Glossario
Guida all'ascolto



L’enfant et les sortilèges (Il bambino e gli incantesimi)

Fantasia lirica in due parti

Testo delle parti vocali (nota 1)

PARTE PRIMA
(Una camera in un appartamento di campagna, col soffitto molto basso, che dà su un giardino. Una casa normanna, vecchia, o piuttosto fuori di moda; grandi poltrone ricoperte; un grande orologio di legno a torre, una tappezzeria con figurine pastorali; una gabbia rotonda appesa alla finestra con entro uno scoiattolo; un grande caminetto con un silenzioso avanzo di fuoco; un bricco che borbotta, un gatto che fa le fusa. Pomeriggio.
Il Fanciullo, sei o sette anni, siede al tavolino, davanti ad un compito incominciato. È in piena crisi di pigrizia, mordicchia la penna, si gratta la testa e canterella a mezza voce)
IL FANCIULLO
J’ai pas envie de faire ma page,
J’ai envie d’aller me promener.
J’ai envie de manger tous les gâteaux.
J’ai envie de tirer la queue du chat
Et de couper celle de l’écureuil.
J’ai envie de gronder tout le monde!
J’ai envie de mettre Maman en pénitence.
Non ho voglia di fare i compiti
Ho voglia di andare a passeggiare.
Ho voglia di mangiare tutti i dolci.
Ho voglia di tirare la coda al gatto.
E di tagliare quella dello scoiattolo.
Ho voglia di sgridare tutti!
Ho voglia di mettere la mamma in castigo.
(S'apre la porta. Entra la Madre, o piuttosto quello che ne permettono di vedere il soffitto molto basso e le proporzioni della scena, ove tutti gli oggetti sono di dimensioni esagerate per mettere in evidenza la piccolezza del Fanciullo: cioè una giubba, la parte inferiore d'un grembiule di seta, la catenella d'acciaio da cui pende un paio di forbici, e una mano. Questa mano s'alza, interroga con l'indice).
LA MADRE
Bébé a été sage? Il a fini sa page? Il Bebè è saggio? Ha finito i compiti?
(Il Fanciullo non risponde e si lascia cadere imbronciato ai piedi della sedia. La gonna s'avanza sulla scena. Una mano, la più bassa, accenna al quaderno, l'altra sorregge un vassoio con la teiera e la tazza della merenda).
LA MADRE
Oh! Tu n’as rien fait!
Tu as éclaboussé d’encre le tapis!
Regrettes-tu ta paresse?
Oh! Non hai fatto nulla!
Hai sporcato d’inchiostro il tappeto!
Sei pentito della tua pigrizia?
(Silenzio del Fanciullo)
Promettez-moi, Bébé, de travailler? Mi prometti, Bebè, di lavorare?
(Silenzio)
Voulez-vous me demander pardon? Vuoi chiedermi perdono?
(Per tutta risposta Bébé alza la testa verso la Madre e cava fuori la lingua. La gonna retrocede un po')
Oh! Oh!
(L'altra mano depone sulla tavola il vassoio della merenda)
Voici le goûter d’un méchant enfant:
du thé sans sucre, du pain sec.
Restez tout seul jusqu’au dîner!
Et songez à votre faute!
Et songez à vos devoirs!
Songez, songez surtout au chagrin de Maman!
Ecco la merenda di un bambino cattivo:
tè senza zucchero e pane secco.
Resterai solo fino all’ora di cena!
E pensa al tuo errore!
E pensa ai tuoi doveri!
Pensa, pensa soprattutto al dispiacere della mamma!
(La porta si riapre, la gonna scompare. Il Fanciullo rimasto solo s'abbandona ad una frenesia di perversità; batte i piedi e grida a pieni polmoni verso la porta):
IL FANCIULLO
Ça m’est égal! Justement j’ai pas faim!
Justement j’aime beaucoup mieux rester tout seul!
Je n’aime personne! Je suis très méchant!
Méchant! méchant! méchant!
Non fa nulla! Non ho proprio fame!
Sono proprio contento di restare solo!
Non voglio bene a nessuno! Sono molto cattivo!
Cattivo! cattivo! cattivo!
(Con un manrovescio fa saltare la teiera e la tazza, che vanno in pezzi. S'arrampica sulla finestra, apre la gabbia dello Scoiattolo e con la sua penna di ferro punge la bestiola che, ferita, stride e scappa via; poi tira la coda al Gatto, che soffia e si nasconde sotto una poltrona)
IL GATTO
Psch! Psch!
IL FANCIULLO
Hourrah! Urrà!
(Impugna l'attizzatoio come una spada, sparpaglia il fuoco, rovescia il bricco. S'avventa contro le figurine della tappezzeria lacerandole. Apre la cassa dell'orologio e si aggrappa al bilanciere d'ottone, che si stacca e gli resta fra le mani. Poi fa a pezzi quaderni e libri)
Hourrah! Plus de leçons! Plus de devoirs!
Je suis libre, libre, méchant et libre!
Urrà! Mai più lezioni, Mai più doveri!
Sono libero, libero, cattivo e libero!
