Glossario
Guida all'ascolto



Fra Gherardo

Dramma in tre atti

Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO

A Parma - NEL 1260
Il cortile della casa di Gherardo.
A sinistra la facciata della casa, una casa di pietra bigia, a un solo piano oltre quello terreno. Sopra la porta, chiusa, alla quale si accede per due scalini, v'è una tettoia di legno sostenuta da travicelli infissi nel muro. Le finestre sono tre, una a lato della porta, a sinistra, le altre due che danno luce alle stanze superiori.
In fondo, che fa angolo col muro maestro della casa, e che piega poi e si stende sul lato destro, un muro di cinta dell'altezza di circa quattro braccia. E nel muro di fondo, fra due pilastri sormontati da un rozzo architrave, è il portone, a due battenti, che dà sulla strada, strada sterrata, più di campagna che di città. Addossato al muro di destra un vecchio fico frondoso. Sopravanzano il muro rami d'alberi fra i quali si scorgono le altane di case vicine e il campanile di una chiesa piu lontana. Quasi nel mezzo del cortile, ma più verso sinistra, un pozzo con la sua vera di pietra.
Sulla fine di maggio, verso I'Ave Maria.
Un gruppo di mendicanti malandati e cenciosi è nel cortile: stretti gli uni agli altri, ché l'ombra è poca e il sole ancora brucia.
UNA VECCHIA
Salve Regina, Mafer misericordiae,
vifa, dulcedo, spes nostra, salve. . .
IL GUERCIO
Smettila, tu, di biascicar preghiere.
Non ti secca la lingua questo sole,
che brucia come a mezzo agosto?
LA VECCHIA
E tu chiudi le orecchie, se non vuoi udire.
A te non ti s'asciuga, no, la lingua,
a pregare il Signore e la Madonna.
Peggio d'un saraceno! Ma vorrò
udirti, quando venga quel cristiano
a fare la Iimosina. Più forte
di tutti griderai.
IL GUERCIO
S'intende bene.
Per avere di più. Ma poi che preso
mi sia quel più ch'io possa starò zitto.
Non darò noia al prossimo.
IL NOTARO
Verrà ?
O saremo rimasti ad arrostirci
al sole per tornare a mani vuote?
Uno che dona tutto il suo ai poveri
per amore di Dio? Costui è un pazzo
o un imbroglione. Ed ei si farà capo
d'un'altra frateria, e ci saranno
almen venti altri oziosi come noi,
a girare le terre ed a contenderci
le limosine.. . .
IL GUERCIO E GLI ALTRI MENDICANTI
Zitto. Odi, laggiù.. . .
- È lui, è il tessitore.
- Odi.. ..
- O tu, dèstati!
Viene Mastro Gherardo coi quattrini!
(Tutti si mettono in ginocchio, e vociano.)
- O buon cristiano, aiuta un poverino.
- La limosina a un povero stroppiato.
- O buon cristiano, fa' la carità.
- Pater noster, qui es in celis,
sanctificetur nomen tuum :
adveniat regnum tuum :
fiat uoluntas tua
sicut in cedo et in terra.. .
(Nessuno viene. Le voci si abbassano, s'affievoliscono, si spengono. Silenzio, afa.)
- Forse che non verrà.
- La mia bisaccia
è vuota, e ho fame.
- Anch'io.
(Uno, alla vecchia)
- La colpa è tua.
- Ah, che miseria questa vita! Ohimè. ..
IL GUERCIO
(al Notaro)
Tu che fosti notaro e te n'intendi:
quanto pensi avrà preso il tessitore,
di questa casa?
IL NOTARO
S'egli l'ha venduta
a quel cane d'ebreo, pochi denari.

(Ecco, ora veramente si odono voci di gente che s'avvicina. Una voce alta e squillante, e altre lamentose e imploranti.)
LA VOCE DI GHERARDO
Gente di Dio, il tempo è breve. Su,
destàtevi, destàtevi e correte!
Gente di Dio. il tempo non v'aspetta.
Destàtevi, pentitevi e correte! . . .
I MENDICANTI
- Ecco, ora è lui, è lui. - Inginocchiamoci.
- O buon cristiano, fa' la carità
a un povero stroppiato.
- Sancta Virgo,
ora pro nobis. - Mater Angelorum,
ora pro nobis.

(Gherardo appare su la strada davanti alla sua casa, vestito di una tunica rossastra e di un gabbano bigio, e reca in mano un sacchetto gonfio e peso; e una compagnia di poveraglia cenciosa gli viene intorno e appresso: e v'è anche un gruppo di gente ben vestita, gentiluomini e giovani donne, che si ferma ad osservare, curiosa e divertita.)
I MENDICANTI
- Aiuta un poverino, o buon cristiano.
- Un po' di pane a un povero affamato.
- Per amore di Gesù Crocefisso . . .
GHERARDO
Fratelli in povertà!
Chi correrà più retto? L'uomo spoglio,
o quel che sulle spalle porti un sacco
pieno di pietre? Or voi non lamentatevi,
ma lodate il Signore in allegrezza,
per voi e per chiunque sarà salvo.
Non tesserà più panni nè broccati,
Gherardo tessitore. La sua casa,
i suoi telai e le sue robe, tutto
è in questo piccol sacco di monete:
e il vento della sera le disterda.
San Pietro e San Giovanni me lo dissero,
fra gli Apostoli intorno alla lucerna:
" Fatti povero come fummo noi,
" prendi il bordone e va' pel mondo, e grida
" la verità, la verità ch'è una:
" Quest'è una vita vile, ma la vera,
" la vera vita è l'altra". E me n'andrò,
senza bisaccia, e senza pesi vani,
libero come l'aria andrò pel mondo,
e getterò fra gli uomini alto un grido:
Gente di Dio, il Terzo Regno viene!
Destàtevi, pentitevi e correte!

Tu perchè ti lamenti?
IL GUERCIO
Ho fame . . .
GHERARDO
Prendi.
Compra del pane e sàziati. Ma bada
che per la vita vera un altro pane
bisogna.
IL NOTARO
Anch'io ho fame.
GHERARDO
Ed ecco a te,
e a te, e a tutti.
MENDICANTI
- Dio ti renda cento
per uno.
- Benedetto dal Signore
tu sia per omnia secula.
- Anche a me,
un denaro anche a me...
IL NOTAR0
Tu n'hai avuto
già troppi ... Indietro, cane...
IL CIECO
O buon cristiano,
dove sei tu? Più misero di tutti
son io, che sono cieco.
GHERARDO
Ecco anche a te.
Ma tu, tu più d'ogni altro loda Cristo,
che non vedi le cose turpi, e quella
che poi vedrai sarà la luce eterna.
(Ha distribuito ormai tutta la sua ricchezza. Trae dal sacchetto l'ultima moneta, e getta il sacchetto vuoto.)
Ecco l'ultima: d'oro. Forse è il prezzo
dei miei telai. Che importa? Forse è il prezzo
del letto in cui morirono i miei vecchi.
Che importa? Essa riluce e splende e brucia
del fuoco dell'Inferno. E su la mano
mi pesa più che s'io levassi in alto,
fatta un sol blocco, tutta la mia casa.
Ed io la getto. Libero, son libero!
E vado' e corro, e volo. E canto, canto!

Povertà, dolce sorella,
sposa, amante tutta bella:
Povertà, lucente stella
che l'uom guidi a salvazione.
Povertà, figlia di Cristo,
mandi Iddio sopra l'uom tristo
che non t'ha per sommo acquisto
l'alta sua maledizione.
I MENDICANTI
Maledizione ai ricchi ed ai superbi,
a tutti quei che fan patir la fame
alla povera gente ...
IL GENTILUOMO
O non capite
ch'egli è un furbo imbroglione, e non un santo?
Se tu, volpe del Diavolo, hai venduto
i tuoi telai, l'hai fatto sol per vivere
nell'ozio, e per mangiare
a spese del tuo prossimo.
GHERARDO
Chi sei, tu che m'insulti? Sei un principe?
Sei un barone? Ed io, Gherardo, io dico
che ancor più miserabile tu sei
di questa poveraglia. E quando l'Angelo
darà fiato alla tromba, e giù dal cielo
fosco cadrà gragnuola e fuoco e sangue,
tu correre vorrai, e non potrai.
Pese le gambe avrai come le pietre
dei tuoi castelli, pese di peccati
e di sozzure. Nè potranno correre
codeste donne che son teco, serve
e schiave del Demonio il dì e la notte.
UNA DONNA BIONDA
(della compagnia dei signori)
Uh! S'io ti dessi un bacio su la bocca
tu mi cadresti ai piedi. E s'io volessi,
per me ritoglieresti a questi poveri
le monete che gli hai donato. . .
IL GENTILUOMO
Prova,
dàgli un bacio, Claretta.. .
GHERARDO
Indietro, scòstati ...
(al gentiluomo)
Tu ridi, e non t'accorgi che la Morte
ti sta sul capo. Ridi, e la Lussuria
ti succhia il sangue e t'avvelena il fegato.
LA DONNA BIONDA
(al gentiluorno)
I Fallo tacere.
GHERARDO
Ella ha la bocca rossa,
e la lingua di serpe, la Lussuria.
Guarda il suo viso.
(additando la donna bionda)
LA DONNA BIONDA
O via, fallo tacere.
IL GENTILUOMO
Santone del Demonio, io vorrei essere
su le mie terre, e ti farei appendere,
come fa il mio cugino con quei pazzi
Flagellanti.
GHERARDO
San Pietro e San Giovanni
mi guardano, e la lampada risplende.
Ma se tu mi vuoi bàttere, e tu bàttimi.
Bàttimi con le mani e con la frusta,
e col bastone bàttimi, se vuoi.
Cristo Signore, è questa una tua grazia?
Gente, guardate, gente, anche mi spoglio
di questo mio gabbano. E tu, barone,
per amore di Dio bàttimi a sangue...
IL GENTILUOMO
Non tocco i pari tuoi...
ALCUNI MENDICANTI
No, no, non batterlo. ..
GHERARDO
Bàttimi a sangue, frustami, bastònami. . .
(E s'inginocchia, invasato, e canta:)

Dies irae, dies illa
solvet saeclum in favilla
teste David cum Sibylla.
LA DONNA BIONDA
Io voglio castigarlo, chè m'offese.

(E s'avanza, e gli è sopra, e lo percuote col tallone su la schiena. Ma a questo punto una fanciulla che stava a osservare dal limitare del portone su la strada, dà un balzo, è presso l'uomo inginocchiato e spinge indietro la donna che l'ha percosso.)
LA FANCIULLA
Tu non toccarlo, tu, che non sei degna.
LA DONNA BIONDA
E tu, chi sei? Sei la sua ganza?
LA FANCIULLA
Làscialo,
vergognati. Lo sai che ti conosco.
ALCUNI MENDICANTI
Ha ragione la piccola. Vergognati.
LA FANCIULLA
(a Gherardo)
Ed anche tu dovresti vergognarti.
Rizzati e smetti. . .
UN RAGAZZO
Uh ! uh ! La Francesina
si mette coi santoni. Se lo sa
tua zia, la senti !
IL GENTILUOMO
Vieni via, Claretta.
E l'or di cena.
GHERARDO
(volgendosi di scatto e gridando alla compagnia degii spensierati che s'allontana)
L'ora della cena
verrà, non è lontana! E poi verrà
la notte, senza stelle e senza lume!

(S'allontana la compagnia degli spensierati, ed escono sulla strada e s'allontanano i mendicanti. Il Guercio e il Notaro si son messi dietro alla Vecchia e al Cieco, facendosi segni d'intesa.)
LA VECCHIA
(uscendo, al Cieco)
Sempre, la gente l'ha stimato un pazzo.
Io dico ch'è un sant'uomo.
IL CIECO
Certo, è un santo. . .

(Sono usciti. Un momento, e si riodono le loro voci, prima concitate e poi lamentae.)
LA VECCHIA
No, no, ribaldo, ladro...
IL CIECO
Aiuto, aiuto !
LA VECCHIA
Réndimi il mio fagotto ...
IL NOTAR0
Prendi, e chétati.
LA VECCHIA
Oimè, che m'ha rubato i miei denari ...
IL CIECO
Rubare a un cieco.. .
IL GUERCIO
Zittati, o ti picchio.
LA VECCHIA E IL CIECO
(lontani)
Poveri noi ! Che vita di miseria. . .

