo.
Il Primo Sacerdote
Che fanno l’Arcivescovo ed il Papa
col Re testardo e con il Re francese,
in conferenze e incontri interminabili,
in un luogo o nell’altro della Francia?...
Il Secondo Sacerdote
Comandi il Re, comandino i baroni,
non vedo che doppiezza e violenza...

(Entra un Araldo.)
L’Araldo
Servi di Dio e custodi del tempio,
l’Arcivescovo è giunto in Inghilterra...
Il Terzo Sacerdote
Terminato è l’esilio?...
L’Araldo
Mandato avanti fui per annunziarvelo,
sicché vi prepariate ad incontrarlo.

(Provenienti dalla Cattedrale, entrano i Sacerdoti del Coro, a piccoli gruppi, e si arrestano alle spalle dei Tre Sacerdoti.)
I Tre Sacerdoti
– Terminato è l’esilio? L’Arcivescovo
e il Re riconciliati? – È pace o guerra?
– Viene sicuro, o solo confidando
nel potere di Roma e nella Legge
spirituale, e nell’amor del popolo?
L’Araldo
Con orgoglio egli viene e con dolore,
alto affermando tutti i suoi diritti.
Rassicurato è dall’amor del popolo,
che raccoglie entusiasta cospargendo
le vie della città di foglie e fiori...
E in accordo è col Papa e il Re di Francia.
Ma in quanto al nostro Re, la cosa è un’altra...
I Tre Sacerdoti
Ma dunque, è guerra o è pace?
L’Araldo
Pace,ma senza il bacio della pace...
Tutti sanno che, quando l’Arcivescovo
partì dal Re, disse: “O mio Sire,
io Vi lascio come uno
che in questa vita non vedrò mai più”.
Cosa intendesse dire non si sa.
Ma nessuno osa fare lieti pronostici...

(Esce.)
I Tre Sacerdoti
– Temo per l’Arcivescovo,
e temo per la Chiesa!...
– Lo vedemmo potente Cancelliere
isolato e temuto, disprezzato e sprezzante,
– orgoglioso di sue proprie virtù,
bramando d’esser solo a Dio soggetto...
Il Coro dei Sacerdoti
Ma ora egli è tornato, egli è fra i suoi!
Or sotto i nostri piedi
è la roccia di Dio! Andiamo dunque
a dargli il benvenuto...

(I Sacerdoti si allontanano, escono.)
Il Coro
Nemico è il vento, e amaro il mare, e il cielo
è grigio, grigio, grigio!
O Tommaso Arcivescovo, ritorna
in Francia, lasciaci morire in pace...
Tu vieni tra gli evviva, ma tu vieni
portando morte a Canterbury.
Noi non vogliamo che succeda nulla!...
La Prima Corifea
Ci sono stati il lusso e la miseria ...
La Seconda Corifea
... e meschine ingiustizie ed oppressioni, ...
La Prima Corifea
... anni di pioggia, ...
La Seconda Corifea
... anni d’aridità.
La Prima Corifea
Ma siamo sempre andate avanti a vivere.
Le Due Corifee
Se tutte abbiamo avuto ombre e terrori,
abbiamo pur ciarlato e abbiamo riso...
Il Coro
Ma ora ci sovrasta un gran timore,
siamo atterrite da un timore arcano!
O Tommaso Arcivescovo,
o Tommaso, Signore nostro, lasciaci!...
Lascia la tetra Dover, e fa vela
per la Francia. O Tommaso, Signore nostro,
stendi la bianca vela
fra il cielo grigio e il mare amaro,
lasciaci per la Francia!

I Tre Sacerdoti

(or ora rientrati)
Gracidare di donne sciocche è il vostro!
Non sapete che il buon nostro Arcivescovo
potrebbe giunger da un momento all’altro?
Quali che sian le cose che temete,
fategli almen lieta accoglienza!...

(Attorniato e seguito dal Coro dei Sacerdoti, entra l’Arcivescovo.)
L’Arcivescovo
Pace! –
Lasciatele alla loro esaltazione.
Esse parlano meglio di quant’esse
non sappiano e possiate voi comprendere.
Esse sanno e non sanno
che cosa sia l’azione e che cosa il soffrire...
Esse sanno e non sanno
che l’agire è pur soffrire,
ed il soffrire azione...
Fissi, colui che agisce e quel che soffre,
in una eterna azione e pazienza.
Il Secondo Sacerdote
Perdonate, Signore... Frastornati
dal gracidar di queste donne sciocche,
mancammo al Vostro arrivo... Perdonateci.
Ma Vostra Signoria troverà tutte
in ordine le camere
com’egli le lasciò...
L’Arcivescovo
E vorrò fare in modo di lasciarle
come io le troverò...

(Alza le braccia a benedire le donne che si sono inginocchiate.)
Il Coro
O TommasoArcivescovo,
stendi la bianca vela
tra il cielo grigio e il mare amaro,
lasciaci per la Francia...
La Prima Corifea
Per noi povere donne,
non v’è razione.
La Seconda Corifea
Solo v’è l’attendere,
ed il testimoniare.

(L’Arcivescovo, seguito dai Tre Sacerdoti, rientra nell’Arcivescovado. La scena si oscura.)

La stanza da studio dell’Arcivescovo.

