Glossario



Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra "per la mano sinistra"

versione per pianoforte e orchestra

Musica: Maurice Ravel
Organico: pianoforte solista, ottavino, 3 flauti, 2 oboi, corno inglese, clarinetto piccolo, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, bassotuba, timpani, tamburo, piatti, grancassa, wood-block, tam-tam, arpa, archi
Composizione: 1929 - 1930
Prima esecuzione: Vienna, Gro▀er Musikvereinsaal, 5 gennaio 1932
Edizione: Durand, Parigi 1931
Dedica: Paul Wittgenstein

Vedi al 1930 n. 134 la versione per due pianoforti

Guida all'ascolto (nota 1)

Il Concerto per la mano sinistra per pianoforte e orchestra fu commissionato a Ravel dal pianista austriaco Paul Wittgenstein, che durante la prima guerra mondiale era rimasto mutilato del braccio destro. Lo stesso pianista lo eseguý a Vienna nel 1931, suscitando notevole interesse per questa composizione in cui l'essenziale, come disse Ravel, Ŕ dare non l'impressione di un tessuto sonoro leggero, ma quella di una parte scritta per due mani. Infatti il Concerto ha una eloquenza e un calore espressivo che non sembrano ottenuti con le sole cinque dita della mano sinistra e sta a dimostrare l'estrema bravura e la vivissima sensibilitÓ creatrice di un artista che sa ricavare emozioni musicali da un fatto tecnico anomalo. In Francia il concerto fu portato al successo nel 1937 da Jacques FÚvrier, scelto personalmente da Ravel; la critica ebbe parole lusinghiere per l'esecutore, che era stato allievo di Marguerite Long, e su un giornale apparve il seguente giudizio: źCon una sola mano, una sola, egli traccia con disinvoltura tutti i movimenti richiesti dai canti inebrianti o gli arabeschi coloriti dell'accompagnamento e sa creare con sonoritÓ calde e intense l'alone di vibrazioni indispensabile allo svolgimento del canto╗.

Il Concerto in re inizia allo stesso modo de La Valse: atmosfera cupa e nebbiosa, con i temi che si alzano a fatica dal loro registr˛ pi¨ grave per esplodere in un crescendo di sonoritÓ sfociante nel fortissimo. Entra il pianoforte e svolge la sua cadenza tutt'altro che facile e costruita sul ritmo iniziale di una lenta sarabanda, ripresa e ampliata dall'orchestra. Un diminuendo lascia spazio ad una delicata invenzione pianistica, rievocante l'atmosfera dai contorni sfumati di Ma mŔre l'Oye. Il Lento si trasforma in Andante e il primo tema ritorna affidato all'orchestra, mentre il pianoforte persegue sonoritÓ brillanti. Eccoci quindi all'Allegro centrale in 6/8 su un ritmo di danza arricchita da effetti di derivazione jazzistica. ╚ una pagina di straordinaria efficacia nella sua estrosa invenzione timbrica, con "uscite" improvvise e originali di vari strumenti, dal controfagotto agli ottoni. Al culmine dell'esasperata accentuazione ritmica si riaffaccia il Lento precedente con una violenza sonora dai toni lancinanti sottolineati dal pianoforte con percussiva intensitÓ. Dal diminuendo si sprigiona una vivacissima cadenza del pianista, impegnato a sviluppare al massimo il second˛ tema presentato inizialmente. Si riascolta la frase della sarabanda, alla quale si associano in crescendo tutti gli strumenti. C'Ŕ un improvviso richiamo all'Allegro in 6/8 e poi il concerto si conclude con cinque battute rapide e sferzanti, come frustate di un domatore nel circo.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 17 novembre 1990

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Ultimo aggiornamento 17 maggio 2013
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