(Il crepuscolo avanza. Gherardo va sino alla porta della sua casa, e si lascia cadere seduto sul primo scalino. La fanciulla s'è fermata vicino al pozzo e l'osserva. Un breve silenzio. E s'ode una voce lontana, roca e rabbiosa.)
UNA VOCE DI DONNA
Mariòla ! Oòh, Mariòla !
O donne, che l'avete vista ?
LA VOCE DI UN RAGAZZO
Va'
dal matto tessitore. È là da lui,
in casa sua...
(Risa e schiamazzi di ragazzi)
LA VOCE RABBIOSA
Mariòla ! Oòh, Mariòla !
MARIOLA
(impaurita)
Chiudi la porta. Se mi trova qui
mi picchia. Vai e chiudi. Chiudi, chiudi!

(Gherardo, che s'è voltato alle prime parole di lei, stupito di trovarla lì, che non ci pensava piu, rimane interdetto: poi, va, e chiude.)
LA VOCE RABBIOSA
(più vicina)
Romperle l'ossa, voglio, se la trovo,
figlia di mala femmina! Mariòla!
UN'ALTRA VOCE DI DONNA
È chiuso, vedi. . .

(La donna inviperita è di là dalla porta, e vi picchia su colpi coi pugni e coi piedi, e la scuote per aprirla.)
LA VOCE RABBIOSA
O tu, sei costì dentro ?
Òdimi. Tu m'hai fatto la sdegnosa
con chi ben sai. Ma bada! Or io ti giuro
che se hai fatto pensiero di donare
i tuoi bei diciott'anni a uno straccione,
io t'ammazzo. Cavarti gli occhi, voglio!
metterti gli occhi in mano.....
L'ALTRA VOCE
Vieni via;
forse che non è qui.
LA VOCE RABBIOSA
Se vuoi mangiare
del pane ch'io ti do, dei guadagnartelo.
Figlia di mala femmina !
(E s'allontana.)
MARIOLA
(come la voce rabbiosa non s'ode più)
Che pèste, quella donna! Or entra in casa,
e per isfogo picchia il figlio scemo.
Ma glie l'ho fatta ...
(E ride.)
GHERARDO
È tua parente?
MARIOLA
Quella ?
È la mia zia.
GHERARDO
E tu, chi sei?
MARIOLA
Mariòla.
Perchè venni di Francia, qui mi chiaman
tutti la Francesina. E no. Mia madre
era di queste parti: era sorella
di lei, della Giovanna che gridava.
Non la conosci? O non sai dunque niente ?
Anche mio padre era di queste parti.
GHERARDO
E dove li hai lasciati ?
MARIOLA
Non son io
che li ho lasciati. Mi lasciaron loro.
La mamma, poverina, mi morì
che s'era appena giunte, ai primi freddi.
Del babbo non si seppe mai più nulla
da quando egli partì col Re di Francia
per andare a far guerra ai Saraceni. Grande
e bello e forte egli era,
il babbo. Mi ricordo. Anche la mamma
era bella, e avea gli occhi neri neri.
A Tolosa dicevano occhi belli
come quelli di Grazia l'Italiana.
Io li ho celesti.
GHERARD0
Che mestiere fai?
MARIOLA
Io? Non so fare niente.
GHERARDO
E la tua zia?
MARIOLA
Oh, quanto a lei... Domàndane a quel principe
ch'è passato stasera, o a quella bionda
ch'era con lui...
GHERARDO
E te, t'ha mai condotto?
MARIOLA
Perciò è così cattiva. Un vecchio guercio,
che a guardarlo faceva orrore e schifo!
GHERARDO
E svegli fosse stato bello e giovane?
MARIOLA
(dopo una breve pausa)
O a te, che te n'importa?
GHERARDO
(anch'egli dopo una breve pausa)
Così piccola
sei, quasi una bambina, e già il Demonio
t'ha posto gli orchi addosso, e la sua rete
t'ordisce intorno. Egli ti soffia dentro
sue voci di lusinga, e tu,.. Le ascolti?
Le ascolti senza orrore?
MARIOLA
Non so quel che vuoi dire. Io non t'intendo.
GHERARDO
Lo sai che il mondo, tutto il mondo, è pieno
di tentazioni e insidie del Demonio?
Tu dici: Questo è bello. E vai, e cadi.
T'affoghi o bruci. E perdi
l'anima tua. Capisci? E di te stessa,
di te, non hai timore? Se tu pensi
che sei giovane e bella, di', non temi?
MARIOLA
Perchè mi stai a dire queste cose?
Son bella, dici. Ebbene, dovrei piangerne?
E piangere dovrei perchè son giovane?
Non ho che questo bene al mondo, il solo
che han tutti, ricchi e poveri. E tu lascia
che ognuno se Io goda come più
gli piace.
Oimè, che annotta.
Devo tornare a casa. Addio. Riàprimi.
GHERARDO
Anche tu, dunque, t'inebrierai
di te, della fugace
bellezza del tuo corpo, fango e polvere
vana nel vento della perdizione.
E ti compiacerai vedere accendersi
di te la cupidigia dentro agli occhi
degli uomini, e il tuo corpo adornerai
di vesti preziose, e l'ungerai
d'unguenti profumati, per accendere
piu desideri e per dannar più anime.
E riderai, per non udire il pianto
dell'Angel tuo custode: e correrai,
sempre più, sempre più, dietro gl'inganni
di questo mondo vile, senz'accorgerti
di correre a ritroso, verso il nero
abisso dell'Inferno.
Ma quando il piede tu porrai sull'orlo
del baratro profondo, ed i tuoi occhi,
volgendosi un istante, mireranno
l'eterno lume a cui fur sempre ciechi,
qual mano avrà la forza. di tenerti?
Chi ti potrà salvare?
MARIOLA
No... no... Basta.
Lasciami andare via, lasciami andare.
GHERARDO
Povera creatura ! Non hai mamma
che ti guardi e ti guidi. E una mezzana
fa conto sulla tua bellezza, e intende
al suo profitto. Chi ti salverà?
Forse eri nata per servire a Dio
in purità di vita. E la tua madre
forse ti volle offrire a lui. «Signore,
io peccatrice indegna, t'offerisco
la mia bambina. Vedi, com'è piccola:
e pare un giglio bianco appena schiuso.
Ch'ella si serbi pura, e benedire
io possa il giorno e l'ora in cui mi nacque.»
MARIOLA
Ancora, ancora... Dianzi tu m'avevi
fatto paura. Ed ora, la tua voce
trema di tal dolcezza che mi pare
star sopra un monte e udir parlare in cielo.
Or mi sovviene ... Sì... Lassù a Tolosa,
in Santa Marta, v'è, sotto l'altare
dipinto, un uomo biondo che accarezza
una giovano donna inginocchiata.
Ella ha i capelli sciolti e par lo adori.
Tu rassomigli tanto a lui. . .
GHERARDO
Gesù. . .
Un giorno Gesù stava a mensa
in casa d'un uom fariseo.
Vien dentro una donna di strada
chiamata Maria Maddalena.
Gli sparge sul capo profumi,
si prostra ai suoi piedi piangendo;
coi lunghi capelli disciolti
i piedi gli asciuga, e li bacia.

Simone pensava: Se fosse
Gesù veramente un Profeta,
soffrir non dovrebbe il contatto
di lei peccatrice.

E Gesù :
"Simone, tu ricco, ella povera.
Che onore hai tu reso al tuo ospite?
Non olio odoroso al suo capo,
non acqua ai suoi piedi tu desti.
Nè un bacio, tu, al Figlio dell'Uomo
che a mensa invitasti con teco.

Ed ella di grato profumo
cosparso m'ha il capo, e col pianto
lavato m'ha i piedi, e coi caldi
suoi baci me li ha rasciugati.
Chi meno possiede e più dà
non meriterà più gran premio?

Or òdimi e intendi: Io ti dico
che a lei, per aver molto amato,
a lei che più diè che non ebbe,
saranno rimessi i peccati.
E tu, donna, lévati e va'.
La fede ti valga. Va' in pace."

(Assorto nella divina visione rievocata con voce languente di commozione, Gherardo ora tace. Mariòla, che gli è seduta vicina, appoggia il capo contro la spalla di lui, presa da una struggente dolcezza di ricordi, di sogni, di desideri.)
MARIOLA
Non è dunque peccato, amare. Amare,
dar tutto ciò che si ha, dare se stessi.
Vale una vita un'altra: ed anche un povero,
se vuol donarla, è ricco.

(stupenda notte: il cielo stellato, e l'aria appena mossa da lievi ondate di vento. Profumi di fieni tagliati, di giardini fioriti. Silenzio. Ed ecco, che da lontano s'avvicina, un canto s'ode venir dalla strada. Due voci alterne cantano la canzone d'un trovatore di Provenza: le voci son d'uomini avvinazzati, sgraziate e rauche, ma la canzone è fresca e ariosa.)
LE DUE VOCI
(dalla strada)

A l'entrada del tems clar, - Eya.
Per joia recomencar, - Eya.
E per jelos irritar, - Eya.
Vol la regina mostrar
Qu'el es si amorosa.

Alavi', alavia, jelos,
Laissae nos, laissaz nos
Ballar entre nos, entre nos.
MARIOLA
Oh, oh! Come lassù, quando i cantori
venivan per la Festa di Settembre.
La gente, tanta gente per le strade.
Il sole, Ie campane, gli stendardi...

Perchè non cantan più! Quella canzone
io la conosco. Dice d'una dama
che per ingelosir di sè 'l suo sire
invita seco a danza tutti i giovani.
Ma il Re, che n'è geloso, viene e... Ascolta:

" Lo reis i ven d'autra part, - Eya
Per la danza destorbar, - Eya
Que el es en crematar, - Eya
Que on no li voill'emblar
La regin' aurillosa ..."

(Presa da improwisa commozione, rompe in pianto.)
Oh, oh, portami via, portami via !
Voglio tornare là, nella mia casa.
Aspetterò il mio babbo. Qui mi fanno
morire. Io muoio ...

(Si avvinghia a Gherardo, il corpo scosso da brividi e fremiti. Egli la stringe un momento al suo petto, smarrito. Ma subito la respinge con una spinta violenta, e si rizza in piedi, ansimando, e la guata con terrore.)
GHERARDO
Vàttene ...
Chi t' ha mandata ? Di', chi t' ha mandata?
T'ha mandata il Demonio, per tentarmi,
per farmi perder l'anima?
MARIOLA
Ghcrardo !
GHERARDO
Va' via...
MARIOLA
Gherardo, no, non mi scacciare.
Starò buona. ..
GHERARDO
Va' via. ..
MARIOLA
No! Vedi, è notte.
Ho paura, ho paura. C'è la Strega,
sul ponte. Io non m'attento.
GHERARDO
Se non vai,
t'ammazzo ...
MARIOLA
(atterrita)
No, non farmi male ... Oimè! ...
GHERARDO
Va' via, va' via, demonio ...
MARIOLA
O mamma mia!

(Piangendo e singhiozzando si dirige verso il portone che dà sulla strada. Lo apre. Vede tutto buio, fuori, e arretra. E si odono, vicine, le due voci di prima ricantare " Alavi'. Alavia" . Indugia, le manca il coraggio. Ma come ode dietro a sè Gherardo ripeterle "va' via, va' via ", esce. E si scontra nei due cantori: due soldatrcci di ventura i quali la vedono, si fermano, reggendosi a stento sulle gambe malsicure, e le chiudono il passo.)
I DUE SOLDATI
(sulla strada)
- Oh, guarda, una donzella.
- Chi sei? Sei Biancofiore? Sei Jolanda?
Bele jolanz - Bele Amelot - Doette ...
MARIOLA
Signori, no... Lasciatcmi passare.
Io devo andare a casa!
I DUE SOLDATI
- Vien con noi,
ti si conduce. - A casa? No, vien meco.
La mia casa è più bella. E ti darò
pan bianco e malvasia. - Tosa gentil ...
- Ma bell' amia...
MARIOLA
Signori, per pietà,
per amore di Dio...
UNO DEI DUE SOLDATI
Bocca di rosa,
dammi un bacio e tu passi.
(E le cinge la vita con un braccio: ed essa si dibatte e grida:)
MARIOLA
No, lasciatemi...
IL SOLDATO
Ah, ah, tu mordi? Ed io ti bacerò
per forza...
MARIOLA
Aiuto!