(L’Arcivescovo a un inginocchiatoio, in silenziosa preghiera. I Tre Sacerdoti, discosti da lui, in reverente attesa.)
L’Arcivescovo
(si alza in piedi, e i Tre Sacerdoti gli si avvicinano)
Vi sono più che grato per le vostre
attenzioni cortesi.
Poco riposo noi avremo in Canterbury,
fra nemici bramosi ed implacabili.
Io ebbi una felice traversata.
Trovai a Sandwich Broc,
Warenne, e lo Sceriffo del Kent... Gente
che avea giurato di spiccarmi il capo.
Solo Giovanni, il Decano di Salisbury,
temendo per l’onore del suo Re,
ed ammonendo contro il tradimento,
fece loro tener le mani a posto.
Così, per ora siam senza molestie.
I Tre Sacerdoti
– Ma poi... – Essi v’inseguono? – V’inseguono?
L’Arcivescovo
Per breve tempo l’affamato falco
solo si leverà, si librerà
abbassandosi in cerchi,
attendendo un pretesto, un’occasione...
La fine sarà semplice, improvvisa,
data da Dio. Intanto, la sostanza
del nostro primo agire saranno ombre
e contesa con ombre.
(Congeda i Tre Sacerdoti, che escono, e si avvia verso il tavolo, che è illuminato dalla poca luce di alcune candele.)
Più peso l’intervallo
della consumazione.
(Siede al tavolo, prende in mano un libro, lo apre, ...)
Ma le cose preparano l’evento...
(... incrocia sul libro aperto le braccia, e su le braccia china e nasconde il capo. – Canticchiando un’aria di danza, entra il Primo Tentatore.)
Il Primo Tentatore
Vedete, Signor mio, ch’io non m’indugio
in cerimonie. Son venuto qui
scordando ogni acrimonia...
O vecchio, o gaio Tom, Becket di Londra,
oblierà la Vostra Signoria
quelle sere sul fiume, quando il Re
e Voi ed io insieme s’era amici?
Or che col Re siete in buona amicizia,
chierici e laici possono tornare
alla giocondità senza cautele.
Flauti pei campi, viole nella sala,
fiori di melo a galleggiar su l’acqua...
L’Arcivescovo
Parlate di stagioni ormai passate...
Il Primo Tentatore
Ma pur della presente. Primavera
venuta nell’inverno...
L’Arcivescovo
Di stagioni passate voi parlate...
Nella vita dell’uomo mai non torna
un medesimo tempo.
Il Primo Tentatore
O mio Signore,
per i bei tempi andati ed or tornati,
sono il Vostro uomo...
L’Arcivescovo
State attento a voi!
Sareste più sicuro
se pensaste piuttosto a penitenza...
Il Primo Tentatore
Troppo orgogliosa è Vostra Signoria...
(Ride sarcasticamente.)
Non eravate un tempo così duro
coi peccatori ch’eran Vostri amici...
L’Arcivescovo
Voi venite vent’anni troppo tardi...
Il Primo Tentatore
Vi lascerò dunque al Vostro destino,
ai piaceri di vizi superiori...
Addio, Signore mio.

(Esce, canticchiando, fuor di scena, l’aria di danza con la quale si era annunciato.)
L’Arcivescovo
L’impossibile è ancora tentazione,
l’impossibile e non desiderabile...
Voci nel sonno, voci che risvegliano
un mondo morto.

(Appare un Secondo Tentatore, fiancheggiato da due Cavalieri che reggono e mostrano certe insegne della dignità del Cancellierato: un ricco mantello di broccato purpureo, una spada, uno scettro ingemmato... – L’Arcivescovo si volta e lo vede, ma rimane seduto al suo tavolo.)
Il Secondo Tentatore
Vostra Signoria
forse non si rammenta più di me...
C’incontrammo a Northampton,
e ultimamente a Montmirail, nel Maine.
Memorie men piacevoli
d’altre meno recenti e di più peso:
quelle, vo’ dire, del Cancellierato...
Quel che da tutti era considerato
Signor della politica, dovrebbe
guidare ancor lo Stato.
L’Arcivescovo
Cosa intendete?...
Il Secondo Tentatore
Che il Cancellierato
che Voi, fatto Arcivescovo, lasciaste
– e fu da parte vostra grave errore –
potrebbe esser ripreso.
Pensate che il potere posseduto
diventa gloria...
L’Arcivescovo
Per l’uomo di Dio,
quale gloria?
Il Secondo Tentatore
Tristezza per coloro
che danno il loro amore a Dio soltanto.
Ma il potere è presente,
la santità vien dopo. E se comanda
il Re, quel che governa è il Cancelliere...
L’Arcivescovo
E che daremo in cambio?
Il Secondo Tentatore
La pretesa
della supremazia sacerdotale.
L’Arcivescovo
No!...
Il Secondo Tentatore
Sì!... Se no, sarà il valore infranto.
L’Arcivescovo
(si alza in piedi)
No!... Dovrei dunque io
che tengo ambe le chiavi
del cielo e dell’inferno, io, io, che solo
supremo in Inghilterra, lego e sciolgo
con il poter del Papa, dovrei io
tanto abbassarmi da desiderare
un meschino potere? No, no, no!...
Delegato a lanciare la condanna
della suprema dannazione, è chiaro
ufficio mio di condannare i Re,
non di servire insieme ai loro servi.
Andate...Andate... No!...
Il Secondo Tentatore
Un peccato che s’alza verso il sole...
Vi lascerò dunque al vostro destino...