(Sazio di devastazione, cade trafelato su una grande poltrona ricoperta di una stoffa a fiorami. Ma le braccia della Poltrona si aprono, il sedile sfugge di sotto e la Poltrona, come un enorme rospo, fa un salto all'indietro)
Ah! Ah!
(Pesante e beffarda la Poltrona si alza e va dalla piccola Bergère Luigi XV, allacciandola a sé in una danza compassata e grottesca)
LA POLTRONA
Votre serviteur humble, Bergère. Vostro umile servitore, pastorella.
LA BERGÈRE
(con una riverenza)
Votre servante, Fauteuil. Serva vostra, Poltrona.
LA POLTRONA
Nous voilà donc débarrassés
À jamais de cet Enfant
Aux talons méchants.
Eccoci sbarazzati
per sempre da questo bambino
dai talloni cattivi.
LA BERGÈRE
Vous m’en voyez, vous m’en voyez aise! Voi vedete, vedete che sono contenta!
LA POLTRONA
Plus de coussins pour son sommeil,
Plus de sièges pour sa rêverie,
Plus de repos pour lui que sur la terre nue.
Et encore… qui sait?
Mai più cuscini per il suo sonno,
mai più sedie per i suoi sogni,
mai più riposo per lui se non sulla nuda terra.
E ancora… chissà?
A DUE
Et encor... qui sait?
Nous voilà donc débarrassés
à jamais de cet Enfant
aux talons méchants.
Le Banc, le Canapé,
le Pouf et la Chaise de Paille
ne voudront plus de l'Enfant!
E ancora… chissà?
Eccoci sbarazzati
per sempre da questo bambino
dai talloni cattivi.
La panca, il canapè,
il pouf e la sedia di paglia
non vorranno più il bambino.
(I vari mobili nominati, alzando le braccia o i piedi, ripetono in coro):
Plus de l’Enfant! Mai più il bambino!
(immobile per lo stupore il bambino, addossato al muro, ascolta e guarda)
L'OROLOGIO
Ding, ding, ding, ding;
Et encore ding, ding, ding!
Je ne peux plus m’arrêter de sonner!
Je ne sais plus l’heure qu’il est!
Il m’a ôté mon balancier!
J’ai d’affreuses douleurs de ventre!
Ding, ding, ding, ding;
e ancora ding, ding, ding!
Non posso più smettere di suonare!
Non so più che ora è!
Mi ha tolto il bilanciere!
Ho dei terribili mal di pancia!
(Si fa avanti, sui due piedi che gli sono spuntati sotto la camicia di legno. Ha una piccola faccia rosea al posto del quadrante e due corte braccia gesticolanti):
J’ai un courant d’air dans mon centre!
Et je commence à divaguer!
Ho una corrente d’aria nel mio centro!
Comincio a divagare!
IL FANCIULLO
Ah! L’Horloge marche. Ah! L’Orologio cammina.
L'OROLOGIO
Ding, ding, ding…
Laissez-moi au moins passer,
Que j’aille cacher ma honte!
Sonner ainsi à mon âge!
Moi, moi qui sonnais de douces heures,
Heure de dormir, heure de veiller,
Heure qui ramène celui qu’on attend,
Heure bénie où naquit le méchant Enfant!
Peut-être que, s’il ne m’eût mutilée,
Rien n’aurait jamais changé
Dans cette demeure.
Peut-être qu’aucun n’y fût jamais mort…
Si j’avais pu continuer de sonner,
Toutes pareilles les unes aux autres,
Les heures!
Ah! Laissez-moi cacher ma honte et ma douleur
Le nez contre le mur!
Ding, ding, ding…
Lasciatemi almeno passare,
che possa nascondere la mia vergogna!
Suonare così alla mia età!
Io, io, che suonavo le ore dolci,
l’ora di dormire, l’ora di svegliarsi,
l’ora in cui deve arrivare chi stiamo aspettando,
l’ora benedetta in cui nacque il cattivo bambino!
Forse, se egli non mi avesse mutilato,
nulla sarebbe mai cambiato
in questo luogo.
Forse nessuno sarebbe mai morto…
Se avessi potuto continuare a suonare,
tutte assomiglierebbero le une alle altre,
le ore!
Ah! Lasciate che io nasconda la mia vergogna e il mio
dolore col naso contro il muro!
(Suonando lamentosamente, attraversa la scena fino alla rete dirimpetto e si ferma con la faccia appoggiata al muro)
Ding, ding, ding, ding, ding, ding, ding... Ding, ding, ding, ding, ding, ding, ding...
(Si sentono due voci nasali terra terra)
LA TEIERA
How’s your mug? Come sta il nostro boccale?
LA TAZZA CINESE
Rotten! Rotto!
LA TEIERA
… better had… …migliore aveva…
LA TAZZA CINESE
Come on! Vieni!
LA TEIERA
Black and costaud,
Black and chic, jolly fellow,
I punch, Sir, I punch your nose,
I knock out you, stupid chose!
Black and thick, and vrai beau gosse,
I boxe you, I marm’lad’ you…
Nero e ben piantato,
Nero ed elegante, allegro compagno,
io ti do un pugno, Signore, un pugno sul naso,
ti stendo al suolo, stupida cosa!
