Glossario



Suite dal balletto "La storia del buffone", op. 21 bis

Dodici pezzi per orchestra

Musica:
Sergej Prokofiev
  1. Il buffone e la sua moglie - Andantino scherzando
  2. Danza delle mogli dei buffoni - Andantino, allegretto ma non troppo
  3. I buffoni uccidono le loro mogli - Fuga, allegro sostenuto, vivace
  4. Il buffone travestito da ragazza - Andantino innocente
  5. Entr'acte - Un poco andante
  6. Danza delle figlie dei buffoni - Moderato scherzando, vivace
  7. Arrivo del mercante, danza delle riverenze e scelta della fidanzata - Andante gravissimo, allegretto espressivo, andante maestoso
  8. Nella camera da letto del mercante - Moderato tranquillo
  9. La ragazza è diventata capra - Moderato con agitazione
  10. Entr'acte e sepoltura della capra - Lento, allegro sostenuto
  11. Lite tra il buffone e il mercante - Allegro marziale
  12. Danza finale - Adagio pesante, moderato, allegretto, allegro
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 3 clarinetti (3 anche clarinetto basso), 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, glockenspiel, xilofono, piatti, triangolo, rullante, grancassa, tamburello, 2 arpe, pianoforte, archi
Composizione: 1922
Prima esecuzione: Bruxelles, Théâtre Royal de la Monnaie, 15 gennaio 1924
Edizione: Gutheil, Parigi, 1924

Guida all'ascolto (nota 1)

Appena ventitreenne Prokofief, che aveva già al suo attivo la composizione di vari pezzi pianistici, tra cui il ciclo dei Sarcasmes op. 17, i primi due concerti per pianoforte e orchestra, il primo concerto per violino e orchestra e l'opera inedita in un atto «Maddalena», vinse il primo premio Rubinstein per pianisti e la madre per riconoscenza gli offrì un viaggio a Londra. Qui, oltre ad assistere a «L'uccello di fuoco», «Petruska» e «Dafni e Cloe» allestiti dalla famosa compagnia dei Balletti russi, ebbe da Diaghilev l'incarico di comporre la musica di un balletto di argomento leggendario intitolato «Ala e Lolli» su sceneggiatura del poeta Serghei Gorodecki. Prokofief si mise febbrilmente al lavoro, stimolato anche dall'esempio del «Sacre du printemps» che aveva sollevato l'anno precedente (1913) enorme scandalo a Parigi. Nell'inverno del 1915 Diaghilev incontrò Prokofief a Roma, dove il 7 marzo di quell'anno il pianista-compositore suonò all'Augusteo il suo «Secondo concerto» sotto la direzione di Bernardini Molinari. Prokofief sottopose la partitura di «Ala e Lolli» (trasformata poi nella «Suite scita») al giudizio dell'autorevole mago dei Ballets russes, ma questi espresse molte riserve e invitò il giovane artista a scrivere la musica di un altro balletto su una favola popolare russa ricavata da un racconto di Afanas'ev: nacque così «Chout» (Il buffone] che fu completato nell'estate del 1915 e non potè essere rappresentato subito a causa della guerra che aveva coinvolto tutta l'Europa. Infatti la prima rappresentazione di «Chout» avvenne il 17 maggio 1921 al teatro Gaité Lirique di Parigi sotto la direzione d'orchestra di Ernest Ansermet e con la coreografia di Larinov e Slavinsky. Il balletto non ebbe successo, perché falsato dalla interpretazione marionettistica voluta da Diaghilev che era sostanzialmente lontana dalla sensibilità e dall'estetica dell'autore, che nel 1922 pensò bene di ricavarne una suite orchestrale.

Il balletto, che si compone di sei scene e di cinque intermezzi, ha originariamente il seguente titolo: «Storia di un buffone che ne mistifica altri sette» e racconta sul filo di una sferzante ironia le imprese, appunto, di un buffone che riesce a prendere in giro e ad abbindolare varie persone, fra cui il pope, sua moglie, un ricco mercante e sette suoi colleghi altrettanto scherzosi e irriverenti. Rendendosi conto del carattere piuttosto insolente e beffardo del racconto, Diaghilev volle che fossero soppressi i personaggi del pope e della moglie per non presentare il balletto come una satira anticlericale.

In realtà il musicista era stato attirato dal tema di «Chout» per le possibilità di esprimersi con quella varietà e ricchezza ritmica che gli erano congeniali. Non a caso questa partitura, che è una delle più originali di Prokofief, vive benissimo anche nella sua versione sinfonica per quella virulenza e quella verve prodigiosa che anima l'orchestra, ora tagliente ora caricaturale, ora vibrante di lirismo ora sfrenata e innovatrice nelle sue ricerche timbriche e armoniche, nel contesto di un discorso irto di dissonanze e di politonalità. Ciò che sorprende di più in questa musica, a quasi cinquantanni dalla sua apparizione, è il senso di giovanile freschezza e di melos popolaresco che si diffonde a cominciare da quell'iniziale inconfondibile leitmotiv del buffone affidato al corno inglese. Un lavoro senza dubbio significativo nella feconda e poliedrica attività di un artista, il cui catalogo, comprendente molte composizioni che sfidano il tempo, arriva al numero di opera 138.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 19 aprile 1970

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Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2015
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