(Gherardo ha assistito al breve assedio dei due soldati dal cortile della sua casa. Due tre volte ha mosso il piede, per andare e intromettersi, ma non ha fatto un passo. Ma come ode il grido di terrore della fanciulla, si slancia, d'un salto è fuori sulla strada, afferra per un braccio Mariòla e la spinge dietro a sè entro il cortile, trae il coltello dalla cintola, e si pianta di fronte ai due ubriachi, risoluto a ogni cosa.)
GHERARDO
Il primo che fa un passo,
gli pianto il mio coltello nella gola.
UNO DEI SOLDATI
O tu, chi sei? Che c'entri? Io voglio fare
quel che mi piace ...
GHERARDO
E vieni dunque avanti...
L'ALTRO SOLDATO
(al suo compagno)
Lascia andare. Non vedi ch'è un villano ?
Noi siamo gentiluomini ...
IL PRIMO SOLDATO
Ben detto !
Noi siamo gentiluomini.
(a Gherardo)
Tienti la tua smorfiosa.
L'ALTRO SOLDATO
Andiamo. Vieni.
(E riprendono la via, vociando:)
I DUE SOLDATI
L' oste di Chiarafonte
ha un cervo sull'insegna,
ma i corni ha sulla fronte.
Ostessa, come andò ?...

(Le voci dei due ubriachi si confondono, lontane, in una sghignazzata. Gherardo lascia cadere il coltello e si volge. Mariòla è là, appoggiata al pozzo, palpito di chiarità nell'ombra notturna, e guarda a lui coi grandi occhi pieni di stupore e di trepida aspettazione.)
GHERARDO
Chiudi i tuoi occhi ... Chiudili. .. Io non vedo
più nulla... Lampi, lampi ... Giù dal cielo
piove fuoco di stelle ... Non guardarmi,
non guardarmi così...

(Barcollando come un ebro, avanza verso di lei. Le è di fronte, tende le braccia tremanti, fa ancora un passo, e d'impeto la prende, e la stringe al petto gridando appassionatamente il suo nome. Ed essa gli si abbandona.)
GHERARDO
Mariòla! Piccola,
piccola cara, cara donna mia!
No, non tremare, non aver timore.
Le tue labbra... le labbra...
MARIOLA
Sì, sì, prendimi,
portami via con te, portami via...
GHERARDO
La bocca ... la tua bocca... Cara, cara...

(La rende nelle braccia, va sino alla porta della sua casa, con un calcio l'apre, ed entra).

(La scena si chiude.)

La scena si riapre. Una strada, fuor delle porte della Città. A sinistra la casa di Gherardo: cioè il muro di cinta del cortile, col portone nel mezzo, e in continuazione del muro il fianco della casa, che ha una finestra al piano terreno e una loggetta al piano di sopra, e sulla strada un sedile di pietra. Oltre la casa, orti alberati cintati da muro sino là dove la strada sbocca in una strada più grande che taglia la scena, in fondo, per tutta la sua lunghezza. Oltre questa strada, le mura e le torri della città. A destra pure orti cintati da muro, che piega, ad angolo, quasi di faccia alla casa di Gherardo, e li svolta in un'altra strada: e sull'angolo v'è una cappelletta con un'immagine della Madonna, e davanti a questa pende una lampada accesa.

È l'alba. Vapori vaganti per l'aria, ma il cielo è tutto sereno.

Il portone che dà nel cortile della casa di Gherardo si apre, e Gherardo ne esce. Esce e si appoggia al muro, come ebro, quasi impotente a camminare. Lentamente le due ante girano sui loro cardini e si ricongiungono. Al rumore Ghzrardo sussulta atterrito e si volge:
GHERARDO
Chi è là? Madonna santa,
Santi del Paradiso, proteggetemi ...

(Una campana lontana suona l'Angelus, poi un'altra piu vicina, ed un'altra ancora. Glierardo s'inginocchia e sl segna.)
GHERARDO
Ave Maria, gratia plena ...
(La sua voce quasi si spegne. Si riaccende e riarde.)
Ora pro nobis peccatoribus ...
pro nobis peccatoribus ...
(E grida:)
Signore Iddio, avrà dunque più peso
un'ora sola che ventisett'anni?
Ora pro nobis peccatoribus ...
pro nobis peccatoribus ...

(Dall'interno della casa una voce chiama " Gherardo ,,. E Mariòla, vestita succintamente, appare sulla loggetta, e richiama, con voce timorosa e tremante. Gherardo d'un baldo si rizza, e fa un passo come per fuggire. Ma si arresta, si ritrae, si accosta al sedile di pietra sotto la loggetta, e vi si abbandona e vi si rannicchia, e nasconde il,viso fra le mani. Mariòla ha udito il rumore. Si affaccia, vede l'uomo seduto. Sorride e scompare. Un momento dopo si vedono schiudersi le due ante del portone ed essa esce sulla strada. Esita, guarda in giro, si ferma presso uno dei pilastri. E chiama ancora a voce bassa:)
MARIOLA
Gherardo ... Odi, Gherardo. - Che faremo ? -
Gherardo, ormai è giorno chiaro. - Andare,
bisogna. - Non vuoi più? Gherardo, parla ...
Perchè non mi rispondi, non ti volgi,
non mi guardi ? Che pensi ?
(Gli si avvicina, si china su di lui rannicchiato e muto, e gli cinge le braccia al collo.)
Oh, oh... Tu tremi e piangi,
Perchè piangi? Per chi? Piangi per me ?
Hai dolore per me? No, caro... Guardami.
Io sorrido. .. Non vedi ch'io sorrido?
GHERARDO
(senza volgersi)
Va' via, rientra in casa, va', nasconditi ...
MARIOLA
Ma sola no, non voglio. Io ho paura...
GHERARDO
(con voce di terrore)
Hai paura di che? Che dunque hai visto?
L'hai veduta anche tu, là in fondo al letto,
quell'ombra, e il luccicare d'una spada?
Hai sentito anche tu quel soffio freddo?
Mariòla, egli è là dentro, e aspetta! L'Angelo
è là, nell'ombra, e aspetta ...
MARIOLA
Oimè, che vuol dir questo?
Gherardo, caro, guardami, son io,
Mariòla, la tua donna, la tua piccola ...
GHERARDO
Che vuoi? Che vuoi? Qual altro sortilegio
ti resta ancor da compiere
perchè l'anima mia sia condannata?
(Si alza, minaccioso.)
Non spalancar quegli occhi, non guardarmi
così. Non voglio. Chiudili!
MARIOLA
Misera me! Gherardo, sei stregato ...
GHERARDO
Stregato, sì, da te...
MARIOLA
No, no, non dirlo ...
GHERARDO
Tu venisti con l'ombra della notte,
perchè non m'accorgessi degli spiriti
maligni ch'eran teco. E quando fummo
là dentro, nel cortile, mi rammento,
un vento venne, caldo, e non avevo
più forza, e non potevo respirare.
E i tuoi occhi gittavan fiamme, e il fiato
della tua bocca m'era come un fuoco.
E mi pareva berlo. E più bevevo,
più sentivo l'arsura della sete...
(Barcollando va fino al sedile, vi si abbandona accasciato. E poi urla:)
In peccato mortale, io son caduto.
Per te, per te, dannato io sono.
MARIOLA
No,
non dirlo. Una maligna febre è questa,
e tu deliri. Lascia ch' io ti ponga
le mani su la fronte, E guarirai ...
GHERARDO
(convulso)
Òdimi. Forse tu, tu stessa, puoi
salvarmi ancora...
MARIOLA
Di' ... Che vuoi ch'io faccia ?
GHERARDO
Inginocchiati là, buttati a terra
dinanzi alla Madonna, e a lei confessa
che servisti al Demonio, e maledici
al tuo peccato e all'ora della nostra
perdizione...
MARIOLA
No, no, piuttosto uccidimi !
GHERARDO
Dovevo prima, ucciderti !
MARIOLA
Oh, Gherardo !
Quanto male ho nel cuore... Ma sei tu
che parli? È la tua voce?
E pur sei tu che là dentro, iersera,
inginocchiato ai miei piedi dicevi :
"Son solo al mondo, solo;
non un'anima che mi voglia bene.
E ho tanto desiderio, tanta sete,
d'amore e di carezze!" E mi baciavi
con la bocca tremante, e mi stringevi
fra le braccia, e piangevi di dolcezza.
Sei tu, tu che dicevi : "Come un vecchio
che non avesse mai vissuto, io sono,
e son come un fanciullo or ora nato
alla luce e alla vita: e la mia vita
incomincia con te, nasce con te,
su la tua bocca". E allora avrei voluto
gridare, per la gioia d'esser io,
io povera ragazza, a farti piangere
per la felicità.
Perchè non sei più quello ?
Chi urla nel tuo cuore?
Una follia maligna
o una spietata santità? Non so.
Non so, nè vo' sapere.
Chè d'essermiti data non mi pento.
E se peccato fu, Dio me n'assolve,
chè solo per la gioia di donare
mi ti donai. E guarda, m'inginocchio
davanti alla Madonna, sì, mi prostro,
ed essa mi perdoni se bestemmio,
ma l'ora del mio dono
la benedico!
(S'ininocchia, si prostra le mani incrociate sul petto.)

(Gherardo è ancora là, sul sedile di pietra, rannicchiato su se stesso, torvo e muto. Mariòla gli si avvicina, tende una mano, con gesto pieno di pietà e d'amore, per toccarlo.)
GHERARDO
NO, non mi toccare !
MARIOLA
Tanto hai orrore? Non mi vuoi più teco?
Neanche per servirti? - Mi discacci?
Nè ti duole del male che mi fai,
nè di quel che sarà la vita mia?
(disperatamente)
Gherardo, una parola, per pietà !
GHERARDO
(tendendo le mani al cielo)
Cristo Signore, e se questa mia bocca
dirà parola che non sia d'amore
per te, fammi tu muto. E se questi occhi
altro vorran mirare che non sia
il tuo martirio, accecami !
MARIOLA
(con voce gonfia di pianto)
Addio. Io ti perdono
il male che m'hai fatto.
Così ti possa Cristo perdonare
nell'ora della morte. Ma se allora
mi chiamerai, ed io sarò iontana...
(Gherardo sussulta e fa un passo verso di lei. Essa tende le braccia, in un moto di terrore.)
No, no, non dir più nulla. .. Oimè! ...
(S'incammina con passo vacillante verso la città, s'allontana, scompare.)
GHERARDO
(quasi senza voce)
Mariòla!
Mariòla!...

(Via via che s'è fatto giorno si son uditi, dalla città, più frequenti rintocchi di campane, e tratto tratto un indistinto vocio di folla. E gente che ha udito viene sulla strada per sapere. Due donne, sopraggiunte dalla prima strada a destra, s'incontrano in un uomo che veniva dalla strada più grande.)
UN UOMO
I Flagellanti !
Vengono i Flagellanti.
UNA DONNA
E passeranno
da qui?
UN UOMO
Sicuramente. Sono usciti
da Porta Benedetta, e vanno a Borgo.
Il Podestà li guida. E ricchi e poveri,
di parte imperiale o della Chiesa,
sono come fratelli.
UNA DONNA
Un gran miracolo
è questo, un gran miracolo !
(Gherardo ha udito, e nella sua mente una luce improvvisa ha lampeggiato, che lo trasfigura. Ancora trema, ma non più di terrore, sì di speranza.)
GHERARDO
La grazia?
È il segno della grazia?
(La turba dei Flagellanti appare sulla strada in fondo, da sinistra, e avanza lenta, cantando:)
I FLAGELLANTI

Pater noster, qui es in celis,
sanctificetur nomen tuum:
adveniat regnum tuurn ...

