Glossario
Guida all'ascolto



Guerra e pace, op. 91

Opera teatrale in tredici quadri

Libretto dell'opera

Scena prima
Maggio 1809. Casa con un giardino nella proprietà dei Rostov. Notte di luna. Il principe Andrej Bolkonskij, giunto dai Rostov per affari, legge presso una finestra. Mette una candela sul davanzale all’esterno.
PRINCIPE ANDREJ
Svetlaje vesenneje neba…
Razve eta ne abman?
Razve jest’ sontse, vesna i sh’ ast’je?
Sivodn’a ja prajezhal lesam.
Tam fs’o zazelenela, i ber’oza,
i al’ha pakrylis’ maladoj listvoj.
Jarka mez travy zel’onaj
pestreli pervyje vesennie tsvety.
A na kraju lesnoj darogi
stajal agrommyj dub,
zaroshyj starymi bal’achkami,
s kar’avymi rukami i pal’tsami.
Serditym i prezriel’nym urodam
stajal on mezh kudr’avymi ber’ozami
i gavaril kak butta:
“Visna, i l’ubof’, i sh’astje –
fs’o eta glupyj bessmyslennyj abman.
Net ni visny, ni sontsa, ni sh’ast’ja
Un chiaro cielo di Primavera.
E non è questo forse un inganno?
Forse che c’è il sole, la primavera e la felicità?
Oggi sono passato per il bosco:
là tutto era verde, sia la betulla
che l’ontano erano coperti di giovani foglie;
tra l’erba verde vividamente
fulgevano i primi fiori primaverili.
Ma sul selciato della strada nel bosco
si ergeva un’enorme quercia,
coperta di vecchie piaghe,
con le mani e le dita torte.
Come un mostro irto e sprezzante
si innalzava tra le inchinate betulle,
e sembrava dire:
“Primavera e amore e felicità -
tutto questo è uno stolto inganno senza senso.
Non c’è né primavera, né sole, né felicità”.
NATASHA
(si affaccia a una finestra in alto)
Ja ne budu, ja ne magu spat’.
Son’a, Son’a! Nu kak zhe mozhna spat’!
Vet’ etakaj nochi ne byvala.
Fs’o zatihla, i fs’o akamenela.
Pat chornymi stvalami
serebritsa mokraja, svezhaja trava.
Non dormirò, non posso dormire.
Sonja! Sonja! Ma come si fa a dormire!
Una notte come questa non c’è mai stata.
Tutto è calmo, come pietrificato.
Sotto i neri tronchi
la fresca erba bagnata risplende.
PRINCIPE ANDREJ
Naverhu tozhe zhivut i ne sp’at. Anche di sopra vivono, e non dormono.
SONJA
(dall’interno della stanza)
Natasha, ftaroj vet’ chas. Natasha, ma sono quasi le due.
NATASHA
Tak by vot sela na kortachki,
vot tak!
Pathvatila sib’a pat kalenki, -
tuzhe, kak mozhna tuzhe,
i paletela by.
Vot tak!
Vorrei accoccolarmi così,
ecco, così!
Mi prenderei per le ginocchia
il più possibile stretta,
e mi metterei a volare.
Ecco, così!
PRINCIPE ANDREJ
I ap’at’ ana! I kak narochna!
Eta chernavalosaja, chernaglazaja,
stranna-tonen’kaja devushka.
Natasha, kazhetsa, zavut jejo.
Di nuovo lei! Nemmeno a farlo apposta!
questa ragazza dai capelli e dagli occhi neri,
strana e magra.
Mi sembra si chiami Natasha.
NATASHA
Son’a, vzgl’ani s’uda.
Razve sat pered nashym aknom?
Sada net, jest’ valshebnaje tsartsvo.
Ruchej, vijush’ijsa pa svetlamu pesku,
kak tihaja tvaja garmonija prijatna,
s kakaim svirkanijem katishsa
ty v reku!
Pridi, o muza blagadatna.
Sonja, guarda qua,
lo chiami giardino questo sotto la nostra finestra?
Non è un giardino, è un regno incantato.
O ruscello, che turbini sulla chiara arena,
com’è dolce la tua sana armonia,
con quale scintillio scendi
verso il fiume!
Vieni, o musa beata!
SONJA
V venke iz junyh ros s
tsevnitseju zlatoj,
sklanis’ zadumchiva na
penistyje vody.
Cinta di un serto di giovani rose
e con una zampogna d’oro,
piegati pensosa sulle
acque spumose.
NATASHA
I, zvuki azhyvif, tumannyi vecher poj
na lone dreml’ush’ej prirody.
E, rivivificati i suoni, canta, o sera nebbiosa,
sul seno dell’appisolata natura.
NATASHA, SONJA
Kak sontsa za garoj plenitelen zakat,
kagda pal’a f teni, a rosh’i atdal’onny,
kagda s halmov zlatyh stada begut k reke.
I r’ova gul gremit zvuchnee nad vadami.
I seti sklaf, rybak na l’ohkam chelnake
plyv’ot u brega mesh kustami.
Come è incantevole l’occaso del sole dietro la montagna,
quando i campi sono nell’ombra, lontani i boschi,
quando dalle colline dorate gli armenti corrono al fiume
e più forte risuona il rombo del muggito delle acque,
e sulla leggera barchetta il pescatore,
tirate le reti, torna a riva fra i cespugli.
NATASHA
Ah bozhe, bozhe moj! Nu shtoz eta takojeò
Spat’ tak spat’!
Ah, dio, dio mio! Che cos’è tutto questo! Ma è
ora di andare a dormire.
(Si sente chiudere una finestra)
PRINCIPE ANDREJ
I dela net da majevo sush’ estvavan’ja!
V nej jest’ shto-ta safsem, safsem asobennaje,
v etaj devachke, katoraja hatela ultet’ ne neba.
Mne kazalas’, shto zhyzn’ konchena.
Shto nada dazhyvat’, ne delaja zla,
ne trevozhas’ i nichevo ne zhelaja.
Atkuda zhe eta besprichinnaje vesenneje chustva
radasti i abnavlen’ja?
Net, zhyzn’ ne konchena f tritsat’ adin got.
Ana ne prajd’ot naprasna.
Nuzhna verit’ fsej dushoj v vazmozhnast’
sh’ast’ja.
Nuzhna verit’ vesnu i v radast’,
shtoby stat’ sh’aslivym!
E non c’è una ragione per la mia esistenza!
In lei c’è qualche cosa di assolutamente speciale,
in questa bambina che voleva volare al cielo.
Mi sembrava che la vita fosse terminata,
che bisognasse vivere senza fare il male,
senza tormentarsi e senza desiderare nulla.
Perché allora questo sentimento senza causa, primaverile,
di contentezza e di rinnovamento?
No, la vita non è finita a trentun anni,
essa non trascorrerà invano.
Bisogna credere con tutta l’anima
nella possibilità della felicità,
credere nella primavera e nella contentezza
per essere felici!
Scena seconda
Vigilia di Capodanno, 31 dicembre 1809. Ballo nel palazzo di un alto dignitario del tempo di Caterina. Musica a Pietroburgo. Ballo presso un alto dignitario del tempo di Caterina.
(Musica di danza. Gli ospiti ballano una polonaise. Il Maestro di cerimonie si avvicina al padrone di casa)
OSPITE DEL BALLO
Hor! Pust’ nachinajet hor! Il coro! Che il coro cominci!
(Si rivolge a una generale in piedi di fianco a lui)
Slava maladova Bat’ushkava. Le parole del giovane Batjuskov.
CORO
Vy l’, drugi milyje, sa mnoju
pat ten’ju tapalej gustoju,
s zlatymi chashami v rukah
s l’ubov’ju, s dreuzhbaj na ustah?
Druz’ja, uzh, mes’ats nat rekoju,
no nam li zdes’ iskat’ pakoju,
kagda spletajut ten’ prahlat
ruchji kristal’nyje i sat?
Vy, drugi, vy ap’at’ sa mnoju
pat ten”ju tapalej gustoju
s zlatymi chashami v rukah,
s l’ubov’ju, s druzhbaj ma ustah?
Siete voi, amici cari, con me
sotto la densa ombra dei pioppi
colle coppe d’oro nelle mani
e l’amore, e l’amicizia nelle bocche?
Amici, la luna è sul fiume oramai,
ma dobbiamo forse cercare qui la quiete
mentre intrecciano la fresca ombra
i ruscelli cristallini e il giardino?
Siete voi, amici, voi di nuovo con me
sotto la densa ombra di pioppi
colle coppe d’oro nelle mani
e l’amore, l’amicizia nelle bocche?
LACCHÈ
Graf Il’ja Andrejevich Rastof. Il conte Il’ja Andreevic Rostov.
(Entra il conte Rostov, accompagnato da Natasha e da Sonja)
OSPITE DEL BALLO
Katoraja vasha doch? Qual è vostra figlia?
CONTE ROSTOV
Sprava. Qui a destra.
OSPITE DEL BALLO
Oh, charmante! Oh, charmante!
(Natasha e Sonja avanzano verso Achrosimova e Pernskaja e fanno la riverenza)
ACHROSIMOVA
Maladets, kresnitsa, paharashela,
Son’ushka, bonjour!
Brava, figlioccia, sei diventata bella.
Sonja, bonjour!
NATASHA
(guardandosi intorno)
Jest’ takije kak my,
jest’ i hushe nas.
Ci sono ragazze come noi,
e ce ne sono di peggiori.
LACCHÈ
Graf i grafin’a Bezuhavy! Il conte e la contessa Bezuchov!
(Entrano Pierre e Hélène)
PERONSKAJA
Vot ana, Elen, tsaritsa Peterburga. Eccola, Hélène, la regina di Pietroburgo.
NATASHA
Kak harasha! Che bella!
PERONSKAJA
Pasmatrite, kak za neju uvivajutsa
i star i mist. Kakije plechi!
Guardate come dietro di lei fanno il cascamorto
i vecchi e i giovani. Che spalle!
ACHROSIMOVA
Da, na nih kak butta lak
at vzgladav mush’in.
S Bezuhavaj vaditsa ni l’ubl’u
i ni pasavetuju.
Sì, è come se su di esse ci fosse la lacca
a causa degli sguardi di tutti gli uomini.
Non amo avere a che fare con la Bezuchov,
e non lo consiglio.
PERONSKAJA
(accennando a Pierre)
A etat-ta tolstyj, v achkah,
farmazon-ta fsemirnyj,
ha-ha-ha!
S zheniju-ta r’adam pastaf’te
ha-ha-ha!
To-ta shut garohavyj!
E questo, grasso e cogli occhiali,
è il Framassone universale.
Ah, ah, ah, ah!
Mettetelo accanto alla moglie!
Ah, ah, ah, ah!
Che buffone!
SONJA
Ah, on tak dobr i blagaroden. Ah, egli è così caro e gentile.
NATASHA
On avish’al mne byt’ na etam bale
i pretstavit’ kavaleraf.
Mi aveva promesso che sarebbe stato al ballo
per presentarmi i cavalieri.
LACCHÈ
Kn’az’ Kuragin, parutchik Dolahav! Il principe Kuragin, il tenente Dolochov!
(Entrano il principe Kuragin e Dolochov)
PERONSKAJA
Kuragin, brat Bezuhavaj.
Kak pahozhi brat s sestroj
i kak krasivy oba!
Kuragin è il fratello della Bezuchova.
Come si assomigliano fratello e sorella,
e come sono belli tutti e due!
ACHROSIMOVA
U nas tiper’ net slova bez Dolahava:
im kl’anutsa, na nivo zavut, kak na sterl’at’.
Kuragin i Dolahav nashyh baryshen’ fseh s uma sveli.
Da tol’ka ani pretpachitajut tsyganak…
Ormai non si fa più nulla senza Dolochov:
si giura per lui, si invita quando c’è lui come se si offrisse sterleto.
Kuragin e Dolochov hanno fatto impazzire tutte le nostre signore, soltanto che loro preferiscono le zigane…
OSPITE DEL BALLO
Gasudar’… Gasudar’ pribyt’ izvolil! Sua Maestà… Sua Maestà ci ha fatto l’onore di venire!
PERONSKAJA
Gasudar’ pribyt’ izvolil! Sua Maestà ci ha fatto l’onore di venire!
ACHROSIMOVA
Gasudar’ pribyt’ izvolil! Sua Maestà ci ha fatto l’onore di venire!

HÉLÈNE
Gasudar’! Sua Maestà!
ANATOL’
Gasudar’! Sua Maestà
DOLOCHOV
Gasudar’! Sua Maestà
CONTE ROSTOV
Gasudar’ pribyt’ izvolil! Sua Maestà ci ha fatto l’onore di venire!
OSPITE DEL BALLO
Hor! Hor!
Pajom odu Lamanosava.
Il coro! il coro!
Cantiamo un’ode di Lomonosov
(Entra Alessandro I col suo seguito)
CORO
Da dvizhutsa svetila strojna
f pretpisannyh sebe krugah.
I reki da tikut spakojna
f tibe paslushnyh beregah.
Vrazhda i zlost’ da istrebitsa.
I ogn’ i mech da udalitsa
at stran tvaih i fs’akij vret.
Visna da rassmejotsa nezhna,
i rataj v nivah bezm’atezhna
starichnyj plod da sabir’ot.
Si muovono in ordine gli astri
nelle orbite loro assegnate,
e i fiumi scorrano tranquilli
nelle rive a te obbedienti.
L’inimicizia e la cattiveria siano sconfitte
e si allontanino il fuoco e la spada
e ogni male dai tuoi paesi.
Rida la primavera dolcemente
e il pastore nei campi tranquillo
un ricco raccolto collezioni.
(Alessandro I apre le danze, poi si ritira. Il pubblico guarda Denisov)
PERONSKAJA, ACHROSIMOVA, HÉLÈNE, ANATOL’, CONTE ROSTOV
Smatrite, palkovnik tantsujet mazurku,
on l’ogak, kak m’achik, let’a
pa parketu.
Guardate, Denisov balla la mazurka
È leggero come una piuma, mentre vola
sul parquet.
DOLOCHOV
Palkovnik Denisov tantsujet mazurku,
kak m’achik, kak m’achik, skal’z’a
pa parketu.
Il generale Denisov balla la mazurka
scivolando sul parquet
come una piuma, come una piuma.
NATASHA
Son’a, vot jesh’o znakomyj - Balkonskij.
Pomnish, Son’a, on nachival
u nas v Atradnam.
Sonja, ecco un altro conoscente, Bolkonskij.
Ricordi, Sonja, ha passato la notte
da noi ad Otradnoe.
PERONSKAJA
Prajekty strachit s ministrami.
I gardyn’a takaja, shto net granits.
Pa papen’ke synochik pashol.
Scrive sempre i progetti coi ministri
ed ha una tale boria, che non ha limiti.
Ha preso tutto dal padre.
ACHROSIMOVA
Nu, shto zhe, papasha jekatirinenskij
vil’mozha,
nravnyj starik, no patriot.
Beh, il padre è un alto dignitario del periodo
di Caterina II: un vecchio
con un pessimo carattere, ma un patriota.
NATASHA
Neuzheli tak nikto ne padajd’ot ka mne,
neuzheli ja ni budu tantsevat’
mezhdu pervymi?
Ani dalzhny znat’, kak mne hochetsa tantsevat’,
i kak im vesela budit tantsevat’ sa mnoju.
È possibile che nessuno si avvicini a me,
forse che non sarò tra
le prima a ballare?
Debbono sapere quando mi va di ballare
e come sarà divertente per loro ballare con me.
DOLOCHOV
(Attraversa la sala ballando)
Val’s, val’s, val’s, medames!
Val’s, val’s, val’s, medames!
Valzer, valzer, valzer, parquet!
Valzer, valzer, parquet!
PIERRE
(avvicinandosi al principe Andrej e tirandolo per una manica)
Vy fsigda tantsujete, kn’az’…
Tut jest’ maja protezhe: Rastova maladaja.
Priglasite jejo,
eta retkaja devushka.
Lei che ama sempre ballare, principe…
Qui c’è la mia protetta, la giovane Rostova.
Invitatela,
si tratta di una ragazza rara.
PRINCIPE ANDREJ
Gde zhe eta protezhe? E dov’è questa protetta?
(Vede il volto di Natasha, che mostra una malcelata disperazione, e si dirige verso il conte Rostov)
DOLOCHOV
(Di nuovo attraversa la sala)
Val’s, val’s, val’s, medames!
Val’s, val’s, val’s, medames!
Valzer, valzer, valzer, parquet!
Valzer, valzer, parquet!
CONTE ROSTOV
(al principe Andrej)
Pazvol’te vas paznakomit’ s majej docher’ju. Mi permetta di presentarle mia figlia.
PRINCIPE ANDREJ
Ja imeju udavol’stvije byt’ znakomyn, Ho già il piacere di conoscerla,
(rivolgendosi a Natasha)
jesli grafin’a pomnit min’a. se la contessina ricorda.
(Porge il braccio a Natasha e la conduce attraverso la sala da ballo)
ANATOL’
(guardando Natasha con il principe Andrej)
Mais charmante!
Vot by privalaknutsa za neju!
Elen, a?
Mais, charmante!
Ah, poterle fare la corte!
Non pensi Hélène?
HÉLÈNE
Shito zhe, jesli harashen’ka paprosish,
nu ahto zh, pamagu!
Beh, se me lo chiederai per bene,
che fare, ti aiuterò!
ANATOL’
Elen, vy chudnaja sistra! Hélène, siete una sorella straordinaria!
DOLOCHOV
Val’s, val’s, val’s, medames!
Val’s, val’s, val’s, medames!
Valzer, valzer, valzer, mesdames!
Valzer, valzer, mesdames!
(a Anatol’)
Nu shto, Matr’osha, davol’na salopam? Allora, è contenta Matriosha del mantello?
ANATOL’
Jesh’o by! Ha-ha-ha! Sabolij! Ci manca che non lo sia! Ah, ah! È zibellino!
(Inizia ilo valzer. Il principe Andrej balla con Natasha)
PRINCIPE ANDREJ
Kagda visnoj ja byl v Atradnam,
ja slyshal, kak vy michtali fsluh,
visennej lunnaj nochju.
Quando questa primavera ero ad Otradnoe
ho ascoltato come voi sognavate ad alta voce,
in una notte primaverile di luna.
NATASHA
Kakoj vis’olyj bal!
Kak fs’o nar’adna zdes’,
i kak svetlo, i kak svetlo!
Che ballo divertente!
Come sono tutti eleganti qui intorno,
e quanto è luminoso, quanto è luminoso!
PRINCIPE ANDREJ
I ja l’ubil paroj kruzhytsa f
plavnam val’se.
Mne vash vastorg i vasha radast’
tak pan’atny.
Anch’io un tempo amavo volteggiare
nell’armonioso valzer.
Il vostro entusiasmo e la vostra felicità
li posso comprendere assai bene.
(Tutti i ballerini passano nelle sale vicine. Il Principe Andrej e Natasha si accorgono con imbarazzo di essere rimasti soli. Il principe Andrej fa sedere Natasha su una poltrona. Poi, a parte)
Mne vnof’ fspaminajetsa
to neba visenneje,
i ja pachustvaval v nej
asobennyj mir, polnyj
kakih-ta neizvesnyh mne radastej.
Mi viene in mente di nuovo
quel cielo di primavera,
quando ho avvertito in lei
un mondo particolare, pieno
di qualche felicità a me ignota.
CONTE ROSTOV
Vesela tibe, Natasha? Ti stai divertendo, Natasha?
NATASHA
Tak vesela, kak nikagda v zhyzni. Non mi sono mai divertita tanto nella mia vita.
CONTE ROSTOV
Prashu vas, kn’az’, k nam v vaskrisen’je. La vorrei invitare, principe, domenica da noi.
(Il principe Andrej s’inchina. Il conte Rostov si allontana. Natasha attraversa la sala di corsa e raggiunge Sonja e Achrosimova)
PRINCIPE ANDREJ
(a parte)
Jezheli ana padajd’ot prezhde k svajej kuzine,
a patom k drugoj dame,
to ana budit majeju zhenoj.
Se lei andrà prima da sua cugina,
e poi da un’altra dama,
allora sarà mia moglie.
(Volge altrove lo sguardo)
Kakoj vzdor inagda prihodit v golavu… Che assurdità a volte vengono in mente…
(Si gira di nuovo verso Natasha)
Padashla k kuzine! È andata dalla cugina!
(Ècossaise: la folla dei ballerini si riversa in sala)

