Glossario
Libretto dell'opera



Guerra e pace, op. 91

Opera teatrale in tredici quadri

Musica:
Sergej Prokofiev
Libretto: proprio e Mira Mendel'son, da L. Tolstoj

Ruoli:

Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, tamburo di legno, tamburello, tamburo, grancassa, piatti, tam-tam, glockenspiel, xilofono, arpa, archi
Composizione: Nalcik, 15 agosto 1941 - Tbilisi, 13 aprile 1942 (revisione 1952)
Prima esecuzione: Mosca, Club dell'Attore, 17 ottobre 1944 (con accompagnamento di pianoforte)
Prima rappresentazione della prima versione: Mosca, Sala Grande del Conservatorio "Ciajkovskij", 7 giugno 1945
Prima rappresentazione della revisione: Leningrado, Teatro dell'Opera, 1 giugno 1955
Edizione: Muzfond, Mosca, 1943

Sinossi

Luogo dell'azione: In Russia tra il 1809 e il 1812

L’opera è divisa idealmente in due parti: i primi sette quadri si concentrano sugli avvenimenti del tempo di pace, gli ultimi cinque su quelli bellici. Fra gli avvenimenti privati della nobiltà moscovita che ruota intorno alle famiglie Rostov, Bezuchov e Bolkonskij, narrati da Tolstoj, Prokof’ev sceglie il nucleo principale, legato alle figure di Andrej e di Nataša. Nei primi tre quadri sono schizzate le tappe che portano al fidanzamento dei due protagonisti.

Quadro primo: Nell’incanto di una notte di primavera, il giovane principe Bolkonskij ritrova la speranza nel futuro e il desiderio di amore, contemplando l’incantevole adolescente Nataša cantare e conversare con la cugina Sonja.

Quadro secondo: Il primo ballo di Nataša segna l’innamoramento di Andrej; inoltre Nataša suscita grande impressione in Anatol’ Kuraghin, il cognato senza scrupoli di Pierre Bezuchov, che incomincia ad accarezzare il pensiero di conquistare la giovane.

Quadro terzo: La crisi nell’animo di Nataša sopravviene dopo la partenza di Andrej, costretto a procastinare il matrimonio di un anno dal padre, contrario all’unione con una donna di rango sociale inferiore e la fredda accoglienza del vecchio principe Bolkonskij.

Quadro quarto: Si compie la drammatica vicenda di Nataša e Anatol’ Kuragin: durante un ricevimento offerto dalla sorella, Anatol’ riesce a sedurre la giovane strappandole un giuramento di amore e il consenso a fuggire con lui, con la promessa di un impossibile matrimonio.

Quadro quinto: Kuragin non ascolta i consigli dell’amico Dolochov, che dopo averlo aiutato a organizzare il rapimento della Rostova, tenta di dissuaderlo dalla pericolosa e infame impresa. Anatol’ è talmente travolto dalla passione per la giovane donna, da convincersi che non si tratta di un capriccio, ma del desiderio di una nuova vita all’estero con la propria amata.

Quadro sesto: Mar’ja Achrossimova, che ospita i Rostov nel suo palazzo moscovita, riesce a sventare il rapimento grazie all’aiuto di Sonja. Anatol’ riesce a fuggire, e dopo che Achrosimova e l’amico Pierre Bezuchov l’hanno illuminata sulla sorte di un uomo che è il suo seduttore, Nataša, sconvolta, tenta il suicidio. Nel colloquio con la Rostova, Bezuchov, travolto dalla compassione per l’inesperta e incantevole ragazza, le confessa il suo amore per lei.

Quadro settimo: Tornato a casa, Pierre convoca nel suo studio il cognato e gli impone di consegnarli le lettere spedite a Nataša e di lasciare immediatamente la città. Rimasto solo, riflette sui suoi sentimenti nei confronti della fanciulla. Sopraggiunge Ermolov e annuncia che Napoleone ha varcato il confine russo.

Quadro ottavo: Andrej, amareggiato e disilluso dal tradimento di Nataša assume il comando di affrontare un’onorevole morte in battaglia.