(Il Secondo Tentatore e i due Cavalieri scompaiono.)
Le Due Corifee
Non v’è nessuna requie nella casa:
non v’è nessuna requie nella strada.
Il Coro
L’aria è pesante e spessa,
spesso e pesante il cielo...
Le Due Corifee
Che cosa è mai questo malsano odore,
che sono questi vapori?
Il Coro
La terra spinge sotto i nostri piedi,
si gonfia a partorire la progenie
maligna dell’inferno...
L’Arcivescovo
(che si era alzato, fieramente, a cacciar via il Secondo Tentatore, e che poi s’è avvicinato a un finestrone dalla parte onde venivano le voci del Coro)
Potere temporale?
Potere con il Re? Io fui il Re,
fui il suo braccio, fui la sua ragione.
Ma tutto ciò che già fu esaltazione
ora sarebbe un misero declino...

(Entra un Terzo Tentatore.)
Il Terzo Tentatore
Sono un visitatore inaspettato...
L’Arcivescovo
V’aspettavo...
Il Terzo Tentatore
Ma non in questa guisa,
non col presente scopo.
L’Arcivescovo
Nessuno scopo può recar sorpresa...
Il Terzo Tentatore
Lo scopo mio è semplice,
semplice come il fatto.
Voi non avete ormai speranza alcuna
di riconciliazione con il Re...
Ma in Inghilterra il Re
non è onnipotente.
Signore, Voi ed io siamo normanni,
e l’Inghilterra è per sovranità
terra normanna. Il popolo siam noi!
L’Arcivescovo
A che conduce ciò? Se voi parlate
per i baroni...
Il Terzo Tentatore
Sì: per un potente
partito che su di Voi ha posto gli occhi...
Alleato con noi, darete un fiero
colpo, per l’Inghilterra e Roma insieme,
che porrà fine alla giurisdizione
della corte del Re sopra la corte
del Vescovo e su quella dei baroni...
Noi attendiamo il sorger d’una nuova
costellazione.
L’Arcivescovo
Ma se l’Arcivescovo
non può del Re fidarsi,
come si fiderà di coloro
stretti ad un patto sol per rovinarlo?
Il Terzo Tentatore
Popolo e Chiesa han valide ragioni
contro il trono...
L’Arcivescovo
Io vi dico che se il Vescovo
non può fidar nel trono,
buona ragione egli ha per non fidare
che in Dio, soltanto in Dio!...
Voi continuate pure,
come già prima, i vostri tradimenti.
Nessuno mai dirà...
ch’io ho tradito un Re...
Il Terzo Tentatore
E allora, Signor mio, spero che il Re
farà vedere, avanti primavera,
quanto stimi la Vostra lealtà...

(Scompare.)
L’Arcivescovo
Fare, ma poi spezzare.
Questo pensiero m’era già venuto...
Ma s’io spezzo, spezzar devo me solo!...
La Voce di un Quarto Tentatore
(del quale solo si vede, proiettata su una parete della stanza, la grande ombra)
Bene,Tommaso! Dura da piegare
è la tua volontà...
L’Arcivescovo
Chi sei? Chi sei?
Il Quarto Tentatore
Non m’abbisogna un nome. Vengo proprio
perché già mi conosci,
anche se d’incontrarci non vi fu
né tempo mai né luogo.
L’Arcivescovo
Di’ quello che vuoi dirmi...
Il Quarto Tentatore
Finalmente
verrà detto... Tu sai che la lascivia
è debolezza. E in quanto al Re, ben sai
che non si fiderà di te due volte,
e sai la pazza invidia e gelosia
dei baroni.
L’Arcivescovo
Ma il tuo consiglio?...
Il Quarto Tentatore
Avanti...
sino alla fine. Tranne la già scelta,
tutte ti sono chiuse l’altre vie...
Ma che sono il piacere
e il governo regale ed il comando,
in confronto al dominio universale
della supremazia spirituale?
Pensa,Tommaso, pensa
alla gloria che vien dopo la morte.
Se morto è il Re, v’è un altro Re e un altro
Regno. Ma il Santo e il Martire
regnano dalla tomba...
Voci Misteriose nell’aria
Il Santo e il Martire..
Il Quarto Tentatore
Pensa,Tommaso, pensa ai tuoi nemici
striscianti in penitenza,
e pensa ai pellegrini prosternati
davanti al simulacro ingioiellato...
Che cosa mai si può paragonare
alla gloria dei Santi che in eterno
hanno presente Dio?
Cerca la via,Tommaso, del martirio,
fatti il più basso in terra
per esser alto in cielo.
L’Arcivescovo
No! Chi sei,
tu che mi tenti con gli stessi miei
desideri? Che m’offri, che mi chiedi?
Il Quarto Tentatore
Io t’offro ciò che ambisci. Chiedo ciò
che tu hai da dare.
L’Arcivescovo
Tu soltanto m’offri
sogni di perdizione...
Il Quarto Tentatore
Che tu stesso
hai già sognato...