Nero e spesso, e vero bel bambino,
io ti prendo a pugni, di te faccio marmellata…
LA TAZZA CINESE
Keng-ça-fou, Mah-jong,
Keng fou, puis’-kong-kong-pran-pa,
Ça-oh-râ, Ça-oh-râ, Ça-oh-râ,
Ça-oh-râ, Ça-ka-râ, harakiri, Seusse Hayakawa
Hâ! Hâ! Hâ!
Keng-ça-fou, Mah-jong,
Keng-ça-fou, puis’-kong-kong-pran-pa,
Ça-oh-râ, Ça-oh-râ, Ça-oh-râ,
Ça-oh-râ, Ça-ka-râ, harakiri, Seusse Hayakawa
Hâ! Hâ! Hâ!
A DUE
Hâ! Ça-oh-râ toujours l’air chinoâ.
I boxe you. Ping, pong, ping…
Ping, pong, ping, pong, ping.
Ah! Kek-ta fouhtuh d’mon Kaoua?
Hâ! Ça-oh-râ toujours l’air chinoâ.
I boxe you. Ping, pong, ping…
Ping, pong, ping, pong, ping.
Ah! Kek-ta fouhtuh d’mon Kaoua?
(Se ne vanno danzando)
IL FANCIULLO
Oh! Ma belle tasse chinoise! Oh! Mia bella tazza cinese!
(Il sole declina; i suoi raggi orizzontali si sono fatti rossi. Il Fanciullo trema per la paura e la solitudine, si avvicina al fuoco; ma questo gli lancia in viso un getto di faville)
IL FUOCO
(Saltellando fuori del camino, sottile, scintillante di pagliuzze d'oro):
Arrière!
Je réchauffe les bons, mais je brûle les méchants!
Petit barbare imprudent,
tu as insulté à tus les Dieux bienveillants,
qui tendaient entre le malheur et toi
la fragile barrière!
Ah! Tu as brandi le tisonnier,
renversé la bouilloire,
éparpille les allumettes, gare!
Gare au Feu dansant!
Tu fondrais comme un flocon
sur sa langue écarlate!
Ah! Gare! Je réchauffe les bons!
Gare! Je brûle les méchants!
Gare! Gare! Ah Gare à toi!
Indietro!
Io riscaldo i bravi bambini, ma brucio i cattivi!
Piccolo barbaro impudente,
tu hai insultato tutti gli Dei protettori,
che stanno fra l’infelicità e la tua
fragile barriera.
Ah! Tu hai brandito l’attizzatoio,
rovesciato l’ebollitore,
sparpagliato i fiammiferi, attenzione!
Attenzione al Fuoco che danza!
Tu fonderai come un fiocco
sulla sua lingua scarlatta!
Ah! Attenzione! Io riscaldo i bambini buoni!
Attenzione! Brucio quelli cattivi!
Attenzione! Attenzione! Attento a te!
(Insegue il Fanciullo, che si ripara dietro i mobili. Dietro al fuoco, nascendo sui suoi passi, s'innalzala Cenere: una figura grigia, flessuosa, muta. In principio egli non la vede, poi, accortosene, prende a giuocare con lei)
IL FUOCO
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
(Ride, sfugge e danza mentre quella tenta di avvolgerlo con i suoi lunghi veli grigi. Infine, stanco, si lascia ghermire, spegnendosi. L'ombra invade la scena; scintillano dalle finestre le stelle: il colore del cielo preannuncia il sorgere della luna piena)
IL FANCIULLO
J’ai peur, j’ai peur! Ho paura, ho paura!
(Gli rispondono dei sorrisi sommessi. I brandelli strappati della tappezzeria si sollevano e ne esce fuori il corteggio delle figure dipinte sulla carta che s'avanzano un po' ridicole e molto commoventi. C'è la Pastorella, il Pastore, i Montoni, il Cane, la Capra, ecc. Li accompagna una musica ingenua di cornamuse e tamburelli)

CORO
Adieu, pastourelles!
Pastoureaux, adieu!
Nous n’irons plus sur l’herbe mauve
Paître nos verts moutons!
Las, notre chèvre amarante!
Las, nos agneaux rose tendre!
Las, nos cerises zinzolin!
Notre chien bleu!
Le bras tendu, pastourelles,
Nos amours semblaient éternelles,
Nos pipeaux.
Addio, pastorelle!
Pastorelli, addio!
Non andiamo più sull’erba cattiva
a pascolare le nostre verdi pecore!
Mai più la nostra capra amaranto!
Mai più i nostri agnelli rosa tenero!
Mai più le nostre ciliege paonazze!
Il nostro cane blu!
Le braccia tese, pastorelle.
i nostri amori sembrano eterni,
le nostre cornamuse.
(Balletto delle figurine che esprimono, danzando, il dolore di non potersi più riunire)
UN PASTORE
L’Enfant méchant a déchiré
Notre tendre histoire,
Pâtre de ci, pastourelle de là,
L’Enfant méchant qui nous doit
Son premier sourire.
Il bambino cattivo ha strappato
la nostra tenera storia.
Pastori di qua, pastorelle di là.
Il bambino cattivo, che a noi deve
il suo primo sorriso.