Quadro nono: Nel quartier generale di Napoleone, durante la battaglia di Borodino. L’imperatore dei francesi, sicuro della superiorità della civiltà francese e dell’invincibilità del proprio esercito, si trova di fronte alle notizie che dal campo gli annunciano l’imminente sconfitta.

Quadro decimo: In un’izsba di Fili, dove si è accampato l’esercito russo ritirato da Borodino, si svolge il consiglio di guerra dei generali russi. Kutuzov prende la coraggiosa decisione tattica di abbandonare al nemico senza combattere la «sacra e vetusta capitale della Russia».

Quadro undicesimo: A Mosca, occupata dai francesi e rosseggianti di incendi. Pierre Bezuchov si aggira con l’intenzione di attentare alla vita di Napoleone. Arrestato con l’accusa di aver appicato un incendio, gli viene fatta grazia della vita; in prigione conosce il semplice Platon Karataev, contadino e soldato, emblema della vita umana ancora completamente in armonia con i cicli della natura.

Quadro dodicesimo: In un’izba giace il principe Andrej, mortalmente ferito. Riconosce Nataša e si riconcilia con lei, ma muore fra le braccia dell’amata.

Quadro tredicesimo: Sulla strada verso Smolensk i francesi battono in ritirata e uccidono i prigionieri ormai sfiniti: è il destino di Platon Karataev. Un gruppo di partigiani cosacchi libera i prigionieri tra i quali si trova Bezuchov. Appare Kutuzov e l’opera si conclude nel giubilo generale per la vittoria e la pace ormai prossima.

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Affascinato sin dagli anni Trenta dal capolavoro di Tolstoj, Prokof’ev fu spinto all’ambizioso progetto di trasformare in opera Guerra e pace dal singolare e inquietante parallelismo fra gli eventi storici narrati nel romanzo e l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, iniziata nel 1941. Oltre a questo motivo esplicito si intravvede nella sua scelta la volontà di manifestare il suo patriottismo e la sua solidarietà al regime, nel clima persecutorio dello stalinismo. Il libretto e il piano complessivo dell’opera furono completati nel 1941, la versione per pianoforte nell’aprile del ’42. A dispetto dell’impeto con cui fu creata, questa mastodontica opera andò incontro a ogni sorta di difficoltà, in parte dovute a problemi sorti con la censura e alle difficili condizioni in cui versava il paese in piena guerra, ma soprattutto a causa degli ostacoli drammaturgici posti dall’esigenza di rimodellare il soggetto di un romanzo epico trasformandolo in un’opera eseguibile sul palcoscenico. Ancor prima di andare un scena Prokof’ev dovette rimaneggiare il lavoro su richiesta del Comitato per gli affari artistici. In questa prima revisione si avvalse di molti suggerimenti di Eisenstein, con il quale stava lavorando alle musiche per il suo film Ivan il terribile. Le circostanze abnormi della guerra ritardarono fino al 1945 la ‘prima’ dell’opera, già pronta nell’aprile del ’43; tuttavia per la prima esecuzione integrale e provvista di scene si dovette atendere la fine della guerra. Il regista della versione concertante moscovita del ’45, Samuel Samossud, suggerì all’autore di dilatare, invece di ridurre, l’opera in due serate. La seconda parte di questa versione, incentrata su avvenimenti politico-militari, non venne però mai rappresentata a causa di fondati timori di andare incontro a gravi censure di regime. Nel 1948, Prokof’ev si accinse allora ad approntare una versione drasticamente ridotta di tutte quelle parti che si prestavano a critiche ideologiche, ma neppure questi accorgimenti spianarono la via al palcoscenico in Unione Sovietica. L’autore intraprese un ultimo processo di rielaborazione che condusse alla versione, considerata definitiva, in tredici quadri. La ricezione dell’opera avvenne in primo luogo in teatri stranieri (Praga 1948, Firenze, Maggio musicale, 1953); negli Stati Uniti ebbe enorme successo un’edizione che venne anche trasformata in film nel ’57, corrispondente però alla terza e ormai superata versione. In Unione Sovietica vi furono due produzioni moscovite nel ’57 e nel ’59, quest’ultima sulla base di una nuova edizione critica del testo, andata in scena a Milano (1965). L’opera ebbe uno straordinario successo in Cecoslovacchia, durante la Primavera di Praga. Rappresentata negli anni Sessanta in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Germania, ha destato nei due decenni successivi un minore interesse, compensato nel 1991 da un’eccellente coproduzione del Covent Garden e dell’Opéra Bastille con il Teatro Mariinskij di Pietroburgo.