(La grande ombra scompare.)
L’Arcivescovo
Non v’è dunque strada
per me, che non conduca a dannazione
nell’orgoglio? Né agire né soffrire io
potrò mai dunque senza perdizione?...

(Va a prostrarsi davanti al Crocefisso.)
Il Coro
Signore, noi non siam state felici,
non siamo state mai troppo felici.
Tutte ben sappiamo
quel che possiamo o non possiamo attenderci.
Sempre ci diede Dio qualche ragione,
sempre ci diede Dio qualche speranza.
Il Coro e le Due Corifee
Ma un terrore novello oggi c’insozza!
Dio ci lascia! I Signori dell’Inferno
volan nell’aria oscura: sono qui!
I Quattro Tentatori
La vita umana è inganno ed illusione;
tutte le cose sono irrealtà...
Ma quest’uomo ostinato è come cieco...
Sperso nello stupore
della propria grandezza,
passa da inganno a inganno, solo intento
a distrugger se stesso:
nemico dell’umana società,
nemico di se stesso...
Le Due Corifee
O Tommaso Arcivescovo,
salvaci tu, salva te stesso, sàlvati,
perché noi pure ci possiam salvare.
L’Arcivescovo
(s’è rialzato e appare trasfigurato)
Or la strada m’è chiara;
ed il significato... anche m’è chiaro.
L’ultima tentazione è il tradimento
più grande, e non verrà così mai più!...
Trent’anni fa cercai tutte le strade
che menano al piacere,
agli onori, alla lode...
Il diletto nei sensi e nel pensiero,
e la destrezza nei combattimenti,
la strategia nei giochi,
l’amore nel giardino ed il cantare
con gli strumenti, erano tutte cose
per me ugualmente desiderabili.
Poi, ecco, vien da tergo l’ambizione,
inavvertita, ed il peccato cresce,
anche nel fare il bene!... –
Ora io non agirò,
non soffrirò più a lungo,
sino alla fine della spada... –
Ora, Angelo mio buono,
destinato da Dio a mio guardiano,
lìbrati sulla punta delle spade! ...

INTERMEZZO

L’Arcivescovo predica nella Cattedrale, la mattina di Natale del 1170. – Prima l’orchestra sola, poi appare l’interno della Cattedrale affollata dal popolo in ascolto. L’Arcivescovo parla dal pulpito, e dice:
L’Arcivescovo
Figli cari di Dio,
breve sarà stamane la mia predica.
Voglio soltanto indurvi a meditare
il profondo mistero della Messa
nel giorno di Natale...
Fu in questa notte, or è poco trascorsa,
quando ai pastori di Betlemme apparve
una falange del celeste esercito,
dicendo: “Gloria a Dio
nel più alto dei cieli, e pace in terra
agli uomini di buona volontà”...
Celebrando la Messa di Natale,
rinnovando nel rito la Passione
e la Morte del Nostro Redentore,
e celebrando insieme la Sua Nascita,
celebriam con la morte anche la vita!

(La visione scompare: continua l’orchestra sola. – Poi riappare l’interno della Cattedrale, e l’Arcivescovo conclude la sua predica.)

Figli cari di Dio,
un martirio cristiano non è un caso,
né mai disegno è d’uomo... Vero martire
è quel che non desidera più nulla
per sé, neppur la gloria del martirio:
è quello che strumento è divenuto
di Dio, che nella volontà di Dio,
nella sottomissione a Dio soltanto,
ha trovato la vera libertà.
Figli cari di Dio, oggi ho voluto
parlare a voi dei martiri, perché
non credo che potrò parlarvi ancora,
e perché potrà darsi che fra breve
abbiate un nuovo martire, che forse,
forse non sarà l’ultimo.
Possiate custodire in cuore queste
parole ch’io v’ho detto, sì che abbiate
a ricordarle poi, in altro tempo...
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti:
Amen...
Popolo
Amen...

(Campane dietro la scena.)

ATTO SECONDO

Lo spiazzo fra la Cattedrale e l’Arcivescovado, come all’inizio del primo atto.
La Prima Corifea
Neppur oggi, a Natale,
al tempo della Nascita
del Nostro Redentore, neppur oggi
v’è pace sulla terra.
Neppur oggi, a Natale, v’è tra gli uomini
la buona volontà?...
La pace in questo mondo è sempre incerta,
se in pace non sia l’uomo con Iddio;
questo mondo insozzato dalla guerra
tra gli uomini, lo può sol rinnovare
la morte del Signore...
Purificar si deve questo mondo
nell’inverno, per non avere poi
un’acre primavera,
e un’estate bruciata,
ed un autunno sterile!...
Fra il Natale e la Pasqua,
qual opra dovrà farsi?...
Verrà marzo ventoso, ed il bifolco
uscirà fuori a rivoltar la terra,
la stessa tante volte rivoltata;
e gli stessi consueti loro canti
ricanteran gli uccelli...
Ma quando spunteranno sopra gli alberi
le prime foglie nuove,
quando il sambuco e il fior di biancospino
sbocceranno sul rivo
nell’aria chiara ed alta,
e trilleranno voci alle finestre
e bimbi ruzzeran fuori delle porte;
qual opra dovrà farsi, quale torto
dovrà coprire il rinverdir degli alberi
e il canto degli uccelli,
quale torto coprirà la fresca terra?
Il Coro
– Noi attendiamo... – Noi tutte attendiamo.
– E il tempo è breve. – Ma l’attesa è lunga!...
La Prima Corifea
Neppur oggi, a Natale, v’è tra gli uomini
la buona volontà!...