UN PASTORE, UNA PASTORELLA
Pâtre de ci, pastourelle de là,
L’Enfant méchant qui nous doit
Son premier sourire.
Pastori di qua, pastorelle di là.
Il bambino cattivo, che a noi deve
il suo primo sorriso.
UNA PASTORELLA
L’Enfant ingrat qui dormait sous la garde
De notre chien bleu,
Las, notre chèvre amarante!
Il bambino ingrato che dorme sotto la guardia
del nostro cane blu,
Mai più la nostra capra amaranto!
UN PASTORE
Las, nos roses et verts moutons! Mai più le nostre pecore rose e verde!
I PASTORI
Adieu, pastourelles! Addio pastorelle!
LE PASTORELLE
Pastoureaux, adieu! Pastorelli, addio!
(Se ne vanno, e con loro la musica di cornamuse e tamburelli. Il bambino si è lasciato scivolare a terra, e tiene le braccia incrociate. Piange. È accovacciato sui fogli strappati dei libri, ed è uno dei grandi fogli sui quali è disteso che si alza come una lastra, per lasciar passare anzitutto una mano languorosa, poi una chioma d’oro, poi tutta una principessa adorabile dei racconti di fate, che sembra appena destata, edistende le sua braccia ingioiellate)
IL FANCIULLO
Ah! C’est Elle! C’est Elle! Ah! È lei! È lei!
LA PRINCIPESSA
Ah! Oui, c’est Elle, ta Princesse enchantée,
Celle que tu appelais dans ton songe,
La nuit passée.
Celle dont l’histoire, commencée hier,
Te tint éveillé si longtemps.
Tu te chantais à toi-même: « Elle est blonde
Avec des yeux couleur du temps. »
Tu me cherchais dans le coeur de la rose
Et dans le parfum du lys blanc.
Tu me cherchais, tout petit amoureux
Et j’étais, depuis hier, ta première bien-aimée!
Ah! Sì, sono la tua principessa incantata,
quella che chiamavi nel tuo sogno
la scorsa notte.
Quella la cui storia, cominciata ieri,
ti ha tenuto a lungo sveglio.
Tu cantavi a te stesso: «Ella è bionda
con gli occhi color del tempo»
Tu mi cercavi nel cuore della rosa
e nel profumo del giglio bianco.
Tu mi cercavi, piccolo amoroso,
e io sono, da ieri, il tuo primo amore!
IL FANCIULLO
Ah! C’est Elle! C’est Elle! È lei! È lei!
LA PRINCIPESSA
Mais tu as déchiré le livre,
Que va-t-il arriver de moi?
Qui sait si le malin enchanteur
Ne va pas me rendre au sommeil de la mort,
Ou bien me dissoudre en nuée?
Dis, n’as-tu pas de regret d’ignorer à jamais
Le sort de ta première bien-aimée?
Ma tu hai strappato il libro,
che cose ne sarà di me?
Chissà se il maligno incantatore
non mi vuole affidare al sonno della morte,
o anche dissolvermi in una nuvola?
Dimmi, non hai rimpianto di ignorare per sempre
la sorte del tuo primo amore?
IL FANCIULLO
Oh! Ne t’en va pas!
Reste!
Dis-moi…
Et l’arbre où chantait l’Oiseau bleu?
Oh! Non andartene!
Resta!
Dimmi…
E l’albero dove cantava l’uccello blu?
LA PRINCIPESSA
(indicando i foglietti sparsi)
Vois ses branches, vois ses fruits, hélas… Vedi i suoi rami, vedi i suoi frutti, ahimè…
IL FANCIULLO
Et ton collier, ton collier magique? E la tua collana, la tua collana magica?
LA PRINCIPESSA
Vois ses anneaux rompus, hélas… Vedi i suoi anelli rotti, ahimè…
IL FANCIULLO
Ton Chevalier?
Le Prince au Cimier couleur d’aurore?
Ah! qu’il vienne, avec son épée…
Si.j’avais une épée! Une épée!
Ah! dans mes bras, dans mes bras!
Viens!, je saurai te défendre!
Il tuo Cavaliere?
Il principe col cimiero color dell’aurora?
Ah! Egli viene con la sua spada…
Se avessi una spada! Una spada!
Ah! Fra le mie braccia, fra le mi braccia!
Vieni! Saprò difenderti!
LA PRINCIPESSA
Hélas, petit ami trop faible,
Que peux-tu pour moi?
Sait-on la durée d’un rêve?
Mon songe était si long, si long,
Que peut-être, à la fin du songe,
C’eût été toi, le Prince au Cimier d’aurore!…
Ahimè, piccolo amico troppo debole,
che cosa puoi fare tu per me?
Si sa la durata di un sogno?
Il mio sogno è stato così lungo, così lungo,
che forse alla fine del sogno,
ci sia stato tu, il principe dal cimiero d’aurora!…
(Il pavimento s'apre al disotto della Principessa)
A l’aide! A l’aide!
Le Sommeil et la Nuit veulent me reprendre!
A l’aide!
Aiuto! Aiuto!
Il Sonno e la Notte vogliono riprendermi!
Aiuto!
IL FANCIULLO
(trattenendola invano per la capigliatura d'oro, per i veli, per le mani bianche affusolate)
Mon épée! Mon épée! Mon épée! La mia spada! La mia spada! La mia spada!