La drastica riduzione del romanzo di Tolstoj nel libretto di una pur monumentale opera conserva l’ambizione di comporre un grande affresco epico in cui la dimensione privata, individuale e affettiva dei singoli si intreccia e si risolve nel fiume travolgente della storia nazionale. Non poche sono tuttavia le concessioni alle convenzioni operistiche, come la stilizzazione della morte di Bolkonskij, che spira come un eroe del palcoscenico, ben diversamente da quanto accade con il solenne e crudo congedo dalla vita descritto nel romanzo. Dal punto di vista drammaturgico e musicale quest’opera si allinea alla tradizione di Dargomyžškij e Musorgskij del ‘dramma cantato’, ossia di un’opera in cui i personaggi dialogano in prosa declamata, sostenuti da melodie orchestrali. Nel caso di Guerra e pace all’orchestra spetta una profusione di motivi, ricorrenti o meno, e di musica descrittiva in cui è inevitabile scorgere, talvolta, il mestiere consumato dell’autore di musica per ballo e da film. Ma questi abili squarci orchestrali, che si inseriscono talvolta tra una battuta e l’altra dei dialoghi, sembrano assumere in maniera sorprendente la funzione del narratore, che nel romanzo racconta la verità che si nasconde al singolo, intrecciando il piano individuale con l’universale della storia. Non stupisce che in quest’opera mastodontica con ben 72 personaggi il compositore sia ricorso agli autoimprestiti: l’introduzione al primo quadro e il valzer del quarto, l’arioso di Bezuchov nel sesto derivano da frammenti della musica di scena per Eugenio Onegin (1936); la danza della contessa Bezuchova con Rostov nel quarto quadro, caratterizzato da uno stile straniato e vagamente grottesco a sottolineare la mellinfluità della Bezuchova, proviene dalle musiche per il film Lermotov (1941); la tormentata aria di Kutuzov che Prokof’ev scrisse e riscrisse fu infine tratta dalle musiche per il film Ivan il terribile, così come il coro del popolo nel tredicesimo quadro. Nella seconda parte, dedicata al dramma collettivo del popolo russo, fu introdotta nell’ultima versione l’epigrafe corale che riporta l’opera agli avvenimenti della storia sovietica con un massiccio coro di sapore ‘zdanoviano’. In questa seconda parte l’intento di comporre un altorilievo eroico e patriottico si manifesta nella traduzione della dimensione epica del romanzo in chiave monumentale: lo dimostra l’enfasi del linguaggio, l’uso dei cori di popolo e anche la stilizzazione di Kutuzov nella grande aria del decimo quadro, nella quale è lecito scorgere un implicito omaggio a Stalin. La divisione tra pace e guerra è profonda sia dal punto di vista drammaturgico, sia da quello musicale. Mentre la prima parte narra in maniera stringente ed efficace le vicende sentimentali di Nataša e dei tre uomini affascinati, in maniera diversa, dalla sua incantevole e ingenua giovinezza, la seconda parte si configura come una serie di quadri quasi slegati, indipendenti l’uno dall’altro, in cui troppo palesi appaiono le motivazioni ideologiche della scelta: l’idealizzazione dei grandi e piccoli eroi russi, il generale Kutuzov e il contadino Platon Karataev, rappresentati in uno stile musicale enfatico e altisonante. Al di là della distanza dal gusto dell’ascoltatore occidentale, questa lettura in chiave sovietica oltre che musicale del capolavoro di Tolstoj - opera, paradossalmente, avversata in patria né rappresenta tuttavia la realizzazione delle mete dell’ultimo decennio di vita artistica di Prokof’ev, dominato da ambizioni operistiche e dal progetto di scrivere una vera e propria epica del popolo russo, di cui l’avvento del regime sovietico doveva apparire come una sorta di degno coronamento.


(1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze

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Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2014
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