(Gherardo si stacca risoluto dal muro al quale s'era appoggiato, si fa incontro alla turba dei laudesi, tende le mani per farle seqno di sostare, e nel mezzo della strada si getta in ginocchio.)
GHERARDO
Fratelli in Cristo! Santa Compagnia!
Mi conoscete. Sono il tessitore
Gherardo, quel Gherardo
che s'ebbe dagli Apostoli il comando
d'andare via pel mondo a predicare
la legge del Signore.
O Santa Compagnia,
è passato il Demonio, ed ho peccato!
Pel tradimento della carne mia
vituperevole, io sono caduto
in peccato mortale.
Ora son come un cieco che cammina
sull'orlo d'un abisso.
Fratelli, rispondetemi. Fratelli,
sono dunque perduto?
Son perduto per sempre? Rispondetemi!

(Il corpo squassato dai singulti, si abbatte bocconi per terra. E allora dalla turba dei Flagellanti, i quali hanno ascoltato in silenzio la confessione del peccatore, si leva una voce a intonare lo spunto di una lauda sacra. E un'altra voce segue, che continua della prima il pensiero e il canto. E poi, una a una, gruppo a gruppo, altre ancora si accompagnano a quelle, e dal cuore infiammato del popolo la lauda fiorisce e sale nell'aria chiara del mattino.)
I FLAGELLANTI
Chi confessa il suo peccato
dal Signore è perdonato.

Se pentito veramente
de' peccati l'uom si sente
non potrà Satana niente
perchè sia poi condannato.

Il suo Angel lo sorregge,
San Michele Io protegge
con la spada della Legge.
Nessun Re meglio è scortato.

E per lui, divino ausilio,
intercede presso il figlio
la Madonna, puro giglio.
Così 'n Paradiso entrato,

mondo d'ogni suo peccato,
Dio l'accoglie nel suo lato.

(E Gherardo, che alla promessa cantata dal popolo esaltato nella fede si è rialzato e rizzato in piedi, ora avanza sulla strada alla testa della moltitudine gridando - più alta la sua voce e più di tutte squillante - il suo grido:)
GHERARDO
Gente di Dio, il tempo è breve. Su,
destàtevi, destàtevi e correte!

(La scena si chiude.)

ATTO SECONDO

Una piazzetta, centro di stradette e vicoli, fra la Porta di Santa Croce e il torrente. Una di queste strade, stretta e scura, si apre di fronte, sotto un arco che lega insieme la facciata di una casa povera, di un solo piano sopra un tozzo portico a tre arcate, e la parte posteriore di un palazzotto, di pietra bigia e di mattoni, dal tetto merlato; un'altra si apre a sinistra, fra quella casa del portico e la casa dei Putagi, la quale occupa il lato sinistro della scena ed ha al piano terreno due finestre inferriate e un portone a sesto acuto preceduto da un pianerottolo rialzato su tre scalini, e al piano di sopra ha un loggiato sostenuto da colonnette di cotto; la terza strada, a destra, sta fra il palazzo merlato e una chiesetta, la quale mostra la sua facciata, con la porta nel mezzo e urna finestra rotonda sopra la porta, ed ha sopra il tetto un archetto su due pilastrini che regge una piccola campana, e sul suo fianco verso la piazza sostiene un pulpito di pietra. al quale si sale per una scaletta pure di pietra. Davanti alla casa dei Putagi, un grande olmo, e sotto l'olmo, adattata al tronco, una panca.

Ai 16 di Luglio del 1269, al tramonto.

Davanti alla porta dei Putagi, sul pianerottolo, stanno cinque o sei uomini di varia età, dai lunghi capelli e lunghe barbe, vestiti di una tonaca bianca a sacco e senza maniche: seguaci di Fra Gherardo, Fratelli Apostolici. E uno di essi è Frate Guido Putagio, e un altro è chiamato Frate Simone. Sulla piazzetta, giù dal pianerottolo, di fronte ai Frati Bianchi, un gruppo di gente del popolo, la maggior parte donne d'età, che andrà man mano ingrossando per il sopraggiungere di altra gente attratta dalla curiosità di vedere Fra Gherardo, del cui arrivo si è sparsa la voce in città.
IL POPOLO
O Padre, Padre, Padre!
FRATE GUIDO
Non gridate
sì forte, buona gente. Il Padre dorme.
Tre giorni di cammino, e da stamani
digiuno e in orazione! Tanto stanco
era, che s'è sdraiato e addormentato
sopra la nuda terra.
IL POPOLO
Si ricorda
di noi?
FRATE GUIDO
Sì, sì, di tutti.
E perchè si ricorda e vi vuol bene,
è tornato: chè il popol di Faenza
avrebbe dato sangue per tenerselo.
Ma già da più d'un anno
il Padre aveva in cuore di tornare
fra i suoi. «Lo so», diceva,
" che il popolo di Parma è come un gregge
" senza pastore: e vive in mezzo ai lupi.
" E i nobili ed il clero, e il Podestà
" e il Vescovo, son tutti congregati
" contro di lui. Lo so ch'egli patisce
" angherie e soprusi d'ogni sorta,
" la carestia, la fame ...,,.
IL POPOLO
O benedetto !
FRATE GUIDO
" E i Podestà dell'arti e dei mestieri
" son pagati per fare che stia zitto.
" E so che il Barisello, per denaro
" e vanità d'onori, ha rinunciato
" la croce azzurra in campo giallo ...,,
IL POPOLO
Cane
traditore anche lui !
FRATE GUIDO
" e fa il signore ,,.
IL POPOLO
Dio gli faccia cucire la sua coltre,
sarto della malora!
FRATE GUIDO
" Misera gente mia ,, diceva il Padre:
" come potrà salvarsi, se nessuno
" le faccia alzare gli occhi disperati
" a conoscer l'etarna verità? ,,
IL POPOLO
O Padre nostro! Padre, Padre...,
FRATE SIMONE
Razza
di cani, se diritto ha pure un bue
di sdraiarsi e dormire, quando è stanco,
non vorrete concederlo a un cristiano,
ch'è anche un santo?
IL POPOLO
Digli che si mostri...
- Sol per darci la sua benedizione.
E ce n'andiamo.
FRATE SIMONE
Andarvene? E vorreste,
ora ch'egli è venuto, abbandonarlo
alla mercè dei suoi nemici? E allora
il Podestà, ch'è un servo dei signori,
lo farà chiudere in prigione ...
IL POPOLO
E noi
uccideremo i1 Podestà.
FRATE SIMONE
E il Vescovo
vorrà che sia bruciato per eretico.
IL POPOLO
E noi daremo fuoco al suo palazzo.
FRATE SIMONE
Chè più di tutti i podestà e i vescovi,
e più di tutti i principi, potente
è il Santo ...
UN INCREDULO
Ma chi vuoi ti possa credere,
che quel pazzo fantastico e ignorante
sia diventato un santo?
FRATE SIMONE
Un santo vero,
di quei che fan miracoli !
L' INCREDULO
Miracoli ?
Inganni e ciurmerie, saranno stati.
FRATE SIMONE
Se non credete, andate nella Marca
d'Ancona, e domandàtene.
Un giorno ad una spiaggia di quei luoghi
sbarcano da tre navi più che mille
pirati, razza fiera che ove passa
uccide, ruba, brucia, fa il deserto.
Ma incontro a quelli ecco Gherardo va :
traccia una grande croce su la rena,
e i pirati s'arrestano, si prostrano,
retrocedono ...
L' INCREDULO
E tutta un'invenzione.
FRATE SIMONE
E quel popol scampato dal saccheggio
donò per gratitudine a noi frati
dieci sacca di grano...

(L'Increduto e alcuni suoi compagni accolgono la conclusione del narratore con una sghignazzata.)
FRATE SIMONE
Ed in Faenza,
un fanciullo che stava per morire
dal letto si levò bell'e guarito,
solo perchè Gherardo aveva posto
le mani sul suo capo...
LA MADRE
Giura ch'è verità, che non mentisci !
FRATE SIMONE
Era già per morire e si levò,
ti dico, si levò cantando ...
LA MADRE
Giura,
giura che non mentisci!
Anch'io, anch'io ho un figlio che mi muore,
che non ha più la forza di star ritto,
ed era il più fiorente e bel figliuolo
del mondo. Dimmi che quel santo Padre
vorrà guarirlo. Dimmelo. ..
FRATE SIMONE
E la madre
di quel fanciullo, ricca e gentil donna,
di tutti i suoi gioielli si spogliò,
e tutti ce li offerse in carità ...
LA MADRE
Ahimè, fratello, ch'io son troppo misera!
Non ho che quest'anello e queste buccole.
Prendi, ch'io te li dono. Ma promettimi
che condurrai il Padre in casa mia,
ch'egli mi guarirà la creatura
del mio sangue, la vita mia, il sole
di questi poveri occhi stanchi...

(Già da quando Frate Simone ha cominciato a narrare del bambino guarito da Gherardo in Faenza, alcuni altri Fratelli Apostolici sono usciti dalla porta dei Putagi, ingrossando il gruppo sul pianerottolo. In mezzo a loro Fra Gherardo, che non ha alcuna particolare insegna del suo grado e della sua autorità, fuor che un mantello, bianco come la tonaca, che gli altri frati non hanno. E confuso tra i frati egli è rimasto sino a questo punto. Ma come la misera madre pone nelle mani di Frate Simone l'anello e le buccole, egli balza dalla soglia della porta e afferra per il braccio il Frate che già stringe in pugno le cose offerte.)
FRA GHERARDO
Ladro !
Rendi a codesta donna le sue robe.
Rèndile tutto, o ch'io ti stronco il collo.
(Il pugno di Frate Simone si apre e lascia cadere i poveri gioielli che la donna raccoglie.)
Ladro !
(E uno spintone di Gherardo manda il frate indegno per terra, sugli scalini.)
Sotto la tonaca
di frate tu sei sempre il saltimbanco
da trivio e il borsaiolo cho già fosti.
ALCUNI FRATI
Padre ... Padre ...
FRA GHERARDO
Che c'è? Chi ha parlato?
Se c'è chi vuol difenderlo, si mostri.
Quando mai dissi ad alcun uomo: Sèguimi?
Ma sempre ho detto: Guarda le mie orme,
poi gira l'occhio intorno e guarda avanti.
A dritta e a manca triboli e tormenti.
Ma se là in fondo un sole vedi ardente,
e tu cammina meco,
chè la via stretta si fa più capace
per quanti più sian quelli che la scelgano.
Ma chi non abbia forza
di soffocare in sè le turpi voglie
del corpo, chi non ponga
al sommo d'ogni suo desio di giungere,
libero d'ogni amore sensitivo,
alla Porta del Cielo: e quello vada,
s'allontani da me.
Fàtegli largo,
o gente, al borsaiolo,
ch'egli nell'andar via non metta mano
a vuotarvi le tasche.
(Livido di rabbia, il frate indegno scatta in piedi e si morde la destra.)
E mordi pure
le dita a minacciarmi. Ma va' via!

(La donna che già supplicò Frate Simone per la vita del suo figliuolo si trascina per terra sino ai piedi di Gherardo, e glie li abbraccia piangendo.)
FRA GHERARDO
E tu, che vuoi? Che attendi, tu, da me?
LA MADRE
Il mio figlio mi muore, o Padre santo!
FRA GHERARDO
E son io forse Cristo, per guarire
gl'infermi e ridonar la vita ai morti?
Ma voi, perchè pensaste ch'io tornassi?
Per trarvi a perdizione con lusinghe
ed imposture? No! Sono tornato
per gridarvi che prossima è la fine!
Colui che nella mano ha sette stelle
sta per venire, o gente! E quando il sole
sarà nero, e la luna avrà il colore
del sangue, e i re e i ricchi, e i preti e i papi
andranno senza scampo per le terre,
soltanto a chi spregiò la vita e il mondo
sarà dato d'entrare nella santa
Città di Dio !
La povertà? Non basta.
Non basta rinunciare ad ogni bene
di questo mondo falso e tentatore.
Non volere, bisogna, e non amare:
chè il volere e l'amore e il desiderio
incatenano l'anima al suo corpo
e la dànnano al fuoco sempiterno.
(volgendosi nuovamente alla donna piangente)
Perchè 'l tuo figlio muore,
ora tu piangi? Piangere dovevi
quando lo concepisti, quand' ei nacque
dal tuo peccato, e tu, tu lo gettasti
in pericol di morte e dannazione.
Perchè lo concepisti ?
IL POPOLO
Basta, basta !
Insultare a una madre è una viltà!
Caino! Rinnegato! Falso frate!
FRA GHERARDO
Prega Dio ch'egli muoia, non ch'ei viva!
Recidi nel tuo cuore il doppio nodo
che lega la tua carne alla sua carne...
LA MADRE
Ma tu, da chi nascesti? Ma chi fu
tua madre? E di che carne sei tu fatto,
tu che non sai l'amor del proprio sangue ?
Ma se donna v'è al mondo che t'amò,
e di donna mai nacque un figlio tuo,
voglia Dio ch'ei sia morto o ch'egli muoia
maledicendo a te così come io
ti maledico !