(Entra un piccolo gruppo di Sacerdoti e Monaci; ed entra il Terzo Sacerdote, preceduto da un accolito che porta lo stendardo di Santo Stefano.)
Il Terzo Sacerdote
Un giorno da Natale,
il dì di Santo Stefano,
Stefano Primo Martire...
Il Coro dei Sacerdoti
– Sederunt principes, et adversum me loquebantur,
et iniqui persecuti sunt me.
– Beati immaculati in via, qui ambulant in lege Domini...

(Entra il Secondo Sacerdote, preceduto da un accolito che porta lo stendardo di San Giovanni Apostolo.)
Il Secondo Sacerdote
Dal dì di Santo Stefano,
un altro giorno, il giorno
di San Giovanni Apostolo.
Il Coro dei Sacerdoti
– In medio Ecclesiae aperuit os ejus,
et implevit eum Domini spiritu sapientiae et intellectu.
– Bonum est confiteri Domino:
et psallere nomini Tuo, Altissime...

(Entra il Primo Sacerdote, preceduto da un accolito che porta lo stendardo dei Santi Innocenti.)
Il Primo Sacerdote
Da San Giovanni Apostolo,
un giorno, il giorno dei Santi Innocenti...
Il Coro dei Sacerdoti
Ex ore infantum, Deus,
perfecisti laudem propter inimicos Tuos...
Il Secondo Sacerdote
Dal dì degli Innocenti, un altro giorno:
oggi, dopo Natale, il quarto giorno...
Il Coro dei Sacerdoti
Gaudeamus omnes in Domino,
diem festum celebrantes...
Il Secondo Sacerdote
Oggi? E che significa “oggi”?
Soltanto un’altra notte ed un’altr’alba.
Ma quale giorno è quello in cui sappiamo
per che cosa speriamo oppur temiamo?...
Ogni momento pesa quanto un altro.
E l’eterno disegno può svelarsi
in qualunque momento: anche ora, qui...

(Entrano i Quattro Cavalieri. I Sacerdoti del coro e i portatori di stendardi escono di scena, spariscono. Rimangono in scena i Tre Sacerdoti. Le Donne del coro stanno ammassate in fondo alla scena.)
I Cavalieri
– Servi del Re. – Per ordine del Re.
–Abbiamo affari urgenti,
per ordine del Re, con l’Arcivescovo...
Il Secondo Sacerdote
Voi conoscete l’ospitalità
del buon nostroArcivescovo,
e siete i ben venuti.
I Cavalieri
– Non abbiamo
nessun bisogno d’ospitalità.
– Ma dobbiamo vedere l’Arcivescovo...
– Parlare all’Arcivescovo...
–Andate ad avvisar Sua Signoria...

(Il Primo Sacerdote entra all’Arcivescovado.)
Il Terzo Sacerdote
Sua Signoria sarebbe assai spiacente
se non v’offrissimo qualche ristoro.
I Cavalieri
– Prima gli affari... – Affari urgenti... – Urgenti!
– Ci troveremo noi il nostro pranzo...
(sogghignando)
– Per quanto tempo noi dovremo attenderlo?

(Entra l’Arcivescovo, accompagnato dal Sacerdote che è andato ad avvertirlo della presenza dei Cavalieri; e lo seguono alcuni Sacerdoti e Monaci e Servi.)
L’Arcivescovo
(rivolgendosi ai Due Sacerdoti che gli sono andati incontro)
Anche se certa sia l’aspettazione,
il momento previsto
può giungere inatteso...
Troverete sul tavolo firmati
i documenti, e in ordine le carte...
(rivolgendosi ora ai Cavalieri)
Quali che sian gli urgenti vostri affari,
voi siete i benvenuti.
Venite dunque da parte del Re?
I Cavalieri
Da parte, sì, del Re, sì,
e dobbiamo parlare a Voi soltanto.
L’Arcivescovo
E sia.
(ai Sacerdoti)
Allontanatevi.

(I Sacerdoti, i Monaci e i Servi si allontanano al fondo della scena.)
L’Arcivescovo
(ai Cavalieri)
Di che dunque si tratta?
I Cavalieri
– Ecco di che si tratta...
Voi siete l’Arcivescovo ribelle
al Re ed alla Legge della patria...
– Voi, creato Arcivescovo dal Re,
siete suo servo, suo strumento e arnese.
– Da lui vennero a Voi tutti gli onori:
il sigillo, l’anello, ogni potere...
– Questi, che nacque figlio
d’un bottegaio, questi, il ragazzaccio
malnato, nato in Contrada Mercanti,
questa è la creatura che strisciò,
gonfia di sangue e orgoglio, sopra il Re,
come un pidocchio sulla camicia...
– È l’uomo che ingannò, truffò, mentì...
– Spergiuro e traditore del suo Re...
L’Arcivescovo
Non è vero! Leale suo vassallo
io sempre fui, e sono al suo comando,
sempre, salvo il mio ordine...
I Cavalieri
– Salva la Vostra ambizione...
– E salvo
il vostro orgoglio, l’invidia, e la bile!...
L’Arcivescovo
Ma, Signori, i vostri affari urgenti
son solo rampognare e bestemmiare?
I Cavalieri
– Noi parliamo da sudditi leali,
mossi da giusto sdegno....
L’Arcivescovo
Avete altro da dire?
I Cavalieri
– Per comando
del Re! – Dobbiamo dirlo ora? – Sì, sì... prima
che questa vecchia volpe s’allontani.
L’Arcivescovo
Se comando è del Re, dovreste dirlo
in pubblico. E se voi farete accuse,
io le confuterò pubblicamente.
I Cavalieri
– No, no!... – Qui, ora, adesso, qui!