(Ma una forza invisibile attira la principessa che sparisce sotto la terra)
IL FANCIULLO
(solo e desolato)
Toi, le coeur de la rose,
Toi, le parfum du lys blanc,
Toi, tes mains et ta couronne,
Tes yeux bleus et tes joyaux…
Tu ne m’as laissé, comme un rayon de lune,
Qu’un cheveu d’or sur mon épaule,
Un cheveu d’or et les débris d’un rêve…
Te, il cuore della rosa,
te, il profumo del giglio bianco,
te, le tue mani e la tua corona,
i tuoi occhi blu e i tuoi gioielli…
Tu non m’hai lasciato, come un raggio di luna,
che un capello d’oro sulla mia spalla,
un capello d’oro e un frammento di sogno…
(Si china e cerca tra i fogli sparsi la fine del racconto delle fate, ma invano)
Rien…
Tous ceux-ci sont des livres arides,
Niente…
Tutti questi sono dei libri aridi.
(Li spinge col piede)
D’amères et sèches leçons. Di amare e secche lezioni.
(Piccole voci agre escono fuori dalle pagine, che si sollevano e lasciano vedere le maliziose figurine delle cifre, che fanno boccacce. Da un grande album, piegato in forma di tetto, esce un vecchietto gobbo, adunco, barbuto, vestito in cifre, con un metro da sarta per cintura, armato d'una squadra. Tiene in mano un libro che batte a tempo e cammina a piccoli passi danzati, recitando frammenti di problemi)
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
Deux robinets coulent dans un réservoir!
Deux trains omnibus quittent une gare
A vingt minutes d’intervalle,
Valle, valle, valle!
Une paysanne,
Zanne, zanne, zanne,
Porte tous ses oeufs au marché!
Un marchand d’étoffe,
Toffe, toffe, toffe,
A vendu six mètres de drap!
Due rubinetti gocciolano in un serbatoio!
Due treni omnibus partono da una stazione
a venti minuti di intervallo,
vallo, vallo, vallo!
Una contadina,
ina, ina, ina,
porta tutte le sue uova al mercato!
Un mercante di stoffa
offa, offa, offa
ha venduto sei metri di tessuto!
(Scorge il Fanciullo e si volge a lui con faccia maligna)
IL FANCIULLO
Mon Dieu! C’est Arithmétique! Mio Dio! È l’Aritmetica!
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
(assentendo)
Tique, tique, tique! Tica, tica, tica!
LE CIFRE
(sollevando i fogli e berciando)
Tique, tique, tique! Tica, tica, tica!
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
(pizzicandosi il naso)
Quattro e quattro diciotto,
undici e sei venticinque,
quattro e quattro diciotto,
sette volte nove trentatre.
Quatre et quat’ dix-huit,
Onze et six vingt-cinq,
Quatre et quat’ dix-huit,
Sept fois neuf trent’-trois.
IL FANCIULLO
(sorpreso)
Sept fois neuf trent’-trois Sette volte nove trentatre.
LE CIFRE
Sept fois neuf trent’-trois. Sette volte nove trentatre.
IL FANCIULLO
Quatre et quat’? Quattro e quattro?
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
Dix-huit! Diciotto!
IL FANCIULLO
Onze et six? Undici e sei?

LE CIFRE
Vingt-cinq! Venticinque!
IL FANCIULLO
Quatre et quat’? Quattro e quattro?
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
Dix-huit! Diciotto!
IL FANCIULLO
(con decisa esagerazione)
Trois fois neuf quat’cent! Tre volte nove quattrocento!
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
Millimètre,
Centimètre,
Décimètre,
Décamètre,
Hectomètre,
Kilomètre,
Myriamètre,
Faut t’y mettre
Quelle fêtre!
Des millions,
Des billions,
Des trillions,
Et des frac-cillions!
Millimetri,
Centimetri,
Decimetri,
Dacametri,
Ettometri,
Chilometri,
Miriametri,
è necessario mettervi
qualche misura!
Dei milioni,
dei bilioni,
dei trilioni
e dei frac-cilioni!
(Le Cifre trascinano il Fanciullo nella loro danza)
LE CIFRE
Deux robinets coulent dans un réservoir!
Deux trains omnibus,
quittent une gare à vingt minutes d’inter…
Due rubinetti gocciolano in un serbatoio!
Due treni omnibus
partono da una stazione a venti minuti di inter…
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
Une paysanne,
Zanne, zanne, zanne,
Porte tous ses…
Una contadina,
ina, ina, ina,
porta tutte le sue…
LE CIFRE
Un marchand d’étoffe,
Toffe, toffe, toffe,
A vendu six…
Un mercante di stoffa
offa, offa, offa
ha venduto sei…
IL VECCHIETTO (L'Aritmetica)
Deux robinets coulent dans un réservoir! Due rubinetti gocciolano in un serbatoio!
LE CIFRE
Une paysanne,
Zanne, zanne, zanne,
S’en va-t’au marché…
Una contadina,
ina, ina, ina,
va al mercato…
IL VECCHIETTO, LE CIFRE
Trois fois neuf? Trent’-trois.
