Glossario



Concerto in mi minore per violoncello e orchestra, op. 58

Musica: Sergej Prokofiev
  1. Andante - Poco meno mosso (andante assai) - Adagio
  2. Allegro giusto
  3. Tema (allegro) - Interludio 1 - Variations 1-3 - Interludio 2 - Variation 4 - Reminiscenza (meno mosso) - Coda (poco sostenuto) - Più mosso
Organico: violoncello solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, castagnette, grancassa, rullante, tamburo basco, archi
Composizione: 1933 - 1938
Prima esecuzione: Mosca, Sala della Società Filarmonica, 26 novembre 1938
Edizione: Anglo-Soviet Music, Londra, 1951

Guida all'ascolto (nota 1)

Il Concerto per violoncello e orchestra, op. 58 è uno dei lavori di Prokofief eseguiti piuttosto raramente. Fu scritto fra il 1934 e il 1938, e fu l'ultimo lavoro del musicista russo composto prima del ritorno definitivo in patria.

Poco tempo prima, a proposito del V Concerto per pianoforte e orchestra (dove la parte orchestrale è talmente sviluppata che l'autore aveva pensato di intitolarlo «Musica per pianoforte e orchestra») Prokofief aveva detto a un intervistatore americano: «Il problema essenziale che mi si è posto per questo concerto è stato quello di creare una tecnica assolutamente diversa da quella dei miei precedenti concerti... Un artista deve cercare sempre nuovi modi di espressione».

Più che al concerto per pianoforte queste parole sembrano riferirsi più esattamente al Concerto per violoncello, specialmente per ciò che concerne la «ricerca di nuovi modi espressivi»: tant'è vero che il pubblico sovietico, alla prima audizione, rifiutò nettamente il lavoro, così che il compositore più tardi scrisse la Sinfonia concertante per violoncello meglio adatta alla sensibilità e ai gusti dei suoi compatrioti.

Per l'ascoltatore occidentale - ormai familiarizzato con la politonalità, con la dodecafonia, ecc. - la scrittura complessa di questo lavoro non è anzi affatto «rebarbativa», Perché Prokofief, che qui utilizza tutte le risorse dello strumento solista con una virtuosità stupefacente, che si abbandona a procedimenti tipici della musica europea quali sembrava aver abbandonato da tempo - ricerche ritmiche, cromatismo esasperato ecc. - riesce sempre ad essere di una chiarezza sorprendente (nonostante la «complessità» della scrittura il Concerto inizia in mi minore e conclude su un inequivocabile accordo di mi maggiore).

Tre tempi: un Andante iniziale di carattere calmo, con un breve episodio centrale «Poco meno mosso», ed una, ripresa abbreviata e variata; un Allegro giusto di più ampie proporzioni, con un alternarsi di episodi virtusistici e lirici, di un lirismo tipicamente prokofiewiano, solidamente costruito e dove ogni tema, ogni inciso è sfruttato sino all'estremo; e un Allegro, Tema con variazioni che è il movimento più ampiamente sviluppato di questo Concerto. Si inizia con l'enunciazione del «tema»: segue un I Interludio, poi tre Variazioni, poi viene un II Interludio che è una variazione libera del primo, e al quale segue la quarta Variazione alla quale si incatena una Reminiscenza costruita con gli elementi dell'Andante iniziale; infine una Coda brillante e virtuosistica. Ognuno di questi episodi sfrutta un colore orchestrale che gli è proprio (in quasi tutto il Concerto l'orchestra è di una trasparenza ammirevo'le, anche dove le sonorità sono intense) ; l'accorta economia dei mezzi strumentali non impedisce a questa partitura di essere una fra le più ricche e varie - e più indovinate - del compositore russo.

Domenico De Paoli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 gennaio 1962

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Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2014
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