Glossario
Testo del libretto



Il cavaliere avaro (Skupoi Ritsar), op. 24

Opera in tre scene

Musica: Sergej Rachmaninov
Libretto: da Alexander Puskin

Personaggi:
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, triangolo, tam-tam, arpa, archi
Composizione: agosto 1903 - giugno 1905
Prima esecuzione: Mosca, Teatro Bol'soj, 24 gennaio 1906, Rachmaninov (dir.)
Edizione: Gutheil, 1905

Introduzione (nota 1)

Il cavaliere avaro, come Il convitato di pietra di Dargomyžškij, Mozart e Salieri di Rimskij-Korsakov e Il festino durante la peste di Kjui, è tratto dalle ‘piccole tragedie’ di Aleksandr Puškin. L’opera venne composta quasi contemporaneamente alla Francesca da Rimini e alla prima rappresentazione il compositore stesso, direttore stabile del Bol’šoj nel periodo 1904-06, fu sul podio per entrambe le opere.

Caratteristica dell’opera è quella di prevedere, oltre all’assenza del coro, solo voci maschili per i cinque personaggi. Il suo maggiore pregio è nella grande capacità di caratterizzazione psicologica delle figure del barone e dell’usuraio. Di grande effetto la seconda scena: il lungo soliloquio del barone, nei sotterranei del suo castello e in mezzo ai suoi tesori, dove l’orchestra attinge un’efficace descrizione dello stato d’animo dell’uomo. Il ruolo del barone venne appositamente scritto per Fëdor Šaljapin, che non ne fu il primo interprete, ma nel 1907, a Pietroburgo, cantò in un concerto la seconda scena dell’opera.

Susanna Franchi

Sinossi

Luogo dell’azione: Inghilterra medievale

Scena 1: Alberto è un giovane cavaliere che si dedica alle giostre ed ai piaceri cortesi, ma è ormai pieno di debiti. Suo padre, un barone molto ricco ma altrettanto frugale, si rifiuta di sostenere lo stile di vita di suo figlio. Alberto ha bisogno di denaro per sostenere la sua vita di società  e cerca di ottenere un prestito al di fuori della sua famiglia. Un usuraio nega un prestito ad Alberto ed invece gli offre un veleno per consentirgli di uccidere suo padre ed ottenere l’eredità. Alberto è sgomento per il suggerimento e decide di andare a chiedere aiuto al Duca.
Scena 2: Il barone scende nella cantina, esultante ora perché ha accumulato oro a sufficienza per riempire il suo sesto ed ultimo forziere. Pieno di gioia avida e di terrore, accende candele davanti al forziere e prende a gioire per ciò che contiene. In un monologo potente, che oscilla tra l'estasi alla vista di tutto quest’oro scintillante e la disperazione perchè potrebbe presto morire lasciando suo figlio a sperperare la sua fortuna.
Scena 3: Alberto ha lanciato un appello al duca per aiutarlo ad ottenere i soldi da suo padre. Il Duca convoca il barone mentre Alberto si nasconde in una stanza vicina. Il Duca chiede il barone di aiutare il figlio, ma il barone accusa Alberto di volerlo derubare. Alberto esce con rabbia dal suo nascondiglio, e accusa suo padre di menzogna. Il barone sfida il figlio ad un duello, ed Alberto accetta. Il duca rimprovera il padre, e bandisce il figlio dalla sua corte. Tuttavia, scosso da questo confronto, il barone crolla fatalmente. Mentre il barone muore, la sua ultima richiesta non è per il figlio, ma di avere le chiavi dei suoi forzieri d'oro.

(1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze, pag. 212

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