Deux fois six? Vingt-sept.
Quatre et quat’? Quatre et quat’?…
Deux fois six trente et un!
Quatre et sept cinquant’-neuf!
Cinq fois cinq quarant’-trois!
Sept et quat’ cinquant’-cinq!
Quatre et quat’! Cinq et sept!
Vingt-cinq! Trent’-sept! Ah!
Tre volte nove? Trentatre.
Due volte sei? Ventisette.
Quattro e quattro? Quattro e quattro?…
Due volte sei trentuno
Quattro e sette cinquantanove!
Cinque volte cinque quarantatre!
Sette e quattro cinquantacinque!
Quattro e quattro! Cinque e sette!
Venticinque! Trentasette! Ah!
(Il Fanciullo cade lungo per terra. La ridda gli gira intorno e si adegua. La camera è rischiarata dalla luna. Di sotto alla Poltrona esce lentamente il Gatto nero; si stira, sbadiglia, fa toilette)
IL FANCIULLO
Oh! ma tête! Oh! La mia testa!
(Il Gatto giuoca con un gomitolo di lana. Correndo dietro a questo, si trova ad un tratto accanto alla testa bionda del Fanciullo, con la quale tenta di giocare come fosse un altro gomitolo)
Oh! ma tête! ma tête! Oh! La mia testa! La mia testa!
(Si solleva a metà e vede il Gatto)
C’est toi, Chat? Que tu es grand et terrible!
Tu parles aussi, sans doute?
Sei tu, gatto? Sei grande e terribile!
Anche tu parli, senza dubbio?
IL GATTO
Khh! Khh!
(Fa segno di no, soffia e si allontana, riprendendo a giuocare con il gomitolo. L'apparizione nel giardino della Gatta bianca interrompe il suo giuoco)
IL GATTO E LA GATTA
Miinhou! Mòrnàou, nàour, moàou!
Monhin! Méràhon!
Miinhou! Mòrnàou, nàour, moàou!
Monhin! Méràhon!
(Approcci, ripulse, schermaglie; poi il Gatto raggiunge la Gatta nel giardino. Il Fanciullo lo segue timorosamente. Le pareti della camera si aprono, il soffitto scompare e il Fanciullo sì trova, col Gatto e la Gatta, in pieno giardino, rischiarato dalla luna e dal bagliore roseo del crepuscolo)
PARTE SECONDA
(Alberi, fiori, tutto un piccolo mare verde, un grosso tronco vestito dì edera. Musica d'insetti, di raganelle, di rospi, di risa di civette, di mormorii di brezza, dì canti d'usignoli)
Còàc, cóàc, còàc,
Hinhon, hinhon, hinhon,
Ké ké ké ké ké ké kék.
Còàc, cóàc, còàc,
Hinhon, hinhon, hinhon,
Ké ké ké ké ké ké kék.
IL FANCIULLO
Ah! Quelle joie de te retrouver, Jardin! Ah! Che gioia di rivederti, giardino!
(S'appoggia al grosso tronco d'un albero, che manda un gemito)
L'ALBERO
Ah! Ah!
IL FANCIULLO
Quoi? Che?
L'ALBERO
Ma blessure… ma blessure… La mia ferita… la mia ferita…
IL FANCIULLO
Quelle blessure? Quale ferita?
L'ALBERO
Celle que tu fis aujourd’hui à mon flanc,
avec le couteau dérobé.
Hélas! Elle saigne encore de sève.
Quella che hai fatto oggi al mio fianco,
con il coltello rubato.
Ahimè! essa perde ancora molta linfa.
GLI ALTRI ALBERI
Nos blessures… nos blessures…
Elles sont fraîches, et saignent encore de sève…
ô méchant!
Le nostre ferite… le nostre ferite…
esse sono fresche e perdono ancora molta linfa…
o cattivo bambino!
(Il Fanciullo, impietosito, appoggia la sua guancia alla corteccia dell' Albero)
LIBELLULE E FARFALLE
(valzer americano)
LA LIBELLULA
Où es-tu?
Je te cherche…
Le filet…
Il t’a prise…
O toi, chère,
Longue et frêle,
Tes turquoises,
Tes topazes,
L’air qui t’aime
Les regrette
Moins que moi…
Dove sei?
Io ti cerco…
La reticella…
T’ha preso…
O te, cara,
lunga e fragile,
i tuoi turchesi,
i tuoi topazi,
l’aria che t’ama
le rimpiangi
meno di me…
L'USIGNOLO
Aa! Aa!
LA LIBELLULA
Seule, seule,
Je languis…
Je te cherche…
Rends-la moi!
Où est-elle?
Ma compagne
Rends-la moi!
Sola, sola,
languisco…
Ti cerco…
Rendimela!
Dov’è?
La mia compagna,
rendimela!
LA RAGANELLA
Crrr.
Còàc, còàc,
Honhin, honhin,
Ké ké ké kék...
Crrr.
Còàc, còàc,
Honhin, honhin,
Ké ké ké kék...
L'USIGNOLO
A..., a..., a..., a! A..., a..., a..., a!
IL FANCIULLO
Je ne peux pas! Je ne peux pas! Non posso! Non posso!