(Come percosso da una mazzata sul capo, Gherardo vacilla e indieltreggia. Un fraticelto giovinetto che sempre gli è stato al franco si scaglia contro la donna.)
IL FRATICELLO
Guai a te !
FRA GHERARDO
No, làsciala. ..
IL POPOLO
Ricacciamolo via ! Torni a Faenza.
- Torni là. donde venne. - Morte! Ammàzzalo,
il falso frate! Ammàzzalo ...
IL VECCHIO ANTONIO
Lasciate
ch'io gli parli. Gherardo,
mi riconosci? Antonio. Ti ricordi?
Vedi? Come un mendico. Vecchio e solo.
Gherardo, perchè dunque sei tornato?
Soltanto per versare aceto e fiele
sopra le nostre piaghe, sei tornato?
Che t'avevamo fatto, noi, di male?
(E si volge ora al popolo.)
Figliuoli, non udiste il santo Frate?
Nati a patire e a piangere, noi siamo.
Se le leggi che contro di noi fanno
i Podestà e i Vescovi e i signori,
oggi Ghiberto per l'Imperatore,
domani il Tavernieri per il Papa,
tanto son leggi dure che il lavoro
manco ci rende il pane da sfamare
i nostri figli; ebbene, è cosa giusta.
FRA GHERARDO
No, no, che non è giusto. Io non lo dissi.
IL VECCHIO ANTONIO
Se i nostri cari, i giovani ed i vecchi,
muoion falciati come strame ed erba
da lebra e pestilenze, mentre i ricchi
godon la vita e s'empiono la pancia
di carne e vino; ebbene, è cosa giusta.
FRA GHERARDO
No, non è giusto ...
IL VECCHIO ANTONIO
E quando uno dei nostri
sia in punto di morte, e un prete iniquo
rifiuti di portargli il Santo Viatico,
perchè noi non abbiam di che pagarlo,
muoia il misero senza sacramento.
FRA GHERARDO
No, vecchio, no, non continuare. Misera,
misera gente mia !
IL VECCHIO ANTONIO
Le Signorie
ci portan via quell'unico
sacco di grano che teniamo in casa ?
È giusto, è giusto, e noi dobbiam dar loro
anche il pane che sia dentro la màdia.
FRA GHERARDO
Incendiate i granai di chi vi affama
e fa mercato della roba vostra !
IL POPOLO
Queste sì, queste son parole sante...
IL VECCHIO ANTONIO
E quando alcun di noi senta salire
su dal cuore una smania di rivolta
e di vendetta, e allora, per non cedere,
al suo odio, nasconda ogni sua arma.
Sotterri il contadino anche la vanga
ed il piccone, e il legnaiolo butti
nel fiume il suo martello...
FRA GHERARDO
Anzi adopràteli,
i picconi e le vanghe ed i martelli,
a smantellar le rocche ed i palazzi
dei signori ...
IL POPOLO
E sii dunque
il capo e il difensore del tuo popolo ...
IL VECCHIO ANTONIO
Guida il popolo incontro a chi l'opprime ...
IL POPOLO
Giustizia anche pei poveri ...
FRA GHERARDO
Volete ?
Guardate. Giuro.
(Si segna.)
Andate
per le case di tutti i tribolati,
e raccogliete gente. E s'armi ognuno
di vanga di piccone o di coltello.
Gherardo il tessitore, quel che udì
la voce degli Apostoli di Cristo,
vi guiderà. O il Podestà e il Vescovo
verranno nosco a patti,
o voi devasterete e abbatterete
i palazzi e le torri e I'Episcopio ...
IL POPOLO
Gherardo è il nostro Padre e il nostro capo!
Viva Gherardo! Viva il difensore
del popolo di Parma.
La croce azzurra in campo giallo al vento!
(Un gruppo d' uomini intona una strofa guerresca.)
Quando il popolo di Parma
sorge invaso dal furore,
non v'è Papa o Imperatore
che lo possa soggiogar.

(Appoggiato a uno stipite della porta di casa dei Putagi, Gherardo segue con occhi smarriti il moto ondeggiante della folla che esce per le tre diverse strade dalla piazzetta. Due tre volte alza il braccio per un gesto che non riesce a compire: due tre volte apre la bocca per un grido che gli rimane strozzato in gola.
Il rumore delle voci si estingue lontano. Annotta.
I Fratelli Apostolici sono intorno al Padre, muti, in attesa.)
FRA GHERARDO
(La sua voce non è più quella, forte e autoritaria, di prima: anche se urla, vi si sente un tremito di angoscia e di terrore.)
Raccoglietevi là, dentro la chiesa.
E pregate per me, per voi, per tutti!
Anche un altro suggello è stato infranto
del Libro Eterno, e sale dagli abissi
un vento di procella. Prosternàtevi
a Dio Padre, e pregate ...

(I Frati Bianchi si avviano verso la chiesetta e vi entrano. Solo è rimasto presso Gherardo il fraticello giovinetto.)
FRA GHERARDO
O mio fanciullo,
qual' è la cosa giusta? E quale è iniqua?
IL FRATICELLO
Padre, se tu non sai,
come poss' io sapere ?
FRA GHERARDO
(girando gli occhi intorno, ha visto là in fondo, fra la casa dei portici e la strada, un'ombra. Sussulta impaurito.)
Là, là, in fondo,
un'ombra ... Hai tu veduto?
IL FRATICELLO
Padre, non c'è nessuno...
FRA GHERARDO
Va'. Rientra.
I fanciulli han bisogno di dormire.
Ma prega per Gherardo, anche tu prega:
che l'alba di domani non sia rossa
di sangue e di sterminio ...
(Il Fraticello si china, con impeto fanatico, a baciargli le mani, e rientra in casa. Gherardo si abbandona seduto su la panca sotto l'olmo.)
Oimè! Oimè!

(È notte. Il silenzio è rotto soltanto da rari lontanissimi echi di voci. Da sotto il portico della casa là in fondo una donna miseramente vestita esce e avanza verso Gherardo, tratto tratto sostando e comprimendosi con le mani il petto affannoso, Come è alle spalle di lui, chiama, sommessamente, quasi senza suono:)
MARIOLA
Gherardo !...
(Gherardo balza in piedi e si volge.)
FRA GHERARDO
Ancora qui? Non ti bastava
d'avermi maledetto ?
MARIOLA
Neppur tu
mi riconosci ?
FRA GHERARDO
(Ha riconosciuto la voce. Dà un urlo, e si scosta atterrito, il braccio alzato davanti agli occhi.)
No ! Madonna santa...
No, non puoi esser lei...
MARIOLA
(con voce rotta dall'amarezza e dal dolore)
T'avevan detto
ch'io ero morta?
FRA GHERARDO
Donde sei uscita?
Sei rimasta per nove anni nascosta,
all'agguato, in attesa di quest'ora?
Che vuoi da me? Perchè sei qui? Per trarmi
in peccato mortale un'altra volta?
MARIOLA
Ahimè, Gherardo ! Guardami...
L' ombra di quella, io sono, che già fui ...
FRA GHERARDO
(passando, alternamente, dallo smarrimento alla violenza. dall'implorazione alla minaccia)
Un' ombra, sei ? Un' ombra senza corpo,
venuta d'oltretomba? E diati pace
il Signore, com' io ti prego pace.
Ma se tu sei di questo mondo - bada! -,
per la salvezza tua e per la mia,
non mi far guerra, non perseguitarmi ...
Non vedi che in qttest'ora
tremenda la mia forza mi tradisce?
Non lo vedi ch'io son come un fanciullo
sperduto in una landa ai quattro venti?
Una parola infranse le muraglie
della mia rocca, e un'altra m'ha dischiuso
la porta d' un abisso... Fosti tu,
che chiedesti a un demonio di tentarmi,
per vendicarti? Vàttene, va' via!
MARIOLA
Sì, me n' andrò, Gheardo...
Ma non per farti male, son rimasta.
Volevo solo dirti una parola
per consolarti, chè ti vidi, e vidi
e intesi il tuo terrore. Volea dirti
che non avvenne, no, la cosa orrenda
che il cuore ti gridò di quella madre
straziata...;
(vincendo a fatica il pianto che le fa nodo in gola)
che prima di morire,
no, non ti maledisse, il tuo bambino.,.
FRA GHERARDO
(arretrando, atterrito)
Non è vero! Mentisci ! Per colpirmi
nel cuore, tu mentisci.
(Un' improvvisa onda di tenerezza gli sale dal cuore.)
Un figlio?... Un figlio?...
Mariòla, è vero? È dunque vero? Dimmi. ..
(Abbandonata al suo dolore, la donna piange e non risponde.)
Dove ti nacque? In quella casa trista?
In casa di tua zia?
MARIOLA
Forse era meglio ...
Forse - chi sa ? - sarebbe ancora vivo.
Ma non ebbi la forza di restarci.
Ogni giorno sentirmi rinfacciare
il pane, quasi ch'io glie lo rubassi;
ogni giorno lottare per non cedere
ad infami profferte tentatrici.
E le notti a vegliare, disperata
di tutti e di me stessa...
FRA GHERARDO
E allora ?
MARIOLA
E allora
fuggii.
FRA GHERARDO
Quando ?
MARIOLA
La notte d' Ognissanti.
Una veste di cenci indosso, e in mano
un pane: ma nel cuore, in fondo al cuore,
un grande amore, grande come il mondo.

Cammina, va', cammina. M' allogai
per serva in una casa
di contadini, là, verso Noceto.
Vita da cani, sì, ma c'era il pane
tutt'i giorni. Il bambino ...
Il bambino mi nacque la mattina
del dì degli Innocenti. Bello, bello
egli era, e biondo come...
Poteva anche cacciarmi, quella gente.
Ma cattivi non erano, e mi tennero.
Ma dovett'io fuggire dopo un anno,
chè di me s'era preso un di quegli uomini,
e la moglie sapeva, e non potevo
e non volevo render mal per bene.

Cammina, va', cammina, sulla strada
di tutti e di nessuno, alla ventura.
Fui serva, mendicante,
mutai cento padroni, e m'umiliai
davanti a tutti, un giorno più dell'altro.
Era poco? Era ancora poco. E venne
di peggio. Nè lavoro nè limosine.
Morire? Si. Ma sola?
C'era un bambino, un piccolo innocente
che non aveva fatto mai al mondo
nulla di male, e mi chiedeva pane.
E chi mi volle m'ebbe.
FRA GHERARDO
Per mia colpa,
tanta amarezza, e tanto pianto, e tanta
vergogna !
E dove ..., e quando Io perdesti?
Mariòla, dimmi... Come fu?
MARIOLA
Così,
come avviene ogni giorno. Un bimbo nasce,
sorride, aiuta a vivere. Ma il posto
ch'egli tiene nel mondo è tanto piccolo,
che se manca nessuno se n' avvede.
Soltanto la sua mamma...
FRA GHERARDO
No !... Continua...
MARIOLA
Che devo dirti ?
FRA GHERARDO
Tutto! - Era anche mio! -
Continua... Quando avvenne?
MARIOLA
Fan due anni.
Fu nel mese di quella gran moria.
La gente, pel terrore, avea sospetto
e timore di tutti.
Dai cortili e dall'aie ci cacciavano
come cani arrabbiati.
Da tre giorni il bambino avea la febre;
non camminava più.
Aveva fatto caldo da morire
per tutta la giornata.
Sull'argine del Taro ...
Gli avevo fatto un letto
di foglie di marruca...
Col fresco della notte
s'era calmato, e s'era addcrmentato.
Ma prima avea voluto insieme a me
dire le sue preghiere, e avea voluto
ch'io lo baciassi, tante tante volte. .
L'uragano improvviso ci sorprese
nel mezzo della notte.
Non si vedeva nulla, tutt'intorno.
Folgori e tuoni, vento e scrosci d' acqua.
Bruciava per la febre, e aveva freddo.
Come coprirlo, come ripararlo,
dove portarlo, dove?