(Vedendo che i Cavalieri stanno per assalire l’Arcivescovo, i Sacerdoti e Monaci e Servi avanzano per difenderlo. Egli con un gesto li ferma e li fa retrocedere.)
L’Arcivescovo
Parlate...
I Cavalieri
Da poi che il Re V’ebbe restituito
nel Vostro privilegio, quale fu
la Vostra gratitudine? –
Fuggiste in Francia, a seminar contese
fra il vostro Re e il Re di Francia e il Papa... –
E pronunciaste l’anatema contro
chi aveva incoronato il giovin figlio
del nostro Re! – Voi dovrete ora dirci,
per comando del Re, se siete pronto
a risponderne al suo cospetto.
L’Arcivescovo
Io mai
desiderai di scoronare il Principe...
E in quanto poi ai Vescovi...
I Cavalieri
Assolveteli!...
L’Arcivescovo
Condannati essi furono dal Papa:
vadan dal Papa...
I Cavalieri
Sia come si sia,
ecco il comando di Sua Maestà:
che Voi e i Vostri servi ve n’andiate
da questa terra...
L’Arcivescovo
E allora io vi dirò:
per sett’anni il mio popol fu privato
della presenza del suo Arcivescovo;
per sett’anni dovetti mendicare
la carità straniera; ora non più!
Il Pastore e il suo gregge
non saran separati
mai più dal mare... Mai!
I Cavalieri
Voi insultate il Re!
L’Arcivescovo
No! Non l’insulto.
Né lo condanno io, Becket. Lo condannano
il giudizio di Roma
e la Legge di Cristo...
I Cavalieri
– Prete, avete parlato con pericolo
di vita... – Con pericol di coltello!
L’Arcivescovo
Al giudizio di Roma io sottopongo
la causa mia. Ma se m’ucciderete,
sorgerò dalla tomba, a sottoporla
al giudizio di Dio!...

(Esce, rientra all’Arcivescovado.)
I Cavalieri
– Preti,monaci, servi, trattenetelo!...
– O ne risponderete
coi vostri corpi. – Basta con le parole... Torneremo!
– Per la giustizia di Sua Maestà,
verremo con le spade!...

(Escono. – Le Donne di Canterbury, curve, come investite e sospinte da una raffica di vento minaccioso, avanzano fino al proscenio.)
Il Coro
– I messi della morte, i portatori
di morte io li ho fiutati!...
– Presentimenti arcani hanno acuito
tutti i miei sensi... – arcani avvertimenti...
– Ho udito nella notte
suoni di flauti e strida di civette...
– E al cader della notte
ho sentito la terra enfiarsi, enorme!...
– Ho fiutato la morte nella rosa,
in ogni fiore... – Non sapevo dunque
che stava per succedere? – Era qui,
qui, nelle nostre case, in ogni luogo... –
nei nostri corpi, nelle nostre vene... – nelle nostre viscere...
La Prima Corifea
Tutto ciò ch’è tessuto sul telaio
del Destino, è tessuto
pur nelle nostre vene, e pur nel ventre
delle Donne di Canterbury...
Il Coro
Nient’altro è più possibile
se non lo svenimento vergognoso
di chi consente all’ultima
estrema umiliazione... –
O Tommaso Arcivescovo, o Signore,
perdonaci, perdonaci,
e prega tu per noi,
perché possiam pregare noi per te,
dalla nostra vergogna...

(Entra l’Arcivescovo, insieme con alcuni Sacerdoti e Monaci e Servi.)
L’Arcivescovo
Pace, pace!... E sia pace
nelle vostre visioni e nei pensieri...
Queste cose dovevano accadervi:
sono la parte vostra dell’eterno
fardello e dell’eterna vera gloria.
E non è che un momento. Ma sappiate
che un altro ne verrà, quando il disegno
di Dio sarà compiuto,
che vi trafiggerà con gioia e pena...
Poi l’obliosa età farà più dolce
la rimembranza, e allora queste cose
vi parranno irreali, come un sogno...