Scena terza
Fine gennaio 1811. Piccola sala nella vecchia, cupa villa del principe Bolkonskij sulla via Vzdvizhenka. Un’enorme specchiera, mobilio antiquato, lacchè incipriati. Dall’anticamera entra un vecchio lacchè.
VECCHIO LACCHÈ
(agitato)
Nevesta maladova kn’az’a. La fidanzata del giovane principe.
CAMERIERA
Nevesta maladova kn’az’a. La fidanzata del giovane principe!
CAMERIERE
Nevesta maladova kn’az’a?
Kak zhe byt’?
Staryj kn’az’ ne velel prinimat’.
La fidanzata del giovane principe?
Che facciamo?
Il vecchio principe non ha detto di ammetterli.
CAMERIERA
Sivodin’a utram ja slyhala,
kak staryj kn’az’ kricht’ izvolil:
pust’ sama kn’azhna i prinimajet, jesli hochet.
Stamattina ho sentito
come si è messo a gridare il vecchio principe:
“Che li accolga, se vuole, la principessina”.
(Entrano Natasha e il conte Rostov. Natasha appare elegante e felice)
CONTE ROSTOV
Doma kn’az’ Nikalaj Andreevich i kn’azhna? Sono in casa il principe Nikolaj Andreevich e la principessina?
(Il maggiordomo rimane in silenzio)
Dalazhyte, graf Rastof a dochir’ju. Riferite che c’è il conte Rostov e sua figlia.
(Dopo che il maggiordomo ha lasciato la stanza, esclama fra il serio e il faceto)
Beh, Signore, proteggimi.
NATASHA
Ne mozhet byt’, shtoby ani ni pal’ubili min’a.
Ja tak gatova zdelat’ fs’o, shto ani pazhelajut.
Tak gatova pat’ubit’ starava kn’az’a
za to, shto on atets,
a kn’azhnu za to, shto ana sistra.
Im ne za shto ne pal’ubit’ mina.
Non è possibile che essi non mi amino:
sono assolutamente pronta a fare tutto ciò che desiderano
e pronta ad amare il vecchio principe poiché è il padre,
e la principessina per il fatto che è la sorella.
Non hanno alcun motivo per non amarmi!
MAGGIORDOMO
(con aspetto irritato)
Kn’az’ sichas prin’at’ nikak ne mozhet.
Pajti i dalazhyt’ kn’azhne.
Il principe adesso non può accogliervi.
Andrò a dirlo alla principessina…
NATASHA
(offesa)
Kak, on atkazyvaetsa vidit’ nas? Che cosa, rifiuta di vederci?
CONTE ROSTOV
Ty ved’ znajesh, Natasha,
staryj kn’az’ ne ochen’ hochet,
shrtoby syn zhenils’a na tibe.
Sh’itajet on zhenit’bu etu ne blest’ash’ej
v atnashen’ji znatnasti, bagatstva i ratstva.
Tu però lo sai, Natasha:
il vecchio principe non vuole
che il figlio si sposi con te.
Considera questo matrimonio non brillante
per riguardo al lignaggio, alla ricchezza e alla parentela.
NATASHA
Kakoje prava on imejet? Ma che diritto ha!
CONTE ROSTOV
Razumejetsa, kn’az’ Andrej i bez nivo reshyt.
Da protiv voli f sim’ju fhadit’ nam ne k litsu.
Ty ved’ umnitsa, sumejesh abajtis’, kak nadabna.
Vot fs’o i budit harasho.
È chiaro, il principe Andrej deciderà da solo,
però non è bello da parte nostra entrare
nella famiglia contro i loro desideri.
Ma tu sei intelligente, saprai venirne a capo
come è d’uopo, e tutto si aggiusterà.
PRINCIPESSINA MAR’JA
(agitata, spaventata, va incontro agli ospiti con passo incerto)
Ah, graf… kak prijatna… kak ja… Ah, conte… che piacere… come sono…
CONTE ROSTOV
Nu vot, kn’azhna, milaja,
ja k vam priv’oz maju pivun’ju.
Allora, principessina cara,
le ho portato la mia cinciallegra.
PRINCIPESSINA MAR’JA
(a Natasha, cercando invano di sembrare serena)
Ja mnoga slyshala a vas…
Ja ochen’… ochen’…
Ho molto sentito parlare di lei…
Sono molto… molto…
CONTE ROSTOV
Ush kak ja rat, shto vy paznakomitis’.
Jezheli pazvolite, kn’azhna,
na chetvert’ chasika patkinut’ vam maju
Natashu,
ja astavil by vas,
a sam k Ahrosimavaj sjezdil
i totchas by virnuls’a.
Come sono felice che vi conosciate.
Se me lo permettete, principessina,
per un quarto d’ora le lascerei la mia
Natasha,
io mi assenterei
e andrei dalla Achrosimova,
ma tornerei subito.
NATASHA
(a parte)
On prosta baitsa fstrechi s starym kn’az’em. Ha semplicemente paura di incontrarsi col vecchio
principe.
PRINCIPESSINA MAR’JA
Ja ochen’ rada.
I tol’ka prashu vas padol’she zaderzhatsa.
Ne sono felice
e la prego di trattenersi quanto desidera.
(Il conte Rostov esce)
Prashu vas… prashu vas, s’adem, La prego… la prego, si sieda.
(a parte)
a chom mne gavarit’ t’iper’
s etaj nar’adnaj lehkamyslennaj asobaj?
Di che parlare ora
con questa elegante ragazza frivola?
(a Natasha)
Skazhyte, vy l’ubite Maskvu? Dite, vi piace Mosca?
NATASHA
Ah, ochen’! Ah, molto!
PRINCIPESSINA MAR’JA
A mne tizhela eta shumnaja zhyzn’.
Tol’ka nizdarov’je majevo atsa
maglo zastavit’ nas s’uda prijehat’.
No bajus’, jemu zdes’ budit tol’ka huzhe
at sporav a Bonaparte.
Ma per me è pesante questa vita rumorosa.
Soltanto la salute di mio padre
ha potuto costringermi a venire qui.
Ma temo che per lui andrà soltanto peggio qui
a causa delle liti su Bonaparte.
NATASHA
A Bonaparte gavarit’ fs’a Maskva. Tutta Mosca parla di Bonaparte.
PRINCIPESSINA MAR’JA
Arsa vyvodit is sib’a, shto on vid’ot dela, kak s
ravnym,
s nashym gasudarem, vnukam vilikaj Jekateriny.
Rende pazzo mio padre il fatto che lui
tratta gli affari con il nostro signore,
nipote della grande Caterina, quale suo pari.
NATASHA
Niuzheli snova vajna? Pensa forse che ci sarà di nuovo la guerra?
PRINCIPESSINA MAR’JA
Nashols’a p tol’ka palkavodets,
kak Suvorof,
i karsikanskamu chudovish’u
ni perejti granitsy russkaj.
Se soltanto potesse trovare un condottiero
come Suvorov
allora il mostro della Corsica
non potrebbe mai passare i confini della Russia.
(Si alza e si avvicina a un tavolino)
Vzgl’anite, vot miniat’ura majevo atsa. Guardate, ecco una miniatura di mio padre.
NATASHA
(a parte)
Aba fs’om no ni a kn’az’e Andreje!
Ni magla zhe ja pervaja nachat’
gavarit’ a n’om.
Parla di tutto, tranne che del principe Andrej!
Ma io non posso certo per prima
cominciare a parlare di lui.
PRINCIPESSINA MAR’JA
(tenendo in mano la miniatura)
Vot moj at’ets. Ecco mio padre.
(Entra il principe Nikolaj Bolkonskij, con indosso una papalina bianca e una veste da camera)
IL VECCHIO PRINCIPE BOLHONSKIJ
(in tono affettato)
Ah, sudaryn’a, grafin’a…
Grafin’a Rastova, koli ja ne ashybajus’a?
Prashu prastit’…
N’e znal, sudaryn’a,
vot vidit boh, ni znal,
shto vy udastoili nas svaim
pasash’enijem.
Ah, signorina contessina…
La contessina Rostova, se non mi sbaglio?
La prego di scusarmi…
Non sapevo, signorina,
lo sa Iddio, non sapevo
che voi ci avevate onorato
di una vostra visita.
(Natasha si alza confusa e si risiede)
K dochiri zashol f takom kast’ume.
Izvinit’ prashu, sudaryn’a grafin’a.
Sono venuto da mia figlia in questa vestaglia.
La prego di scusarmi, signorina contessina.
(Squadra Natasha da capo a piedi, poi si dirige verso l’uscita. Quindi si rivolge alla principessina Mar’ja sottovoce)
Radstvo harosheje, a?
Umnyje l’udi, a?
Bagatyje? Znatnyje?
Puskaj zhe, puskaj zhenitsa.
Pust’ sam pa sibe zhiv’ot.
Mozhet, Mar’ja, i ty k nimu perejedesh?
S bogam, pa marostsu, pa marostsu,
pa marostsu!
Un buon lignaggio, eh?
Gente intelligente, eh?
Ricchi? famosi?
Che si sposi, che si sposi pure,
che se ne stia per conto suo.
Forse anche tu, Mar’ja, ti trasferirai da lui?
Addio, vattene nel gelo,
nel gelo!
(Esce, sbattendo la porta, poi ritorna)
Ja vot na Burjen’ke zhen’us’,
na guvernantke, da!
Ecco, io mi sposo con la Bourienne,
colla governante, sì!
(Esce)
PRINCIPESSINA MAR’JA
(a parte)
Ah, zachem on tak…
Ah, zachem on portit svaju dushu?
Svaju vechnuju dushu?!
No on star y slab,
i ja nikak ne smeju asuzhdat’ atsa.
Pashli, Bozhe, mne smiren’je!
Ah, ma perché fa così?
Perché si rovina l’anima,
la sua anima eterna?
Ma egli è vecchio e debole,
ed io non me la sento di giudicare mio padre.
Dammi, Dio mio, la rassegnazione!

NATASHA
(a parte)
Naroshna on pridumal
pajezdku kn’az’a Andreja
na god za granitsu,
shtob na god nashu svad’bu atadvinut’.
Nadejals’a on, shto nashy chustva
ne perenesut yspytanija takova.
Ha pensato apposta
il viaggio del principe Andrej
all’estero per un anno,
per rimandare di un anno il nostro matrimonio.
Ha sperato che i nostri sentimenti
non sopravvivano a una tale prova.
CONTE ROSTOV
(tornando)
A vot y ja. Eccomi qua di nuovo.
NATASHA
(con gioia che suona scortese)
Nakan’ets-ta!
Pajdem, nam para damoj!
Finalmente!
Andiamo, è ora di tornare a casa.
CONTE ROSTOV
Sichas, Natasha,
daj hot’ nimnozhka pabisedovat’
s kn’izhnoj.
Ora, Natasha,
fammi almeno parlare un poco
con la principessina.
(Si avvicina alla principessina Mar’ja)
NATASHA
(a parte)
Kakoje prava ani imejut
ni pazhelat’ prin’at’ men’a
f svaio ratstvo?
Bozhe moj, jesli b on byl tut!
A mozhet byt’ on prijedet nynche.
Mozhet on fchira jesh’o prijehal;
tol’ka ja safsem zabyla.
On tam sidit v gastinaj,
ja abnimu jevo bez robasti, tak prosta,
i zastavl’u smatret’ v mai glaza
jevo iskatel’nym i l’ubapytnym vzgl’adam.
Virnus’ damoj i vdrug jevo uvizhu,
jevo glaza, litso jevo, ulypku.
Ah, za shto ja prapadaju tak!
Jevo sichas, sichas mne nada.
Dajte mne jevo skareje!
Che diritto hanno
a non volermi accogliere
nella loro famiglia?
Dio mio, se almeno lui fosse qui!
Ma forse verrà oggi,
o magari è giunto già ieri,
e io me lo sono completamente dimenticato.
Io lo abbraccerò senza esitare,
semplicemente,
e lo costringerò a guardarmi negli occhi
col suo sguardo scrutatore e curioso.
Ora torno a casa e all’improvviso lo vedo,
i suoi occhi, il suo volto, il sorriso.
Ah, ma perché mi tormento così!
Ho bisogno di lui adesso, in questo istante.
Datemelo subito, subito!
(Il conte Rostov si congeda dalla principessina Mar’ja)
Bajus’, sluchitsa shto-nibut’ dalzhno.
Shto delat’, shtop skarej virnuls’a on?
I za nivo, i za sib’a, za fs’o
mne strashna.
Ho paura, deve succedere qualcosa.
Che fare, affinché torni più presto?
Per lui, per me, per tutto
ho paura.
PRINCIPESSINA MAR’JA
(a parte)
Sama ni znaju, atchivo mne tak trudna
gavarit’ ab etam brake,
no kakije by ni byli mai chustva,
ja dalzhna l’ubit’ tu,
katoraja vybrana bratam.
Io stessa non so perché mi sia così difficile
parlare di questo sposalizio,
ma qualsiasi siano i miei sentimenti,
io debbo amare colei
che mio fratello ha scelto.
(Si avvicina in fretta a Natasha, e le prende la mano e sospirando profondamente)
Pastojte… mne nada…
Milaja Natali, znajte,
ja rada, shto brat nashol sh’ast’je…
Aspettate… debbo…
Cara Natalie, sa,
sono felice che mio fratello abbia trovato la felicità…
(Si ferma, rendendosi conto di non dire la verità)
NATASHA
(con apparente dignità, ma con il pianto nella voce)
Ja dumaju, kn’azna,
tiper’ niudobna gavarit’ ab etam.
Ritengo, principessina,
che non sia il caso ora di parlare di questo.
(Compaiono i lacchè con le pellicce)
Scena quarta
La domenica seguente, di sera. Salotto in casa di Pierre Bezuchov. In una sala adiacente, unita da un arco al salotto, si vedono coppie che ballano. Entrano Hélène e Natasha.
HÉLÈNE
Maja prelesnaja, acharavatel’naja,
nakanets ja vas vizhu v majom dome.
Kak mozhna zhyt’ v Maskve i nikuda ni jezdit’!
Razve manashenkaj nivesta byt’ dalzhna?
Mia adorabile, mia cara,
finalmente la vedo in casa mia.
Come è possibile vivere a Mosca e non andare
da nessuna parte!
Forse una fidanzata deve essere una monaca?
NATASHA
Moj zhenih… Vam yzvesna? Il mio fidanzato… Lei lo sa?
HÉLÈNE
Shto tiper’ vy nivesta
adnavo is samyh umnyh, abrazovannyh
i dejatel’nyh maladyh l’udej?
Kstati…
fchera moj brat abedal y min’a.
I my pamirali so smehu:
on nichivo, bedn’aga, ni jest,
fs’o vzdyhajet, divnaja, pa vas,
s uma skodit safsem at l’ubvi k vam.
Che ora lei è la fidanzata
di uno dei giovani più intelligenti,
colti ed attivi.
A proposito…
Ieri mio fratello ha pranzato da me,
e siamo morti dal ridere:
poverino, non mangia niente,
sospira in continuazione, o adorabile, per voi,
è completamente pazzo d’amore per voi.
NATASHA
O, shto vy? Oh, ma che dice!
HÉLÈNE
Kak krasnejet, kak krasnejet,
maja prelest’!
Come arrossisce, come arrossisce,
mia cara!
(Entrano alcuni ospiti che distraggono Hélène; entra il conte Rostov che si avvicina a Natasha)
CONTE ROSTOV
Para, para damoj, Natasha.
A gde zhe Son’a?
È tempo, è tempo di andare a casa, Natasha.
Dov’è Sonja?
HÉLÈNE
Moj milyj graf,
eta ni na shto ni pahozhe.
Vasha doch - ukrashenije bala,
net, ja ni za shto ne atpush’u vashu doch.
Pazvol’te zhe ja ugash’u vas
modnym frantsuskim abbatam.
I at nivo my uznajem
nimala parishskih navastej
Mio caro conte,
questo assolutamente no.
Vostra figlia è il gioiello del ballo,
ed io non la farò andar via in nessun caso.
Permettetemi di farvi conoscere
un abate francese alla moda:
da lui sapremo
non poche notizie di Parigi.
(Nella stanza vicina si interrompono le danze)
CONTE ROSTOV
Ah, eti novasti!
Chas ot chasu fs’o huzhe dila
s frantsuzami idut.
Bonapart pastupajet s Ievropaj
kak pirat na zavajovannom karable.
Ah, queste notizie!
Di or in ora le cose vanno
di male in peggio coi Francesi.
Bonaparte agisce con l’Europa
come un pirata su un nave conquistata.
(Prendendolo sottobraccio, Hélène si allontana col conte Rostov. Natasha resta sola)
NATASHA
(a parte)
Chuda, kak harasha ana, krasavitsa takaja,
i vidna, shto min’a fsem sertsem l’ubit.
Izvestna jej, shto ja nevesta.
I s muzhem, s Pjeram,
s etim spravedlivym Pjeram,
ani shutili i smejalis’ fs’o zh ab Anatole gavar’a.
Tak znachit v etam nichivo durnova net.
Stala byt’, eta nichivo.
È incredibile come sia bella, una vera bellezza,
ed è chiaro che mi ama con tutto il cuore.
Lo sa, che sono fidanzata,
e tuttavia col marito, con Pierre,
con questo onesto Pierre,
hanno scherzato e riso, parlando di Anatol’.
Ciò significa che non c’è alcunché di male,
quindi non ho da temere.
(Natasha si fa pensierosa. Le danze riprendono. Sulla porta del salotto compare Anatol’. Sicuro di sé guarda Natasha con tenerezza)
ANATOL’
S toj pary, kak ja fstretil vas,
a vas adnoj ja dumal besprestanna.
Da quando vi ho incontrato,
ho pensato continuamente soltanto a voi.
NATASHA
Ni gavarite mne takih vish’ej,
ja abruchena i l’ubl’u drugova.
Non parlatemi di queste cose,
sono promessa ad un altro e lo amo.
ANATOL’
Ah, shto za dela mne?
Ja gavar’u, shto v vas vl’ubl’on,
vl’ubl’on bizumna.
Vy vas-hititel’ny.
I razve ja v etam vinavat?
Ah, e che m’importa?
Vi dico che sono innamorato di voi,
innamorato pazzo.
Siete incantevole.
E ne sono forse colpevole io?
(prende la mano di Natasha)
Prichny tajnyje ne dajut mne k vam jezdit’.
Ja posle ih atkroju vam.
Per motivi segreti non posso venire da voi,
poi ve li spiegherò.
NATASHA
Ja nichivo ne panimaju. Non capisco nulla.
ANATOL’
(interrompendola)
Vot pis’mo. Adno lish slova –
i nikakije sily ne pameshajut blazhenstvu nashemu.
Ecco una lettera. Una parola soltanto,
e forza alcuna potrà impedire la nostra felicità.
(La bacia sulle labbra)
NATASHA
(guardando Anatol’ con aria interrogativa e spaventata)
Mne necheva…
Mne necheva skazat’ vam.
Non ho niente…
Non ho niente da dirvi.
ANATOL’
Adno lish slova,
radi Boga!
Una parola soltanto,
per carità di Dio!
(Anatol’ esce. Natasha nasconde la lettera in seno, poi la estrae e la legge)
NATASHA
“Reshyte maju uchast’:
byt’ l’ubimym vami ili umiret’.”
Reshyt’?
Fs’o, fs’o shto on zahochet.
“Lish slova ‘da’ skazat’ vam stoit,
i ja pahish’u vas i uvezu vas na kraj sveta”.
Bozhe moj, kak magla ja dapustit’ da etava?
Neuzheli nafsigda rastatsa mne
s chistym sh’ast’jem l’ubvi kn’az’a Andreja?
Etim sh’ast’jem zhyla j tak dolga…
“Decidete il mio destino:
essere amato da voi, oppure morire”.
Decidere?
Tutto ciò che vorrà.
‘Dovete dire solamente la parola ‘sì’
ed io vi ruberò, e vi porterò via fino ai confini del mondo”.
Dio mio, come ho potuto lasciare che giungesse a tanto?
Debbo forse separarmi per sempre
dalla pura felicità dell’amore del principe Andrej?
Con questa felicità ho vissuto così a lungo…
(Nasconde il viso fra le mani)
Pogibla l’ ja dl’a l’ubvi jevo?
F samam dele, sluchilas’ shto-nibud’ sa mnoj?
No shto sa mnoju byla?
Nichevo. Nichevo ne sluchilas’.
I kn’az’ Andrej sumejet
i takoj min’a l’ubit’.
Kakoj takoju?
Ah, bozhe, pravyj!
Zachem on ne sa mnoju!
Zachem on ne sa mnoju?
Sono forse morta per il suo amore?
È davvero successo qualcosa in me?
Ma che cosa mi è successo?
Niente, non è successo niente,
e il principe Andrej saprà
amarmi anche così.
Ma così come?
Ah, Dio giusto!
Perché non è con me!
Perché non è con me?
(guardando dalla parte da cui è uscito Anatol’)
Kak blizak, kak strashna blizak
vdruk stal mne etat chilavek.
Quanto vicina, terribilmente vicina
mi è all’improvviso questa persona.
(In salotto entra Sonja e per un po’ guarda Natasha)
SONJA
Natasha, a Balkonskij? Natasha, e Bolkonskij?
NATASHA
Son’a, Son’a, ty ni mozhesh etava pan’at’,
kn’az’ Andrej mne dorag, dorag,
no shto zhe delat’ mne?
Jesli sivodn’a ja tak sh’asliva?
Sonja, Sonja, tu non lo puoi capire:
il principe Andrej mi è caro, caro,
ma che ci posso fare
se oggi sono così felice!
SONJA
Ne shuti, fsivo tri raza
ty Kutagina vidala.
A jesli on neblagarodnyj chilavek?
Non scherzare, in tutto tre volte
hai visto Kuragin.
E se non fosse una persona nobile?
NATASHA
On blagaroden, on dobr,
i onprikrasen.
È nobile, è caro,
ed è bellissimo.
SONJA
Abman’sh’ikn on, zladej on, eta jasna, È un mentitore, e uno scellerato, è chiaro.
(a parte)
i ja ni dapush’u nish’astija.
Pazoru ja ni dam abrushytsa na
ih simejstva.
Io non permetterò l’infelicità.
Non lascerò che la vergogna si abbatta
sulla famiglia.
(Alcune coppie, danzando, attraversano il salotto. la prima coppia è composta da Hélène e il conte Rostov. Il conte lascia Hélène e si avvicina a Natasha)

CONTE ROSTOV
Pajd’om, pajd’om, Natasha. Andiamo, andiamo, Natasha.
(a parte)
Mush’iny i damy v etam dome
slishkam izvesny vol’nym
abrash’en’jem.
Majej Natashe ni mesta byt’ zdes’.
Gli uomini e le donne
in questa casa
sono troppo famosi per i liberi costumi.
Non c’è posto per la mia Natasha.
(esce con Natasha e Sonja)
Scena quinta
Il giovedì successivo, da Dolochov. Un gabinetto ornato di tappeti persiani, di pellicce di orso e di armi. Anatol’ Kuragin, con la giacca dell’uniforme sbottonata, è sdraiato sul divano con la testa appoggiata alla mano, sorridendo pensieroso. Dolochov, con una ricca vestaglia e con gli stivali, siede presso unoscrittoio aperto sul quale si vedono ricevute e mazzi di banconote.
ANATOL’
Vecheram v des’at’ chisov ana budit zhdat’,
my paskachim f trojke f Kamenku vdvajom,
i nochju abvenchajut nas,
na varshafskuju darogu my patom svern’om.
Za granitsu na pachtovyh uvizu jejo.
Kak harasha! Kak harasha!
Dolahaf, a?
Kak harasha!
Stasera alle dieci ella mi aspetterà.
Andremo sulla troika in due fino a Kamenka,
e la notte ci faremo sposare. Poi svolteremo
sulla via per Varsavia,
la condurrò oltre la frontiera su carrozze postali.
Ah, che bella, che bella!
Nevvero, Dolochov?
Che bella!
DOLOCHOV
(chiudendo la scrivania, con un sorriso beffardo)
Harasha, brat, da ne pra nas.
Padazhdi-ka, pakuda zamuzh vyjdet.
Bella, fratello, ma non per noi.
Aspetta finché non si sia sposata.
ANATOL’
Durak,
ty ved’ zanjesh, ja abazhaju devachek.
Scemo,
tu sai quanto io adori le bambine…
DOLOCHOV
Bros’, prava, fs’o eta:
vrem’a jest’ jesh’o.
Lascia perdere tutto ciò:
c’è ancora tempo.
ANATOL’
Maloden’kih devachek. …le giovani bambine.
DOLOCHOV
Tibe ja dela gavar’u.
Razve eta shutka –
to, shto ty zatejal?
Ti dico una cosa:
si tratta forse di uno scherzo,
quello che ti sei messo in testa di fare?
ANATOL’
(irritato, cammina per la stanza)
Ap’at’, apat’ draznit’?
Pashol ty k chortu! A?
Di nuovo, mi stuzzichi di nuovo?
Vattene al diavolo, eh!
DOLOCHOV
Pastoj, f paslednij raz ja gavar’u.
Razve tibe ja perechil?
Kto tibe ustroil fs’o?
Kto napisal l’ubovnaje paslan’je?
“Reshyte maju uchast’:
byt’ l’ubimym vami ili umeret’.”.
Aspetta, te lo dico un’ultima volta.
Forse ti ho contrariato?
Chi ti ha sistemato tutto?
Chi ha scritto il biglietto d’amore?
“Decidete il mio destino,
essere amato da voi, oppure morire”…
ANATOL’
(animato, ripete)
“Byt’ l’ubimym vami,
byt’ l’ubimym ili umeret’!”.
Nu, spasiba, spasiba,
ty dumajesh, tibe ni blagadaren ja?
“Essere amato da voi,
essere amato da voi, oppure morire!”…
Beh, grazie, grazie.
Tu pensi che non ti sia riconoscente?
DOLOCHOV
Kto paspart vz’al? Chi ha preso il passaporto?
ANATOL’
Spasiba. Grazie.
DOLOCHOV
Nashol papa-rasstrigu? Chi ha trovato un prete accondiscendente?
ANATOL’
Spasiba. Grazie.
DOLOCHOV
Den’gi kto dastal? Fs’o ja. Nu harasho, uviz’osh
ty jejo. A zhenih?
E i soldi, chi ce li ha messi? sempre io. Va bene,
te la porti via tu. E il fidanzato?
ANATOL’
Pust’ atkazhet. Che la rinneghi.
DOLOCHOV
A Pjer, talst’ak?
Na pul’u jevo ja ni raz narvals’a.
E Pierre, il ciccione? Una volta
mi sono imbattuto nella sua pallottola.
ANATOL’
On v imen’ji, asvabazhdajet krest’jan,
i bal’nitsy zavodit.
Jemu ni da nas.
Lui è nel podere, libera i contadini
e fonda ospedali.
Non ce ne dobbiamo preoccupare.
DOLOCHOV
No kagda tib’a pop abvinchajet s Rastovaj,
ty stanesh dvajezhotsem,
i padvidut tib’a pad ugalovnyj sud.
Ma quando il prete ti sposerà con la Rostova
sarai un bigamo
e ti porteranno in tribunale.
ANATOL’
(facendo una smorfia)
Ah, glupasti!
Ne gavari, ne gavari!
Ah, stupidaggini!
Non lo dire, non lo dire!
DOLOCHOV
Vajna s frantsuzami ni nynche - zaftra.
Shto tagda?
La guerra coi Francesi se non è oggi
sarà domani. Che succederà allora?
ANATOL’
Tagda shto? A? Tagda?
Nu… Tam ni znaju shto.
Para!
Allora, eh? Allora?
Beh… non so che sarà.
È ora!
(Si siede a gambe incrociate sulla poltrona davanti a Dolochov)
A s sertsem shto takoje! A?
Ty pasmatri, kak b’jotsa.
Che fare col cuore, eh?
Guarda come batte.
(Prende la mano di Dolochov e la porta al petto)
O! Kakaja nozhka, vzgl’at kakoj!
Bagin’a!
Ah, che gambe, che sguardo!
Una dea!
(entra Balaga e si segna rivolto all’angolo delle icone)
DOLOCHOV
Balaga! Balaga!
BALAGA
F’odaru Ivanychu! Fjodor Ivanych!
(Si inchina a Dolochov, poi ad Anatol’)
Vahemu sijatel’stvu! Vostra eccellenza!
ANATOL’
(gli mette una mano sulla spalla)
Skazhy, Balagan l’ubish ty min’a? Dimmi un po’, Balaga, tu mi ami?
BALAGA
Dl’a vasheva sijatil’stva ni raz
takije shtuki vydelyval,
za katoruyje adno slova - Sibir’.
Per vostre eccellenza più di una volta
ho fatto cose tali,
per le quelli c’è una sola parola: Siberia.
ANATOL’
Balaga, sasluzhy tiper’ mne sluzhbu.
Ty kakih s’uda prijehal, a?
Balaga, fammi un servizio.
Con quali cavalli sei venuto, eh?
BALAGA
Na vashysh, na zver’jah. Coi vostri, bellissime bestie.
ANATOL’
Nu, slysh, Balaga!
Zaresh fs’u trojku,
a shtoby f tri chasa prijehat’. A?
Allora ascolta, Balaga!
Ammazzali pure tutti e tre,
ma che in tre ore si arrivi là, chiaro?
BALAGA
(ammiccando)
A kak zarezhesh, na chom dajedesh? E se li ammazziamo, su che cosa andiamo poi?