Quando ... morì, c'eran le stelle in cielo.
Ed egli le guardava e sorrideva.
E disse: «Mamma»... Oh, oh !...
(E scoppia in pianto.)
FRA GHERARDO
Mariòla, o santa martire ... Per l'anima
del piccolo innocente io ti scongiuro,
dimmi la verità... Quando il bambino
moriva, tu, non mi maledicesti!
La verità, Mariòla!...
MARIOLA
Lo chiamavo
col tuo nome.
FRA GHERARDO
(Il rimorso, il dolore, la pietà, lo trasfigurano. Tende la mano per porla sul capo della donna piangente, ma non osa: la ritrae, e cade in ginocchio davanti a lei.)
Vorrei
che Dio mi concedesse di rifare
passo per passo tutto il tuo cammino.
E ad ogni passo m'inginocchierei
per baciare la terra che sentì
il peso del tuo corpo, e fu sfiorata
da quei piccoli piedi.
E ad ogni crocevia dove posasti
vinta dalla stanchezza, e ad ogni proda
che t'accolse benigna, e la materna
tua tenerezza vide, e vide il sonno
del tuo bambino, io piangere vorrei
lagrime di rimorso e pentimento,
e lagrime d'amore ...
MARIOLA
Oh, oh... Gherardo ...
FRA GHERARDO
Ma il lungo viaggio e le brucianti lagrime,
e il dilaniante strazio, e la mia morte
disperata sarebber ancor poco
per farmi meno indegno
del tuo perdono.
MARIOLA
Io già ti perdonai.
FRA GHERARDO
Con l'amor tuo m'aveva Dio mandato
la più sicura guida
per il mio viaggio d'uomo fra gli umani.
Superbo e vile io fui: negai la vita...
Ed ora... - orrenda cosa! -
sono un padre che ucciso ha il suo bambino,
e Dio non avrà più pietà di me !
MARIOLA
Non dir così, non dirlo, se tu piangi!
FRA GHERARDO
La notte viene... Chi m' aiuterà
a trascinar la vita insino al termine
del mio cammino?
MARIOLA
Dimmi... Se noi fossimo,
come allora, dinanzi alla tua casa,
e questa fosse l'alba che seguì
a quell'inobliata notte, dimmi... ,
mi cacceresti ancora ?
FRA GHERARDO
Piccola mia, m'è testimonio Iddio
che il cuore anche in quell'ora ti chiamò!

(Il cielo si tinge di rosa alla prima luce del giorno: impallidisce e vanisce la luce dorata delle stelle.)
FRA GHERARDO
(rialzandosi, febrilmente)
Mariòla, guarda ... Il cielo imbianca.. . È l'alba.
Le strade verso gli orti son deserte.
Prima che sorga il sole potremo essere
liberi, alla campagna...
No ?... Non puoi ?
MARIOLA
V' è un popolo, lo sai, di poverini,
che speran nel tuo aiuto e han fede in te.
Non ti varrà neppure l'amor mio,
se li abbandoni, contro il tuo rimorso.
FRA GHERARDO
Ti perdo un'altra volta...
MARIOLA
Non m' avevi
perduta mai! Nè perderti io più temo.
Per la vita e la morte, teco e tua...
FRA GHERARDO
O benedetta ...
(E prende fra le sue le mani di lei, e le bacia.)

(Rumore di passi dalla strada verso il torrente: son due uomini armati, famigli del Podestà. Gherardo li vede: afferra per un braccio Mariòla, e istintivamente la trascina verso la strada che passa dietro la casa dei Putagi, per fuggire: ma anche da questa escono altri due famigli: e alcuni altri sbucano dalla strada dietro la chiesetta, in mezzo ai quali è Frate Simone.)
FRATE SIMONE
(additando Gherardo ai famigli)
È quello là. PrendeteIo.
MARIOLA
Fuggi, Gherardo. In chiesa, in chiesa. .. Sàlvati ...
FRATE SIMONE
È quello, quello ...
FRA GHERARDO
(che ha riconosciuto il traditore)
Giuda !
FRATE SIMONE
(ghignando)
Si, se tu fossi Cristo...

(E i famigli corrono su Gherardo, lo mettono in mezzo, lo prendono, lo trascinano via, per la strada verso il torrente.)
MARIOLA
(gridando a Gherardo)
Guarda in alto !
Tien gli occhi fisi al Cielo: il giorno viene!
Per la vita e la morte, teco e tua!

(Per la via che mena al torrente sono ormai scomparsi i famigli e Gherardo in mezzo a loro, e dietro a loro il traditore. Mariòla si riscuote, corre alla casa dei Putagi, e bussa alla porta. Il Fraticello si affaccia, esce, guarda in giro, non comprende.)
MARIOLA
Corri là in chiesa, attàccati alla corda
della campana, e suona, suona a stormo.
Gherardo è stato preso dai famigli
deI Podestà,..
IL FRATICELLO
Sei tu, che I'hai tradito?
MARIOLA
Va'! Corri in chiesa, e suona, suona a stormo!
(Il Fraticello corre in chiesa. I Frati Bianchi escono sulla piazza, atterriti. La campana suona. E gente viene, da ogni parte, correndo.)
- All'armi, all'armi! ... - A Piazza dei Putagi ...
- Gherardo è stato ucciso ! - No, l'han preso,
l'han preso e imprigionato. - All'armi, all'armi!
- Morte ai Signori e morte al Podestà !

(Fra la gente, che da ogni lato la preme, Mariòla si sente smarrita. Si guarda intorno. Ha un' ispirazione subitanea. Si fa largo, arriva alla scaletta che conduce al pulpito di pietra, sale di corsa, e dal pulpito si protende e grida, con la sua voce più forte e squillante e appassionata:)
MARIOLA
Gente di Parma, un losco traditore
ha venduto Gherardo ai suoi nemici.
IL POPOLO
A morte il traditore! A morte, a morte!
MARIOLA
Perchè voi l'acclamaste vostro capo
vorran mandarlo a morte, come Cristo.
Gente di Parma, e lascerete uccidere
il vostro Padre?
IL POPOLO
No, no, viva il Padre!
MARIOLA
La volontà sia questa: il Padre libero,
o morte a chi lo tiene.. .
IL POPOLO
Sì, giuriamo !
MARIOLA
Il sole splende! Il cielo è tutto d'oro!
La croce azzurra in campo giallo al vento!
IL POPOLO
Quando il popolo di Parma
sorge invaso dal furore,
non v'è Papa o Imperatore
che lo possa soggiogar!

Al Comune! Al Comune! All'armi! All'armi!

(La scena si chiude.)

ATTO TERZO

Ai 18 di Luglio del 1269, di mattina.
Uno stanzone a pian terreno del palazzo vescovile, verso il cortile. Due strette ed alte finestre inferriate nel muro di fondo, una porta a sinistra, un camino a destra. Un tavolo nel mezzo, una panca presso il camino, un pagliericcio in un angolo. Per terra, una scranna in pezzi e i cocci di una scodella e di un boccale.

Accosciato sull'ammattonato, la testa sul braccio appoggiato alla panca, Ghorardo dorme. Due guardie armate di picca stanno ai lati dolla porta.
Entrano il Vescovo e il Podestà.
IL VESCOVO
Che fa, costui laggiù?
UNA GUARDIA
Dorme, Signore.
Alfine dorme; chè da ieri sera,
da quando uscì di qui l'Inquisitore
coi suoi Notai, insino al far dell'alba,
pazzo furioso è stato.
IL VESCOVO
Uscite fuori.
(Le guardie escono.)
È dunque quello? Institutore e capo
d'un nuovo Ordin di Frati:
predicatore ardente d'eresie:
sollevator di popolo
contro Chiesa e Comune!
Guardàtelo dormire. Ei non è altro
che un volgare villano.
IL PODESTA
Un tal villano
che neppur Fra Bernardo Inquisitore
ha potuto piegarlo a sottomettersi.
IL VESCOVO
Ebben, che importa? Dèbila
animadversione egli sarà
punito, come legge impone.
IL PODESTÀ
So:
la Chiesa n'ha il diritto.
IL VESCOVO
Anzi il dovere!
IL PODESTÀ
Ma piu voi ne punite, e più gli eretici
aumentano. Ed il popolo
li sèguita, e s'esalta a lor dottrine.
Gran danno per la Chiesa!
IL VESCOVO
E che volete
possano l'eresie contro la Chiesa?
Come chiazze di muffa sopra un marmo:
basta un pugno di cenere a distruggerle.
IL PODESTÀ
Vi dissi, Signor mio, e vi ripeto,
che il popolo minuto è tutto in armi.
E n'ha preso il comando, e lo conduce,
una donna che chiamano Mariòla
- la concubina, dicon, di costui -,
che vale, per furore d'eloquenza,
dieci predicatori.
IL VESCOVO
O che ne fate,
Ser Podestà, dei vostri uomini d'arme?
IL PODESTÀ
Già piena d'arrestati era ier sera
la Camusina. All'alba, una masnada
di quei cani del diavolo, condotti
ancora da una donna, sono andati,
sfondato hanno le porte, han massacrato
tre dei guardiani, ed hanno liberato
i prigionieri.
IL VESCOVO
Buono! Gente vàlida
ha il Comune di Parma, a sua difesa!

(Gherardo si riscuote, si desta. Alza il capo, si volge e vede i due, là in fondo presso la porta. Sta intento ad ascoltare, un momento. Poi si muove e raggiunge, quasi strisciando, il tavolo, e vi si appoggia, e sostenendovisi s'avvicina inavvertito ai due che partano.)
IL PODESTÀ
Non è, la Camusina, il Vescovado.
Ma i prigionieri che son qui rinchiusi
non potranno sfuggirci. Undici sono;
e vi son tre di quei falsi Apostolici,
e v'è pur quella donna indemoniata
che vi dicevo.
IL VESCOVO
Quale ?

(A questo punto Glierardo balza, ed è di fronte ai due, con gli occhi dilatati e sbarrati dal terrore.)
FRA GHERARDO
Di qual donna parlavi? - Dico a te...
Di qual donna parlavi?
IL PODESTÀ
Di quella che in prigione attende l'ora
del suo castigo.
FRA GHERARDO
Il nome! Dimmi il nome!
IL PODESTÀ
Forse che tu non lo conosci bene?
FRA GHERARDO
L' avete presa e imprigionata? Anch' essa
avete preso? E che volete farle?
Che delitti ha commesso?
IL PODESTÀ
I tuoi delitti.
Colpevole d'ingiuria e vituperio
contro le leggi: rea d'aver offeso
la Santa Religione...
FRA GHERARDO
Non ti credo:
tu mi tendi una trappola ...
IL PODESTA
E più ancora.
Rea d'aver incitato, in nome tuo,
il popolo ignorante alla rivolta
contro Comune e Chiesa ...
FRA GHERARDO
Questo, ha fatto?
Questo ha saputo fare, quella santa?
IL PODESTÀ
Quella strega d'inferno!
FRA GHERARDO
Per la Croce
di Cristo, se l'offendi guai a te!
(E raccatta da terra un pezzo della scranna e lo brandisce contro il Podestà.)
IL PODESTÀ
Getta quel legno! Al Podestà e al Vescovo
vorrai tu far violenza?

