Glossario



Plati (I pilastri), op. 36 n. 5

per voce e pianoforte

Musica:
Sergej Prokofiev
Testo: Constantin Balmont
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1921
Edizione: Gutheil, Parigi, 1923

Guida all'ascolto (nota 1)

Nel lungo catalogo delle opere di Prokofiev i pezzi per canto e pianoforte non occupano molto posto. Ce n'è tuttavia una dozzina che basterebbe alla gloria d'un compositore: Il brutto anatroccolo, dalla famosa novella di Andersen, le Cinque poesie di Anna Achmatova e le Cinque poesie di Balmont. Queste ultime, di cui fa parte quella oggi in programma (I pilastri) furono  composte nel 1921, a stretto contatto col poeta, il quale anzi ne scrisse una (La farfalla) apposta per la musica di Prokofiev.

Simbolista e decadente, la poesia di Konstantin Balmont non parrebbe sulla carta la più adatta alla natura di un Prokofiev. E tuttavia in questo, come in parecchi altri casi, Prokofiev vinse la scommessa di forza portando per così dire le immagini estetizzanti oltre se stesse, attraverso la violenza della rappresentazione musicale; eppure senza tradire il loro allucinato fervore. Estremamente libera nei Pilastri, come negli altri quattro pezzi del ciclo, è la forma; e altrettanto libero è il linguaggio armonico. Ciò che decide è l'incisività scultorea delle idee, il loro fulmineo à-propos, non la presenza di una forma ben prestabilita e sapientemente realizzata.

Fedele D'Amico

Testo

I pilastri
(Versione libera dal testo originale russo)

Funeree colonne sulla riva di un mare.
Otto grandi pietre allineate.
Di tempo in tempo vi arriva un corteggio funebre, seguito da schiavi.
È l'autunno, cade la neve.
Appare talvolta una belva fulva o un uccello si posa su una pietra.
Quale strana forza attira questi animali?
Vengono, esitano, cercano di fuggire, fanno qualche passo e stanche di vivere cadono morte.

Funeree colonne, sulla riva di un mare.
Da secoli. O magia!
Quale sacrilegio condanna questi antichi pilastri?
Quale voce lugubre ripete queste parole?
«Troppo tardi. Silenzio. Vendetta. Odio, odio».


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 23 febbraio 1962

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Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2016
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