ANATOL’
Ni shuti, mordu razab’ju! Non scherzare, sennò ti spacco la faccia!
BALAGA
Ja dl’a gaspot sib’a ni pazhaleju. Per i miei signori non mi risparmierò.
ANATOL’
A? Nu, sadis’. Bene! Allora siediti.
DOLOCHOV
Shto zh, sadis’. Che fai, siediti.
BALAGA
Ja pastaju. Sto in piedi.
ANATOL’
Sadis’, vr’osh, pej. Ma no, dai, siediti, bevi.
(Anatol’ versa un bicchiere di Madera per Balaga. Balaga guarda avidamente il bicchiere. Dolochov apre la scrivania e passa alcuni pacchi di banconote a Balaga)
DOLOCHOV
Zdes’ p’atsot. Qui ci sono cinquecento rubli.
BALAGA
(beve)
Eh, l’ubl’u ja liha mchatsa’
katat’ gaspot.
Shkuraj ja riskuju chasta.
Pashol fpirot!
Eh sì, mi piace correre con baldanza,
portar i miei signori.
La pelle rischio spesso.
Andiamo pure!
DOLOCHOV
P’atsot, i p’atsot
i p’atsot - poltary.
Cinquecento, cinquecento
e cinquecento, fanno millecinquecento.
BALAGA
Shto zagnal kanel prigozhyh –
ni sh’est’ nikak;
shto davil zevak prahozhyh –
ni lez’, durak!
Le volte che ho portato questi splendidi cavalli
non si possono contare,
le volte che ho messo sotto un vagabondo:
“Non ti accostare, scemo!”
DOLOCHOV
Tri tys’achi, chityri, p’at… Tremila, quattro, cinque…
BALAGA
Shypche, shypche, zhdut tsygany,
tsyganachki, kutezhy.
Pej, Balaga, bej stakany!
Vot eta zhyzn’!
Più veloce, più veloce: gli zigani,
le zigane, la baldoria ci aspettano.
Bevi, Balaga, rompi il bicchiere!
Questa sì, che è vita!
DOLOCHOV
Des’at’ tys’ach. Fs’o. Diecimila. Basta.
BALAGA
Shto zh, kagda zhe jehat’-ta, vashe sijatil’stva? Allora, vostre eccellenza, quando si parte?
ANATOL’
(guarda l’orologio)
Da vot sichas y jehat’. Dobbiamo andare subito.
(prende un bicchiere di vino; A Dolochov)
Nu, Fed’a, prash’aj, spasiba za fs’o.
Vaz’mite stakany, i ty, Balaga.
Pakutili my, pozhyli.
A tiper’, kagda svidimsa?
Prash’aj, rib’ata. Za zdarov’je! Ura!
Beh, Fedja, addio, grazie per tutto.
Prendete i bicchieri, anche tu, Balaga.
Ci siamo divertiti, abbiamo vissuto,
e adesso, quando ci vedremo ancora?
Addio, ragazzi. Alla salute. Urrà!
BALAGA
Bud’ zdarof. Alla salute!
(Tutti bevono. Anatol’, dopo aver bevuto, rompe il bicchiere)
ANATOL’
Nu, marsh tiper’, rib’ata! Beh, è ora di andare adesso, ragazzi!
DOLOCHOV
Hvostikav gde? Chvostikov dov’è?
BALAGA
Sidit f san’ah. Siede sulla slitta.
(esce)
ANATOL’
A? Kakoj Hvostikaf? Che? Quale Chvostikov?
DOLOCHOV
Tvoj svidetel’.
Zhozef, Zhozef!
Il tuo testimone.
Joseph! Joseph!
(Entra Joseph, un domestico francese. Dà ad Anatol’ la pelliccia, la sciabola, il cappello di zibellino e la borsa)
A gde salop?
Zhozef!
Padi k Matr’on’e Matvevne,
sprasi salop sabolij.
Dov’è il cappotto?
Joseph!
Va’ da Matrjosha Matveevna,
chiedile il cappotto di zibellino.
(Joseph esce. Dolochov gli grida dietro)
Zhozef! sabolij! Joseph, lo zibellino!
(ad Anatol’)
Slyhal ja, kak uvoz’at,
ved’ vyskachit i ni zhyva i ni mertva,
f chom doma sidela;
chut’ zameshkajeshs’a, tut i sl’ozy,
i papasha, i mamasha,
i sichas az’abla, i nazat, i damoj.
A ty f shubu prinimaj srazu
i nisi skareje f sani!
Ho sentito come se le portano via:
scappa via né viva né morta,
con quello che aveva indosso a casa;
come ti fermi un attimo, subito le lacrime,
e papà, e mamma,
e ha freddo, e vuole tornarsene indietro, a casa.
Tu invece mettile subito la pelliccia
e portala di corsa sulla slitta!
(Joseph porta un mantello di volpe)
Ni tot!
Vet’ ja tibe skazal sabolij.
Non quello!
Ti avevo detto quello di zibellino!
(grida)
Ej, Matr’oshka, sabolij! Dài, Matrosha, lo zibellino!
MATROSHA
(accorre con una pelliccia di zibellino sul braccio; si vede che le dispiace, ma si vergogna davanti al padrone)
Shto zhe, mne ne zhal’, mne ne zhal’…
Mne ne zhal’, ty vaz’mi, ty vaz’mi…
Ma sì, non mi dispiace, non mi dispiace…
non mi dispiace, prendilo, prenditelo…
DOLAHAV
(ad Anatol’, mentre avvolge Matrosha nella pelliccia)
Gl’adi, vot tak.
Patom vot tak.
Guarda, così.
Poi così.
(Alza il colletto a Matrosha)
Tiper’ vot tak, vidish? E adesso così, vedi?
(Spinge Anatol’ verso Matrosha che sorride)
ANATOL’
Nu, prash’aj, Matr’osha, krasavitsa. Beh, addio, Matrjosha, bellissima.
(La bacia)
Eh, kanets majej gul’be teper’!
Ty mne sh’ast’ja pazhelaj.
Eh, ora è la fine della mia baldoria!
Augurami la buona sorte.
MATROSHA
(con accento zigano)
Nu, daj-ta Boh vam, kn’az’, bal’shova sh’ast’ja. Vi dia Iddio, principe, una grande felicità.
(Anatol’, Dolochov lasciano la stanza. Dall’ingresso arrivano folate di tormenta)
BALAGA
(fuori scena)
Gatovy, shto l’? Siete pronti allora?
ANATOL’
(fuori scena)
Pashol! Va’!
BALAGA
(fuori scena)
E-e-ej, miloj! Ha-ha! Eh, andiamo, belli!
(Suono di campanelli di slitta)

Scena sesta
Stessa notte. Stanza nella villa di Mar’ja Dimitrievna Achrosimova, sulla Staraja Konjushennaja. Una grande porta di vetro dà sulla veranda e sul giardino. Natasha è sola. Guarda con inquietudine verso laporta. La cameriera Dunjasha entra agitata.
DUNJASHA
Oj, baryshn’a, galubushka,
kazhys’, tiper’ prapala fs”o.
Baryn’e Mar’je Dmitrievne
baryshn’a nasha f’so raskazali.
Oh, signorina , mia cara,
sembra che tutto sia rovinato.
Alla signora Mar’ja Dimitrievna
la nostra signorina ha raccontato tutto.
NATASHA
Kto, Son’ja? Chi, Sonja?
DUNJASHA
Da, ani. Sì, lei.
NATASHA
Net, Son’a etava ni sdelajet.
Dun’asha, ty sama slyhala?
No, Sonja non può avere fatto questo.
Dunjasha, l’hai sentita tu stessa?
DUNJASHA
Net, v devichej rasskazyvali mne. No, me l’hanno raccontato nella djèvicha.
NATASHA
Baktrajut zr’a tam.
Sichas ani za mnoj prijedut.
Daj mne platok.
Là parlano a vanvera.
Adesso verranno a prendermi.
Dammi lo scialle.
(Dunjasha esce)
Nikagda Son’a ni smozhet savershyt’
takoj pastupak!
Mai Sonja potrebbe compiere
un tale misfatto!
(Natasha esce. Anatol’ si affaccia alla porta di vetro. Si guarda intorno ed apre la porta. Il domestico Gavrila esce da dietro una tenda e sbarra il passaggio ad Anatol’)
GAVRILA
K baryne pazhalujte. Dalla signora, prego.
ANATOL’
K kakoj baryne? Da kto ty? Da quale signora? Ma tu chi sei?
GAVRILA
Pazhalujte, prikazana privest’. La prego, ho l’ordine di condurvi lì.
(Accanto a Gavrila compaiono altri due servi)
DOLOCHOV
(dal giardino)
Kuragin! Nazat, izmena, nazat! Kuragin! Indietro, è un tradimento, indietro!
(Natasha rientra nella stanza e vede Anatol’ che fugge. Gavrila esce. Natasha si getta sul divano in preda alla disperazione e si copre il viso con le mani. Entra la Achrosimova con un biglietto in mano e si fermavicino a Natasha)
ACHROSIMOVA
Harasha, ochen’ harasha!
V majom dome l’ubovnikam svidan’je naznachat’!
Ty slushaj, kagda s taboj ja gavar’u.
Tiper’ pritvar’atsa necheva.
Ty sib’a asramila, kak defka samaja pasledn’aja.
S kem vaditsa stala? S Bezuhavai.
Shto tam nashla?
Chustva frantsuskije, kast’umy frantsuskije?
Baryni chut’ ni golyje sid’at,
kak vyveski targovyh ban’, s pazvalenija skazat’.
Za lekarishkaj frantsuskim, Metivje palzkom
polzajut.
Ih bogi - frantsuzy, ih tsarstva bebesnaje -
Parish.
Shto tibe delat’ tam?
Bene, molto bene!
Dare appuntamento agli amanti nella mia casa!
Tu ascolta, quando parlo con te.
Ora non c’è più motivo di fingere. Ti sei
coperta di vergogna come l’ultima delle ragazze.
Con chi hai fatto la combutta? Colla Bezuchova.
Che ci hai trovato?
Sentimenti francesi, costumi francesi.
Le signore siedono quasi nude
come sull’insegna dei bagni pubblici,
con rispetto parlando.
Vanno a frotte dal cerusico francese Métivier.
I loro dèi sono i Francesi,
il loro regno celeste, Parigi.
Che ci fai tu lì?
NATASHA
Astaf’te. Lasciatemi.
ACHROSIMOVA
Eh, beda, beda mne s etimi defkami bez materi!
Nu, shto zhe ja skazhu grafin’ushke?
Shto materi tvajej skazhu?
Eh, guai, guai a me, con queste ragazze lontane dalla madre! E che potrei dire alla contessa?
Che direi a tua madre?
NATASHA
Zachem ana ni zdes’…
Ana by pan’ala.
Perché lei non è qui…
lei capirebbe…
ACHROSIMOVA
Sh’ast’je molatsa, shto on at min’a ushol.
Da ja najdu jevo, -
slyshysh ty, shto li, shto ja gavar’u?
Fortuna per il giovane che è fuggito via.
Ma lo troverò,
senti quello che ti dico?
(Attira a sé Natasha e con stupore vede che ha gli occhi asciutti e le labbra serrate)
NATASHA
Astaf’… te… Shto mne… ja umru… Smette…tela… Che debbo… Morirò…
ACHROSIMOVA
Natal’ja, ja tibe dabra zhelaju.
Ty lezhy, nu lezhy tak i slushaj.
Nu tiper’ uznajet tvoj atets,
nu brat tvoj, zhenih!
Ja kn’az’a Andreja s takih let znaju -
i kak mat’ l’ubl’u jevo.
Natasha, io ti auguro ogni bene.
Sdraiati, sdraiati qui e ascolta.
Ora lo saprà tuo padre,
tuo fratello, il fidanzato!
Conosco il principe Andrej da così tanti anni,
lo amo come una madre.
NATASHA
U min’a net zheniha, ja atkazala. Non ho più un fidanzato, l’ho rifiutato.
ACHROSIMOVA
Nu, fs’o ravno.
Nu, uznajut, a jesli duel?
È lo stesso.
Comunque lo sapranno, e se ci sarà un duello?
NATASHA
Ah, astaf’te min’a,
zachem vy fsemu pameshali?
Ah, lasciatemi in pace.
Perché vi siete immischiata in tutto questo?
ACHROSIMOVA
(di nuovo animandosi)
Da chivo zhe ty hatela? E che volevi che facessi?
NATASHA
Zachem? Zachem? Zachem?
Kto vas prasil? Kto vas prasil?
Perché? Perché? Perché?
Chi ve l’ha chiesto? Chi ve l’ha chiesto?
ACHROSIMOVA
Zachem zhe tib’a kak tsyganku
kakuju uvazit’?
A on, merzav’ets, nigad’aj, vot shto!
Perché allora portarti via
come una zingara qualsiasi?
Ma lui è un mascalzone, un delinquente, ecco cos’è!
NATASHA
On luchshe vas fseh! È migliore di tutti voi!
ACHROSIMOVA
Pust’ on mne na glaza papad’otsa! Che mi capiti sotto gli occhi!
NATASHA
Jesli by vy ne meshali…
Jesli by vy ne meshali…
Se non vi foste immischiata…
Se non vi foste immischiata…
ACHROSIMOVA
Pust’ on mne na glaza papad’otsa! Che mi capiti sotto gli occhi!
NATASHA
Ah, bozhe, bozhe, shto eta, shito eta!
Son’a, za shto vy fse min’a nenavidite, prezirajete?
Astaf’te! Astaf’te!
Oh Dio, Dio, che cos’è tutto questo!
Sonja, perché mi odiate così, mi disprezzate così?
Basta, basta!
(Natasha corre via singhiozzando. Entra Gavrila)
GAVRILA
Prijehali… È giunto…
ACHROSIMOVA
Vet’ skazana ni prinimat’. Ma hai l’ordine di non fare entrare nessuno.
GAVRILA
…graf P’otr Kirillavich Bezuhaf. …il conte Piotr Kirillovich Bezuchov.
ACHROSIMOVA
Bezuhaf? Bezuchov?
(dopo un momento di riflessione)
Prasi. Fallo entrare.
(Gavrila esce)
On imenna i nuzhen mne tiper’.
Eta samyj rassejannyj i smeshnoj chelavek.
No samaje zalatoje sertse.
È proprio colui di cui ho bisogno.
È l’essere umano più distratto e ridicolo,
ma ha un cuore d’oro.
(Pierre entra e bacia la mano di Achrosimova)
Uh, bat’ushka, haroshyje dela…
P’at’des’at vosem’ let ja prazhyla na svete,
a takova sramu ne vidala.
Eh, caro mio, proprio delle belle cose…
Cinquantotto anni ho vissuto al mondo,
e non avevo mai visto una tale vergogna.
PIERRE
Shto sluchilas’? Che è successo?
ACHROSIMOVA
Natal’ja bez vedama raditelej
zhenihu svajemu atkazala.
Kuragin, vidish li, jej golavu fskruzhyl.
S nim zhonushka tvaja jejo svadila.
S nim sabralas’ ana v atsustvije atsa
bezhat’ i tajna avbenchatsa.
Natalja ad insaputa dei genitori
ha rifiutato il suo fidanzato.
Kuragin, vedi, le ha fatto girare la testa.
Lui e la tua mogliettina l’hanno traviata.
Con lui ella si apprestava, in assenza del padre,
a scappar via e a sposarsi in segreto.

PIERRE
Da kak zhe abvenchatsa?
On ni mok: on zhenat.
Ma come sposarsi?
Egli non poteva: è sposato.
ACHROSIMOVA
Harosh mal’chik! Toéta merzavets!
Ustroj zhe tak, shtob on ujehal is Maskvy,
inache byt’ skandalu i dueli.
E bravo il ragazzo! ma che mascalzone!
Fa’ in modo che se ne vada da Mosca,
altrimenti ci sarà uno scandalo e un duello.
PIERRE
(agitato)
Ujedet on, ujedet zaftra. Se ne andrà, se ne andrà domani.
ACHROSIMOVA
(dirigendosi verso la porta)
Skazhy Natal’je, shto on zhenat,
pa krajnej mere, zhdat’ perestanet.
Smatri, ni pragavaris’ jejo atsu:
plahi jevo dela i bes tavo,
vot-vot pajd’ot imen’je s malatka.
Da astavajs’a chaju, koli hochesh.
Bisogna dire a Natalja che è sposato,
per lo meno smetterà di aspettare.
Bada a non farti scappare nulla con suo padre,
i suoi affari non van bene anche senza questo:
tra poco andrà all’asta il suo podere.
Rimani per il tè, se vuoi.
(Esce)
PIERRE
Ja izbegal jejo.
Mne kazalas’, shto je imeju k nej chustvo bolee sil’naje,
chem to, katoraje dolzhen byl imet’ zhenatyj chelavek
k neveste druga.
Nevesta druga…
Nevesta kn’az’a Andreja,
tak strasna im l’ubimaja.
Eta, prezhde milaja Natasha Rastova,
pramin’ala Andreja Balkonskava na duraka Anatol’a
i tak v nivo vl’ubilas’,
shto saglasilas’ s nim bezhat’.
A kn’az’ Andrej?
A gordast’ Balkonskih?
Neuzheli pravda, shto ni tol’ka mne
dastals’a udel pichal’nyj -
byt’ sv’azannym sud’boju
s pustoj i gatkaj zhensh’inaj!
Io la fuggivo. Mi sembrava
d’avere per lei un sentimento più forte
di quello che dovrebbe avere un uomo sposato
verso la fidanzata di un amico.
La fidanzata di un amico…
La fidanzata del principe Andrej,
da lui amata tanto fortemente,
costei, un tempo la cara Natasha Rostova,
ha tradito Andrej Bolkonskij per l’inetto Anatol’
e tanto si era innamorata di lui
da acconsentire a fuggire con lui.
E il principe Andrej?
E l’orgoglio dei Bolkonskij?
È forse vero che non soltanto a me
è toccato un destino doloroso:
di essere unito per sorte
ad una donna vuota e volgare!
(Entra Natasha, pallida e scura in volto. Guarda Pierre con uno sguardo febbricitante e ardente, come se gli chiedesse se anche lui, come gli altri è nemico di Anatol’. Pierre le sia avvicina in fretta, abbassando losguardo)
NATASHA
Pravda li, shto on zhenat? È vero che è sposato?
PIERRE
Eta dalzhno byt’ dl’a vas fs’o ravno,
patamu shto…
Questo per voi dovrebbe essere lo stesso,
poiché…
NATASHA
Tak eta nipravda, shto on zhenat? Allora è falso che lui è sposato?
PIERRE
Net, eta pravda. No, è la verità.
NATASHA
P’otr Kirillavich, ja vam ver’u va fs’om.
Dabree, velikadushnej vas ja ni znaju chilaveka.
Skazhyte, on zhenat?
Piotr Kirillovich, io vi credo in tutto:
non conosco uomo più buono e gentile.
Ditemi, è sposato?
(Pierre fa cenno di sì col capo)
I davno? E da molto?
(Pierre di nuovo fa cenno col capo)
Chesnaje slova? Parola d’onore?
PIERRE
Chesnaje slova. Parola d’onore.
(Natasha, disperata, si lascia cadere su una sedia)
Ja ab adnom prashu vas:
sh’itajte min’a svaim drugam.
I jesli vam nuzhna budit pomash’, savet,
ili prosta nuzhna budit
izlit’ svaju dushu kamu-nibut’,
ni tiper’, a kagda u vas jasna stan’et v dushe,
fspomnite aba mne.
E d’una cosa vi prego:
consideratemi vostro amico,
e se vi occorrerà aiuto, consiglio,
o semplicemente avrete bisogno
di aprire la vostra anima a qualcuno
- non ora ma quando nella vostra anima
ci sarà chiarezza -, ricordatevi di me.
(Le bacia la mano)
NATASHA
Ni gavarite sa mnoju tak:
paver’te, ja ne stoju slof takih.
P’otr Kirillavich,
kn’az’ Blakonskij byl fsigda vashym drugam.
On gavaril mne tagda:
jesli shto-nibut’, - k vam abratitsa.
Skazhyte jemu, shtob on pra… pra… prastil min’a.
Non parlatemi così:
credetemi, io non valgo queste parole.
Piotr Kirilovich,
il principe Bolkonskij fu sempre vostro amico.
Egli mi diceva allora,
se avessi avuto necessità, di rivolgermi a voi.
Ditegli che mi per… per… doni.
PIERRE
(confuso)
Da… ja skazu jemu… no… Sì… glielo dirò… però…
NATASHA
(spaventata dal pensiero che le sembra di aver colto in Pierre)
Ah, net, ja znaju, fs’o konchena
i snova ni mozhet bol’she byt’ nikagda. No tol’ka
min’a muchit to durnoje,
to zlo, katoraje ja sdelala.
Skazhyte jemu, shto ja prashu jevo prastit’ min’a,
prastit’, prastit’, jesli mozhet.
Prastit’, prastit’ min’a za fs’o.
Ah no, lo so, è tutto finito,
e non potrà mai più essere di nuovo.
Mi affligge soltanto la cattiveria,
il male che ho fatto.
Ditegli che lo prego di perdonarmi,
perdonarmi, perdonarmi, se può,
perdonarmi, perdonarmi per tutto.
(Vuole uscire)
PIERRE
Ja skazhu jemu, ja fs’o skazhu jemu.
No perestan’te, perestan’te:
fs’a zhyzn fperedi jesh’o dl’a vas.
Glielo dirò, gli dirò tutto.
Ma smettetela, smettetela,
tutta la vita è ancora davanti a voi.
NATASHA
(con vergogna e umiliazione)
Dl’a min’a?
Net! Dl’a min’a tiper’ fso prapala.
Per me?
No, per me ora è tutto rovinato.
PIERRE
Fs’o prapala?
Jesli by samym krasivym,
samym umnym i prekrasnejshym
v mire byl by ja,
i byl svaboden,
ja by na kalen’ah
totchas zhe prasil ruki vashej i…
i l’ubvi.
Tutto è rovinato?
Se io fossi il più bello,
il più intelligente e meraviglioso
al mondo,
e se fossi libero,
sulle ginocchia
qui stesso vi chiederei la mano e…
e l’amore.
(In preda all’agitazione, abbandona la stanza. Natasha rimane immobile)
NATASHA
Fs’a zhyzn’ fperedi dl’a vas…
On zhenat…
Fs’a zhyzn’ fperedi…
On zhenat…
Chesnaje slova… ja huzhe,
huzhe fseh ne svete!
Tutta la vita è davanti a voi…
È sposato…
Tutta la vita davanti…
È sposato…
Parola d’onore… io sono la peggiore,
la peggiore di tutte al mondo!
(Natasha corre via. Entrano Achrosimova e Sonja)
SONJA
Ana nazvala min’a svaim vragom.
Ana min’a izbegajet.
Ana sib’a pagubit.
Mi ha chiamata sua nemica.
Mi sfugge,
si rovinerà.
ACHROSIMOVA
Pajti i ulazhyt’jejo f pastel’,
dat’ lipavava tsveta.
Bisogna andare a metterla a letto
e darle un decotto di tiglio.
NATASHA
(fuori scena)
Son’a! Spasite! Son’a! Sonja! Salvatemi! Sonja!
(Compare sulle scale. Sonja si lancia verso di lei)
Ja prin’ala myshjak! Ho preso del veleno!
Scena settima
Stessa notte. Gabinetto di Pierre Bezuchov. Hélène, Anatol’, un Abate e il dottor Métivier.
MÉTIVIER
Padumajte, grafin’a,
prijehal ja s pazdravlenijem
k staramu kn’az’u Bolkonskamu v den’ imenin.
Vashol k nimu s privetstvijem,
a on f kakom-ta beshenstve
zatr’ass’a ves’ i abrushyls’a:
“Shpion frantsuskij, bonapartaf rap,
von yz etava doma!”.
Pensate, contessa,
sono arrivato, per rendere gli auguri,
per l’onomastico del vecchio principe Bolkonskij.
Sono entrato da lui salutando,
e quello come in preda alla follia
s’è messo a tremare e s’è scagliato [dicendo]:
“Scipione francese, schiavo di Bonaparte,
Va’ via da questa casa!”
HÉLÈNE
Pragnat’ takova doktara,
alshebnika takova!
Ved’ eta niprastitel’na,
on vyzhyl iz uma.
Monsieur l’abbe, eta grech prastitel’nyj
ili grech smertnyj?
Cacciar via un tale dottore!
Un tale mago!
ma questo è inescusabile,
è uscito di senno.
Monsieur l’abbé, si tratta di peccato scusabile
o di peccato mortale?
ABATE
Péché mortel. Péché mortel.
HÉLÈNE
Grech smertnyj.
Smatri zhe, beregis’’, Anatol’,
shtoby synok Balkonskava
ne akazals’a takim zhe sumashetshym, kak atets.
Peccato mortale.
Sta attento, guardati, Anatol’,
che il figlio di Bolkonskij
non si riveli un tale pazzo come il padre.
(A Pierre che entra con passo deciso e con la testa abbassata)
Ah, Pjer, ty ni znajesh,
shto s nashym Anatolem…
Ah, Pierre, non sai,
che il nostro Anatol’…
PIERRE
Gde vy - tam razvrat i zlo. Dove siete voi c’è la depravazione e il male.
HÉLÈNE
(sottovoce)
To’lka ni pri gast’ah. Non davanti agli ospiti.
(Agli ospiti)
Pajd’omte, drue’ja, v divannuju. Andiamo, amici, nel salone.
(Escono Hélène, Métivier, e l’Abate)
PIERRE
(Trattenendo Anatol’)
Mne nada pagavarit’ s vami. Debbo parlare con voi.
(Anatol guarda dalla parte da cui è uscita la sorella e segue ubbidiente Pierre verso la scrivania. ha un’andatura spavalda, ma sul volto compare una certa inquietudine)
Vy abesh’ali grafine Rastovaj
zhenitsa na nej
i hateli uvisti jejo?
Voi avete promesso alla contessina Rostova
di sposarla
e volevate portarla via?
ANATOL’
Mon cher*, ja ni ab’azan atvichat’ na…
na-na-na vaprosy, delajemyje f
takom tone.
Mon cher, non sono obbligato a rispondere a…
a- a domande fatte
con tale tono.
(Pierre, con il volto alterato dall’ira afferra Anatol’ per il bavero dell’uniforme e lo scuote, fino a che Anatol’ non assume un’autentica espressione di paura; dopo avergli strappato il colletto lo lascia andare)