LA LIBELLULA
Où est-elle? Dov’è?
IL FANCIULLO
Je ne puis…
La libellule que j’ai prise… Percée d’une épingle…
contre le mur.
Ah!…
Non posso…
La libellula che ho preso… Trafitta con uno
spillo contro il muro.
Ah!…

RONDA DI PIPISTRELLI
IL PIPISTRELLO
Rends-la moi… tsk, tsk… Rends-la moi… tsk…
Ma compagne… La Chauve-souris… tu sais?
Rendimela… tsk, tsk… Rendimela… tsk…
La mia compagna… la Pipistrella… tu sai?
IL FANCIULLO
(abbassando la testa)
Je sais! Lo so!
IL PIPISTRELLO
Le bâton… tsk, tskla poursuite… hier soir…
tsk… Ta victoire… Et la petite bête, là, morte à
tes pieds…
Il bastone… tsk, tsk… l’hai perseguitata…
ieri sera… tsk… La tua vittoria… e la piccola
bestia, là, morta ai tuoi piedi…
IL FANCIULLO
Grâce! Pietà!
IL PIPISTRELLO
Le nid plein... Les petits... sans leur mère.
Il faut... Tsk tsk, qu'on les nourrisse.
Il nido pieno… i piccoli… senza la loro madre.
È necessario… tsk, tsk, che qualcun li nutra…
IL FANCIULLO
Sans mère! Senza madre!…
IL PIPISTRELLO
Alors, nous… tsk, tsk… Nous volons, nous chassons…
Nous tournons… nous chassons…
Nous happons… tsk… tsk… C’est ta faute…
Allora, noi… tsk, tsk… Noi voliamo, noi cacciamo…
noi giriamo… noi cacciamo…
noi afferriamo… tsk… tsk… È colpa tua…
(Le Raganelle si affacciano una dopo l'altra alla riva dello stagno; poi escono fuori e danzano. Una si appoggia al ginocchio del Fanciullo)
LO SCOIATTOLO
Sauve-toi, sotte! Et la cage? La cage? Salvati, sciocco! E la gabbia? la gabbia?
LA RAGANELLA
Kekekekeceksa? Kekekekeceksa?
LO SCOIATTOLO
La prison. Heu heu. La prison.
Le fer qui pique, entre deux barreaux.
Heu, heu. J’ai pu fuir,
mais tes quatre petites mains mouillées
ne valent pas les miennes.
La prigione. Oi, oi. La prigione.
Il ferro che punge, fra due sbarre.
Oi, oi. Sono riuscito a fuggire,
ma le tue quattro piccole zampette bagnate
non valgono le mie.
LA RAGANELLA
Que-que-que-que-dis-tu?
Je ne connais pas la ca-ca-cage.
Je connais la mouche qu’on me jette, Ploc!
Et le chiffon rouge, Ploc!
L’appât vient, je bondis, on me prend,
je m’échappe, je reviens. Ploc!
Che-che-che-che cosa dici?
Io non conosco la ga-ga-gabbia.
Io conosco la mosca che qualcuno mi getta.
Ploc! E lo straccio rosso, Ploc!
Viene l’esca, io scatto, qualcuno mi prende,
io scappo, io ritorno, Ploc!
(salta)
LO SCOIATTOLO
Sans-cervelle! Tu auras mon sort! Senza cervello! Tu avrai la mia sorte!
IL FANCIULLO
(allo scoiattolo)
La cage, c’était pour mieux voir ta prestesse,
tes quatre petites mains, tes beaux yeux…
La gabbia era per meglio vedere la tua agilità,
le tue quattro piccole zampette, i tuoi begli occhi…
LO SCOIATTOLO
(Mentre parla, il giardino si popola di Scoiattoli. Le loro evoluzioni aeree si svolgono senza turbare i movimenti delle Raganelle)
Oui, c’était pour mes beaux yeux?
Sais-tu ce qu’ils reflétaient, mes beaux yeux?
Le ciel libre, le vent libre, mes libres frères,
au bond sûr comme un vol…
Regarde donc ce qu’ils reflétaient
mes beaux yeux tout miroitants de larmes!
Sì, era per i miei begli occhi?
Sai tu che cosa riflettono i miei begli occhi?
Il cielo libero, il vento libero, i miei fratelli liberi,
sicuri nel salto come se volassero…
Guarda dunque quello che riflettono
i miei begli occhi luccicanti di lacrime!
IL FANCIULLO
Ils s’aiment. Ils sont heureux. Ils m’oublient… Si amano. Sono felici. Non si curano di me…
(Il Gatto nero e la Gatta bianca appaiono in cima al muro. Il Gatto lecca affettuosamente le orecchie della Gatta e giuoca con lei; poi s'allontanano l'uno dietro l'altra camminando sul muro)
Si amano… non si curano di me… io sono solo…
Mamma!…
Ils s’aiment… Ils m’oublient… Je suis seul…
Maman!…
(A questo grido tutte le bestie si scuotono; le une insieme alle altre accorrono minacciose, uniscono le loro voci a quelle degli alberi e gridano):
Ah! C’est l’Enfant au couteau!
C’est l’Enfant au bâton!
Le méchant à la cage!
Le méchant au filet!