(Sopraggiungono, agitatissimi, i Tre Sacerdoti.)
I Tre Sacerdoti
– Signore mio, Signore, non dovete
restare qui... – Venite al monastero.
–Attraversiamo il chiostro... – Non c’è tempo
da perdere... Stan ritornando, armati...
–All’altare, all’altare...
L’Arcivescovo
Per tutta la mia vita
ho atteso questi passi...
La morte verrà solo
quand’io ne sarò degno. E se son degno,
non v’è nessun pericolo.
Devo soltanto rendere perfetto
il mio volere...
I Tre Sacerdoti
– O mio Signore, vengono...
– Tra poco saran qui... – Sarete ucciso!
Il Coro dei Sacerdoti e dei Monaci
E che avverrà di tutti noi, Signore,
se voi sarete ucciso?
L’Arcivescovo
Pace, pace!...
I Tre Sacerdoti
Ai Vespri, ai Vespri...
Il Coro dei Sacerdoti
Non potete voi
essere assente dal Divino Ufficio...
I Tre Sacerdoti
Ai Vespri, ai Vespri... nella Cattedrale!
L’Arcivescovo
Andate ai Vespri, andate...
Troveranno il Pastore,
e il gregge sarà salvo. Perché qui,
qui non si cerca nessun’altra vita
fuor che la mia... Ma non sono in pericolo.
Sono soltanto prossimo alla morte...
Ho già sentito un fremito beato,
un palpito di cielo! ed io non voglio
mi sia mai più negato.

(Con un largo gesto del braccio scosta da sé i Tre Sacerdoti.)
Il Coro dei Sacerdoti
(ai Tre Sacerdoti)
– Prendetelo! Prendetelo, forzatelo!...
–Ai Vespri, ai Vespri, in fretta...

(Lo trascinano via. – Le Donne del coro fuggono atterrite.)

Nell’interno della Cattedrale.
Il Coro dei Sacerdoti
(da dietro l’altar maggiore)
Dies irae dies illa,
Solvet saeclum in favilla,
Teste David cum Sybilla...
Il Coro delle Donne
– Son torpide le mani, come morte.
Asciutti, aridi gli occhi, senza lagrime...
– Ma orrore, ancora orrore, ancor più orrore
di quando fosse torturato il corpo,
torte le dita e fracassato il cranio...
Il Coro dei Sacerdoti
Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.
Tuba mirum spargens sonum
Per sepulcra regionum,
Coget omnes ante Thronum.
La Seconda Corifea
Scompaiono gli agenti dell’Inferno,
si ritraggon gli umani e si dissolvono
in polvere nel vento.
La Prima Corifea
Solo è qui
l’esangue faccia piatta della Morte...
E dietro v’è il Giudizio...
e ancor più indietro il Vuoto, il Vuoto, il Vuoto!
Un piccolo Coro di Fanciulli
Morto sull’albero, mio Salvatore,
mai non sia vano il Tuo dolore.
Dacci Tu aiuto, Alto Signore,
in quest’estremo nostro timore.
Il Coro delle Donne
Chi dunque, chi per noi perorerà?

(Un piccolo gruppo di Sacerdoti e Monaci entra e corre a chiudere e sprangare le porte della chiesa.)
Il Coro dei Sacerdoti
Rex tremendae majestatis
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me, fons pietatis...

(I Tre Sacerdoti, provenendo dalla Sacristia, entrano agitatissimi, e facendosi largo tra la folla orante, gridando agli altri Sacerdoti e Monaci che hanno chiuso le porte della chiesa.)
I Tre Sacerdoti e il Coro dei Sacerdoti
– Chiudete le porte!...
– Le porte sono chiuse...
– Sprangatele tutte...
– Son tutte sprangate...
– Siam salvi, siam salvi!...
– Non possono irrompere...
non ne hanno la forza.

(Entra l’Arcivescovo.)
L’Arcivescovo
Disserrate le porte! Riapritele!
Non voglio che il Santuario del Signore
sia mutato in fortezza... Anche ai nemici
dev’essere la chiesa aperta, sempre.
Riaprite le porte...
I Tre Sacerdoti
– O mio Signore...
non uomini son quelli... sono bestie!...
– Son anime dannate...
L’Arcivescovo
Non mi crediate un pazzo disperato...
La decisione cui tutto il mio essere
dona pieno consenso
è presa fuor del tempo... Io do la vita
per la Legge di Dio sopra la Legge
dell’uomo. Qui trionfa ora la Croce!
Disserrate le porte. Io lo comando.
Riaprite le porte!

(Quegli stessi Sacerdoti e Monaci, che avevano chiuse e sprangate le porte, ora tolgono le spranghe.)
I Tre Sacerdoti
– Venite via, Signore... – Presto, presto...
– Sul tetto. – Nella cripta. – Presto, via...

(Aperte le porte, i Cavalieri entrano. – Sono evidentemente brilli.)
I Cavalieri
– Dov’è quel Becket che ha tradito il Re?
– Dov’è Becket, il prete maneggione?
– Vien giù, Daniele, vieni tra i leoni;
(sghignazzando)
vien giù, Daniele, al marchio della bestia...
– Ti lavasti nel sangue dell’Agnello?
– Ti marchiasti col marchio della bestia?
– Vien giù, Daniele, scendi tra i leoni;
vien giù, Daniele, e unisciti alla festa...
L’Arcivescovo
Eccomi.Traditor del Re non sono!
Io sono prete. Un cristiano sono,
pronto a dare il suo sangue per il sangue
di Cristo Redentore.
Il segno della Chiesa è questo, sempre...
Per la mia vita offrì Cristo il Suo sangue:
sia dato il sangue mio per la Sua morte...
I Cavalieri
– Mandate assolti gli scomunicati...
– Rinunciate ai poteri che usurpaste...
– Rinnovate quel patto d’ubbidienza
che avete vïolato! – Traditore!
L’Arcivescovo
Voi, Reginaldo, voi,
tre volte traditore:
di me qual mio vassallo temporale;
di me spiritüal vostro Signore;
di Dio nel profanare la Sua Chiesa...
I Cavalieri
– Rinnegato! – Saldiamo il conto!... – Subito!...