PIERRE
Kagda ja vam gavar’u
shto mne nada gavarit’ s vami!…
Quando vi dico
che ho bisogno di parlare con voi…!
ANATOL’
(aggiustandosi il bavero)
Nu shto, eta glupa. A? Ma sì, è una stupidaggine. No?
PIERRE
Vy nigad’aj i merzavets,
i ja ni znaju, shto vazderzhyvajet
min’a at udavol’stvija
Siete un mascalzone e un delinquente.
E non so chi mi trattenga
dal piacere…
(afferrando minacciosamente un pesante fermacarte)
razmazhyt’ vam golavu vot etim.
Abish’ali vy na nej zhenitsa?
…di spaccarvi la testa con questo.
Avete promesso di sposarla?
(Tornato in se stesso, rimette a posto rapidamente il fermacarte)
ANATOL’
Ja… ja ni dumal,
fprochem, ja nikagda ni abish’als’a.
Patamu shto…
Io… io non pensavo,
d’altronde non ho mai promesso.
Perché…
PIERRE
Jest’ u vas pis’ma jejo? Avete lettere di lei?
(Anatol’ estrae il suo portafoglio e porge le lettere a Pierre)
Jest’ u vas pis’ma?
Ne bojtes’, ja ni upatrebl’u nasilija.
Pis’ma - ras.
Ftaroje:
Avete sue lettere?
Non temete, non userò la violenza.
Le lettere, è la prima cosa.
Secondo:
(si alza e comincia a camminare)
vy zaftra dalzhny ujehat’ iz Maskvy. voi domani dovrete lasciare Mosca.
ANATOL’
No kak zhe ja magu… Ma come posso…
PIERRE
Tret’je: vy nikagda, ni slova, ni slova a tom,
shto byla mezh vami i grafinej.
Etava, ja znaju, ja ne vlasten zapretit’ vam,
no jesli v vas jest’ iskra sovesti,
pajmite, shto krome vashyh razvlechenij
jest’ sh’ast’je drugih.
Pajmite, shto vy gubite tseluju zhyzn’ -
tol’ka attavo, shto vam nuzhna veselitsa.
Terzo: mai dire una parola, una sola parola
su quel che c’è stato tra voi e la contessina.
Questo, lo so, non posso impedirvelo,
ma se in voi c’è un barlume di coscienza,
dovete capire che oltre i vostri divertimenti
esiste la felicità degli altri.
Dovete capire che rovinate un’intera vita,
soltanto perché vi dovete divertire.
(Anatol’, seduto accanto alla scrivania, aggrotta le sopracciglia e si mordicchia le labbra)
Razvlekajtis’a s zhensh’inami,
padobnymi majej supruge i vashey sestre.
No abesh’at’ devushke zhenitsa…
Abmanut’ jejo, ukrast’…
Kak vy ni panimajete, shto eta tak zhe podla,
tochna pribit’ starika il’ reb’onka!…
Spassatevela pure con donne
simili alla mia sposa e a vostra sorella.
Ma promettere ad una ragazza di sposarla…
imbrogliarla, rapirla…
Come non comprendete che ciò è vile,
come battere un vecchio o un bambino!
ANATOL’
(rinfrancandosi)
Etava ja ni znaju. A?
Ni znaju i znat’ ni hachu.
No vy skazali mne takije slava:
“Podla”, i tamu padobnaje,
katoryje ja, kak chesnyj chelavek, nikamu pazvol’u.
Questo non lo so, eh?
Non lo so, e non voglio saperlo.
Ma voi mi avete detto certe parole:
“vile” e simili, che io,
come uomo d’onore, non permetto a nessuno.
PIERRE
Shto vam nuzhna udavletvarenije? E che, avete bisogno di soddisfazione?
ANATOL’
Pa krajnej mere vy mo… vy mo… vy mo…
mo… mozhete
vz’at’ nazat svai slava. A?
Jesli vy hatite,
shtoby ja ispolnil vashy pazhelanija. A?
Per lo meno po… po…
po… potreste
rimangiarvi le vostre parole, no?
Se volete
che io esaudisca i vostri desideri, no?
PIERRE
(Senza volerlo prende il colletto strappato e lo guarda)
Beru, beru nazat.
I preshu vas izvinit’ min’a.
I deneg, jesli nada, na darogu…
Le rimangio, le rimangio.
E vi prego di scusarmi.
Ecco il denaro, se bisogna, per il viaggio…
(Anatol’ non riesce a trattenere un sorriso)
O, podlaja, besserdechnaja paroda! Oh, stirpe ignobile e senza cuore!
(Anatol’ esce)
Ujehat’ kuda-nibut’.
Tol’ka ni but’ v etam dome.
Brosit’ fs’u etu nenuzhnuju roskash.
Jesli ana i stoit chevo-nibut’,
to tol’ka iz-za tavo naslazhdenija,
s karorym at etava mozhna atkazatsa.
O kak najti mne saglasije s samin saboj!
Ja iskal etava v zabote a pomash’i blizhnim,
i v bratstve masonav i ih uchenii a ravenstve i l’ubvi,
iskal f rassejan’ji svetskaj zhyzni,
iskal v ramanticheskaj
l’ubvi, l’ubvi k Natashe Rastovaj.
Natasha Rastova!
Ana ne atvechajet na vaprosy, katoryje tak
muchajut min’a,
no pretstavlenije a nej magnavenna perenosit
f sveluju oblast’ krasaty i l’ubvi…
Se ne vada da qualsiasi parte,
purché non stia in questa casa.
Smettere questo inutile lusso:
se esso vale qualcosa,
allora è soltanto per il piacere
col quale ad esso si può rinunziare.
Oh, come posso trovare la pace con me stesso!
L’ho cercata nell’attività in aiuto al prossimo,
nella fratellanza dei Massoni,
nel loro insegnamento di uguaglianza e amore,
l’ho cercata nella vanità della vita di mondo,
l’ho cercata nell’amore romantico,
amore per Natasha Rostova.
Natasha Rostova!
Lei non risponde a domande che mi angustiano,
ma l’immagine di lei mi porta immediatamente
in una terra chiara di bellezza e amore…
(Entra Denisov di furia)
DENISOV
Graf, P’otr Kirillavich, kut’jer yz Vil’ny:
Napoleon stinul vajska k nashej granitse.
Conte, Piotr Kirilovich, un corriere da Vilno:
Napoleone ha schierato le truppe alla frontiera.
PIERRE
Vajna? Guerra?
DENISOV
Pahozhe, shto vajna. Sembra che sia guerra.
Epigrafe
CORO (POPOLO RUSSO)
Sily dvunades’atu jazykov Jevropy
varvalis’ v Rassiju.
Sily dvunades’atu jazykov Jevropy
varvalis’ v Rassiju.
Vrag razrushal nashy garada,
grabil nashy dama,
ubival nashyh detej i atsof,
i stremitel’na n’oss’a fperot,
astavl’aja pazadi tys’achi v’orst
galodnaj i vrazhdebnaj strany.
V russkam narode fs’o bolee i bolee
razgaralas’a chustvsa askarblenija.
Razgarals’a v n’om svesh’ennyj
gnev agn’om.
Na zash’itu russkaj zemli on fstal.
I dubina narodnaj vajny
padn’alas’ sa fsej svajeju groznaj
i velichestvennaj silaj.
Padnimalas’a apuskalas’ i
gvozdila vraga,
paka ni pagibla fs’o nashestvije.
Velika nasha zeml’a.
Ne sh’est’ synof atvazhnyh
na prastorh jejo.
Agromma nasha mat’ Rassija.
Izabil’je sretsf jejo…
uzhe… nemala stoit tem,
kto na zhyzn’ jejo pas’agal.
No nasha Rodina ne fstavala jesh’o
va ves’ svoj groznyj
ispalinskij rost.
I gore zhd’ot vraga f chas,
kagda fstanet ana.
Gibel’ l’utaja zhd’ot jevo.
Agromna nasha Rassija,
radnaja russkaja zeml’a.
Le forze di dodici lingue d’Europa
si sono gettate sulla Russia.
Le forze di dodici lingue d’Europa
si sono gettate sulla Russia.
Il nemico ha distrutto le nostre città,
ha saccheggiato le nostre case,
ha ucciso i nostri bambini e i padri,
con impeto si è portato avanti,
lasciandosi alle spalle migliaia di verste
di un paese nemico affamato.
Nel popolo russo sempre di più
è divampato il sentimento dell’offesa,
è divampata in lui la sacra
rabbia come un fuoco.
Si è sollevato a difesa della terra russa,
e il bastone della guerra popolare
si è sollevato con tutta la sua terribile
e straordinaria forza.
Si è sollevato, si è abbassato e
ha battuto il nemico,
finché non è morta tutta la schiera.
Grande è la nostra terra,
i valorosi figli non si possono contare
sulle sue distese.
Enorme è la nostra madre Russia.
L’abbondanza delle sue risorse
ormai non costa più poco a coloro
che attentano alla sua vita.
Ma la nostra Patria non si è ancora sollevata
in tutta la sua terribile
titanica misura,
e il dolore attende il nemico nell’ora
in cui essa si solleverà.
Una tomba crudele lo attende.
Enorme è la nostra Russia,
la patria terra russa.
Scena ottava
Notte fra il 25 e il 26 agosto 1812 [calendario giuliano]. Prima della battaglia di Borodino. I volontari stanno costruendo una trincea. Sulla trincea coperta di erba i volontari-contadini, in camicia bianca, lavorano animatamente, scavano e trasportano la terra su carrette. Tra i soldati, Tichon, Fjodor, Trishka.In lontananza, al suono del tamburo, passano i soldati.
VOLONTARI
Pashla, rib’ata! O-issa, ragazzi!
TICHON
Vazhna! Bene così!
MILITI
Nu, nu, razam nalegli! Su, su, spingiamo in un colpo solo!
FJODOR
Id’ot. Ci va!
VOLONTARI
Razam, druzhneje. Druzhneje,
pa-burlatski.
In un colpo solo tutti insieme. Tutti insieme
come degli alatori.
TICHON
Sil’on vrag, da my fsem
narodam navalims’a.
Forte è il nemico, ma noi con tutto
il popolo ci spingeremo avanti.
VOLONTARI
Navalims’a. Ci spingeremo avanti.
FJODOR
Adno slova - Maskva. Una sola parola: “Mosca!”
VOLONTARI
Maskva… Maskva, Maskva, Maskva. Mosca… Mosca, Mosca, Mosca.
(Denisov e il principe Andrej entrano da direzioni opposte)
DENISOV
Skazhyte, kak najti mne svetlejsheva? Ditemi, dove posso trovare il “Magnifico”?
PRINCIPE ANDREJ
Ja sam k nimu. Sto andando anch’io da lui.
(presentandosi)
Balkonskij. Bolkonskij
TICHON
Ej, navalims’a, detki! Ehi, spingiamo, ragazzi!
VOLONTARI
Nu, nu, razam nalegn’om! Su, su, spingiamo tutti insieme!
DENISOV
Vy kn’az’ Balkonskij?
Ochen rat paznakomitsa.
Patpalkovnik Denisaf,
bolee izvesnyj pad imenem Vas’ki.
Lei è il principe Bolkonskij?
Molto lieto di conoscerla.
Tenete colonnello Denisov,
più noto come Vas’ka.
PRINCIPE ANDREJ
Vy k svetlejshemu pa delu? Andate dal “Magnifico” per affari?
DENISOV
Ja sastavil plan kampanii.
Maja sistema - partizankaja.
Linija frantsuzaf slishkam rast’anuta.
Dajte mne p’atsot chelavek,
s nimi ja padnimu krest’jan
i, chesnaje slova Vasilija Denisava,
ja razarvu saabsh’enija Napoleona.
Ni razrushytsa li, ni razveetsa li,
ni snes’otsa li praham s litsa zemli fs’o to,
shto pafstrichajetsa na shyrokam puti uragana,
napravlennava pr’ama f tyl neprijatil’a.
Dajte mne p’atsot chelavek,
tol’ka p’atsot chelavek.
Ho fatto un piano per la campagna.
Il mio sistema è quello partigiano.
La linea dei Francesi è troppo estesa.
Datemi cinquecento uomini,
con loro solleverò i contadini
e, parola d’onore di Vasilij Denisov,
spezzerò le comunicazioni di Napoleone.
Non si distrugge, non si dissolve, non si annienta
come polvere dalla faccia della terra tutto ciò
che si incontra sull’ampia strada dell’uragano,
inviato direttamente alle spalle del nemico?
Datemi cinquecento uomini,
soltanto cinquecento uomini.
(Il principe Andrej e Denisov escono)

TICHON
P’atsot! nas budit ni
p’atsot, a tys’achi i tys’achi!
Verna gavar’u, muzhyki?
Cinquecento! Noi non saremo
cinquecento, ma migliaia e migliaia!
Dico bene, uomini?
VOLONTARI
Tys’achi… Tys’achi… Migliaia… migliaia…
(Entra un gruppo di contadini esausti e coperti di polvere. Fra di loro vi sono Vasilisa e Matveev)
FJODOR
Atkuda id’ote? Da dove venite?
CONTADINI DI SMOLENSK
Id’om iz-pat Smalenska. Veniamo da Smolensk.
MATVEEV
Chornyj dym nat Smalenskam
padnimajetsa.
Un fumo nero su Smolensk
si sta alzando.
CONTADINI DI SMOLENSK
Garit Smalensk, garit
nash gorat.
Brucia Smolensk, brucia
la nostra città.
MATVEEV
Steny damov i kryshy rushatsa. Le mura delle case e i tetti cadono.
VASILISA
Shto pagibla narodu t’ma!
Siraty rydajut nad radimym pepelish’em.
E le persone sono morte a mucchi!
Gli orfani si disperano sulle ceneri care.
CONTADINI DI SMOLENSK
Gore, gore, stony tam.
Siraty rydajut bezuteshny.
Lì c’è dolore, dolore e bestemmie.
Gli orfani si disperano senza conforto.
MATVEEV
A vakrug gorada marad’ory rysh’ut, grab’at. E in città s’aggirano sciacalli, e saccheggiano.
CONTADINI DI SMOLENSK
Marad’ory fs’o birut, nichem ne brezgujut,
rubahu s tela rvut,
net krova u nas tiper’.
Essi prendono tutto, non disdegnano nulla,
strappano la camicia dai corpi,
non c’è rifugio per noi, ora.
VASILISA
Brosif fs’o,
kto f chom byl,
s vojskam nashym ushli my.
Abbandonata ogni cosa,
ciascuno con quello che aveva indosso,
siamo usciti con il nostro esercito.
CONTADINI DI SMOLENSK
Shli my dni i nochi,
ne stali s vragom my zhyt’.
Abbiamo camminato per giorni e notti,
non abbiamo convissuto col nemico.
VASILISA
Sush y pyl’, vetra net.
Na karn’u hleba sgarajut.
Secco e polvere, senza vento,
si cuoce il grano in erba.
MATVEEV
Skatina mychit, revot ai golada. Il bestiame muggisce, urla per la fame.
VASILISA
My shli, zadyhajas’,
f pyli pa stuptsu.
Abbiamo camminato senza fiato,
colla polvere fino al mozzo delle ruote.
CONTADINI DI SMOLENSK
Shli zadyhajas’,
dn’om i nochju s nashym vojskam
brosif fs’o dabro.
Abbiamo camminato, senza fiato,
giorno e notte, col nostro esercito,
abbandonato ogni bene.
MATVEEV
Kak derevn’a,
k kalotsu brasalis’a,
vypivali vodu fs’u da samaj gr’azi.
Non appena incontravamo un villaggio,
ci buttavamo sul pozzo,
bevevamo l’acqua, tutta fino al fango.
VASILISA, CONTADINI DI SMOLENSK
A skatina mychit, revot at golada. E il bestiame muggisce, urla per la fame.
MATVEEV
I pa obe storany gar’at derevni. E da una parte e dall’altra bruciano i villaggi.
CONTADINI DI SMOLENSK
Gar’at, gar’at derevni nashy. Bruciano, bruciano i nostri villaggi.
VASILISA
Skirdy sena ... I covoni di paglia ...
MATVEEV
…zapasy gara’t. …e le scorte bruciano.
VASILISA
Zhigajut yh, shtoby ni dastalis’ d’javalam. Li incendiano perché non li prendano i diavoli.
CONTADINI DI SMOLENSK
Zhigajem dabro fs’o.
Shtoby d’javalam ni dat’.
Bruciano ogni bene,
per non darlo a quei diavoli.
MATVEEV
Strast’, bratets ty nash, shto vojsli nasgej zdzes’
sabralas’.
Vichor pasmatrel, kak agni razlazhyli
kantsa kraju ni vidna
È terribile fratello mio,
quante nostre truppe si sono radunate qui.
Ieri sera ho guardato la distesa dei bivacchi,
non se ne vedeva la fine.
VASILISA
Maskva - adno slova. “Mosca”, una parola sola.
CONTADINI DI SMOLENSK
Maskva! Mosca!
VOLONTARI
Kak prisol k narody nash Kutuzaf,
kak zyval narod on bit’ frantsuzaf,
zval narot pabit’ frantsuzaf.
Klichet Rus’ na boj svaih synof,
blizak sertsu materinskij zof.
Paspeshyl na klich narot,
iz-za sinih halmof, iz lesov on tichot,
iz-za dal’niva mor’a.
Zhyzni nashej ni sh’ad’a, my pajd’om
i v bajah zheleznyje palki my samn’om.
Fs’udu chornyj sled vraga.
Pafs’udu gore rush’et!
Gde on shol, tam krof’ i gar’.
Sm’atyje kalos’ja sl’ozy l’jut.
Sm’atyje kalos’ja f chistam pole sl’ozy l’jut.
Raneny bir’oski sl’ozy l’jut.
Topchet vrag radnuju zeml’u-mat’,
tol’ka sily bagatyrskaj ni slamat’!
Topchet vrag radnuju zeml’u-mat’,
da sily russkaj ni slamat’.
Kak prishol k narody nash Kutuzaf,
kak zyval narod on bit’ frantsuzaf,
zval narot pabit’ frantsuzaf.
Synof atvazhnyh, shto prishli k nimu, - ni sh’est’!
Zhot sertsa sv’ataja mest’,
i na smert’ my id’om za nashu parvdu i chest’!
Vrak pagibnet. Chornyj vrak pagibnet.
Tol’ka vorany k nimu pridut da volki.
Kozhy, rozhy ni astavim,
kosti, kak v meshke fstrehn’om.
Kak blahu jevo razdavim,
il’ kak lukafku sazhm’om.
Znat’ atvedat’ zahatela
inazemna sarancha
bagatyrskava plecha!
Kak prishol atets Kutuzaf,
kak zyval narot prabit’ frantsuzaf,
fstal narod velikaj silaj.
Kto prisol na Rus’ s mechom,
tot ni ujd’ot zhyvym.
Ecco, è venuto al popolo il nostro Kutuzov,
eco, ha incitato il popolo a battere i Francesi,
ha chiamato il popolo
a battere i Francesi.
La Russia invoca alla guerra i suoi figli,
è vicino al cuore il richiamo materno.
Al richiamo il popolo si è affrettato,
dalle colline azzurre, dai boschi egli scorre,
dal mare lontano.
Incuranti della nostra vita, noi partiremo
e in battaglia sbaraglieremo le truppe di ferro.
Dappertutto la nera orma del nemico,
dappertutto il dolore serpeggia!
Ove egli è stato, c’è sangue e puzzo d’incendio.
Le spighe calpestate versano lacrime,
sul candido campo le spighe, calpestate,
versano lacrime.
Le betulle ferite, versano lacrime,
calpesta, il nemico, la nostra cara madre terra,
ma non può piegare la grande forza russa.
Ecco, è venuto al popolo il nostro Kutuzov,
ecco, ha incitato il popolo a battere i Francesi.
I prodi figli venuti a lui sono innumerevoli!
Infiamma i cuori la santa vendetta,
e noi andiamo alla morte
per la nostra verità e per l’onore!
Il nemico morrà. Il nero nemico morrà.
Verranno da lui soltanto i corvi e i lupi,
non lasceremo di lui alcunché,
le ossa gli scuoteremo come in un sacco,
lo schiacceremo come una pulce
o lo spremeremo come una cipolla.
L’ha voluta provare,
la cavalletta straniera,
la spalla erculea!
Ecco, è venuto il padre Kutuzov,
ha incitato il popolo a battere i Francesi,
il popolo si è sollevato con una forza immensa.
Chi è giunto in Russia con una spada
non ne uscirà vivo.
(I militi riprendono il lavoro. Entra il principe Andrej)
PRINCIPE ANDREJ
Denisaf, pervyj zhenih jejo.
Eto on, sam ni znaja kak,
sdelal predlazhenije petnatsatiletnej Natashe Rastovaj.
I ja l’ubil jejo.
Ana kazalas’ mne preispolnennaj tainstvennaj sily.
I etu-ta silu jejo dushevnuju ja panimal i l’ubil v nej.
Etu-ta atkrytast’, etu iskrennast’,
ja l’ubil tak sil’na i tak sh’asliva.
Kuraginu nichevo etava ni nuzhna byla.
On v nej videl svezhen’kuju devachku,
s katoraj ni udastoil sv’azat’ svaju sud’bu.
I da sih por on zhyv i vesel.
A ja?
Ja delal poeticheskije plany.
Kak zhe, ja veril v nibesnuju, ideal’nuju l’ubof’,
katoraja dalzhna byla mne sahranit’ jejo vernast’
za tselyj god atsustvija.
O, milyj mal’chik!
Ja bajals’a, shto ana dalzhna byla zachahnut’,
zachahnut’ v razluke se mnoju.
Na dele zh fs’o eta garazda prosh’e.
Fs’o eta uzhasna prosta i garka.
Denisov, il suo primo fidanzato.
È stato lui, non sapendo come, a chiedere
la mano della quindicenne Natasha Rostova,
e anch’io l’ho amata.
Lei mi appariva come una forza piena di mistero,
tale forza d’animo comprendevo e amavo in lei.
Tale apertura, tale sincerità
io amavo tanto fortemente e felicemente.
A Kuragin nulla di tutto ciò era necessario.
In lei vedeva una fresca bambina con la quale
non si sarebbe degnato di unire il proprio destino.
E a tutt’oggi egli è vivo e allegro.
Ed io?
Io architettavo dei piani poetici.
Quanto ho creduto nel celeste amore ideale
che avrebbe conservato per me la sua fedeltà
in un intero anno di assenza.
Oh, povero ragazzo!
Io temevo che ella dovesse deperire,
deperire per la lontananza da me.
In effetti tutto questo è molto più semplice,
tutto ciò è terribilmente semplice e schifoso.
(Si vede Pierre, con indosso un frac verde ed un cappello bianco)
FJODOR
Vot tak barin! Ecco il signore!
CORO
Kto takoj? Chi era?
TRISHKA
Da eta nash byfshyj barin.
Nas s t’at’kaj on atpustil na vol’u,
skazyvali, tselyj polk nonche vystavil.
È il nostro signore d’una volta,
ha reso la libertà a me e a mio padre.
Pare che tempo fa abbia salvato un reggimento.
TICHON
Ish ty! Ma pensa un po’!
FJODOR
(a Pierre)
I kak eta vy ni baitis’, barin, prava? Come fa a non avere paura davvero, signore?
PIERRE
A ty razve baishsa? E tu forse hai paura?
FJODOR
A to kak zhe?
Ved’ ana ni pamilujet,
ana kak shm’aknet, tak kishki von.
Nil’z’a ni bajatsa.
Eccome!
Questo non fa grazie:
come colpisce ti strappa le viscere.
Non si può non avere paura.
TICHON
Nashe dela takoje. Questo è il nostro compito.