(Gherardo lascia cadere il pezzo di legno, si appoggia al tavolo, si passa le mani sul capo.)
FRA GHERARDO
Voi siete il Podestà, Signore? E quello
è il Vescovo? Signori, io ve lo giuro,
la verità v'ho detto.
Quella donna è una santa. Sette spade
ell'ha nel curore, come la Madonna.
Adorarla in ginocchio si dovrebbe.
Perchè l'avete presa? - E mia, la colpa?
Punitemi, mandatemi anche a morte...
Ma quella no, no, quella risparmiàtela.
IL PODESTÀ
Sàlvala dunque, chè, se vuoi, lo puoi.

(Gherardo sta, un attimo, attònito: e scruta negli occhi, sospettoso, il Podestà.)
IL PODESTÀ
Non è per colpa tua,
che quella donna ha posto sè e il popolo
contro le leggi umane e le divine?
Ma se tu vuoi, tu sei ancora in tempo
a salvar lei, e i suoi seguaci, e te...
Se tu dinanzi al popol, su la piazza,
confesserai i tuoi errori...
FRA GHERARDO
E poi?
IL PODESTÀ
Se abiurerai le tue folli eresie...
FRA GHERARDO
E poi?
IL PODESTÀ
Se per te stesso e per il popolo
farai atto di piena sommissione
alla Chiesa e al Comune ...
FRA GHERARDO
(scoppia in una risata stridula e amara:)
Ah, ah, ah, ah!. ..
L'avevo ben sentito, era una trappola!
Alla tagliola, voi vorreste prendermi,
come un coniglio. E no, ch'io non ci cado!
Le minaccie, ier sera, di quel frate:
or le vostre lusinghe ed imposture.
Ma non vi temo. No, non ho paura,
nè di lui, nè di voi, nè di nessuno.
Paura avete voi, voi sì, chè il popolo
è stufo di patire, e vuol finirla.
No, non la prenderete, quella donna.
Dalla sua santità, ella è protetta,
e da Dio che conosce il suo martirio.
Una santa, una martire...

(Spossato dal violento sfogo, Gherardo si appoggia ancora al tavolo. Il Podestà lo fissa silenzioso, e ride di un riso sprezzante che lo disanima e nuovamente lo intimorisce.)
FRA GHERARDO
Perchè ridete? - No... - Perchè ridete?
IL PODESTÀ
Se non importa a te, che vuoi tu importi
a noi, di quella donna? Un po' più grande
sarà costrutto il rogo...
FRA GHERARDO
No, Signore.. .
Ditemi, vi scongiuro, ch'ella è libera...
La verità, vi supplico, Signore ...
IL PODESTÀ
La verità? Vedrai, là sulla piazza,
più tardi. E svelerai allora al popolo
per quale arcano Dio, essendo vosco,
v'ha lasciato cadere in mano nostra,
per mandarvi a morire tra le fiamme.
Mèdita, Fra Gherardo, il tuo sermone,
chè il tempo stringe e il rogo è preparato.

(E si volge e si dirige verso la porta, per uscire, insieme col Vescovo. Gherardo rimane per un momento come impietrato: poi si slancia, raggiunge il Podestà e lo prende per un braccio. Giungono dalla Piazza voci di popolo in sommossa.)
FRA GHERARDO
Chi m'assicura che terrete il patto?
IL PODESTÀ
Quando sarai, fra un'ora, sulla piazza,
per abiurare - o per salir sul rogo -,
se fra gli altri arrestati tu vedrai
pur la tua donna, e allora a tutto il popolo
d'inganno accuserai il Podestà.
Ma bada che già il popolo t'è contro.
FRA GHERARDO
Non è vero.
IL PODESTÀ
T'è contro ! E quelle grida
- tendi l'orecchio - chiedon la tua morte.
FRA GHERARDO
E s'io m'arrendo?
IL PODESTÀ
Arrenderti?
FRA GHERARDO
Se abiuro?
IL PODESTÀ
Tu sarai liberato, e avanti notte
potrai fuggire insieme a quella femmina.
FRA GHERARDO
Giura... Giura...
IL PODESTÀ
(Dischiude la porta, fa un cenno alle guardie che stavan fuori e rientrano, e additando loro Gherardo:)
Toglietegli quel manto,
insegna di superbia.
(Le due guardie vanno verso Gherardo, che indietreggia sino al camino, tendendo le braccia quasi a difesa.)
FRA GHERARDO
Non' toccatemi.

(Ed egli stesso, strappatone il collare, si toglie il mantello dalle spalle e lo getta sul pagliericcio.)
IL VESCOVO
(sottovoce, al Podestà)
Quest'è un inganno ignobile, Messere.
IL PODESTÀ
Non è forse un eretico, costui?
Menzogna per menzogna. E la salvezza
del Comune ben vale la mia frode. ..
(Richiama con un cenno, le due guardie, ed esce, dando il passo al Vescovo: e le guardie richiudono la porta.)
FRA GHERARDO
(giungendo le mani e levandole in alto)
Signore Iddio, un raggio del tuo lume,
ch'io sappia dove andare.
(Si ripiega su se stesso, e s'abbassa e s'oscura la sua voce.)
E dammi almeno
tanta forza ch'io possa strangolare
in me la mia viltà.
(S'inginocchia, si reca alle labbra una rozza croce di legno che porta al collo, e la bacia febrllmente.)
Libera me, Domine, de morte aeterna.

(La scena si chiude.)

La scena si riapre.
La Piazza Maggiore di Parma. A destra il Palazzo del Vescovo, preceduto da un ripiano rialzato su due scalini: un loggiato chiuso da cancelli di ferro a terreno: larghe finestre a bifora al piano di sopra. A sinistra la facciata del Duomo, che ha pure, davanti, un ripiano accessibile dalla piazza per tre gradini. In fondo il Battistero e un gruppo di case separati da una strada che mette alla Piazza dei Supplizi. Un'altra strada fra il Battistero e il Duomo, in fondo a sinistra; una terza fra quel gruppo di case e il Palazzo, a destra: tutt'e tre le strade chiuse e guardate da soldati armati di picca.

La piazza è per metà occupata da popolo in tumulto. Quattro famili armati, che tengono per le braccia due ragazzi, avanzano a stento tra la folla, dalla strada che sta oltre il Duomo verso il Palazzo del Vescovo. Si fanno largo roteando col braccio libero la spada, e due soldati li precedono minacciacdo la gente con la picca.
IL POPOLO
Cani arrabbiati! Diavoli d'inferno!
Son ragazzi! Lasciàteli, Iasciàteli!
I DUE RAGAZZI
O mamma mia, mi stroncano le braccia.
Aiuto, aiuto!
IL POPOLO
Infami! Vergognatevi!
Vigliacchi! Manigoldi!
LA MADRE
Il mio figliolo!...

(I sei uomini armati, premuti d'ogni intorno dal popolo vociferante, e minacciati da cento braccia che levano in alto coltelli e zappe e picconi, hanno raggiunto la spianata davanti al Palazzo.)
IL POPOLO
Dàlli a quei cani! Dàlli, dàlli, ammazzali!

(Un uomo del popolo riesce a prendere per un braccio uno dei ragazzi, e tenta strapparlo a quello che lo tiene. Altri corrono a lui per aiutarlo. Il famiglio si difende e difende la sua preda menando colpi con la spada. Il ragazzo gli sfugge. Inferocito, il famiglio gli cala un fendente sul collo e lo ferisce. Un urlo del popolo. Prestamente il feritore si ritrae e raggiunge i compagni che son già presso il cancello: e per il cancello dischiuso dall'interno i sei famigli armati entrano con l'altro fanciullo rimasto nelle loro mani.)
LA MADRE
E mio, è mio! Io son sua madre. Dàtemelo...

(Si fa largo nel tumulto e raggiunge il figliolo e lo prende fra le braccia. Alcune donne, alcuni vecchi, le sono intorno e l'aiutano a sostenere il ferito e a trasportarlo fuor della calca, e lo portano sulla gradinata del Duomo, in fondo.)
IL POPOLO
(davanti al Palazzo)
Sangue per sangue! A morte il Podestà
e il Vescovo e i signori! A morte, a morte...
LA MADRE
(sulla gradinata del Duomo)
O figlio, figlio! Cuore di tua madre,
unico bene mio, non mi morire!
LE DONNE E I VECCHI
(intorno alla madre)
Povero figlio bello insanguinato,
e misera la mamma che ti fece ...
Pianto di madri e sangue d'innocenti!
Fatti di pietra, o cuore, per il giorno
della giusta vendetta...
UN UOMO DAI CAPELLI ROSSI
(alla gente che sta davanti al Palazzo)
O gente, gente ...
Non s'esce più. Siam presi in una rete.
Il Capitan del Popolo, anche lui,
d'intesa coi signori, s'è voltato
contro di noi. ..
IL POPOLO
La pèste a quel Toscano!
UN GIOVANE
Ebbene, e che s'aspetta? O tutti insieme
ci scagliamo all'assalto del Palazzo,
o ad uno ad uno qui ci piglian tutti.
IL ROSSO
Ad uno ad uno, sì, ci prenderanno;
chè il Podestà e il Vescovo e il Toscano,
e quel frate Gherardo e quella donna,
sono tutti d'intesa contro il popolo!
I poveri hanno fame? È colpa loro.
Le bocche sono troppe. E allor si piglia
un compare, che apposta aizzi il popolo,
e addosso ai rivoltosi .. .
IL POPOLO
E sarà vero?
IL ROSSO
Tanto, i più forti sempre ebber ragione.
E i padroni saran sempre padroni,
e i servi sempre servi.
MARIOLA
(apparendo improwisamente di tra la folla)
Chi parlava? Eri tu? E sei un uomo?
Un sasso al collo, e gèttati nel fiume!
Vigliacchi non si nasce, si diventa,
chi del fango di strada si fa un cielo.
O gente, e chi fu dunque, se non voi,
a giurare con me, ieri mattina,
di liberare il Padre o vendicarlo?
IL POPOLO
IL PRIMO SEMICORO
Giurammo, e manterremo il giuramento.
IL SECONDO SEMICORO
Giurammo, è vero; ma da ieri in qua
che s'è ottenuto? Nulla.
Non uno dei signori è in mano nostra,
ma venti e più dei nostri imprigioriati,
e altrettanti feriti, e là c'è un morto!
MARIOLA
C'è un morto, sì, e voi volete arrendervi!
Ci son fra i prigionieri anche i feriti
ricoverati a San Bartolomeo
di Strada Rotta. E voi volete arrendervi!

(Dalla gradinata del Duomo le donne e i vecchi si muovono e vanno ad unirsi alla massa del popolo che circonda Mariòla: alcune donne soltanto rimangono con la Madre intorno al fanciullo morente.)
IL POPOLO
IL PRIMO SEMICORO
È giusto: dice bene. Noi saremmo
vigliacchi, se cedessimo.
IL SECONDO SEMICORO
E a resistere
avrem la peggio. Il bene dei signori
è ben difeso. E sempre han torto i poveri.
MARIOLA
E c'è là dentro un uomo che per voi
per amor vostro, per il vostro bene,
e perchè lo chiamaste, e gli chiedeste
di giurarsi alla vostra causa, venne
ad affrontar la sorte del martirio.
E voi lo rinnegate!
E voi volete arrendervi !. . .
UNA PARTE DEL POPOLO
(commossa e trasportata)
No, no,
non cederemo. Viva il nostro Padre!
Viva Gherardo e morte a chi lo tiene...

(Il cancello del Palazzo viene aperto a mezzo, dall'interno, e ne esce l'Assessore del Podestà, scortato da quattro famigli armati.)
L'ASSESSORE DEL PODESTÀ
Popol di Parma...
IL POPOLO
- Dàlli, dàlli! A morte!
- Chi ti manda? Che vuoi?
- Silenzio! Udiamo.
L'ASSESSORE
Popol di Parma, il cuore dell'eretico
ribelle è stato tocco dalla Grazia ...
IL POPOLO
Che vuoi dire?
L'ASSESSORE
Quel falso religioso,
capo d'una congrèga di ribaldi,
quel Gherardo, or verrà dinanzi a voi,
per umiliarsi e chiedere perdono
dei suoi delitti contro Stato e Chiesa.
E abiurerà...
MARIOLA
Mentisci! Non è vero!
IL POPOLO
È un tradimento. ..
IL ROSSO
Io ve l'avea ben detto. ..
L'ASSESSORE
(ai famigli)
Fate sgombrar la piazza.