(I Cavalieri scattano e si avventano contro l’Arcivescovo. – Ma un gruppo di Sacerdoti e Monaci si pone a scudo fra essi e l’Arcivescovo, che in alto, sui gradini dell’altare, grandeggia.)
L’Arcivescovo
A Dio Onnipotente,
alla Beata Immacolata Vergine
Maria, a tutti i Santi e a tutti i Martiri,
affido la mia causa,
e quella della Chiesa...

(Sguainate le spade, i Cavalieri fanno sbandare i Sacerdoti atterriti, e si avventano contro l’Arcivescovo, lo atterrano, lo colpiscono, lo uccidono. – Tutto il popolo che affolla la Cattedrale urla di orrore e di raccapriccio.)
Il Coro
– Chiarite l’aria. – Ripulite il cielo...
– Lavate il vento, ed ogni cosa intorno.
– Una pioggia di sangue è sopra noi!...
– Lorde di sangue son la terra e l’acqua,
e le pietre e le bestie – anche noi stesse.
Le Due Corifee
(con accento disperato)
– Notte, resta con noi. – Fèrmati, sole;
che non venga più giorno,
che non venga mai più la primavera...
Il Coro
– Non volevamo che accadesse nulla.
– Rassegnate eravamo al nostro vivere.
– Anche il dolore aveva una sua fine.
– Ma questo no! Questo è fuori dal tempo,
una imminente eternità di male,
di colpe e di castighi...
– Chiarite l’aria... ripulite il cielo...
Lavate il vento ed ogni cosa intorno,
e le nostre ossa, e l’anima, lavatele!...

(I Cavalieri avanzano fino al proscenio, e si rivolgono agli spettatori. – Dalla torre della Cattedrale vengono lenti rintocchi di una campana.)
I Cavalieri
– Vi preghiamo, Signori, d’ascoltarci...
– Sol per pochi momenti.
– Quattro uomini contro uno? In verità
può parere un’azione delittuosa...
E prevediamo che anche il nostro Re
(che Iddio lo benedica)
dirà di non avere mai pensato
che la cosa finisse in questo modo...
– E a noi non resterà che porci in salvo
fuggendo via verso lontane terre...
– Ma ciò che abbiamo fatto era da farsi,
per amore di patria e per il Re.
E l’abbiamo fatto (voi potete crederlo)
senza interesse personale.
– Bravo!
– Sin che il defunto Becket fu devoto
al Re, e fu del Regno il Cancelliere,
nessuno avea mai fatto più di lui
per la prosperità della nazione.
Ma da quando egli eletto fu Arcivescovo,
del tutto rovesciò la sua politica,
giungendo a proclamare che più in alto
dell’ordine del Re v’era il supremo
ordine della Chiesa! – E a poco a poco
divenne un mostro d’egoismo ascetico...
– E in Francia profetò che in Inghilterra
sarebbe stato ucciso... – E tali e tante
furono poi le sue provocazioni
da dimostrare ch’egli era deciso
a volere il martirio...
– Poteva ancor fuggire, o star lontano
da noi sin che la giusta nostra collera
si fosse raffreddata...
–Anzi! Insistette
perché,mentre eravamo accesi d’ira,
ci s’aprissero le porte.
– E allora, siamo giusti,
chi ha ucciso l’Arcivescovo?
–A parer nostro, l’unico verdetto
che voi possiate pronunciare è questo:
Suicidio per infermità mentale.
È il più caritatevole verdetto
che pronunciar si possa sopra un uomo
che, dopo tutto, fu certo un grand’uomo.
– Certo, un grand’uomo fu...
– Certo, un grand’uomo.

(I Cavalieri indietreggiano, si allontanano, escono.)
Tutto il Coro
Noi ti lodiamo, Dio, per la Tua gloria,
che è dispiegata in tutto l’Universo,
poiché tutte le cose solo esistono
come viste da Te,
da Te create e conosciute...
Te ringraziamo, o Dio,
per le misericordie Tue di sangue,
e per la redenzione Tua di sangue:
ché il sangue dei Tuoi Santi e dei Tuoi Martiri
arricchirà la terra, e farà santo
ogni luogo del loro sacrificio.
Perdonaci, Signore, perché noi
siamo povera gente, umile gente,
che più dell’ingiustizia degli umani
ha temuto di Te,
le Tue benedizioni ed il Tuo amore.
Or noi riconosciamo
la nostra colpa, riconosciamo
che il peccato del mondo è sopra noi...
e che il sangue dei Martiri e dei Santi
è sulla nostra testa...
Signore Iddio, abbi pietà di noi!...
O Beato Tommaso,
prega per tutti noi!...


(1) Testo tratto dal programma di sala del Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 22 maggio 2009

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Ultimo aggiornamento 27 luglio 2016
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