FJODOR
A vot barin, tak udivitel’na. Ed ecco un signore, è così sorprendente.
MATVEEV
Nynche ni to, shto adni saldaty,
nynche vyshli i muzhychki.
Fsem narodam navalitsa hatim.
Maskva - adno slova.
Oggi non ci sono che soldati,
oggi sono usciti anche i muzhiki:
vogliamo gettarci con tutto il popolo.
“Mosca”, una sola parola.
PIERRE
Maskva - adno slova. “Mosca”, una sola parola.
(Vede il principe Andrej e gli si avvicina)
PRINCIPE ANDREJ
(alla vista di Pierre, a parte)
Pjer Bezuhaf…
Tol’ka by ne a nej…
Pierre Bezuchov…
Che non mi parli di lei…
FJODOR
Gl’adi-ka, barin, kak by shl’apu ni sbila! Attento, signore, che non cada il cappello!
MILITI
Ha-ha-ha! Ha-ha-ha! Ah, ah, ah! Ah, ah, ah!
TICHON
Ej, navalis’a, detki! Dài, spingiamo, ragazzi!
(I volontari riprendono il lavoro)
PRINCIPE ANDREJ
A, vot kak! Kakim sud’bami? Ah, voi qui! Come ci siete arrivato?
PIERRE
(Intimidito dalla asciuttezza del tono del principe Andrej)
Ja prijehal… Tak, znajete…
Ja hatel videt’ srazhenije…
Sono venuto… Così, sapete…
Volevo vedere una battaglia…
PRINCIPE ANDREJ
Da, da.
A brat’ja masony, katoryje uchat
l’ubvi k chelavechestvu,
shto gavar’at ani a vajne?
Kak predatvratit’ jejo?
Sì, sì.
E i fratelli Massoni, che insegnano
l’amore per l’umanità,
che dicono della guerra?
Come si può ovviare ad essa?
(Due ufficiali tedeschi passano di lì)
PRIMO GENERALE TEDESCO
Vojna dolzhna but’ perenesena
f prostranstvo.
La guerra si deve portare
per tutto il paese.
SECONDO GENERALE TEDESCO
O, da. Oh, sì.
PRIMO GENERALE TEDESCO
O, da. Oh, sì.
PRINCIPE ANDREJ
Vot paslushaj-ka nemetskih generalaf. Ecco, ascolta i generali tedeschi.
SECONDO GENERALE TEDESCO
A tak kak tsel’ sostoit tol’ka f tom,
shtoby oslabit’ vraga,
to, konechno, nelz’a prinimat’ vo vnimanije
poter’u chasnych lits.
E siccome il fine consiste soltanto
nell’indebolire il nemico,
allora, ovviamente, non bisogna tener conto
della perdita di vite umane.
PRIMO GENERALE TEDESCO
O, da. Oh, sì.
SECONDO GENERALE TEDESCO
O, da. Oh, sì.
PRIMO GENERALE TEDESCO
Perenest’ f prostranstvo. Trasportare la guerra per tutto il paese.
(I generali si allontanano)
PRINCIPE ANDREJ
F prostranstvo!
F prostranstve u min’a astals’a atets,
katoryj umer s gor’a.
Frantsuzy razarili moj dom
i idut razarit’ Maskvu.
Per tutto il paese!
In “tutto il paese” è rimasto mio padre,
che è morto di dolore.
I Francesi saccheggiano la mia casa,
e vanno a saccheggiare Mosca;
(Indica col capo i generali appena usciti)
Ani fs’u Jevropu Bonaprtu otdali
i prijehali nas uchit’.
Slavnyje uchitel’a.
questi hanno consegnato a Bonaparte l’Europa
e sono venuti qui per darci lezioni.
Simpatici insegnanti!
(Entra un ufficiale d’ordinanza del battaglione del principe Andrej)
UFFICIALE
Vashe sijatel’stva,
polk vystrajen za kurganam.
Vostra eccellenza,
il bastione è costruito dietro la collina.
PRINCIPE ANDREJ
(Fa un gesto all’ufficiale e di nuovo si rivolge a Pierre)
No ja skazhy tibe, shto by tam ni byla,
paver’, my vyigrajem eta srazhenije.
Ma io ti dico: costi quel che costi,
credimi, questa battaglia la vinceremo.
(indicando l’ufficiale d’ordinanza)
Sparsi jevo, on znajet, shto my vyigrajem, Chiedilo a lui, lui sa che vinceremo;
(accennando nuovamente ai generali tedeschi)
ne pan’at’ im, shto my budim dratsa
za nashu russkuju zheml’u,
i my pabedim.
Uspeh srazhenija zavisit at chustva tavo,
katoraje jest’ va mne i v n’om,
f kazhdam saldate.
Kto zleje dratsa budit,
kto budit men’she zhalet’ sib’a,
tot vyrvit u vraga pabedu.
questi non possono capire che noi lotteremo
per la nostra terra russa,
e che vinceremo.
Il successo della battaglia dipende
dal sentimento di ciò che è in me e in lui,
in ogni soldato.
Chi lotterà più violentemente,
chi meno risparmierà se stesso,
costui strapperà la vittoria al nemico.
(Il principe Andrej si scosta. In lontananza si odono delle grida di "Urrà!")
PIERRE
Kutuzaf… Kutuzov…
UFFICIALE
Svet uvidali, vashe sijatel’stva,
kak svitlejshyj pastupil.
Una luce abbiamo visto, vostra eccellenza,
quando il "Magnifico" è arrivato.
(Dietro la scena altre grida di "Urrà!")
PRINCIPE ANDREJ
Ubivat’ i itti na smert’!
Kto dashol da etava tak, kak ja,
temi zhe stradanijami…
Uccidere e andare alla morte!
Chi è giunto a tanto, come me,
cogli stessi patimenti…
(Si interrompe, si slancia verso Pierre, lo abbraccia e lo bacia)
Prash’aj, stipaj. Uvidims’a li,
net?…
Addio, va. Ci vedremo,
oppure no?…
(Si allontana in fretta; poi si ferma improvvisamente e parla, senza rivolgersi a nessuno)
A jezheli nada umiret’…
Shto zhe, kali nuzhna,
ja sdelaju eta ne huzhe drugih.
E se bisogna morire…
che fare, se è necessario,
non lo farò peggio degli altri.
(Esce)
PIERRE
Je znaju, eta nashe pasledneje svidanije. Lo so, questo è il nostro ultimo incontro.
(Si odono una canzone di soldati e un rullo di tamburi)
SOLDATI
(fuori scena, avvicinandosi)
Ura! Ura!
Pa-starinnamu, pa suvorafski
zakrichim ura i pajd’om fperot!
Na shtykah prajd’om sily vrazhyje,
pereb’jom yh, perekolem fseh.
Urrà! Urrà!
Come ai vecchi tempi, al tempo di Suvorov
urliamo ‘Urrà!” e andiamo avanti!
Colle baionette passeremo le forze del nemico,
li batteremo, li bucheremo tutti.
VOLONTARI
Ne dadim, druz’ja, l’uta promahu,
pastarajems’a fse, rib’atushki.
Non falliremo il colpo, amici,
sforziamoci tutti, ragazzi.
(In lontananza passano dei soldati con un tamburino)
SOLDATI
Pa-starinnamu, pa suvorafski
zakrichim ura.
Come ai vecchi tempi, al tempo di Suvorov
urliamo ‘Urrà! Urrà!”.
SOLDATI, VOLONTARI
Pad’jom vraga, zakolem, bratsy,
zakrichim ura i pajd’om fpirot
pa-starinnamu, pa-suvorafski,
shtoby sam zladej na shtyke pagip,
shtob fs’a rat’ jevo
zdes’ kas’tmi legla.
Colpiamo il nemico, buchiamolo, fratelli.
Urliamo “Urrà!” e andiamo avanti
come ai vecchi tempi, al tempo di Suvorov,
ché lo stesso scherano muoia sulla baionetta,
affinché tutta la sua armata
qui giaccia sulle sue ossa.
(I soldati escono)
PIERRE
Ne zhalet’ seb’a, ni atstavat’ ni f chom at nih,
saldatam byt’, prosta saldatam.
Vajti v etu opsh’uju zhyzn’,
vajti v nejo fsem sush’estvom svaim,
praniknutsa tem, shto delajet yh takimi.
Ani prasty i sil’ny,
ani ni gavar’at, no delajut.
Skazannaje slova serebr’annaje,
a niskazannaje - zalatoje!
Ani sil’ny, spakojny.
Nichem ni mozhet vladet’ chelavek,
paka baitsa smerti.
A tot, kto ni baitsa smerti,
tamu, tamu prinadlezhyt fs’o.
Non risparmiarsi, né restare dietro di un passo,
essere soldato, esser soldato, un semplice soldato.
Entrare in questa vita comune,
entrare in essa con tutto il proprio essere,
compenetrarsi di ciò che li rende tali.
Sono semplici e forti,
essi non parlano, ma operano.
La parola detta è d’argento,
ma quella non detta è d’oro!
Sono duri, calmi;
di nulla può esser padrone un uomo,
finché egli tema la morte.
Ma quello che non teme la morte,
a questi, a questi appartiene ogni cosa.
(Pierre esce. Non lontano risuonano delle grida di Urrà!. Compare Kutuzov con un gruppo di ufficiali, guarda i volontari che lavorano)

CORO MASCHILE
Ura! Ura! Ura! Urrà! Urrà! Urrà!
VOLONTARI
Ura! Urrà! Urrà! Urrà!
KUTUZOV
Bespadobnyj narot,
chudesnyj bespadobnyj narot.
Popolo senza eguali,
straordinario popolo senza eguali,
(Sale lentamente sulla fortificazione)
Zver’ budit nasmert’ ranen
fseju russkaju siloj.
Budit izgnan iz sv’ash’ennaj nashej
zemli. Zheleznaja grut’ ni baitsa
surovasti pagot,
ni strashytsa nismetnyh polchish’ vraga,
ja fsej dushoju ver’u f silu saldat nashyh,
f silu kamandiraf.
At pabedy zavisit atechestva sud’ba.
Nastanut vjugi, zima i marozy.
Vam li bajatsa, deti severa?
Kas’tmi vragof nash useetsa kraj,
pust’ kazhdyj fspomnit
sivodn’a Suvorava.
Saldaty, seti mai,
nash Suvoraf uchil nas
nasmert’ stajat’,
kagda dela shlo a pabede
i a slave russkava naroda!
la bestia sarà ferita a morte
da tutta la forza russa,
sarà scacciata dalla nostra santa
terra. Un petto di ferro non teme
la rigidezza delle stagioni,
non paventa le innumerevoli truppe del nemico.
Confido di cuore nelle forze dei nostri soldati,
nella forza dei comandanti;
dalla vittoria dipende il destino della patria.
Giungeranno le bufere, l’inverno e il gelo,
ma dovete temerli, voi, figli del nord?
La nostra terra sarà cosparsa di ossa nemiche,
che ciascuno ricordi
oggi Suvorov.
Soldati, figli miei,
il nostro Suvorov ci ha insegnato
a resistere a costo della morte,
quando si trattava della vittoria
e della gloria del popolo russo.
(Dietro la fortificazione sfilano veloci i granatieri con la banda)
AIUTANTE
(a Kutuzov)
Fanagarijskij grenaderskij polk. Reggimento granatieri di Fanagorij.
GRANATIERI
Ura! Urrà!
KUTUZOV
I s takimi malatsami atstupat’! E come è possibile ritirarsi con sì bravi ragazzi!
(Dietro ai granatieri al suono della banda militare avanza un battaglione di cacciatori)
AIUTANTE
Jegerskij kn’az’a Balkonskava polk. Reggimento cacciatori del principe Bolkonskij.
KUTUZOV
Slavnym jeger’am ura! Urrà ai gloriosi cacciatori!
CACCIATORI
Ura! Urrà!
KUTUZOV
(a un ufficiale)
Priglasite kn’az’a Balkonskava. Invitate il principe Bolkonskij.
(L’ufficiale esce. Al suono di un grande tamburo e dei piatti passa il battaglione della guardia reale di Ismail)
AIUTANTE
Lejb-gvardil Izmajlafskij polk. Reggimento della guardia reale di Ismail.
KUTUZOV
Slavnaj gvardii ura! Alla gloriosa guardia, Urrà!
GUARDIA DI ISMAIL
Ura! Urrà!
(Il principe Andrej raggiunge Kutuzov)
KUTUZOV
A, zdrastvuj
kn’az’, zdrastvuj, galupchik,
Ah, salve,
principe, salve mio caro,
(Dietro alla guardie sfilano i cosacchi. Si vedono solo le loro picche)
ja tib’a vyzval, shtoby… ti ho chiamato per…
COSACCHI
Ura! Urrà!
KUTUZOV
Malatsy kazaki. Bravi cosacchi!
COSACCHI
Slovna vihr’, kazaki
naletajut f slavnaj drake,
piki blist’at.
Kak strely nashy koni
za vragom vzvilis’ f pagone,
liha litat.
Sertse kazachje ty vol’naje,
pesn’a kazachja razdol’naja,
vidi nas v noj
cherez les, cherez rof,
cheres top’ - na vragof.
Kak strely nashy komi
za vragom vzvilis’ f pagone,
liha litat.
Come un turbine, i Cosacchi
volano nella gloriosa lotta,
le lance risplendono.
Come frecce i nostri cavalli
si sono gettati all’inseguimento del nemico,
volano baldanzosi.
Cuore cosacco, tu, libero,
canto cosacco libero
portaci alla battaglia
attraverso il bosco, attraverso il fossato,
attraverso la palude, sul nemico.
Come frecce i nostri cavalli
si sono gettati all’inseguimento del nemico,
volano baldanzosi.
(I Cosacchi si allontanano e la canzone si spegne)
Slovna vihr’, kazaki
naletajut f slavnaj drake…
Come un turbine i Cosacchi
volano nella gloriosa lotta.
KUTUZOV
(al principe Andrej)
Ja tib’a vyzal, shtoby astavit’ pri sibe. Ti ho chiamato perché rimanga accanto a me.
PRINCIPE ANDREJ
Blagadar’u, vasha svetlast’,
no ja bajus’, shto bol’she ni gazhus’ dl’a shtabaf.
La ringrazio, eccellenza, ma temo
di non andar più bene per lo stato maggiore.
KUTUZOV
Zhal’eju, ty byl by mne nuzhen. Mi dispiace, mi saresti stato necessario.
PRINCIPE ANDREJ
A glavnaje, ja privyk k palku,
pal’ubil l’udej.
I ani min’a pal’ubili, kazhetsa.
E, cosa più importante, mi sono
abituato al reggimento. Amo le persone,
ed esse mi amano, sembra.
KUTUZOV
Zhaleju. No ty praf.
Savetchikaf fsigda mnoga.
Eh, savetchiki, savetchiki!
Ne takije by palki byli,
jesli b fse savetchiki sluzhyli tam, f palkah, kak
ty.
Idi s bogam svajej darogaj.
Tvaja daroga - daroga chesti.
Mi dispiace, ma hai ragione.
I consiglieri sono sempre tanti.
Eh, consiglieri, consiglieri!
Non esisterebbero tali reggimenti,
se tutti i consiglieri facessero servizio lì,
nei reggimenti, come te.
Va con dio per la tua strada:
la tua strada è la strada dell’onore.
(Attira a sé il principe Andrej per un braccio e gli porge la guancia da baciare)
Nu, prash’aj, galupchik.
Terpenije i vrem’a - vot mai voiny-bagatyri.
A frantsuzy budut, ver’ majemu slovu,
budut u min’a lashadunaje m’as zhrat’.
Beh, addio, mio caro.
La pazienza e il tempo, ecco i miei veri eroi.
E i Francesi, credi alla mia parola,
mangeranno la carne dei cavalli.
(Si allontana lungo la fortificazione ispezionandola. Un drappello di soldati, al suono del tamburo, occupa la fortificazione sul bastione. Passano due ufficiali di stato maggiore)
PRIMO UFFICIALE DI STATO MAGGIORE
Ploh starik.
Fs’o dela vid’otsa Beniksenam.
Sta male il vecchio
decide tutto Bennigsen.
SECONDO UFFICIALE DI STATO MAGGIORE
Harosh glavnakamandujush’ij!
Virhom ses’t’ne mozhet.
Bravo il capo di Stato Maggiore!
Non sa stare neanche a cavallo!
PRIMO UFFICIALE DI STATO MAGGIORE
On rovna nichivo ni vidit.
V zhmurki igrat’.
Sembra che non veda nulla:
è come giocare a mosca cieca.
SECONDO UFFICIALE DI STATO MAGGIORE
Nidaram gasudar’ byl protif.
No tajava vol’a naroda.
Non per nulla Sua Maestà era contrario.
Ma questa è la volontà del popolo.
(Gli ufficiali escono. I soldati continuano a mettersi in posizione)
SOLDATI, VOLONTARI
Fskalyhnuls’a ves’ narot.
Za zhyzn’ atchizny v boj kravavyj on id’ot.
Za ches’t atchizny daragoj
fstupim f smertnyj boj.
Vid’ot fel’dmarshal vojska nashe.
Bratsy, fse za nim.
Za sv’atuju Rus’ pastaim.
Fstupim, bratsy, f smertnyj boj,
vid’ot Kutuzaf nas, vid’ot atets radnoj.
Za pravdu on vid’ot fpirot
russkij nash narot.
Vid’ot fel’dmarshal vojska nashe,
bratsy, za nim,
za sv’atuju Rus’ pastaim.
Tutto il popolo s’è messo in marcia,
va alla sanguinosa battagli per la via della patria:
per l’onore della cara patria
andiamo al combattimento mortale.
Il Feldmaresciallo guida il nostro esercito:
fratelli, tutti dietro a lui;
per la santa Russia, resistiamo;
andiamo fratelli, al combattimento mortale.
Ci guida Kutuzov, ci guida il caro padre,
per la verità egli guida avanti
il nostro popolo russo.
Il Feldmaresciallo guida il nostro esercito:
fratelli, tutti dietro a lui,
per la santa Russia resistiamo.
(Colpo di cannone. Tutti ascoltano tesi. Secondo colpo di cannone)
Scena nona
Mattino del 26 agosto 1812. Ridotto presso Shervadino durante la battaglia di Borodino. Colpi di cannone. Napoleone, in piedi sulla collina, guarda nel cannocchiale; non distanti da lui i marescialli Berthiere Caulaincourt, il signor De Beausset, seguito.
NAPOLEONE
Vino atkuporena, nada jevo vypit’. Il vino è stappato, bisogna berlo.
(Scende dalla fortificazione e cammina avanti e indietro; di tanto in tanto si ferma e ascolta i colpi)
Adno majo slova, adno dvizhenije ruki
i pagip etat drevnij aziatskij gorat,
sv’ash’ennaja Maskva.
No majo milaserdije fsigda gatova snizajti k
pabizhd’annym.
S vysot Kreml’a ja dam im zakony spravedlivasti.
Ja pakazhu im znachenije istinnaj tsivilizatsii.
Una mia sola parola, un solo gesto della mano
e questa vecchia città asiatica è morta,
la santa Mosca.
Ma la mia clemenza è sempre pronta
ad accondiscendere ai vinti.
Dall’alto del Cremlino darò loro leggi d’equità,
mostrerò loro il significato della vera civiltà.
(pensoso)
Maskva…
D’eputatsija s kl’uchami at gorada.
Mosca…
Una delegazioni con le chiavi della città.
(Entra l’aiutante del generale Compans)
AIUTANTE DI COMPANS
Gasudar’, ftaraja ataka
na fleshy generala Bragationa
atbita russkimi.
Marshal Davu ubit,
moj hrabryj general Kampan ubit.
Signore, il secondo attacco
sulle difese del generale Bagration
è stato respinto dai Russi.
Il maresciallo Davout è morto,
il mio valoroso generale Compans è morto.
NAPOLEONE
Davu… Kampan… Davout… Compans…
AIUTANTE DI COMPANS
Vajska gard’atsa tem,
shto srazhajutsa i umirajut
na glazah u imperatara.
Prisutstvije vasheva velichistva
pavergajet yh v bizumije samazabvenija.
Le truppe sono fiere
di combattere e morire
sotto gli occhi dell’Imperatore.
La presenza di Vostra Maestà
li spinge alla follia dell’abnegazione.

NAPOLEONE
Fleshy dalzhny byt’ vz’aty!
Pradalzhat’ ataku.
Padderzhat’ korpusam marshala Neja.
Le difese debbono essere prese!
Continuate l’attacco,
sostenetelo col corpo del maresciallo Ney.
(L’aiutante parte. Napoleone si avvicina al tavolino dove De Beausset ha fatto preparare un punch e lo beve d’un fiato. Si siede. Entra di corsa l’aiutante di Murat, quasi un ragazzo, con lunghi capelli neri riccioluti)
AIUTANTE DI MURAT
Vashe velichistva, fleshy budut vz”aty,
jesli vashe velichistva dast jesh’o diviziju iz
rezervaf.
Vostra Maestà, le difese saranno prese,
se Vostra Maestà darà ancora una divisione
della riserva.
(Napoleone si volta verso Berthier)
Eti russkije praizvod’at atskij agon’.
Marshal Davu kantuzhen.
Questi Russi fanno un fuoco infernale,
il maresciallo Davout è ferito.
BERTHIER
Kantuzhen ili ubit? Ferito o ucciso?
AIUTANTE DI MURAT
O net, kantuzhen Oh no, ferito.
(Berthier fa un gesto di gioia)
NAPOLEONE
Rezervy?
Skazhyte neapolitanskamu karal’u,
shto tiper’ jesh’o ne polden’,
i shto ja jesh’o ni jasna vizhu na majej
shahmatnaj daske.
Stupajte!
La riserva?
Dite al Re di Napoli
che non è ancora mezzodì,
e che ancora non vedo chiaro
sulla mia scacchiera.
Andate!
(Napoleone si allontana. L’aiutante di Murat, senza togliere la mano dalla visiera, sospira pesantemente)
AIUTANTE DI MURAT
Apat’ pad etat d’javal’skij agon’! Di nuovo sotto questo fuoco del diavolo!
BERTHIER
Hrabrej, hrabrej, mal’chik,
takavo remeslo saldata.
Più valore, più valore, ragazzo,
questo è il mestiere del soldato.
NAPOLEONE
Kolenkur! Bert’je! Caulaincourt! Berthier!
(L’aiutante di Murat esce. Napoleone conversa con Caulaincourt e Berthier che si sono avvicinati. A lui si avvicina in fretta il generale Belliard e il suo seguito)
BELLIARD
(con tono deciso, ad alta voce)
Kl’amus’ chest’ju, shto russkije pagibli,
jesli vashe vilichestva dast jesh’o o divisiju.
Giuro sul mio onore, i Russi sarebbero sconfitti
se Vostra Maestà desse ancora una divisione.
NAPOLEONE
(scrolla le spalle e continua a camminare, poi si ferma davanti a Belliard)
Vy ochen’ pylki, Bel’jarn
lehko ashybitsa f pylu agn’a.
Pajezhajte i i pasmatrite,
i tagda vazvrash’ajtes’ ka mne.
Lei è molto ardente, Belliard,
è facile sbagliarsi nell’ardore del fuoco.
Andate ad osservare,
e poi tornate da me.
(all’aiutante del principe Eugenio che gli si fa incontro)
E voi, che volete?
AIUTANTE DEL PRINCIPE EUGENIO
Vashe velichistva, prints Jevgenij… Vostra Maestà, il principe Eugenio…
NAPOLEONE
(con un gesto di rabbia)
Prosit patkreplenij! Chiede rinforzi?
AIUTANTE DEL PRINCIPE EUGENIO
(chinando il capo, affermativamente)
Nash agon’ r’adami vyryvajet
yh, r’adami!
No ani fs’o stajat.
Il nostro fuoco li abbatte
a file, a file!
E tuttavia resistono.
NAPOLEONE
Nada dat’ rezervy.
Kavo paslat’?
Bisogna dare la riserva.
Chi mandare?
BERTHIER
Divisiju Klapareda! La divisione Claparède.
(a un cenno di Napoleone)
Divizija Klapareda! La divisione Claparède!
AIUTANTE DEL SEGUITO
Divizija Klapareda! La divisione di Claparède.
VOCE
(fuori scena)
Divizija Klapareda! La divisione di Claparède!
(Suona una tromba. Si sente il rumore della cavalleria che avanza)
NAPOLEONE
Net, ja ne magu paslat’ Klapareda.
Pashliti divisiju Friana.
No, non posso inviare Claparède,
inviate la divisione di Friant.
BERTHIER
Nazat, divizija Klapareda! Indietro la divisione di Claparède!
AIUTANTE DEL SEGUITO
Nazat, divizija Klapareda! Indietro la divisione di Claparède!
(Napoleone, pensieroso, si siede e abbassa la testa)
VOCE
(fuori scena)
Nazat, divizija Klapareda! Indietro la divisione di Claparède!
BERTHIER
Prikaz generalu Friamu. Ordine al generale Friant!
(L’aiutante si allontana)
DE BAUSSET
(Vien fuori dalla tenda di Napoleone)
Asmel’us’…
Asmel’us’ predlazhyt’ vashemu velichistvu pazaftrakat’.
Nadejus’, ja uzhe magu pazdravit’ vashe vilichestva
s pabedaj.
Ho l’ardire…
di proporre a Vostra Maestà di far colazione.
Spero di potermi complimentare
con Vostra Maestà per la vittoria,
(Napoleone fa un gesto di diniego)
Net v mire prichin, katoryje magli by pmishat’
zaftrakat’.
non c’è causa al mondo che potrebbe impedire
a Vostra maestà di far colazione.
NAPOLEONE
(cupo)
Idite vy k… Andate al…
DE BAUSSET
(ai generali)
Pachimu gasudar’ tak mrachen?
Ved’ my vyigrali srazhenije?
Perché il signore è così tetro?
Non abbiamo già vinto la battaglia?
BERTHIER
Vyigrali?
Da my pachti praigrali.
Malejshaja sluchajnast’ mozhet pagubit’ fs’o.
Abbiamo vinto? Ma se abbiamo quasi perso;
la più piccola fatalità può mandare tutto in
rovina.
(guardando Napoleone, piano a Caulaincourt)
Ne to, safsem ne to! Non è assolutamente così.
NAPOLEONE
(a parte)
Ne to, safsem ne to,
shto byla f prezhnih srazhenijah.
Prezhde, posle dvuh il’ tr’oh raspar’azhenij
skakali marshly s vis’olymi litsami, abjavl’aja trafej:
karpusa plennyh, pushki, znam’ona…
Tep’er’ zhe shto-ta strannaje
na pole boja prais-hodit.
Vajska te zhe, gineraly te zhe.
Ja sam tot zhe, dazhe garazda opytnej.
No pachimu zhe strashnyj vzmah majej ruki
ne dajot pabedy?
Non è assolutamente quello che accadeva
nelle battaglie precedenti. Prima,
dopo due o tre ordini venivano i marescialli
colle facce allegre, mostrando i trofei:
il numero dei prigionieri, cannoni, bandiere…
Ora invece qualche cosa di strano
succede sul campo di battaglia.
Le truppe sono le stesse, i generali gli stessi,
anch’io sono lo stesso, addirittura più esperto.
Ma perché il terribile moto del mio braccio
non ci dà la vittoria?
SOLDATI RUSSI
(fuori scena)
Fstupim, bratsy, f smertnyj boj,
vid’ot Kutuzaf nas, vid’ot atets radnoj.
Za pravdu on vid’ot fpirot
russkij nash narot.
Vedot fel’dmarshal vojska nashe.
Bratsy, fse za nim!
Za sv’atuju Rus’ pastaim!
Andiamo, fratelli, al combattimento mortale.
Kutuzov ci guida, ci guida il caro padre.
Per la verità egli guida avanti
il nostro popolo russo,
il Feldmaresciallo guida il nostro esercito.
Fratelli, tutti dietro lui!
Resistiamo per la santa Russia.
(Si ode una detonazione: una granata cade ai piedi di Napoleone)
DE BAUSSET
A! Ah!
(Corre via terrorizzato. Napoleone e i marescialli rimangono immobili)