(L'Assessore rientra, e il cancello vien richiuso. I quattro famigli e alcuni altri, usciti mentre quello parlava, avanzano a far sgombrare la parte della piazza davanti al Palazzo.)
IL POPOLO
È un tradimento.
Gherardo era d' accordo
coi signori e col Vescovo.
- E tu pure
(volgendosi contro Mariòla)
d'accordo eri con loro, per tradirci!
- Strega d'inferno! A morte, a morte, ammàzzala!
LA MADRE DEL FANCIULLO MORTO
Il suo sangue per quello del mio figlio ...
MARIOLA
No, vi giuro ch'è tutto un turpe inganno.
Son sicura, e vi giuro, che Gherardo
non vi rinnegherà,
e non abiurerà.
Rispondo io di lui, con la mia vita.
Ecco, guardate, io mi consegno a voi.
E s'ei v'avrà tradito,
e s'io v'avrò tradito,
mi caccerete un ferro nella schiena.
(Tende le braccia e due uomini la prendono, uno per parte, e altri la circondano, minacciosi.)
Non tenterò fuggire, ve lo giuro;
grido non getterò, giuro; fra i denti
mi terrò stretto il cuore. Ma il mio cuore
non trema, no, non trema!

(Squilli di trombe dal Palazzo, rintocchi di campane dal Duomo. Si riaprono, per intero, i cancelli del Palazzo. E una numerosa compagnia di armati irrompe sulla piazza. Il popolo è spinto verso il Duomo e costretto su la gradinata che vi sta davanti. E una parte degli armati si pone ad arginar la folla, e una parte si schiera ai lati della scalinata davanti al Palazzo. I trombetti del Comune escono sulla spianata davanti al Palazzo e risuonano. Escono e si dispongono sulla spianata il Podestà e i suoi Giudici, l'Inquisitore e i suoi Notai: e i prigionieri seguono, circondati e guardati da famigli armati: e Gherardo è in mezzo a loro senza mantello e senza tonaca, ma vestito di una corta tunica rossastra, scollata e con le maniche corte, e a piedi nudi. Il Vescovo viene ultimo, e avanza maestoso e solenne, fra i Canonici della Cattedrale in cotta e piviale.)
IL POPOLO
IL PRIMO SEMICORO
Abbasso il Podestà! Abbasso il Vescovo!
Viva Gherardo! Viva il nostro Padre!
IL SECONDO SEMICORO
Al rogo il falso frate traditore!
Ma fate grazia agl' innocenti! Grazia!
IL VESCOVO
In ginocchio! In ginocchio! Abbasso a chi?
Agli unti del Signore, ai suoi eletti?
E vorrete innalzare incontro a loro
i nemici di Dio e della Chiesa?
Non la Chiesa, ch'è torre di granito,
può vacillare al fiato avvelenato
di Patarini o Càtari o Apostolici
o d' altri spargitori d'eresie.
Ma voi, ma voi, badate a non dannare
l'anima vostra al fuoco sempiterno.
IL POPOLO
Giustizia chiede il popolo! - Han diritto
di vivere anche i poveri!
IL VESCOVO
Diritto ?
E sia. Ma nel rispetto
delle leggi divine e delle umane.
Contro i ribelli e i violenti s'usa
la violenza, non s'usa la pietà:
e solo al peccatore che s'umilia
può conceder la Chiesa il suo perdono ...
(additando Gherardo al popolo)
Quel peccatore voi lo conoscete.
Capo per sua superbia e altrui stoltizia
d' una sètta d'eretici ribaldi;
incitatore all'odio e alla rivolta
contro la Santa Chiesa ed il Comune...
Qual'altra pena per sì orrende colpe
che non il rogo? E il rogo fu approntato ...
Ma il Signor della Vita e della Morte
gli ha tocco il cuore: e noi, a maggior gloria
di Dio Padre clemente, farem grazia:
a lui che abiurerà
le sue folli eresie, e a' suoi seguaci ...
(Durante il discorso del Vescovo il cielo si è andato coprendo di nubi e s'è oscurato. S'ode un rombo di tuono, e un'onda di vento prissa sulla folla angosciata.)
Fate avanzar quell'uomo...

(All'ordine del Vescovo, due dei famigli si pongono ai lati di Gherardo e lo fanno avanzare, la faccia rivolta al popolo, sino al limitare della scalinata. Il Vescovo gli è a fianco: e dall'altro lato si pongono il Podestà e l'Assessore e i Giudici dzl Comune, e l'Inquisitore coi suoi Notai. Mariòla, fra gli uomini che la tengono per le braccia sulla gradinata davanti al Duomo, si abbassa, si rannicchia, e con voce rotta e tremante implora:)
MARIOLA
Statemi tutti intorno, per pietà.
Nascondetemi, ch'egli non mi veda.
IL POPOLO
IL PRIMO SEMICORO
Perchè il popolo è vile, egli è tradito.
E domani sarà peggio di ieri.
Miseria nera e fame, e poi la morte!
IL SECONDO SEMICORO
La ragione fu sempre dei più forti.
Ribellarsi non giova. C'è chi nasce
per comandare, e chi per esser servo.
IL VESCOVO
(a gran voce)
Uomo, confessi tu d'aver vissuto
nell'errore, spargendo fra le genti
mal seme d'eresia ?
IL PODESTÀ
Rispondi.
FRA GHERARDO
(muovendo appena le labbra)
Sì,
confesso.
L' ASSESSORE
Ha confessato: ha detto sì!
IL PODESTÀ
Il silenzio del popolo è consenso.
IL VESCOVO
Uomo, ritratti tu dinanzi a noi
e al popolo le tue empie dottrine,
e ti penti d'averle predicate?
L' ASSESSORE
Hai udito? Rispondi.
FRA GHERARDO
Sì, mi pento.
L' ASSESSORE
Ha ritrattato: ha detto sì!
MARIOLA
(con voce gonfia di pianto e straziata dall'onta)
Chiudetemi
la bocca, ch'io non gridi, ch'ei non m'oda,
che piuttosto io qui muoia soffocata!. ..
IL VESCOVO
Gherardo! Riconosci dunque e affermi
e proclami dinanzi a noi e al popolo
che giuste son le leggi dello Stato,
e che sola ha il presidio e il privilegio
della cristiana Verità la Chiesa
di Roma?

(Il popolo, i prigionieri, tutti stanno, con l'animo sospeso, per udire la risposta di Gherardo. Il cielo, che s'è andato rapidamente oscurando e coprendo di nubi fosche e dense, portate da un vento afoso e soffocante, fa, nel silenzio, più pesi il terrore e l'angoscia che premono su ogni cuore. Durante l'ultima interrogazione, Gherardo ha rialzato il capo, che teneva prima curvo, e le ultime tremende imperiose parole del Vescovo ha ascoltato a testa alta, pardando lui negli occhi. Lo si vede ora respirare affannosamente e tremare. Poi egli batte col piede srr la terra, e protende il busto verso la folla e urla:)
FRA GHERARDO
No, no, no!

(Una terribile ventata di furore passa su tetti. E in cielo lampi e tuoni.)
IL PODESTÀ E L'ASSESSORE
Al rogo! Al rogo!
Alle fiamme! E con lui tutti costoro!
(indicando i prigionieri)
IL POPOLO
IL SECONDO SEMICORO
Falso frate! Bastardo del Demonio !
Traditore !
- Mandatelo al supplizio. ..
IL VESCOVO
Gente di Dio, cristiani, la scomunica
vi sta sul capo. Sàtana vi tenta!
IL POPOLO
IL PRIMO SEMICORO
Giustizia e libertà! Viva Gherardo!
Morte ai signori, e al Podestà, e al Vescovo...

(Mariòla, quasi soffocata tra la folla tumultuante, lotta per divincolarsi dalla stretta degli uomini che la tengono, e grida, ma senza poter articolare parola.)
FRA GHERARDO
Condannatemi, sì,
mandatemi alle fiamme.
Peccai contro la vita e contro Dio,
è vero: offesi il Cristo, predicai
non l'amore ma l'odio. Ma giurare
che la menzogna è verità non voglio.
Fratelli, o miei fratelli, una è la Legge,
una la Verità:
Donare senza chiedere,
e amare, amare, amare!
O mia Mariòla,
perdonami, io ti perdo ...
MARIOLA
(è riuscita a rizzarsi in piedi e ad avanzare, trascinandosi dietro gli uomini che la tengono, sino alla prima fila del popolo.)
No, Gherardo.. .
Cuor del mio cuore! Dio t'ha illuminato!
L'Arcangelo è con te...
GHERARDO
Libera ? Libera ?
(Si volge verso il Podestà.)
Tutte le mie viltà son riscattate!
IL VESCOVO
La collera del Cielo è manifesta,
o cristiani!
IL PODESTÀ
(indicando i prigionieri e poi Mariòla alla folla)
La vita di questi undici
per quella di costei.
IL POPOLO
IL SECONDO SEMICORO
Si.
IL PRIMO SEMICORO
No. Vigliacchi!

(Alcune donne, e fra di esse la madre di quel fanciullo morto, riescono a strappare Mariòla dalle mani degli uomini e la spingono avanti su la piazza. Gherardo, vedendo la sua donna in pericolo, dà uno strattone e si divincola da quelli che lo tenevano per le braccia, e strappa a uno di essi la picca e balza avanti roteando l'arma.)
GHERARDO
Mariòla mia! Mariòla, a me!
LA MADRE DEL FANCIULLO MORTO
To', pigliala !...

(La madre di quel fanciullo ucciso trae un coltello, si lancia su Mariòla e la colpisce nella schiena. Mariòla vacilla, annaspa con le mani, chiama "Gherardo,,. Gherardo dà un urlo straziante, getta la picca e appena fa in tempo a raccogliere nelle sue braccia la donna ferita. Il popolo si ritrae, fulmineamente, invaso da un più profondo terrore, sulla scalinata del Duomo e in fondo, presso il Battistero. L'uragano cede, s'allontana.)
IL VESCOVO
Prosternatevi al Giudice Supremo!
La Santa Madre Chiesa vince e regna.
IL PODESTÀ
Pece sul rogo, chè le legne piglino!
IL CORO
Signore Iddio, se amare è la tua legge,
perchè ponesti l'odio in cuor dell'uomo?
GHERARDO
Piccola mia! Mariòla, amore mio,
anima mia, perdonami, perdonami.. .
MARIOLA
È il Signore che a te fa questa grazia,
per dirti il suo perdono.
Per esserti più prossima
nell'ora del supplizio, io ti precedo.
O mio Gherardo, cuore del mio cuore!
T'attenderemo insieme, là, sull'argine ...
La morte è buona. ..
Oh, quante stelle, quante! ...
(E spira.)
GHERARDO
(Depone Mariòla su la terra, e la segna col segno della croce. Poi si rialza e guarda intorno, battendo i denti. Solo, nel mezzo della piazza.)
Prendétemi, prendétemi. Io non voglio
far del male a nessuno. Un pover uomo
io ero, un peccatore.. .
Ma voglio bene a tutti, a tutti, a tutti ...
(Tende le braccia. A un cenno del Podestà, due famigli vanno, per prenderlo e condurlo al supplizio. EgIi contempla la creatura esanime. E improwisamente intona:)
A l'enfrada del tems clar
(E rompe in un urlo e poi in un pianto lacerante:)
Mariòla mia! Oh, oh! ... La Verità...

(Tutt'intorno il popolo, inginocchiato, mormora orazioni:

Kyrie eleison, Christe eleison; Christe audi nos, Christe exaudi
nos; Sancta Maria, ora pro nobis; Sancta Dei Genitrix, ora
pro nobis; Ab omni peccato libera nos Domine; A morte
perpetua libera nos Domine.

Il Vescovo e i Canonici, l'Inquisitore e i suoi Notai, guardano, silenziosi e immobili.
Un raggio di sole rompe la nuvolaglia grigia. Il sole scompare.
Ancora il cielo s' infosca.)

(La scena si chiude.)


(1) Fra Gherardo, G. Ricordi & Co., Milano, 1928

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Ultimo aggiornamento 19 agosto 2016
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