Glossario



Tre composizioni corali

per coro a cappella

Musica:
Ildebrando Pizzetti
  1. Cade la sera - Largo
    Testo: Gabriele D’Annunzio
    Dedica: Guido M. Gatti
  2. Ululate, quia prope est dies Domini - Largo
    Testo: da Isaia
  3. Recordare Domine - Andante largo, non lento
    Testo: da Geremia
    Dedica: Gianandrea Gavazzeni
Organico: coro misto senza accompagnamento
Composizione: 1942 - 1943
Prima esecuzione: Milano, Teatro alla Scala, 28 maggio 1946
Edizione: Suvini Zerboni, Milano, 1944
Testo (nota 1)

CADE LA SERA
Cade la sera
la luna dalla Verna
cruda, roseo nimbo
di tal ch'effonde pace
senza parola dire.
Pace hanno tutti i gioghi.
Si fa più dolce il lungo
dorso del Pratomagno,
come blandimento
d'amica man l'induca a sopor lento.
Su i pianori selvosi
ardon le carbonaie,
solenni fuochi in vista.
L'Arno luce fra i pioppi.
Stormire grande, ad ogni
soffio vince il corale
ploro de' flauti alati
che la gramigna asconde.
E non s'ode altra voce,
Dai monti l'acqua scorre a questa foce.
ULULATE
Ululate, quia prope est dies Domini: quasi vastitas a Domino veniet. Propter hoc,
omnes manus dissolventur, et omne cor
hominis contabescet et conteretur.

Vae qui dicitis malum bonum, et bonum
malum; ponentes taenebras lucem et lucem
taenebras. Vae qui condunt leges iniquas;
et scribentes injustitiam scripserunt.

Ne irascaris, Domine, satis, et ne ultra memineris iniquitatis nostrae: ecce respice, populus tuus omnes nos.
Ululate perchè è vicino il giorno del Signore quasi che la grandezza verrà dal Signore. Per questo tutte le mani si scioglieranno e ogni cuore di uomo si dissolverà e si distruggerà.

Guai a voi che chiamate male il bene e scambiate le tenebre per la luce. Guai a
coloro che fanno leggi inique e scrivendo scrivono ingiustizia.

Non adirarti, o Signore, non ricordarti della nostra iniquità: Ecco il tuo popolo: guarda: tutti noi siamo il tuo popolo.
RECORDARE
Recprdare, Domine, quid acciderit nobis: intuere et respice opprobrium nostrum.

Haereditas nostra versa est ad alienos,
domus nostrae ad extraneos.

Pupilli facti sumus absque patre, matres nostrae quasi viduae.

Defecit gaudium cordi nostri: versus est in luctum chorus noster.

Cecidit corona capitis nostri: vae qui peccavimus.

Propterea moestum factum est cor nostrum, ideo contenebrati sunt oculi nostri.

Tu autem Domine in aeternum permanebis, solium tuum in generationem et generationem.

Quare in perpetuum oblivisceris nostri? derelinque nos in longitudine dierum?

Converte nos, Domine, ad te, et corivertemur: innova dies nostros, sicut a principio.
Amen.
Ricorda, o Signore, quello che ci è accaduto, guarda e osserva il nostro obbrobrio.

La nostra eredità è passata ad altri, e le nostre case agli stranieri.

Siamo divenuti orfani, senza padre, e le nostre madri quasi vedove.

È venuta meno la gioia del nostro cuore; il nostro coro si è cangiato in lutto.

È caduta la corona da! nostro capo. Guai a noi che abbiamo peccato.

Perciò il nostro cuore è divenuto triste, si sono oscurati i nostri occhi.

Tu poi, Signore, rimarrai in eterno, il tuo soglio passerà di generazione in generazione.

Perchè in perpetuo ti dimenticherai di noi ? e ci abbandonerai per la lunghezza di tanti giorni?

O Signore, rivolgici a te e saremo convertiti. Rinnova i nostri giorni come dal primo inizio. Amen,


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Teatro Argentina, 27 aprile 1947

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Ultimo aggiornamento 19 gennaio 2017
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