Scena decima
Il 1° settembre 1812. Un’izba a Filij; fine dei consigli di guerra. Kutuzov, Barklaj, Bennigsen, Raevskij, Jermolov, Konovnitsyn e altri; una bambina, Malasha, che Kutuzov carezza distrattamente sulla testa.
BENNIGSEN
Itak, gospoda,
vygodnej li nam srazitsa prjed Maskvoju
ili zhe ostavit’ drevn’uju, sv’ash’chennuju stalitsu
neprijatel’u?
Dunque, signori, è più conveniente
batterci di fronte a Mosca o invece
abbandonare la vecchia, santa capitale al
nemico?
KUTUZOV
Sv’ash’ennuju drevn’uju stalitsu!
Takoj vapros nam nil’z’a i stavit’.
Dakole sush’estvujet armija,
da teh por sahranim i nadezhdu
sh’asliva davershyt’ vajnu.
No jesli unichtoytsa armija,
to pagibnut i Maskva, i Rassija.
Riskavat’ li nam paterej armii i Maskvy,
prin’af srazen’ije s nevygadnaj pazitsii,
ili… atajti za Maskvu?
Vot na kakoj vapros ja zhelaju znat’ vashe
mneije.
La santa vecchia capitale!
Un tale problema non possiamo porlo così.
Finché esiste l’esercito,
fino ad allora manterremo anche la speranza
di condurre a termine la guerra felicemente.
Ma se annienteremo l’esercito,
allora morranno sia Mosca che la Russia.
Rischiare la perdita dell’esercito e di Mosca,
accettando battaglia da posizione sconveniente,
ovvero… allontanarci da Mosca?
Ecco su quale problema desidero il vostro
parere.
BARKLAJ
Prin’af srazhen’je pred Maskvoju
nivazmozhna uklanitsa at parazhen’ja.
Goresna gavarit’ ab astavlenii stalitsy,
no dumaju, shto nada atstupit’.
Accettando la battaglia di fronte a Mosca
sarà impossibile per noi evitare la sconfitta:
è penoso parlare dell’abbandono della capitale,
ma penso che ci dobbiamo ritirare.
JERMOLOV
Pazitsija u Varab’jovyh gor nevygadna;
no znaja, shto znachit Maskva dl’a naroda,
predlagaju srazitsa v zash’itu Maskvy.
La posizione sulle Vorob’jovy è sfavorevole:
ma sapendo che significa Mosca per il popolo,
propongo di combattere alla difesa di Mosca.
BENNIGSEN
Legko predvidet’, kakoje dejstije
proizved’ot zan’atije Moskvy na inostrannnyje
dvory.
Ja predlagaju noch’ju sobrat’ fse sily na levom
kryle
i itti ne tsentr Napoleona,
oslablennyj karpusami, poslannymi nami v obhot.
È facile prevedere quale impatto produrrà
l’occupazione di Mosca sulle corti straniere.
Io propongo di riunire nottetempo
tutte le forze sull’ala sinistra,
e andare
verso il centro delle truppe di Napoleone,
sguarnito dei corpi inviati da noi per aggirarci.
BARKLAJ
Apasno ispalnenije dvizhenija v vidu neprijatil’a.
Krome tavo, nado uches’t’ nashy pateri v
l’ud’ah.
È pericoloso muoverci in vista del nemico.
Inoltre dobbiamo tenere conto
le nostre perdite di vita umane.
KONOVNITSYN
Ubyl’ neprijatil’a ni men’she nashej. Le perdite nemiche non sono minori delle nostre.
RAEVSKIJ
Jesli resheno dat’ srazhenije,
to vygadnej itti neprijatil’u nafstrechu,
no Rassija - ne Maskva; sredi synof ana,
i patamu bolee fsevo dolzhno birech vojska.
Maje mnenije - astavit’ Maskvu bes srazhenija.
No ja gavat’u kak saldat.
Tol’ka kn’az’ Mihail Ilarionovich mozhet reshyt’.
Se si decide di dare battaglia, allora
è più conveniente andare incontro al nemico,
ma la Russia non è Mosca: essa è tra i suoi figli,
perciò bisogna anzitutto salvaguardare l’esercito.
Propongo di lasciare Mosca senza combattere.
Ma io parlo come soldato, soltanto il principe
Michail Ilarionovich [Kutuzov] può decidere.
KUTUZOV
Itak, gaspada,
stala byt’ mne platit’ za perebityje garshki.
Gaspada, ja slyshal vashy menija.
Samym ustuplenijem Maskvy
prigatovim my niprijatil’u vernuju gibel’.
Vlastiju, dannaj mne gasudarem,
dl’a blaga Atechestva prikazyvaju atstupit’.
Iz Maskvy pajd’om na rezanskuju darogu.
Vy svabodny, gaspada.
Dunque, signori,
sembra che debba pagare io per i piatti rotti.
Signori, ho ascoltato i vostri pareri.
Con l’abbandono di Mosca
prepareremo per il nemico una morte sicura.
Col potere datomi da Sua Maestà
per il bene della Patria ordino di ritirarci
da Mosca, prenderemo la via di Rjazan.
Siete liberi, signori.
(I generali si allontanano in diverse direzioni. In lontananza si ode un coro di soldati)
CORO DI SOLDATI
Mech nam y plamen’ nisut neprijatili,
zhar razgarajetsa, brannyj zhar f kravi.
S nashym Kutuzavym, s nashym fel’dmarshalam,
v boj za Atchiznu; smert’ ni strashna.
Zeml’u radimuju, zeml’u maguchuju,
zeml’u Atechestva krov’ju atstaim.
Rodine-materi, kn’az’u Kutuzavu
Russkije voiny sv’ata verny.
S nashym Kutuzavym, s nashym fel’dmarshalam,
zeml’u Atechestva krov’ju atstaim…
Ferro e fuoco ci portano i nemici,
il fuoco divampa,
il fuoco insanguinato della guerra.
Col nostro Kutuzov, col nostro Feldmaresciallo
in guerra per la patria: la morte non è terribile.
La terra natale, la terra potente,
la terra della Patria difendiamo col sangue.
Alla madre patria, al principe Kutuzov,
i soldati russi sono devotamente fedeli.
Col nostro Kutuzov, col nostro Feldmaresciallo,
la terra della Patria difendiamo col sangue…
KONOVNITSYN
Shto skazhet narod y voiska? Che dirà il popolo e l’esercito?
RAEVSKIJ
Bezgranichna vera naroda f fel’dmarshala.
Da! Kagda Rassija bal’na,
kagda ana v apasnasti, ej nuzhen
imenna takoj, svoj, radnoj chelavek.
La fiducia del popolo nel Feldmaresciallo è senza limiti.
Sì! Quando la Russia è malata,
quando essa è in pericolo, ha bisogno
proprio di una tale persona della sua stirpe.
CORO DI SOLDATI
Zeml’u radimuju, zeml’u maguchuju,
zeml’u Atechestva…
La terra natale, la terra potente,
la terra della Patria difendiamo col sangue…
KUTUZOV
Kagda zhe, kagda zhe reshylas’ eta strashnaje
dela?
Velichavaja, f solnechnyh luchah,
mater’ russkih garadof.
Ty raskinulas’ pered nami, Maskva.
Uzhli blizitsa skorbnyj, t’azhkij chas,
vojska russkaje dalzhno
at sv’ash’ennyh sten bez bajof atajti?
Derznul kavarnyj vrak fstupit’ na nashu zeml’u
i skora on vasplachet.
L’ubol’ k atechstvu i hrabrast’ vojska
i malitvy nashy nam dadut pabedu.
Pakorstvavat’ Rassija ne privykla,
v bajah svabodu atstait narot.
Atechestvu my vern’om spakojstvije
i mir drugim narodam.
V belakamennaj matushke-Maskve
ne vazmozhet vrag vavek
padchinit’ sertsa hrabryh vol’nyh l’udej.
Fs’a usejatsa russkaja zeml’a
neprijatel’a kas’t’mi.
Pabedit vraga nash velikij narot.
No sud’ba Rassii zavisit at pabedy.
I radi pabedy my dalzhny atstupit’.
Nedolga vragi v maskve prabudut.
Eta ih pasledneje tarzhestvo.
A zhyteli Maskvy i f samyh
l’utejshyh betstvijah,
ver’u, pakazhut
nepakalebimast’ duha svajevo;
vrak sumejet razrushyt’ steny
i abratit’ fso f pepel i razvaliny,
nalazhyt’ t’azhkije akovy,
no ne vazmozhet pakarit’ on
russkih serdets.
Kagda zhe, kagda zhe reshylas’ eta
strashnaje dela?
Quando si è decisa cosa così terribile?
Imponente, sotto i raggi del sole,
madre delle città russe,
sei distesa di fronte a noi, Mosca.
Davvero si avvicina la dolorosa ora funesta,
l’esercito russo deve
allontanarsi dalle sante mura senza combattere?
Il perfido nemico osa entrare nella nostra terra,
e presto se ne pentirà:
l’amore per la patria e il valore dell’esercito
con le nostre preghiere ci daranno la vittoria.
La Russia non è abituata a sottomettersi,
il popolo difenderà la libertà in battaglia;
renderemo alla patria la tranquillità
e agli altri popoli la pace.
Nella madre Mosca dalla bianca pietra
il nemico non potrà per sempre sottomettere
il cuore della libera gente valorosa.
Tutta la terra di Russia si coprirà
dell’osso del nemico:
il nostro grande popolo sconfiggerà il nemico.
Ma il destino di Russia dipende dalla vittoria,
e per la vittoria dobbiamo ritirarci.
Non a lungo i nemici occuperanno Mosca,
questo è il loro ultimo trionfo.
Ma gli abitanti di Mosca
anche nelle più terribili calamità,
sono certo, sapranno mostrare
la saldezza del proprio spirito.
Il nemico potrà distruggere le mura
e rendere tutto cenere e rovina,
metterà ai ferri,
ma non sarà in grado di sconfiggere
i cuori russi.
Quando, quando si è decisa una cosa
così terribile?
CORO DI SOLDATI
(In lontananza, poi più vicino)
Mech nam y plamen’ nisut neprijatili,
zhar razgarajetsa, branyj zhar f kravi.
S nashym Kutuzavym, s nashym fel’dmarshalam,
v boj za Atchiznu; smert’ ni strashna.
Zeml’u radimuju, zeml’u maguchuju,
zeml’u Atechestva krov’ju atstaim.
Rodine-materi, kn’az’u Kutuzavu
russkije voiny av’ata verny.
Ferro e fuoco ci portano i nemici,
il fuoco divampa, il fuoco insanguinato della guerra.
Col nostro Kutuzov, col nostro Feldmaresciallo
in battaglia per la patria: la morte non è terribile.
La terra natale, la terra potente,
la terra della Patria difendiamo col sangue.
Alla madre-patria il principe Kutuzov,
i soldati russi sono devotamente fedeli.
KUTUZOV
A frantsuzy, tochna turki,
budut lashadinaje m’asa zhrat’.
E i Francesi, come i Turchi,
mangeranno carne di cavallo.
Scena undicesima
2 settembre 1812, una strada di Mosca. La città è stata occupata dai Francesi.
RAMBALLE
Maskva pusta! Mosca è vuota
BONNET
Imperatar mrachen.
Deputatsija s kl’uchami at gorada
tak y ni javilas’.
L’imperatore è tetro.
La delegazione con le chiavi della città
non s’è fatta vedere.
RAMBALLE
Adin ni v meru retivyi afitser
zahvatil v gorade pold’uzhyny brad’ag,
dav’ol, pattalkivaja loshad’ju,
da samavo imperatare i vaabrazil,
shto on priv’ol diputatsiju.
Un ufficiale, zelante fuori misura,
ha acchiappato per la città
una mezza dozzina di vagabondi,
li ha portati, spingendoli col cavallo,
fino allo stesso imperatore e s’è immaginato
d’aver portato una delegazione.
BONNET
Etat nelepyj maskarat mok
tol’ka razdrazhyt’…
Questa ridicola mascherata ha potuto
soltanto indispettire…
RAMBALLE
…i askrabit’ imperatara. …ed offendere l’imperatore.
BONNET
Gavar’at, russkije damy
ochen’ krasivy.
Dicono che le dame russe
siano molto belle.
RAMBALLE
I shto za duratskaja mysl’
skrytsa f step’ah,
kagda frantsuskaja armija
v Maskve.
Ma che stupida idea
quella di nascondersi nelle steppe,
mentre l’esercito francese
è a Mosca.
BONNET
Ani prapustili chudesnyj sluchaj. Si sono persi un fatto straordinario
(esce un gruppo di soldati francesi guidati da Jacqueau. Hanno in mano un decreto di Napoleone, pennelli e colla)
JACQUEAU
Milaja skazala… La mia bella m’ha detto…
SOLDATI FRANCESI
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa. Tic-tac, tic-tac il cuore batte.
JACQUEAU
Milaja skazala:
druk moj skachet v boj.
La mia bella m’ha detto:
il mio amico va alla battaglia.
SOLDATI FRANCESI
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Druk moj skachet v boj.
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
il mio amico va alla battaglia.
JACQUEAU
Vraga razit, f trubu trubit. Atterra il nemico, suona la tromba.
SOLDATI FRANCESI
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Druk moj skachet v boj.
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
il mio amico va alla battaglia.
JACQUEAU
Budit za pabedu… Per la vittoria…
SOLDATI FRANCESI
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa. Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
JACQUEAU
Budit za pabedu
nezhna fstrechen mnoj.
…per la vittoria
dolcemente gli andrò incontro.
SOLDATI FRANCESI
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Nezhna fstrechen mnoj.
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
dolcemente gli andrò incontro.
JACQUEAU
Damoj prid’ot, l’ubof’ najd’ot. Verrà a casa, troverà l’amore
SOLDATI FRANCESI
Tiki, ti-ki, sertse b’jotsa.
Nezhna fstrechen mnoj.
Ti-tac, tic-tac il cuore batte,
dolcemente gli andrò incontro.
(Entra un secondo gruppo di soldati francesi, guidato da Gérard)
GÉRARD, SOLDATI FRANCESI II
Pajd’om sa mnoj, krasa maja,
f sad zel’onyj.
Davno paspeli vishni,
para ih sn’at’.
Pajd’om rabotat’, milaja,
f sad zel’onyj.
S taboj ja ni magu itti:
ja astupilas’, milyj,
nikak mne fartuk ni najti:
va shto sbirat’ ih, milyj?
V lukoshke zh netu dna…
Vieni con me, bella mia,
nel verde giardino.
È tanto che sono maturate le ciliege,
è tempo di coglierle;
andiamo a lavorare, cara,
nel verde giardino.
Con te non ci posso venire:
sono scivolata, mio caro,
non riesco a trovare il grembiale:
in che cosa le posso raccogliere, caro?

SOLDATI FRANCESI II
…A jesli hochesh pravdu uznat’, moj milyj.
Mne poprastu ne hochitsa, vot i fs’o.
Nel paniere non c’è il fondo,
e se vuoi sapere la verità, caro mio,
è semplicemente che non mi va, questo è tutto.
JACQUEAU
Zherar! Gérard!
GÉRARD
Zhako! Jacqueau!
JACQUEAU
Harasho li ustroilsa? Ti sei sistemato bene?
GÉRARD
Ne slishkam. Non troppo.
JACQUEAU
Pastoj, ja pripasu tibe samyj krasivyj dvarets v
Maskve!
Aspetta, che ora t’apparecchio il più bel palazzo
di Mosca!
GÉRARD
Kagda ja stany pravitilem Indii,
ja sdelaju tib’a ministram Kashemira.
Quando divento re dell’India,
ti faccio ministro del Kashmir.
SOLDATI FRANCESI II
Pajd’om sa mnoj, krasa maja, f sad zel’onyj.
S taboj ja ni magu itti: ja astupilas’, milyj,
nikak mne fartuk ni najti: va shto sbirat’ ih,
milyj?
Vieni con me, bella mia, nel verde giardino.
Con te non ci posso venire:
sono scivolata, mio caro,
non riesco a trovare il grembiale:
in che cosa le posso raccogliere, caro?
(Dopo avere affisso un editto, Jacqueau e i soldati escono. Una folla di Moscoviti si raduna di fronte al manifesto)
GIOVANE OPERAIO
Ukas! Un editto!
BOTTEGAIA
Ukas chitajte! Leggete l’editto!
MATVEEV
Ukas! Un editto!
DUNJASHA
Ukas! Un editto!
BOTTEGAIA
Ukaz frantsus pavesil. Un francese ha appeso un editto.
GIOVANE OPERAIO
(a Matveev)
Chitaj! Leggi!
MATVEEV
(con aria seria)
Pracht’om. Leggiamo.
(Legge)
“Zhytili Maskvy!
Otecheskaja admini… admi… ministratsija,
izbrannaja iz vas samih,
so… sostavl’at’ bu… budet mu… muni…
muni… tsipa…”
“Abitanti di Mosca!
La patria ammini… ammi… nistrazione,
eletta da voi stessi,
fo… forme… rà la mu… muni…
muni… cipa…
DUNJASHA
“…tsipalitet…” …cipalità…
MATVEEV
“…tsipalitet…” …cipalità…
DUNJASHA, MATVEEV
“Cleny onava atlichajutsa krasnaj lentaju cheres plicho,
a garatskoj galava sverh onava imet’ budit belyj
pojas.”
“I componenti di essa si distinguono
per una fascia rossa sulle spalle, mentre
il sindaco in più avrà una cintura bianca”.
DUNJASHA
“No, iskl’uchaja vrem’a dolzhnasti…
ani budut imet’ adnu tol’ka krasnuju lentu
vakruk levaj ruki.”
“Ma, al di fuori dell’orario di servizio…
essi avranno soltanto una fascia rossa
intorno al braccio sinistro”.
MATVEEV
T’fu, ty, shel’ma!
“Krasnuju lentu…”
Pfui, tu, briccone!
“Una fascia rossa!”.
GIOVANE OPERAIO
Davol’na pra pojas. Ne ho abbastanza di cinte.
BOTTEGAIA
Hvatit pra lentu. Basta di fasce.
MATVEEV
(a Dunjasha)
Chtaj, strikaza. Leggi, libellula.
DUNJASHA
(leggendo distintamente)
Nadabna, shtoby vy ni samnevalis’,
shto vashy asoby i vashy imush’estva
budut sahraneny!
“È necessario che voi non dubitiate
che le vostre persone e i vostri averi
saranno salvaguardati”.
GIOVANE OPERAIO
Asoby! Le persone!
MAVRA KUZ’MINICHNA
Imush’estva… Skazhyte, pazhalujsta! Gli averi… Ma guarda un po’!
MATVEEV
Skazhyte… Ma pensa…
BOTTEGAIA
Imush’estva budut ani zash’ish’at’! Gli averi li difendono loro!
GIOVANE OPERAIO
Imush’estva zash’ish’at’… Difendere gli averi…
(Dei soldati passano accanto portando il bottino)
DUNJASHA, MAVRA KUZ’MINICHNA
Imush’estva tash’at’. Gli averi se li trascinano via.
GIOVANE OPERAIO
Tash’at’ imush’estva. Se li portano via gli averi.
MATVEEV
Vish, stervtsy, panagrabili kak! Ecco, delinquenti, come ci hanno depredato!
GIOVANE OPERAIO
Bratsy, da shto zhe eta? Fratelli, ma che cos’è questo?
DUNJASHA E GIOVANE OPERAIO
Azh na shtyki nasadili! Addirittura con le baionette li hanno inficcati!
MATVEEV
Eta nemtsy. Si tratta di tedeschi.
(Entrano Ramballe e Bonnet)