Celui qui n’aime personne
Et que personne il aime!
Faut-il fuir?
Non! Il faut châtier.
J’ai mes griffes!
J’ai mes dents!
J’ai mes ailes onglées!
Unissons-nous, unissons-nous! Ah!
Ah! c’è il Bambino col coltello!
C’è il Bambino con il bastone!
Il bambino cattivo della gabbia!
Il bambino cattivo della reticella!
Quello che non ama nessuno
e che nessuno ama.
Dobbiamo fuggire?
No! Bisogna castigarlo.
Io ho i miei artigli!
Io ho i miei denti!
Io le mie ali dotate di unghie!
Uniamoci, uniamoci! Ah!
(Si fanno tutte addosso al Fanciullo per ferirlo; nella lotta si feriscono anche fra loro. Il Fanciullo cade a terra malconcio. Quasi nello stesso tempo un piccolo scoiattolo, ferito nella mischia, gli cade accanto con un grido acuto. Il Fanciullo si toglie un nastro dal collo e fascia la zampa ferita dello Scoiattolo, poi ricade senza forze. Silenzio e stupore delle bestie)
UNA BESTIA
(nel grande silenzio)
Il a pansé la plaie… Ha medicato la ferita…
UN’ALTRA BESTIA
Il a pansé la plaie… Il a lié la patte…
étanché le sang.
Ha medicato la ferita… ha fasciato la zampa…
tamponato il sangue.
ALTRE BESTIE
Il a pansé la plaie… Ha medicato la ferita…
LE BESTIE
Il souffre… Il est blessé… Il saigne… Il a pansé la plaie…
Il faut lier la main… étancher le sang…
Que faire? Il sait, lui, guérir le mal…
Que faire? Nous l’avons blessé… Que faire?
Soffre… È ferito… Sanguina… Ha medicato la ferita…
Occorre fasciare la zampa… tamponare il sangue…
Che fare? Lui sa guarire il male…
Che fare? L’abbiamo ferito noi… Che fare?
UNA BESTIA
Il appelait, tout à l’heure… Lui chiamava, poco fa…
LE BESTIE
Il appelait… Chiamava…
UNA BESTIA
Il a crié un mot, un seul mot: « Maman! » Ha urlato una parola, una sola parola: Mamma!
LE BESTIE
« Maman… » Mamma…
(Si riavvicinano e si mettono attorno al Bambino, che è a terra. Gli scoiattoli si arrampicano sui rami che gli stanno sopra; le libellule gli fanno vento con le ali)
UNA BESTIA
Il se tait… Va-t-il mourir? Tace… Sta per morire?
LE BESTIE
Nous ne savons pas lier la main…
étancher le sang…
Noi non sappiamo fasciare la zampa,
tamponare il sangue…
UNA BESTIA
(indicando la casa)
C’est là qu’est le secours!
Ramenons-le au nid!
Il faut que l’on entende, là-bas,
le mot qu’il a crié à l’heure…
Essayons de crier le mot…
È là che può trovare il soccorso!
Riportiamolo al suo nido!
Bisogna che qualcuno senta, laggiù,
la parola che ha gridato poco fa…
Proviamo a gridare la parola…
(Tutte insieme, sollevano il Fanciullo, inerte e pallido, e lo portano, passo passo, verso la casa)
LE BESTIE
(esitando, in sordina)
« Ma… man » Ma…mma
(a voce più alta)
« Ma-man! » Ma-mma!
(Il bambino apre gli occhi, cerca si mettersi in piedi. Con la zampa, con le ali, con la testa, con i reni, le bestie lo sostengono ancora…)
(Sempre più forte)
« Maman! » Mamma!
(Una luce si accende dietro i vetri nella casa. Nello stesso tempo la luna, non velata da nubi, e i riflessi rossi e d’oro del sole tramontato, inondano il giardino di limpida chiarezza. Canto di usignoli, mormorio di alberi e di bestie. Le bestie, ad una ad una, ritirano al Bambino il loro aiuto diventato inutile, sciolgono armoniosamente, con rimpianto, il loro gruppo che si era stretto attorno a lui, ma continuano a scortarlo, anche se da un po’ più lontano: gli fanno festa con lo sbatter delle ali, con capriole di gioia, e poi, fermando all’ombra degli alberi il loro benevolo corteo, lasciano il Bambino solo. In piedi, luminoso e biondo, in un alone di luna e di aurora, tende le sue braccia verso ciò che le bestie hanno chiamato «Mamma!»)
LE BESTIE
Il est bon, l’Enfant, il est sage, bien sage, il est
si sage, si bon.
Il a pansé la plaie, étanché le sang.
Il est sage, si sage, si doux.
Il est bon, l’Enfant, il est sage, bien sage.
Il est si doux.
È buono, il bambino, è saggio, molto saggio, è
così saggio e così buono.
Ha medicato la ferita, tamponato il sangue.
È saggio, così saggio, così dolce.
È buono il bambino, è saggio, molto saggio.
È così dolce.
IL FANCIULLO
(tendendo le braccia)
Maman! Mamma!
FINE DELL’OPERA


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 10 febbraio 1990

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Ultimo aggiornamento 3 dicembre 2014
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