RAMBALLE
Kagda vojska nachinajet grabit’, -
net bol’she vojska.
Quando l’esercito comincia a saccheggiare,
non esiste più l’esercito.
(Passano altri soldati col loro bottino)
BONNET
Nedastojnaja kartina!
Luchshe vzgl’anite na etu…
Quadro indegno.
È meglio che guardiate questo…
(Tira fuori un piccolo quadro)
RAMBALLE
Atkuda? Di dove proviene?
BONNET
Visela nat kravat’
ju dome, gde ja astanavils’a.
Haz’ain, vidna, znal tolk:
nastajash’ij Vatto.
Era appeso a un letto
nella casa in cui mi sono fermato.
Il padrone sembra conoscesse il profitto:
un autentico Watteau.
RAMBALLE
Chzhaja vesh’? Zachem? Allora non è tuo? E perché?
BONNET
E! Kagda prajd’osh takoje rasstajan’je,
mozhna zahvatit’ suvenir
dl’a kroshki Zhan’et.
Pust’ frantsuskij naster virn’otsa va Frantsiju.
Eh! Quando hai fatto una strada,
si può anche prendere un souvenir
per la piccola Jeanette:
che un maestro francese ritorni in Francia.
RAMBALLE
(freddo)
Prashajte, ja spishu.
Imperatar prikazal vernut’ papof
i vazabnavit’ sluzhenije f tserkvah.
Addio, ho fretta.
L’imperatore ha ordinato di riportare i pope
e ristabilire il culto nelle chiese.
(Ramballe e Bonnet escono in direzioni opposte. Una folla di Moscoviti compare sulla scena. Fra di loro si trovano Dunjasha, Mavra Kuz’minichna)
MOSCOVITI
Pred vragom Maskva svajej glavy ne sklonit,
ne dadim dushat’ jemu v Maskve radnoj,
za velikij gorad russkij nash narot
id’ot na smertnyj boj!
Syny Maskvy, fpir’ot na smertnyj boj!
Sily nashej, sily russkaj
vrag ne slomit.
Gnev naroda, sv’ash’ennyj gnev parazit vraga.
On uznajet, skol’ Maskva synam daraga.
V Belakamennaj gnev naroda, gnef sv’ash’ennyj
zhd’ot vraga.
Vrag najd’ot v Masve lish pagibil’.
Zhgite! Rosskije l’udi, vol’nyje l’udi, zhgite!
Vrag najd’ot v Maskve lish pagibil’. Zhgite!
Ne pakarims’a!
Ne pakarims’a!
Zhgite!
Syny Maskvy, fpirod, na smertnyj boj!
Ni zhyl’ja, ni zhyt’ja vrag v Maskve ni najd’ot.
Tol’ka smert’, smert’ v agne,
smert’ v Maskve jevo zhd’ot.
Di fronte al nemico Mosca non chinerà il capo,
non lo faremo respirare nella cara Mosca,
per la grande città russa il nostro popolo
va alla battaglia mortale!
Figli di Mosca, avanti alla battaglia mortale!
La nostra forza, la forza russa
il nemico spezzerà,
l’ira del popolo, la santa ira colpirà il nemico.
Egli saprà, quanto Mosca è cara ai suoi figli.
Nella città della bianca pietra l’ira del popolo,
la santa ira attende il nemico.
Di fronte al nemico, etc.
Il nemico troverà a Mosca solo una tomba.
Incendiate! Gente russa, gente libera,
incendiate!
Non sottomettiamoci!
Non sottomettiamoci!
Incendiate!
Né una casa, né una persona il nemico troverà
soltanto la morte, la morte nel fuoco,
la morte a Mosca lo attende.
(Compare Pierre, vestito da cocchiere: ha un’aria cupa, decisa, sofferente)
PIERRE
Ja dolzhen savershyt’, il’ pagibnut’. Debbo riuscirci, o morire.
BOTTEGAIA
(alla vicina)
Skazyvali, shto ihnij karol’
abesh’anije dal
pastradafshyh-ta den’dami adel’at’.
Hanno detto che il loro re
ha fatto la promessa
di risarcire con soldi chi ha avuto un danno.
GIOVANE OPERAIO
Shto proputsu malot’? Che stupidaggini si dicono!
PIERRE
Chem adel’at’ on budet?
Fal’shyvymi assignatsijami.
On ih davno zagatovil
i vv’os s saboj v Rassiju.
Con che cosa ci risarcirà?
Con banconote false.
Le ha preparate da un sacco di tempo
e le ha portate con sé in Russia.
DUNJASHA
T’oten’ka Mavra Kuzminishna,
grafy-ta P’otr Kirillych nikak…
Zietta Mavra Kuz’minichna,
il conte Piotr Kirillych se non…
(Matveev e il giovane operaio escono)
MAVRA KUZ’MINICHNA
Gastot’ s taboj, kakije grafy? Ma che dici, quale conte?
DUNJASHA
Da vot ani.
Chudno kak:
f kucherskoj adezhde.
Ma eccolo là.
È curioso come è vestito:
con l’uniforme di un cocchiere.
MAVRA KUZ’MINICHNA
I fpr’am’.
P’otr Kirillavich, bat’ushka,
adnu minutachku.
Ma davvero.
Piotr Kirillych, mio caro,
aspetti un minutino.
PIERRE
Shto? Kto?
Mavra Kuzminishna, vy zdes’?
A gde grf Rastov Il’ja Andreevich?
V Maskve?
Che cosa? Chi?
Mavra Kuz’minichna, voi qui?
E dov’è il conte Rostov Il’ja Andreevich?
A Mosca?
MAVRA KUZ’MINICHNA
Ujehali, bat’ushka,
ujehat’ izvolili, a vesh’i pabrasali.
Se ne sono andati, caro,
e hanno abbandonato ogni cosa.
PIERRE
Pabrasali? Hanno abbandonato tutto?
DUNJASHA
Da, v dome u nas stajali ranenyje,
a kagda gaspada savsem uzh sabralis’ ujezhat’,
baryshn’a nasha Natal’ja Il’jinishna
rishili s saboj uvisti fseh ranenyh,
a sunduki veleli sbrasyvat’
s padvot.
Sì, a casa nostra c’erano dei feriti,
e quando i Signori s’erano ormai
preparati del tutto ad andar via,
la signorina Natal’ja Il’inichna
ha deciso di portar via con sé tutti i feriti,
e ha ordinato di scaricare le casse dai carri.
MAVRA KUZ’MINICHNA
Grafin’a, galubushka, ochen’ plakali. La contessa, poverina, piangeva molto.
DUNJASHA
Da barushn’a kak nachali krichat’:
“Mamenn’ka, eta gatka, merska”.
Krichali i plakali da na svajom
pastajali.
Vot kakaja nasha baryshn”a.
E la signorina ha cominciato a urlare:
“Mammina, questo è schifoso, è vile!”.
Urlava e piangeva ma è rimasta
sulla sua decisione.
Ecco com’è la nostra signorina.
MAVRA KUZ’MINICHNA
Kavry-ta persitskije brosili,
bl’uda-ta saksonskije brosili,
farfor, zerkala, i kartiny, i bronzu…
Hanno buttato via i tappeti persiani,
hanno buttato via le posate sassoni,
la porcellana, gli specchi, i quadri e i bronzi…
DUNJASHA
A ranenyh uvzeli,
i s nimi ranenyj kn’az’.
E hanno portato via i feriti,
e con loro il principe ferito.
PIERRE
Kn’az’? Kakoj kn’az’? Il principe? Quale principe?
DUNJASHA
Zhenih nash byfshyj. Il nostro fidanzato di una volta.
MAVRA KUZ’MINICHNA
At nejo, galubushki, fs’o skryvajut.
Gospadi Iisuse Hriste!
A lei, poverina, nascondono tutto,
o Signore Gesù Cristo!
PIERRE
Kn’az’ Andrej! Il principe Andrej!
MAVRA KUZ’MINICHNA
A vy, bat’ushka moj,
shto zhe, il’ v Maskve astanites’?
Ma voi, mio caro,
non resterete mica Mosca?
PIERRE
V Maskve? Da, v Maskve,
Prash’ajte.
A Mosca? Sì, a Mosca.
Addio.
(Mavra Kuz’minichna e Dunjasha escono)
Ranen y papal k Rastovym.
Kakaja sud’ba!
Ja dolzhen savershyt’.
Ja dolzhen ubit’ Napoleona s tem, shtoby il’ pagibnut’,
ili prekratit’ nesh’ast’je fsej Jevropy.
Ne ja, a ruka pravidenija kaznit
tib’a, skazhu ja.
È ferito ed è capitato da Rostov.
Che destino!
Io lo debbo fare,
debbo uccidere Napoleone per morire,
oppure per far cessare lo strazio di tutt’Europa.
Non io, ma la mano della Provvidenza li punisce,
te lo dico io.
(Pierre esce. In lontananza si vedono i primi bagliori degli incendi. Entra Gérard col suo distaccamento, e incontra Jacqueau)
JACQUEAU
Gde eta tak razukrasili vas, deti mai? Dov’è che vi hanno acconciati così, figli miei?
GÉRARD
Hadili za praviantam pad Maskvu. Andavamo presso Mosca per le vettovaglie.
SOLDATI FRANCESI
Jele zhyvy astalis’. Siamo vivi per miracolo.
GÉRARD
Napali baby s vilami. Ci hanno attaccato delle donne coi forconi.
JACQUEAU
Baby? Zan’atna! Donne? Interessante!
CORO
Krest’jane izby zhigajut… I contadini incendiano le isbe…
GÉRARD
Krest’jane hlep svoj zhigajut… I contadini bruciano il loro pane…
CORO
…i v les uhod’at… E se ne vanno nel bosco
GÉRARD
…i skot ugan’ajut. E ci spingono il bestiame

CORO
I lezut s vilami na nashyh. …e attaccano i nostri coi forconi.
GÉRARD
Chort paberi, my ih prauchim.
Strojs’a! Marsh!
Li colga il diavolo, glielo insegneremo noi.
In colonna! Marsch!
(Escono)
MATVEEV
Zhygajte fse zapasy! Bruciate tutte le provviste.
IVANOV
Zhygajte! Bruciate!
MATVEEV
Pust’ ne dastajutsa d’javalam. Che non restino ai diavoli.
IVANOV
Pust’ luchshe prapadajut! Che scompaiano, piuttosto!
MOSCOVITI
I vy zhygajte fse zapasy.
Zhygajte fse zapasy.
Zhygajte, pust’’ ne dastajutsa d’javalam.
Pred vragom Maskva svajej glavy ne sklonit,
ne dadim dyshat’ jemu v Maskve radnoj,
za velikij gorad russkij nash narot
id’ot na smertnyj boj!
Syny Maskvy, fpir’ot na smertnyj boj!
Fstavaj narod za ches’t’ Maskvy - stalitsy
belakamennaj,
za ches’t’ Maskvy fstavaj, narod,
za ches’t’ maskvy velikaj. Zhygajte! Zhygajte!
Anche voi bruciate tutte le provviste.
Bruciate che non restino ai diavoli.
Di fronte al nemico Mosca non chinerà il capo,
non lo faremo respirare nella cara Mosca,
per la grande città russa il nostro popolo
va alla battaglia mortale!
Figli di Mosca, avanti alla battaglia mortale!
Sollevati o popolo, per l’onore di Mosca,
la capitale dalla bianca pietra.
Per l’onore di Mosca sollevati, o popolo,
per l’onore di Mosca la grande.
Bruciate! Bruciate!
MATVEEV
Pust’ ne dastajutsa d’javalam. Che nulla resti ai diavoli.
MOSCOVITI
Zhygajte! Zhygajte!… Bruciate! Bruciate!
IVANOV
Nesite galavni! Portate le torce!
MOSCOVITI
I zhygajte!
Pust’ on smert’ v Maskve najd’ot!
Smert’ svaju v Maskve najd’ot.
E bruciate!
Che trovi a Mosca la morte!
La propria morte troverà a Mosca.
MATVEEV
Fs’o zhygajte! Fs’o zhygajte! Bruciate tutto! Bruciate tutto!
IVANOV
On zhdal at nas hlep-sol’. S’aspettava da noi pane e sale.
MOSCOVITI
Agon’ - vot nashy hlep-sol. Il fuoco, ecco il nostro pane e sale.
(I Moscoviti escono. Entra il maresciallo Davout con i suoi aiutanti. Un distaccamento di soldati francesi, guidato da un ufficiale, entra nella direzione opposta, scortando gli arrestati: Pierre, Matveev, Ivanov a ilgiovane operaio)
PIERRE
Davu, zhestokij Davu,
Arakchejev imperatara Napoleona!
Davout, crudele Davout,
Arakcheev dell’imperatore Napoleone!
DAVOUT
Kto eti? Chi sono costoro?
UFFICIALE
Padzhygateli, moj general. Incendiari, mio generale.
DAVOUT
Prikaz imperatara vam izvesten:
vinovnyh f padzhogah
kaznit’ nemedl’a.
L’ordine dell’imperatore vi è noto:
che chi si rende colpevole di incendio
sia messo a morte immediatamente.
(notando Pierre)
I etat padzhygal? Anche questo ha incendiato?
(a Pierre)
Vy padzhygali? Lei ha incendiato?
PIERRE
Net, ja udaril frantsuskava saldata,
kagda on pytals’a askarbit’ zhensh’inu.
Zash’ita askarbl’onnaj zhensh’iny –
jest’ ab’azannast’ kazhdava i…
No, ho ferito un soldato francese
mentre cercava di offendere una donna.
La difesa di una donna offesa
è obbligo di ciascuno e…
DAVOUT
K delu.
Vy padzhygali?
Non divaghiamo.
Lei ha incendiato?
(Alza gli occhiali e guarda attentamente Pierre)
Ja znaju etava chelaveka. Io conosco quest’uomo.
PIERRE
Vashe vysochestva!
Vy, vy ni mozhete znat’ min’a.
Vostra altezza!
Lei, lei non può conoscermi.
DAVOUT
Eta russkij shpion. Questa è una spia russa.
PIERRE
O net, ja apalchenskij afitser. Oh no, io sono un ufficiale della riserva.
DAVOUT
Vashe im’a? Il vostro nome?
PIERRE
Graf Bezuhaf. Conte Bezuchov.
DAVOUT
Kto mne dakazhet, shto vy ne lzhote? Chi mi dimostra che non state mentendo?
PIERRE
Vashe vysochestva! Vostra altezza!
DAVOUT
(guarda di nuovo attentamente Pierre, scrive un ordine e lo consegna all’ufficiale)
Dejstvavat’ saglasna etamu prikazu. Agire in base a quest’ordine.
UFFICIALE
Naprava - marsh.
Po dva!
A sinistra, marsch!
Per due!
(Metà del plotone rimane con i prigionieri, l’altra metà si dirige verso il luogo destinato alle esecuzioni e si prepara. Si vedono solo le schiene dei soldati. Entra sotto scorta un nuovo gruppo di prigionieri fra cuiKaratajev)
PIERRE
Ja nichtozhnaja sh’epka, papafshaja f kal’osa
neizvesnaj mne mashyny. Kaznit’,
ubit’, lishit’ zhyzni min’a –
Petra Bezuhava
sa vsemi s maimi mysl’ami, zhelanijami,
stremlenijami, vaspaminanijami!
Sono un’insignificante scheggia caduta
tra le ruote di un ingranaggio a me ignoto.
Condannare a morte, uccidere,
privare della vita me, Piotr Bezuchov,
con tutti i miei pensieri, le mie speranze,
le mie aspirazioni, i miei ricordi!
(Spari fuori scena)
UFFICIALE
(avvicinandosi ai prigionieri)
Sledujush’ij! Il prossimo!
(I soldati prendono Ivanov che si ritira terrorizzato e si aggrappa a Pierre. Lo trascinano per le braccia)
IVANOV
Net, net, net,
l’udi ne ubjut, l’udi ne ubjut,
net, net,
ne mogut l’udi, ne mogut, ne mogut!
No, no, no,
gli uomini non uccidono, non uccidono.
No, no,
non possono gli uomini, non possono!
(Viene trascinato via. Pierre corre dietro di lui)

PIERRE
Pachimu on ni krichit?
Pachimu on bol’she ni krichit?
Perché non urla?
Perché non urla più?
(I soldati respingono Pierre. Altri spari)
Kakoje strashnaje ubijstvo!
V majej dushe kak butta vdrug
vydirnuli tu pruzhynu,
na katoraj fs’o derzhalas’
i pretstavl’alas’ mne zhyvym.
I fs’o zavalilas’ f kuchu
bessmyslennava sora.
Ah, paskareje by sdelalas’ to strashnaje,
to strashnaje, shto dalzhno byt’ sdelana.
Quale terribile omicidio!
È come se nell’anima all’improvviso
mi avessero strappato quella molla
sulla quale si reggeva tutto
e mi faceva apparire vivo.
E tutto è precipitato in una montagna
di spazzatura senza senso.
Ah, se si facesse più presto la cosa terribile,
quella cosa terribile che deve essere fatta.
KARATAJEV
Ne razumejet, sakolik, shto spas’on? Non comprende, il giovanotto, che è salvo?
UFFICIALE
(torna indietro)
Eta ih atuchit padzhygat’. Questo gli insegnerà ad incendiare.
(a Pierre)
Vy prash’eny i pastupajete v braki
vajennaplennyh.
Lei è perdonato e andrà nelle baracche
dei prigionieri di guerra.
PIERRE
Fs’o nichevo, fs’o nichevo
no za shto ani rasstrel’ali etih nesh’asnyh?
Tutto bene, tutto bene.
Ma perché hanno fucilato quei disgraziati!
KARATAJEV
Ts… Ts… greha-ta, greha-ta!
Eh, sakolik, ne tuzhy, sakolik.
Ne tuzhy, druzhok!
Chas tirpet’, a vek zhyt’.
Tak-ta, tak-ta, milyj moj.
Tz… Tz… peccato, peccato!
Eh, giovanotto, non t’affliggere, giovanotto,
non t’affliggere, amico!
Sopportare un’ora e vivere per un secolo.
È così, è così, mio caro.
(Disfa uno straccio dove sono avvolte delle patate)
Vot pakushajte, barin:
kartoshki vazhnejush’ije!
ty pakushaj!
Vot tak-ta.
Ecco, mangiate, signore:
le patate sono buonissime!
Tu mangia!
Ecco, così.
(Pierre distrattamente prende una patata, poi osserva Karatajev, come se lo vedesse per la prima volta)
PIERRE
A ty kto, saldat? E tu chi sei, soldato?
KARATAJEV
Saldaty Apsheronskava polka;
fchira min’a iz goshpital’a vz’ali,
v liharatke lizhal.
Soldato del reggimento di Apsheronskij;
ieri mi hanno preso da un ospedale,
giacevo con la febbre.
PIERRE
Shto zhe, tibe skushna zdes? Ebbene, non sei triste a stare qui?
KARATAJEV
Kak ni skushna, sakolik,
kak ni skushna, milyj.
Min’a Platonam zvat’,
karatajevy prozvish’e.
Kak ni skuchat’ na eta smatret’!
Maskva - ana fsem garadam mat’…
Da cherv’ kapustu glozhe,
a sam prezhde tavo prapadaje.
Tak-ta starichki gavarivali.
Eccome se sono triste, giovane.
Eccomi, se sono triste, caro.
Mi chiamo Platon,
di cognome Karatajev;
eccomi se mi rattrista guardare tutto ciò!
Mosca è la madre di tutte le città…
Il verme si ingozza di cavolo,
ma muore lui stesso prima di quello;
proprio così dicevano i vecchi.
PIERRE
Kak eta ty skazal? Come hai detto?
(Le guardie portano via i prigionieri. L’incendio divampa sempre di più. Di nuovo il popolo si raccoglie. Tra la folla Mavra Kuz’minichna e una bottegaia)
MOSCOVITI
Gl’an’-ka, vish kak palyhajet.
Eta f Sush’efskaj.
Liba v Ragozhskaj.
Vish, kak palyhajet.
Drevn’aja stalitsa nasha russkaja.
Ty, garadam fsem mat’
matushka nasha russkaja.
Ty, garadam fsem mat’,
matushka nasha, balakamennaja,
matushka nasha balakamennaja.
Guarda, vedi come arde,
si tratta di Sushevskaja,
o di Rogozhkaja.
Vedi come arde
la nostra vecchia capitale russa.
Tu, madre di tutte le città,
nostra madre russa
Tu, madre di tutte le città,
madre nostra, dalla bianca pietra,
madre nostra dalla bianca pietra.
(Una guardia spinge Pierre)
PIERRE
Ha-ha-ha-ha!
Pajmali min’a, pajmali min’a, min’a.
Kavo? Min’a?
Min’a, maju bissmertnuju dushu!
I vidut v balagan, zagarozhennyj doskami.
Ha-ha-ha-ha!
Ha-ha-ha-ha!
Ah, ah, ah, ah!
Mi hanno preso, hanno preso me, me!
Chi? Me?
Me, la mia anima immortale! E mi portano
in una baracca circondata di assi di legno.
Ah, ah, ah!
Ah, ah, ah!
(Lo portano via con Karatajev e altri prigionieri)
MOSCOVITI
Gospadi, pamiluj nas, greshnyh.
Veter da sush. Veter da sush.
Ni byvat’ Maskve vavek nichej slugoj,
ni sklanit’ svajej glavy ej pered vragom.
Matushka nasha, balakamennaja,
matushka nasha, Maskva radnaja.
V agne fs’a stalitsa.
Ne nesla vragu ty kl’uchej garatskih,
ty staish s glavoj, gorda podn’ataj vys’.
Slovna krov’ju agn’om ty zalita,
bujnym plamenem fs’a apalena.
Stalitsa radnaja v agne fs’a.
Da v agne tom vrak sam sgarit,
chornuju gibel’ v Maskve najd’ot.
V nej ni zhyt’ vragu.
Signore, fa una grazia a noi peccatori:
il vento e la siccità, il vento e la siccità.
Che Mosca non sia schiava di nessuno,
che non pieghi il suo capo di fronte al nemico.
Madre nostra, dalla bianca pietra,
madre nostra, natia Mosca.
Tu non hai dato al nemico le chiavi della città,
tutta la capitale è nel fuoco. Tu resisti
colla testa sollevata superbamente in alto.
Sei coperta di fuoco, come fosse sangue,
d’una fiamma violenta sei bruciata.
La natia capitale è tutta nel fuoco,
ma in quel fuoco brucerà lo stesso nemico,
una nera tomba troverà a Mosca.
In lei non vivrà il nemico.
(Entrano due pazzi con bianche vestaglie svolazzanti)
DUE PAZZI
Trizhdy min’a ubili,
trizhdy vaskresal yz m’ertvyh.
Tre volte mi hanno ucciso,
tre volte sono risorto dai morti.
BOTTEGAIA
Galupchik, serdeshnyje! Poveri cari!
MAVRA KUZ’MINICHNA
Serdeshnyje, nesh’asnyje. Poveri infelici!
DUE PAZZI
Trizhdy min’a ubili,
trizhdy vaskresal yz m’ertvyh.
Tsarstvije bozhyje razrushytsa!
Tre volte mi hanno ucciso,
tre volte sono risorto dai morti.
Il regno divino si distrugge!
BOTTEGAIA
Galupchik, serdeshnyje! Poveri cari!
(entrano Ramballe e Bonnet)
MOSCOVITI
S taski pamishalis’. Sono impazziti dalla pena.
DUE PAZZI
(aggredendo Ramballe)
Trzhdy razrushu
i trizhdy vazdvignu jevo…
Tre volte lo distruggerò
e tre volte lo ricostruirò…
RAMBALLE
Eta sv’ash’enniki. Sono dei preti.
DUE PAZZI
Trzhdy razrushu
i trizhdy vazdvignu jevo…
Tre volte lo distruggerò
e tre volte lo ricostruirò…
RAMBALLE
Nu, kaneshna,
my fs’udu ish’em ih.
Vidite ih sluzhyt’ k Vasiliju Blazhennamu.
Ma guarda
e noi li cerchiamo dappertutto.
Portateli a dir messa da Vasilij Blazhennij.
(I soldati portano via i pazzi. Ramballe li segue)
DUE PAZZI
Trizhdy min’a ubili,
trizhdy vaskresal yz m’ertvyh.
Tre volte mi hanno ucciso,
tre volte sono risorto dai morti.
BONNET
(correndo dietro a Ramballe)
Kapitan, astanavites’!
Ved’ eta zhe umalishonnyje!
Ved’ eta zhe umalishonnyje!
Capitano, si fermi!
Sono soltanto dei matti!
Sono soltanto dei matti!
(Compaiono attori e attrici del teatro francese truccati e vestiti con abiti di scena)
PRIMA ATTRICE
Vite, vite! Vite, vite!
SECONDA ATTRICE
Dépéchez-vous! Le théâtre brûle. Vite! Dépêchez-vous! Le théâtre brûle!
PRIMA ATTRICE
Toute la ville est en flammes! Toute la ville est in fiamme!
SECONDA ATTRICE
Vite! Vite!
PRIMA ATTRICE
Vite! Vite!
SECONDA ATTRICE
Mais dépéchez-vous! Mais dépêchez-vous!
(Napoleone e il suo seguito camminano attraverso la città in fiamme. Un edificio in fiamme crolla davanti all’Imperatore e gli sbarra la strada)
NAPOLEONE
(spaventato)
Kakoje strashnaje zrelish’e!
Eta ani sami padzhygajut!
Kakaja rishymast!
Eta skify!
Che terribile spettacolo!
Sono loro stessi a metter fuoco!
Che fermezza!
Sono degli Sciti!
(Passa una processione, con i corpi degli uccisi)
MOSCOVITI
V nochku t’omnuju i nemes’achnu
my dadim, bratsy, kl’atvu krovnuju,
kl’atvu krovnuju, zadushevnuju,
shtob ne vzvidet’ nam ni damof svaih,
ni atsof radnyh, ni mladyh nam zhon,
malyh detushek, rodu plemeni,
ni samoj dushy krasnaj devitsy,
ni pabif sily bonnapartavaj,
ni atmistif vragu za radnuju Maskvu,
ni atmstif.
Nella notte tetra e senza luna
faremo, fratelli, il giuramento di sangue,
il giuramento di sangue, sincero,
di non veder più le nostre case,
né i cari padri, né le nostre giovani mogli,
i piccoli figli, i parenti,
né la propria anima gemella, la bella fanciulla,
senza avere prima colpito le forze di Bonaparte,
senza esserci vendicati del nemico per la cara Mosca,
senza esserci prima vendicati!

Scena dodicesima
3 settembre 1812. Una scura izba, di notte, a Mytishchi. Su uno sgabello un moccolo di candela. Nell’angolo posteriore un letto, sul quale giace il principe Andrej.
PRINCIPE ANDREJ
(nel delirio)
T’anetsa, fs’o t’anetsa rast’agivajetsa
i fs’o t’anetsa…
I nad litsom maim, nad samaj evo seredinaj
vazdvigajetsa strannae vazdushnae zdanie iz
tonkih igolak.
Si confonde, tutto si confonde, si allunga,
e tutto si confonde…
E sul mio viso, proprio nel mezzo, s’innalza
uno strano edificio aereo fatto di piccoli aghi.
(Al principe Andrej sembra che alcune voci ripetano in continuazione “Piti piti piti”)
CORO
(fuori scena)
I piti, piti, piti, piti… Piti, piti, piti, piti.
PRINCIPE ANDREJ
I piti, piti, piti, piti…
Piti, piti, piti, piti…
Nada derzhat’ ravnavesie shtob
ano ne zavalilas’.
E piti, piti, piti…
piti, piti, piti, piti…
Bisogna mantenere l’equilibrio
perché non si perda.
CORO
Piti, piti, piti, piti… Piti, piti, piti, piti.
PRINCIPE ANDREJ
Pachimu belaje u dveri?
Shto za statuja sfinksa?
Ana davit men’a…
Mozhet byt’, eta rubashka, a eta mai nogi, a eta
dver’?…
Ja ne magu umiret’.
Ja l’ubl’u zhyzn’, l’ubl’u zeml’u, travu, vozduh…
Shtoby fs’o eta byla a min’a ne bylo…
Atechestvo… Zlataglavaja Maskva…
I ja ni budu znat’ pra nih!
Ja ni budu znat’, i men’a ne bud’et!
Perché del bianco presso la porta?
Che statua della Sfinge è mai?
Essa mi soffoca…
Forse questa è una camicia, e queste
sono le mie gambe, e questa è una porta?…
Io non posso morire.
Io amo la vita, amo la terra, l’erba, l’aria…
Tutto questo esisterà e io non esisterò più…
Patria… Mosca dalle cupole d’oro…
E io non saprò della loro esistenza!
Io non lo saprò, ed essi non mi conosceranno.
CORO
Piti, piti, piti, piti… Piti, piti, piti, piti…
PRINCIPE ANDREJ
I piti, piti, piti, piti…
Is fseh l’udej na svete
nikavo bol’she, chem jejo ja
ne l’ubil i ne nenavidel.
O, jesli by vazmozhna byla uvudet’ jejo!
Tol’ka raz, gl’ad’a v eti glaza, skazat’…
E piti, piti, piti…
Di tutte le persone al mondo
nessuno più di lei io
ho amato e ho odiato…
Oh, se fosse possibile rivederla!
Solo una volta, guardando nei suoi occhi, dire…
(Sulla soglia compare Natasha in scialle bianco e una cuffia da notte)
Pachimu belaje u dveri?
Novyj sfinks s jejo litsom, jejo glazami…
O, kak tezhol etat neprekrash’ajush’ijsa bret.
Perché del bianco presso la porta?
Di nuovo una Sfinge col suo viso, i suoi occhi…
Oh, com’è pesante questo incessante delirio.
NATASHA
(avanza fino al centro della stanza)
Shto eta?
Shto-to t’azholaje stuchit va fse steny…
Che cos’è?
Qualcosa di pesante batte a tutti i muri…
(ascolta)
Da eta sertse!
Kakoj on? Shto at nivo astalas’?
Ma questo è un cuore!
Come sta? Che ne è rimasto di lui?
(si avvicina al letto e si inginocchia)
Takoj zhe kak fsigda. È lo stesso di sempre.
PRINCIPE ANDREJ
Vy? Vy? Voi? Voi?
(Sorride e le tende la mano)
Vy? Kak sh’asliva!
Vy, zhyvaja, nastajash’aja…
Voi? Che felicità!
Voi, viva, vera!
NATASHA
(baciando la sua mano)
Prastite min’a. Perdonatemi.
PRINCIPE ANDREJ
Za shto prastit’? Perdonarvi per che cosa?
NATASHA
Prastiti min’a.
Prastiti za to, shto ja sdelala.
Perdonatemi.
Perdonatemi per ciò che vi ho fatto.
PRINCIPE ANDREJ
Jesli b ja astals’a zhyf,
ja blagadaril by boga za svaju ranu,
katoraja svila men’a apat’ s vami.
Natasha, ja slishkam l’ubl’u vas.
Se rimanessi vivo,
ringrazierei Dio per la mia ferita
che mi ha unito di nuovo con voi.
Natasha, io vi amo troppo.
NATASHA
Pachimu zhe slishkam? Perché troppo?
PRINCIPE ANDREJ
Pachimu zhe slishkam?
Neuzheli tol’ka lish za tem
sud’ba sivodn’a nas svela tak stranna,
shtoby mne umeret’ tiper’?
Ja dumal, mne atkrylas’ istina zhyzni,
nachala vechnaj l’ubvi,
dl’a katoraj ni nuzhna predmeta.
Ne ta l’ubof’, katoraja l’ubit za shto-nibut’,
pachimo-nibut’.
Fs’o, fseh l’ubit’, to jest’ nikavo ni l’ubit’,
ni zhyt’ zemnoj zhyzn’ju.
No shto zhe, shto zhe delat’ mne, kagda ja
l’ubl’u vas,
l’ubl’u bol’she fsivo v mire.
L’ubof’ maja, l’ubof’ k vam adnoj
zakralas’ vnof’ v majo sertse
i priv’azyvajet k zhyzni,
f sertse zakralas’ vnof
i k zhysni vnof’ min’a zav’ot.
Perché troppo?
Forse che solamente per questo il destino
oggi ci ha unito in modo tanto strano,
affinché io muoia oggi?
Pensavo mi si fosse aperta la verità della vita,
l’inizio di un amore eterno,
per il quale non c’è bisogno dell’oggetto,
non quell’amore che ama per qualcosa,
a causa di qualcosa.
Tutto, tutti amare, cioè non amare nessuno,
non vivere una vita terrena.
Ma che fare, che fare,
se io vi amo,
vi amo più di ogni cosa al mondo.
Il mio amore, l’amore per voi sola,
si è insinuato di nuovo nel mio cuore
e mi sprona alla vita,
nel cuore s’è insinuato di nuovo
e mi chiama di nuovo alla vita.
NATASHA
S tavo dn’a, kagda ja v Atradnam uvidala vas,
ja pal’ubila vas.
Takova, takova sa mnoj nikagda,
nikagda ni byvala.
Vy stali fsem dl’a min’a.
Ah, zachem ujehali tagda vy!
Tiper’ ja ni atajdu at vas.
Kakoje strannaje, neazhydannaje sh’ast’je.
Fs’o eta sud’ba, fs’o eta sud’ba.
K etamu vilos:
f sadu, v Atradnam, v visenn’uju noch
l’ubof’ zakralas’ f s’ertse majo,
ja s vami sh’ast’je chstaje vnof’ abrela.
Da quel giorno che vi vidi ad Otradnoe
io vi ho amato.
Una tale cosa, una tale cosa mai mi era successa.
Siete divenuto tutto per me.
Ah! perché ve ne andaste allora!
Io ora non mi allontanerò da voi.
Che strana gioia inaspettata;
tutto questo è destino, tutto questo è destino.
A questo ci ha condotto: nel giardino,
ad Otradnoe, in una notte di primavera
l’amore si è insinuato nel mio cuore,
ho scoperto con voi di nuovo una felicità pura.
PRINCIPE ANDREJ
Kak vy chusvujete pa dushe,
pa fs’ej dushe,
budu ja zhyf?
Che sentite con l’anima,
con tutta l’anima,
vivrò?
NATASHA
Ja uverena, ja znaju. Sono sicura, lo so.
PRINCIPE ANDREJ
Kak byla p harasho. Come sarebbe bello.
NATASHA
Vam nuzhna spakojstvije,
vam nuzhna zasnut’.
Avete bisogno di riposo,
dovete dormire.
PRINCIPE ANDREJ
Zasnut’…
L’ubof’ mishajet smeryti…
L’ubof’ jest’ zhyzn’.
Dormire…
l’amore disturba la morte…
L’amore è vita.
(Di nuovo cominciano a risuonare voci misteriose. Al principe Andrej sembra di ballare un valzer con Natasha)
CORO
Piti, piti, piti, piti… Piti, piti, piti, piti…
PRINCIPE ANDREJ
(in delirio)
No atchivo zhe fs’o t’anitsa…
T’anitsa, vazdvigajetsa…
I eta bol’…
Ma perché tutto si confonde…
Si confonde, si solleva…
E questo dolore…
NATASHA
Bol’? Zachem bol’? Dolore… Perché il dolore?…
PRINCIPE ANDREJ
I piti, piti, piti, boom!
Piti, piti, piti, boom!
E piti, piti, piti, bum!
Piti, piti, piti, bum!
CORO
Piti, piti, piti, piti… Piti, piti, piti, piti…
PRINCIPE ANDREJ
Davol’na… perestan’, pazhalusta…
pazhalusta…
Basta… smettile, per favore…
per favore…
CORO
Piti, piti, piti, piti… Piti, piti, piti, piti…
(Le voci a poco a poco tacciono)

Scena tredicesima
22 ottobre 1812. Strada di Smolensk. Una terribile tormenta. Passano truppe francesi in ritirata. Alcuni soldati, strappati nelle vesti e coperti con quanto è capitato, si stringono l’uno contro l’altro per il freddo.Per la strada armi abbandonate, carri rotti. Entrano Bonnet e Ramballe
RAMBALLE
Karabli sazheny… Abbiamo bruciato i ponti…
BONNET
Pazadi vernaja pgibel’,
fperedi nadezhda.
Dietro c’è una tomba sicura,
avanti c’è la speranza.
RAMBALLE
I my atstupajem,
pabrasaf palavinu naroda i artilleriju,
bez zapasaf, bes pradavol’stvija.
E noi ci ritiriamo, dopo aver abbandonato
la metà della gente e l’artiglieria,
senza provviste, senza derrate.
BONNET
Nad nami padnimajutsa z zlavesh’im krikam stai voranaf,
za nami sledujut sabaki at samaj Maskvy,
pitajas’ nashymi kravavymi astankami.
Su di noi si sollevano con un lugubre urlo
orde di corvi, i cani ci seguono fin da Mosca,
cibandosi dei nostri resti sanguinolenti.
RAMBALLE
A to, shto ni pajedajut hish’niki,
pakryvajet zima.
E ciò che non mangiano i predatori
coprirà l’inverno.
(Al termine della colonna francese, alcune guardie scortano un gruppo di prigionieri russi, tra i quali si trovano Pierre e Karatajev. Karatajev rallenta il passo e si siede sul ciglio della strada presso una betulla)
PIERRE
Platon, kak zdarov’je? Platon, come va la salute?
KARATAJEV
Shto zdarov’je?
Na balezn’ plakat’sa -
boh smerti ni dast.
Come va la salute?
Se piangi per la malattia,
Dio non ti darà la morte.
PIERRE
(a un ufficiale)
Gaspadin nachal’nik, on ni mozhet itti. Signor comandante, egli non può camminare.
UFFICIALE
On mozhet, chort vaz’mi! Può, che il diavolo se lo porti!
PIERRE
No net, no net, on umirajet. Ma no, ma no, muore.
UFFICIALE
(ad un soldato di scorta)
Ty znajesh prikas? Conosci l’ordine?
PIERRE
Shto sdelajut s bal’nym? Che faranno col malato?
UFFICIALE
(facendo un gesto a Pierre)
Hatiti li vy?
Pa mestam,
fpirot, tritsat’ tys’ach d’javalaf!
Lo volete anche voi?
Al posto!
Avanti, per trentamila diavoli!
(La colonna si rimette in marcia)
PIERRE
(voltandosi)
Platon, Pla… Platon, Pla…
UFFICIALE
Idite, tritsat’ tys’ach d’javalaf! Camminate, per trentamila diavoli!
(Proseguono la marcia. Il soldato di scorta, lasciato solo con Karatajev, gli spara e cerca di raggiungere la colonna. Sopraggiunge Tichon, che a sua volta uccide la scorta e fa un segnale ai suoi compagni. Subito appare un gruppo di partigiani condotti da Denisov, che si getta all’inseguimento dei Francesi. Giunge un secondo gruppo di partigiani, guidati da Dolochov. Si sentono spari e grida. I partigiani ritornano con i prigionieriliberati, fra cui c’è Pierre)
VOCE
(fuori scena)
Ej, ej, ej! Ehi! Ehi! Ehi! Ehi!
EX-PRIGIONIERI
(piangendo e abbracciando i partigiani)
Bratsy, galupchiki,
milyje, radimyje,
sokaly nashy, vyruchili nas!
Milyje, radimyje!
Bratsy, galupchiki…
Fratelli cari,
cari compatrioti,
giovani nostri, ci hanno liberato!
cari compatrioti,
fratelli cari!
PIERRE
Svaboda, svaboda! Libertà, libertà!
EX-PRIGIONIERI
Bratsy radimyje,
nastal svabody nashej chas,
spasli vy at rapstva nas,
spasli at plena nas,
radasnyj nastal pabedy chas.
My svabodny vnof’.
Svabodem milyj sertsu kraj,
sertsu milyj kraj,
niab’jatnyj nash
velikij russkij kraj.
Fratelli compatrioti
è giunta l’ora della nostra libertà,
voi ci avete salvato dalla servitù,
ci avete salvato dalla prigione,
è giunta l’ora felici della vittoria.
Siamo di nuovo liberi.
Libera è la terra cara al cuore,
la terra cara al cuore,
la nostra immensa
grande terra russa.
DENISOV
P’otr Kirillavich, eta vy?
Kak sluchilas’a s vami takoje nesh’astije?
Piotr Kirillovich, siete voi?
Come vi è successa una tale disgrazia?
PIERRE
Nesh’astije?
Cherez lishen’ja,
chrez uzhas smerti
i cherez t’azhes’t’ ispytanij
ja paluchil uspakajen’je i
saglasije samim saboj.
I patom, f plenu uznal ja takova chelaveka,
jevo Platonam zvat’.
On byl ves’ russkij, dobryj i kruglyj,
on astals’a daragim vaspaminanijem.
Disgrazia?
Attraverso la privazione,
attraverso il terrore della morte
e attraverso la difficoltà delle prove
ho ottenuta la pace e l’accordo con me stesso.
E poi in prigione
ho conosciuto un uomo straordinario,
si chiamava Platon.
Era tutto russo, buono e retto,
mi è rimasto un caro ricordo.
(Improvvisamente, cambiando tono)
Shto s Maskvoj? Che ne è di Mosca?
DENISOV
Neprijatil’ razbit,
i, slovna k sertsu krof’,
prilivajet narot k Maskve.
Fs’akuju minutu, bar’as’a s holadam y smert’ju,
russkije l’udi sdelali fs’o
dl’a dastizhenija tseli, dastojnaj naroda.
Kakoje sh’astije byt’ fklatchikam krovi
v eta sv’ash’ennaje dela!
Il nemico è sconfitto,
e, come il sangue nel cuore,
il popolo si riversa a Mosca.
Ogni minuto, lottando col freddo e la morte,
la gente russa ha fatto ogni cosa
per il raggiungimento del risultato degno del popolo.
Quale gioia essere fra quelli
che hanno dato il sangue in questa santa storia!
(rivolgendosi ai partigiani)
Nelehko vam, bratsy,
da kak zhe byt?!
Pust’ fs’akij fspomnit Suvorova,
on umel snasit’ golad i holat,
kagda shlo dela a pabede.
Vam trudna, da fs’o zhe vy doma,
a ani,
da chivo ani dashli,
huzhe nish’ih i brad’ak paslednih.
Da i to skazat’,
kto zhe ih k nam zval?
Ne sun’ nosa da chuzhova prosa!
Da na chuzhuju kuchu glaza ne puchi!
Non è stato facile per voi, fratelli,
e come poteva esserlo?!
Che ciascuno ricordi Suvorov:
egli sapeva superare la fame e il freddo,
quando si trattava della vittoria.
È stato difficile per voi ma siete tutti a casa,
e loro,
a che punto sono giunti,
peggio degli ultimi accattoni e mendicanti.
E c’è ancora questo da dire:
chi li ha chiamati da noi?
Non mettere il naso nel miglio altrui!
E non sgranare gli occhi sulle cose degli altri!
EX-PRIGIONIERI, FJODOR
Ha ha ha ha! Ah, ah, ah, ah!
DENISOV
A my sv’atym kulakom,
da pa akajannaj shej!
Sbil da pavalok,
azhno bryzgi f patalok!
E noi un santo pugno abbiamo mollato
proprio sul collo maledetto:
è caduto per terra, gli schizzi sono arrivati
addirittura al soffitto!
TICHON, EX-PRIGIONIERI, FJODOR
Ha ha ha ha! Ah, ah, ah, ah!
DENISOV
Shtob ni dna im, ni pakryshki.
I ni dyhu, ni peredyshki!
Speriamo che la sventura sia la loro disgrazia.
Che non mostrino mai più le loro facce quaggiù.
VASILISA, FJODOR, DENISOV, TICHON, EX-PRIGIONIERI
Ha ha ha ha! Ah, ah, ah, ah!
PIERRE
Dolahaf skazal: Elen skanchalas’,
a brat jejo - sh’ogal’ Anatol’
v baju nagi lishils’a.
A kn’az’ Andrej? On byl ranen.
Dolochov ha detto che Hélène è morta,
e suo fratello, il bellimbusto Anatol’,
ha perduto in combattimento una gamba.
E il principe Andrej? Era ferito.

DENISOV
On umer v Jaraslavle… na rukah Natashy. È morto a Jaroslavl’… tra le braccia di Natasha.
PIERRE
Umer…
Umer na jejo rukah.
Sm’ahchils’a l’ on?
Atkrylas’ li jemu peret smert’ju
ab’jasnenije zhyzni?
On tak fsemi silami dushy
fsigda iskal byt’ vpalne haroshym,
shto on ne mog bajatsa smerti.
A ana?
È morto… è morto
tra le sue braccia.
E lui si era raddolcito?
Si era aperto per lui, di fronte alla morte,
un senso della vita?
Egli a tal punto con tutte le forze dell’anima
aveva sempre cercato
di essere completamente buono,
che non poteva temere la morte.
E lei?
DENISOV
V Maskve, u kn’azhny Mar’ji.
Jejo nasil’na atpravili tuda.
Jejo zdarov’je ochen’ ploha.
È a Mosca, dalla principessa Mar’ja,
l’hanno mandata a forza lì,
la sua salute è molto malandata.
PIERRE
Atvar’ajetsa zarzhavefshaja dver’
i vejet iz nejo davno
zabytym sh’ast’jem.
No net,
tiper’ nil’za ab etam dumat’.
Pabeda nat frantsuzami,
smerty’ zheny,
smert’ kn’az’a Andreja… Apomnit’sa, apomnits’a
i pan’at’…
Si apre una porta arrugginita
e spira da lei una felicità
da tempo dimenticata.
Ma no,
ora non si può pensare a ciò.
La vittoria sui Francesi…
la morte della moglie,
la morte del principe Andrej…
Riaversi, riaversi, comprendere…
(Esce. Entra di corsa un aiutante di Kutuzov)
AIUTANTE
Svitlejshyj jedet! Viene il “Magnifico”!
DENISOV
Svitlejshyj jedet! Viene il “Magnifico”!
CORO
Svitlejshyj… Svitlejshyj… Il “Magnifico”… il “Magnifico”…
DENISOV
Strojs’a, rib’ata! Mettersi in riga!
CORO
Svitlejshyj jedet! Viene il “Magnifico”!
DOLOCHOV
Strojs’a! Mettersi in riga!
(I partigiani si mettono in riga e, invece di Kutuzov, giunge inaspettatamente un distaccamento femminile dei partigiani, guidato da Vasilisa. Dunjasha è fra loro.)
DUNJASHA, VASILISA, CORO
Eh, baban’ki, krasavitsy,
idite k nam skareje,
nesite vity. Kosy vy tachiti paastrje,
ni travu sochnuju kasit’,
ni zholtyj spelyj kolas zhat’,
kasit’ niproshennyh gastej,
na vily ih r’atkom sazhat’.
Atsam svaim, muzhjam svaim
i suzhenym id’om pamoch.
S palej radnyh, s lugof bal’shyh
fseh voragof pragnat’ naveki proch.
Eh donne, bellezze, venite da noi, svelte,
portate i forconi.
Affilate le falci in modo più tagliente,
non per tagliare la ricca erba,
non per mietere la gialla spiga matura,
ma per falciare gli ospiti non invitati,
per piantarli l’uno accanto all’altro con i forconi:
andiamo ad aiutare i nostri padri, i mariti
e gli sposi promessi,
per cacciare dai campi natii, dai grandi prati
tutti i nemici via per sempre.
FJODOR, TICHON, CORO
Eh, baban’ki, krasavitsy,
snapy my slavna v’azhem.
Kto k nam na Rus’ s aruzhjem shol,
snapom na zeml’u l’azhet.
Ehi donne, bellezze,
noi leghiamo i covoni assai bene:
chi è venuto da noi in Russia con le armi
giacerà sulla terra come un covone.
DUNJASHA, VASILISA, FJODOR, TICHON, CORO
Im za abidy atamstit’
vyhodit star, vy hodit mal.
Dl’a nih s yzbytachkam halsta
natkala nasha matushka zima.
S palej radnyh, s lugof bal’shyh
rikoj tichot, burlit narot.
Vyhodit star y mal
udaram l’utym gnat’ vraga s zemli radnoj.
Fpirot!
Fpirot!
Prid’ot para zalataja,
rozh f pal’ah shumet’ nachn’ot, na mirnyj trut
paspeshyt
apat’ f pal’a narot.
Na zeml’u nashu vrak fstupil:
f snigah sibe kanets najdot.
A vendicarsi di loro per le offese
esce il vecchio, esce il giovane:
per essi una gran quantità di tela bianca
ha tessuto il nostro padre inverno.
Dai campi natii, dai grandi prati
come un fiume scorre, si agita il popolo.
Esce il vecchio e il giovane
per cacciare con feroce colpo il nemico
dalla terra natia.
Avanti! Avanti!
Giungerà il tempo dorato,
la segala comincerà a rumoreggiare nei campi,
al pacifico lavoro si affretterà
di nuovo nei campi il popolo.
Sulla nostra terra il nemico ha marciato,
sulle nevi ha trovato la morte.
(Appaiono le truppe regolari. Avanza lentamente Kutuzov a cavallo, accompagnato dalla sua scorta. I soldati depongono ai piedi del feldmaresciallo le bandiere francesi conquistate)
KUTUZOV
Neprijatel’ razbit,
za shto blagadar’u Boga i nashe hrabraje
vojska.
Blagadar’u fseh za trudnuju sluzhbu.
Spasena Rassija.
Il nemico è sconfitto,
di questo ringrazio Dio
e il nostro valoroso esercito.
Ringrazio tutti per il difficile servizio:
la Russia è salva.
POPOLO
Ura! Urrà!
KUTUZOV
Spasena tiper’ Rassija! È salva ora la Russia!
POPOLO
Ura!
Za atechestva shli my
na smertnyj boj.
Shol na smertnyj boj narot.
Atstajali krov’ju Rassiju svaju.
Atstajali my kraj maguchij svoj.
V’ol fel’dmarshal nas fpirot,
v’ol na pravyj boj
za radimyj nash kraj.
My pabedili,
vrak paverzhen va prah.
Krepka bilis’ my za sh’ast’je nashe.
Slava radnoj Rassii
ni pamerknet v vekah.
V’ol narot na pravyj boj
atets fel’dmarshal.
Rus’ velikuju atstajal narot,
v’ol fel’dmarshal nas fpirot.
Razgramili my neprijatil’a fprah.
Slava Rodine, Rodine sv’atoj,
slava armii radnoj!
Fel’dmarshal Kutuzavu slava!
Ura!
Urrà!
Per la patria siamo andati
a un combattimento mortale,
il popolo è andato a un combattimento mortale:
abbiamo difeso la nostra Russia col sangue,
abbiamo difeso la nostra potente terra.
Il Feldmaresciallo ci ha guidato avanti,
ci ha condotto ad una giusta lotta
per la nostra cara terra.
Abbiamo vinto,
il nemico è stato abbattuto nella polvere,
con forza ci siamo battuti per la nostra felicità.
La gloria della cara Russia
non impallidirà nei secoli.
Ha condotto una giusta lotta
il padre Feldmaresciallo.
Il popolo ha difeso la grande Russia,
il Feldmaresciallo ci ha condotto avanti.
Abbiamo affossato il nemico nella polvere.
Gloria alla Patria, alla santa Patria,
gloria all’esercito patrio!
Gloria al maresciallo Kutuzov!
Urrà!
FINE DELL’OPERA


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Ultimo aggiornamento 15 agosto 2014
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